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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Forse una massiccia diffusione di "buon pomeriggio" - che a me, personalmente, piace adoperare - potrebbe dirimere la questione fra chi sostiene che, trascorsa l'ora del pranzo, si debba continuare a dire "buongiorno" e chi, invece, ritiene si debba passare direttamente a "buonasera".
[2]
In questi casi pesa la provenienza geografica ma giocano un ruolo importante anche le componenti individuali.
[3]
"Buonanotte" lo si usa prima di andare a dormire, certamente, ma anche in situazioni nelle quali molte persone ricorrerebbero invece a "buonasera"; io, che sono un nottambulo, trascino generalmente il "buonasera" fino a tarda ora, quando si può ritenere che molti siano già tra le braccia di Morfeo.
[4]
Massimo Arcangeli
[5]
Fausto Raso scrive:
[6]
8 giugno 2009 alle 23:00
[7]
Giovanni scrive:
[8]
8 giugno 2009 alle 11:40
[9]
salve è giusto dire
[10]
mi chiedo se avrebbero accettato o meno? credo di si, ma alcuni mi dicono che dopo il se ci va sempre il congiuntivo
[11]
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[12]
A mio avviso il linguista avrebbe fatto "cosa buona e giusta" se avesse anche consigliato a Giovanni di non adoperare l'avverbio 'meno' in frasi dsgiuntive con il significato di "no".
[13]
Es: non so se mangiare o meno (anche per non creare l'equivoco se "mangiare" o "mangiare di meno").
[14]
Correttamente: non so se mangiare o no.
[15]
linguista scrive:
[16]
8 giugno 2009 alle 23:15
[17]
Mi riesce molto difficile pensare a un equivoco come quello che segnala.
[18]
Comunque, anche ammesso che possa sorgere, "o meno" per "o no" è ormai diffusissimo e non è il caso di censurarlo; si può semmai, con i grammatici più esigenti, sconsigliarne l'uso nello scritto più sostenuto.
[19]
Massimo Arcangeli
[20]
Fausto Raso scrive:
[21]
9 giugno 2009 alle 00:26
[22]
Sono d'accordo con lei: il linguista avrebbe dovuto sconsigliare l'uso di "meno" nel significato di "no".
[23]
L'accademico della Crusca Luca Serianni sostiene, infatti, che è "locuzione molto diffusa ma da evitare almeno nello scritto e nel parlato più formale".
[24]
sergio internicola scrive:
[25]
9 giugno 2009 alle 18:41
[26]
A proposito di passato remoto, vorrei aggiungere un paio di considerazioni: per quanto riguarda l'uso del p.rem. in contrapposizione al p.pross., ricordo che è sempre valida la "regoletta" che le maestre ci insegnavano alle elementari: il p.pross. si usa quando l'azione, ancorché passata, ha *ancora* ripercussioni nel presente, mentre il p.rem. quando l'azione si è conclusa in maniera definitiva, anche se si è verificata due secondi fa (almeno in teoria; in effetti, pare che esista una sorta di "memoria a breve termine" che induce a pensare come ancora "viva" un'azione che si è conclusa "da poco").
[27]
Per quanto riguarda il p.rem. dei Siciliani, c'è da dire che nel dialetto siciliano il p.pross. semplicemente *non esiste*, per cui tutte le costruzioni che in italiano prevedono il p.pross., in *dialetto* siciliano vengono rese col p.rem.
[28]
(e non si tratta di un errore, ma di una precisa esigenza grammaticale).
[29]
Diverso discorso quando la *costruzione* dialettale si riporta in italiano usando il p.rem. quando servirebbe il p.pross.: in questo caso l'errore ovviamente c'è, ma dubito che un siciliano *autentico* possa cadere così banalmente nella trappola: "Perché mettesti (un attimo fa) un piede nella pozzanghera? Perché non la vidi".
[30]
Nessun siciliano direbbe mai una frase del genere.
[31]
linguista scrive:
[32]
9 giugno 2009 alle 19:08
[33]
Il passato remoto qualifica un'azione come "distante" in senso cronologico, ma anche psicologico.
[34]
Si può dire, per esempio: "Mio nonno combatté nella Resistenza", perché da quell'evento ci separano molti anni.
[35]
L'uso del passato prossimo in questo caso esprime una partecipazione psicologica o, in altri casi, la vivacità di un ricordo.
