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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Buongiorno,
[2]
per favore potete dirmi se esiste il participio passato dei verbi dirimere e splendere?
[3]
Chissà se posso chiedervi anche di consigliarmi una valida e aggiornata grammatica italiana.
[4]
grazie, saluti
[5]
linguista scrive:
[6]
10 giugno 2009 alle 18:42
[7]
"Dirimere" è difettivo del passato prossimo (e quindi di tutti i tempi composti).
[8]
"Splendere" ha come passato prossimo, decisamente disusato, "splenduto".
[9]
Consiglio intanto un vocabolario (dove sarebbero state trovate agevolmente le risposte a queste domande): il classico "Zingarelli" va benissimo.
[10]
Per quanto riguarda la grammatica: "Italiano" di Luca Serianni, in collaborazione con Alberto Castelvecchi, Garzanti, 2000 (ultima edizione, ristampata nel 2003).
[11]
Fabio Ruggiano
[12]
brutius scrive:
[13]
10 giugno 2009 alle 19:33
[14]
A proposito del commento di Reductio del
[15]
10 giugno 2009 alle 09:35, in abruzzese si usa la costruzione "ancora non lo leggo", "ancora non torna", per i corrispettivi italiani "ancora non l'ho letto", "ancora non è tornato"
[16]
linguista scrive:
[17]
10 giugno 2009 alle 19:49
[18]
La frase "Non è ancora pronto", segnalata da Reductio come probabile regionalismo, risulta, al contrario, perfettamente corretta in italiano.
[19]
La presenza di "ancora", infatti, non vieta che il verbo vada al presente.
[20]
I casi qui riportati suonano come più marcati.
[21]
C'è, però, la possibilità di interpretare il tempo verbale come presente "di attualità", che indica un evento durativo che si protrae fino al momento dell'enunciazione.
[22]
Così facendo il presente indicherebbe che la condizione (non si può parlare propriamente di azione, visto che l'azione stessa è negata) espressa dal predicato è ancora valida al momento della enunciazione.
[23]
L'uso del passato prossimo, invece, mette a fuoco la perfettività della condizione negativa, quindi sottolinea che l'azione potrebbe sempre iniziare.
[24]
Quest'ultima soluzione è sempre preferita in italiano.
[25]
Fabio Ruggiano
[26]
paolo scrive:
[27]
10 giugno 2009 alle 19:52
[28]
credo che la risposta del 29 maggio, ore 14,54, sull'ausiliare del verbo "piovere", sia se non errata imprecisa o, se volete, almeno incompleta.
[29]
posto, infatti, che non esiste una regola certa, i miei ricordi di grammatica vorrebbero l'uso del verbo "essere" per indicare un'azione momentanea o non specificata nella durata ("è piovuto"), mentre l'indicazione di una durata dovrebbe essere supportata dal verbo "avere" ("ha piovuto per tutta la notte").
[30]
chiedo scusa, se sono stato pedante.
[31]
cordialmente
[32]
linguista scrive:
[33]
10 giugno 2009 alle 20:02
[34]
L'uso dell'ausiliare con i verbi meteorologici è un argomento molto discusso, in quanto l'uso reale differisce dalla norma scolastica.
[35]
Tanto che ormai la stessa norma ha accettato la diffusione di entrambi gli ausiliari senza sensibili differenze di significato, a tutti i livelli di lingua.
[36]
Non è più percepita, infatti, alcuna marcatezza in "è piovuto per tutta la notte", o in "ha piovuto".
[37]
Queste posizioni prescrittive, peraltro, erano basate su distinzioni semantiche legate più al gusto dei singoli grammatici che a necessità comunicative o "normalità" grammaticali.
[38]
Fabio Ruggiano
[39]
matteo scrive:
[40]
10 giugno 2009 alle 20:32
[41]
Gentile linguista, di nuovo sul nostro amico scanner.
[42]
Come alternativa a scannerizzare (o a scannare), è accettabile "scansire"?
[43]
Oltre ad essere effettivamente la traduzione (credo) dell'inglese "scan", rende l'idea di quello che questa macchina fa.
[44]
In fondo, quando gli anglofoni hanno allargato il significato del verbo "print" (tanto per citare uno dei tanti esempi) includendo anche l'azione che esegue la nota macchina attaccata al computer, noi l'abbiamo importato con "stampare", non "printare", allargando anche noi -parallelamente agli anglofoni- il significato originale del nostro "stampare".
[45]
Idem con "scansire".
[46]
Why not?