[36]
Tuttavia il passato remoto può essere adoperato correttamente anche per indicare un fatto molto recente: si può dire "ieri ricevemmo una visita", se chi parla vuole presentare il fatto come concluso o guardato con distacco.
[37]
A questa caratteristica di espressione "personale" dei fatti e dei ricordi si aggiunge, come Lei dice, una componente diatopica.
[38]
Simonetta Losi
[39]
linguista scrive:
[40]
9 giugno 2009 alle 20:51
[41]
In margine al siciliano.
[42]
Non dubiti, gentile utente, non c'è nessuna trappola in cui cadere banalmente.
[43]
Quando i miei studenti mi chiedono se i siciliani usano il passato remoto anche per eventi vicinissimi al momento dell'enunciazione faccio sempre questo esempio, sfruttatissimo: "cci ivi ora ora" ('ci andai ora ora').
[44]
Siciliano "autentico", creda.
[45]
Analoghi esempi, antichi e moderni, davvero non si contano.
[46]
Il passato prossimo, sempre nel siciliano "autentico", qua e emerge; e tuttavia in poche, specifiche occasioni.
[47]
Massimo Arcangeli
[48]
Francesco scrive:
[49]
9 giugno 2009 alle 22:53
[50]
Nella sua risposta del 5 Giugno alle mie osservazioni sugli errori grammaticali da parte degli operatori degli organi di informazione, lei coglie l'occasione di prendere la matitina rossa e blu come un diligente professore scolastico e di cassare senza appello quelle orribili vocali accentate:
[51]
"...Non scriva però, mi raccomando, e’, piu’, poiche’; usi le vocali accentate, che sono eleganti e aiutano a preservare, quando è il caso (è e poiché), un’ancora utile distinzione fra aperte e chiuse"
[52]
Si -e'- dimenticato di comunicarmi il voto.
[53]
Ebbene caro professore Arcangeli sappia che io so benissimo come e quando usare gli accenti gravi o acuti.
[54]
L'uso che io faccio dell'apostrofo -è- giustificato dal fatto che talvolta mi giungono testi che, per questioni tecniche dovute a diversità di editor, in luogo delle vocali accentate appaiono strani caratteri; per ovviare a tale inconveniente, nel dubbio, uso l'apostrofo.
[55]
Questo è quanto le dovevo, data la sua deludente risposta.
[56]
Mi illudevo di aprire un dibattito interessante riguardo alla correttezza di linguaggio che gli operatori dell'informazione dovrebbero rispettare più di altri, mi ritrovo invece coinvolto in banali questioni estetico letterarie quasi a dovermi giustificare.
[57]
Sembra che qualcuno non abbia ancora risolto il dilemma tra forma e contenuto e non sappia usare il buonsenso nel decidere quando dare più enfasi all'una o all'altro.
[58]
Questa volta ho cercato di non offendere il suo delicato palato, usando elegantemente e spero in modo corretto le vocali accentate.
[59]
La prego altresì di comunicarmi eventuali errori sintattico-grammaticali che io possa malauguratamente ancora aver commesso; ne trarrò sicuramente un valido insegnamento.
[60]
Buon lavoro Professore
[61]
linguista scrive:
[62]
9 giugno 2009 alle 23:35
[63]
Caro Francesco,
[64]
vorrei, una volta tanto, rivolgermi direttamente all'utente; spero non si offenda.
[65]
Non se la deve prendere se le ho fatto osservare che è meglio usare gli accenti degli apostrofi; faccio semplicemente il mio lavoro, e non mi piace usare la matita rossa e blu.
[66]
Il fatto è che una non corretta resa ortografica rientra, è evidente, nella categoria degli "strafalcioni" che lei ha evocato; mi è sembrato quindi doveroso segnalarglielo, tutto qui.
[67]
Il problema che lei poneva in quella sua del 5 giugno, fra l'altro, è molto più generale; coinvolge, oltre ai mezzi di informazione, il nostro intero sistema educativo e non può mancare di registrare il vero e proprio terremoto che sta investendo, in quanto ai modi del comunicare, moltissimi giovani.
[68]
Resistenti all’analisi, e sempre meno in grado di assimilare e riprodurre le tecniche, anche le più elementari, di ragionamento, fanno difficoltà a smarcarsi da una logica che non sia semplicemente o crudamente sequenziale; gli sfuggono le leggi algoritmiche della ricorsività e dell’annidamento e non riescono a sottrarsi alle insidie dei loop, dei vicoli ciechi, delle riprese ingenue del già detto (sembra dicano una cosa per la prima volta, in realtà ne hanno già parlato); non sanno procedere ordinatamente per punti e non riescono a sviluppare sottoargomenti da un macroargomento, riprendendo il filo del discorso dal punto esatto in cui lo hanno interrotto; non distinguono tra elementi portanti ed elementi accessori di un testo; non sono in grado di intervenire sul flusso del pensiero tagliandovi capitoli e paragrafi; non sanno usare o non usano proprio i connettivi ("dunque", "infatti", "tuttavia") che costituiscono la nervatura di un ragionamento nel senso più ampio possibile: quello comportato dalla necessità di formulare un’ipotesi o illustrare una tesi tenendo conto di elementi a favore e di argomenti di rinforzo, di eventuali obiezioni o punti di difficoltà, di necessarie premesse e altrettanto necessari corollari.
[69]
Quanto agli "strafalcioni" televisivi, come possiamo stupircene se la qualità dei contenuti trasmessi dal mezzo è quella che è?
[70]
Cosa dire del quotidiano e martellante pettegolezzo mediatico su star e starlette del cinema e della televisione, o sui vari protagonisti del bel mondo nazionale e internazionale (dai grandi stilisti ai regnanti europei, dagli eredi di patrimoni inestimabili ai rampolli di principesche o nobili famiglie, dalle first lady alle mogli di vari potenti: il cosiddetto wifing)?
[71]
Agisce secondo me, alla base di un fenomeno del genere, la negazione di quel principio di realtà rilanciato tempo fa su "Repubblica", splendidamente, da Pietro Citati:
[72]
Viviamo in un periodo di stolida ubriacatura, nel quale il mondo occidentale ha smarrito la testa.
[73]
So bene che ciò che dico appartiene al più trito buon senso tradizionale.
[74]
E che verrò tacciato come difensore del principio di realtà, completamente superato dai tempi.
[75]
Ma è bello abitare il 27 dicembre 2008, o qualsiasi giorno dell’anno, conoscendo quanto accade, ora, nel mondo, fissando le cose quali sono, osservandone i limiti, spiegandole e raccontandole, piuttosto che nutrirsi di quelle che sembrano speranze e sono soltanto gas.
[76]
Senza precisione ed esattezza, non si costruisce niente: nemmeno i sogni, che obbediscono ad una logica più rigida della nostra.
[77]
La scomparsa del principio di realtà ha fatto declinare l’intelligenza, abolendo le qualità costruttive della nostra mente.
[78]
Ha moltiplicato una cosa sola: il numero degli sciocchi e dei megalomani.
[79]
Un principio di realtà messo continuamente in discussione.
[80]
E ciò finisce per coinvolgere, ovviamente, anche la nostra lingua.
[81]
Spero di averla "delusa" di meno, stavolta.
[82]
Ci scriva ancora, abbiamo bisogno di persone come lei.
[83]
Massimo Arcangeli
[84]
Alessandra scrive:
[85]
9 giugno 2009 alle 23:36
[86]
Siamo arrivati al punto che a forza di sentir parlare la "Dottoressa" M.
[87]
Gelmini ci viene il dubbio non saper più come si usino i congiuntivi?
[88]
Ho il massimo rispetto per i linguisti, ma credo che alla maggior parte delle domande poste si possa tranquillamente rispondere sulla base di una semplice formazione da scuola superiore.
[89]
Forse è proprio quest'ultima che comincia a mancare di serietà (per lo meno a sentire come parla chi dovrebbe assumersene la responsabilità)?
[90]
linguista scrive:
[91]
9 giugno 2009 alle 23:45
[92]
Lei ha ragione.
[93]
Ma proprio per questo non deve venir meno, in tempi così difficili, quel senso civico dello svolgimento di un servizio che impone di rispondere a domande anche banali; soprattutto, poi, quando queste domande investono una lingua nazionale, patrimonio di tutti, su cui è importante confrontarsi continuamente.
[94]
Massimo Arcangeli
[95]
francesca scrive:
[96]
9 giugno 2009 alle 23:52
[97]
E' corretto scrivere " stesso" o è meglio non usare l'accento?
[98]
linguista scrive:
[99]
9 giugno 2009 alle 23:53
[100]
Può scrivere liberamente " stesso" o "se stesso" (oggi è più usato il secondo).

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