[47]
O forse che la mia posizione non sia difendibile se prima non comincio a chiamare "scansitore" lo "scanner"?
[48]
matteo scrive:
[49]
10 giugno 2009 alle 20:47
[50]
chiedo scusa... a quanto a pare il verbo "scansire" non esiste; pensavo esistesse dai tempi remoti, come l'equivalente non-informatico di "to scan" (non informatico).
[51]
La prossima volta mi informo prima di disturbarvi.
[52]
Fausto Raso scrive:
[53]
10 giugno 2009 alle 23:09
[54]
A proposito dell’abbreviazione di dottore che può essere dott. e dr credo sia il caso di ricordare che non è corretto mettere il punto finale a dr non essendo un troncamento, come in dott. dove il punto finale indica la caduta delle ultime lettere: dott(ore), ma una sincope, vale a dire la caduta delle lettere centrali.
[55]
Dr, infatti, è il risultato della caduta delle lettere interne del vocabolo latino doctor: d(octo)r: Dr Pasquale.
[56]
Lo stesso discorso si può fare per iunior (ir) e senior (sr).
[57]
Sempre per quanto attiene a iunior la grafia corretta è con la i, il latino classico non conoscva la j.
[58]
linguista scrive:
[59]
10 giugno 2009 alle 23:43
[60]
Abbiamo evidentemente due diverse concezioni della grammatica.
[61]
Il discorso su "junior" sarebbe molto lungo, magari lo rimandiamo ad altra occasione.
[62]
Per quanto attiene al modo corretto di abbreviare "dottore", invece, mi limito a rammentare che in italiano le forme contratte si usano abbreviare indifferentemente con o senza il punto se le lettere scampate alla caduta sono complessivamente due o tre.
[63]
Non scriviamo del resto comunemente anche "cfr." per "confer" ('confronta')?
[64]
Che facciamo, togliamo anche qui il punto finale in ossequio a quella sincope che vorrebbe lo si sopprimesse per ragioni logiche ma che non tengono minimamente conto dell'uso corrente?
[65]
Massimo Arcangeli
[66]
paolo scrive:
[67]
10 giugno 2009 alle 23:50
[68]
caro dott. ruggiano,
[69]
noto l'elegante argomentazione che sottindende che la norma deve adattarsi all'uso e non il contrario: esasperata tale affermazione dovremo scrivere, tra non molto, "kontratto", in luogo di "contratto" e "xchè" in luogo di "perchè". mi scusi, ma non sono d'accordo sul metodo.
[70]
cordialmente,
[71]
paolo de nardo
[72]
linguista scrive:
[73]
11 giugno 2009 alle 00:04
[74]
Il ragionamento dev'essere impostato diversamente.
[75]
Esiste una norma linguistica ed esistono tanti usi, talvolta anche molto diversi gli uni dagli altri, che vi si discostano.
[76]
La norma deve svolgere un'azione di guida, ci mancherebbe, altrimenti sarebbe l'anarchia.
[77]
Ci sono casi, tuttavia, in cui una certa norma soffre una condizione di ritardo rispetto a una prassi che l'ha abbondantemente superata.
[78]
Bisogna allora avere il coraggio di dire le cose come stanno: la "vecchia" norma ha perso, l'uso ha vinto.
[79]
In altri casi ancora la norma convive con l'uso, che nondimeno la incalza.
[80]
Anche qui bisogna essere chiari: la norma merita ancora rispetto, ma l'uso, che potrebbe essere prossimo a scalzarla, rivendica giustamente i suoi diritti.
[81]
Massimo Arcangeli
[82]
mari scrive:
[83]
11 giugno 2009 alle 00:11
[84]
Gent.
[85]
Prof.
[86]
Arcangeli,
[87]
La ringrazio per la risposta che mi ha inviato (vedi linguista 10 giugno ore 7:06); nei primi due casi uso normalmente la forma che Lei ha indicato.
[88]
Avrei ancora una domanda:è corretta la forma
[89]
"Se fossi giovane come te, forse anch'io penserei così."?
[90]
linguista scrive:
[91]
11 giugno 2009 alle 00:12
[92]
Senz'altro.
[93]
Io uso in genere la variante: "...forse anch'io la penserei...".
[94]
Massimo Arcangeli
[95]
Mattia scrive:
[96]
11 giugno 2009 alle 01:35
[97]
Gentile Linguista,
[98]
potrebbe darmi delucidazioni riguardo al termine "ontofania"?
[99]
Mattia Abis
[100]
linguista scrive:

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