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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
In questo caso la preposizione "di" avrebbe lo stesso valore stativo di "in" (cfr. "credere in Dio", "confidare nella buona sorte", ecc.); "disperare della salvezza" significherebbe quindi 'cessare di sperare/non sperare nel luogo (astratto) rappresentato dalla salvezza'.
[2]
Massimo Arcangeli
[3]
Maria scrive:
[4]
31 agosto 2010 alle 10:12
[5]
Infinitamente grazie !
[6]
Luca scrive:
[7]
1 settembre 2010 alle 20:00
[8]
Potrei sapere che tipo di proposizione è quella "assoluta".
[9]
Si può avere un esempio?
[10]
Grazie
[11]
linguista scrive:
[12]
1 settembre 2010 alle 21:16
[13]
Se prescindiamo da complessi discorsi di logica formale (che coinvolgono tanto la filosofia - il classico "Dio è" - quanto i saperi fisico-matematici) una proposizione assoluta, nella tradizione grammaticale, è spesso (non sempre!) sinonimo di proposizione indipendente.
[14]
Anche qui, a non tener conto di più o meno complicate sottoripartizioni, possiamo limitarci a distinguere fra proposizioni assolute e proposizioni non assolute, cioè fra indipendenti e dipendenti (o subordinate).
[15]
Qualunque proposizione non subordinata è dunque una proposizione assoluta: "Domani vado al mare", "Abbiamo incontrato qualche difficoltà nell'affare", ecc.
[16]
Massimo Arcangeli
[17]
Sergio scrive:
[18]
3 settembre 2010 alle 22:17
[19]
I verbi difettivi, sono quelli che appunto difettano di alcuni tempi.
[20]
Ma quando si dice che mancano di alcune voci del verbo, a cosa ci si riferisce?
[21]
Forse al fatto che si usano solo riferite a certi pronomi personali?
[22]
Cioè alcuni hanno solo terze o seconde persone? grazie
[23]
linguista scrive:
[24]
3 settembre 2010 alle 22:24
[25]
I verbi in questione possono difettare in tempi, modi o singole persone.
[26]
Un verbo come "prudere", per esempio, difetta del participio passato, dei tempi composti, della prima e seconda persona singolare e plurale del presente indicativo, ecc.
[27]
Massimo Arcangeli
[28]
Valeria scrive:
[29]
3 settembre 2010 alle 22:55
[30]
Buonasera,
[31]
stamattina nel corridoio dell'ufficio in cui lavoro ho incrociato una persona più o meno mia coetanea che mi ha salutato con "salve" io ho risposto con "ciao", posto che non ci ho mai parlato, avrei dovuto salutare con "salve"?
[32]
linguista scrive:
[33]
3 settembre 2010 alle 23:25
[34]
Ho risposto alla stessa domanda qualche giorno fa.
[35]
Ribadisco quanto ho scritto.
[36]
Il significato del lat.
[37]
"salve" (stai bene’) suggerisce di continuare a considerare salve una formula di saluto confidenziale.
[38]
Tuttavia, bisogna riconoscerlo, sono in costante aumento i casi di utilizzazione della parola anche come formula di saluto non confidenziale o con cui rivolgersi a persone che non conosciamo; questo accade più frequentemente che in altri casi, com'è ovvio, quando due persone che si salutano sono coetanee e giovani.
[39]
Massimo Arcangeli
[40]
Sergio scrive:
[41]
4 settembre 2010 alle 09:29
[42]
Grazie e come sempre molto gentili.
[43]
Solo una precisazione rispetto ai verbi.
[44]
Cosa si intende per "voce" quando si parla di verbi?
[45]
Le grammatiche rimangono sul vago.
[46]
linguista scrive:
[47]
4 settembre 2010 alle 23:29
[48]
Nella teoria grammaticale le "voci verbali" sono le categorie dell'attivo, del medio, del passivo, del deponente.
[49]
Quando però diciamo, per esempio, che "avete" è voce del verbo "avere" o "siete" è voce del verbo "essere" intendiamo per 'voce' quella specifica forma assunta dal verbo in questione.
[50]
Massimo Arcangeli
[51]
Benvitale scrive:
[52]
5 settembre 2010 alle 07:05
[53]
Re: il verbo attrezzare.
[54]
Che preposizione vuole dopo che questo verbo?
[55]
con? di? a?
[56]
linguista scrive:
[57]
5 settembre 2010 alle 08:19
[58]
Se il verbo è "attrezzarsi" le combinazioni più ricorrenti sono con le preposizioni "a" (+ verbo) e "di" (+ sostantivo): "attrezzarsi a svolgere un determinato compito"; "attrezzarsi dell'occorrente".
[59]
Se parliamo invece di "attrezzare" transitivo e bivalente (+ oggetto diretto + oggetto indiretto) la combinazione più frequente è con la preposizione "a": "attrezzare una sala a biblioteca".
[60]
Massimo Arcangeli
[61]
Sergio scrive:
[62]
5 settembre 2010 alle 08:21
[63]
Aggiungo alla domanda precedente un'altra richiesta: Cosa significa "criterio formale opinabile", relativo alla non sempre precisa classificazione dei complementi.
[64]
linguista scrive:
[65]
5 settembre 2010 alle 08:29
[66]
Significa che non sempre è facile possibile, sulla base di semplici criteri formali, classificare la sostanza linguistica interessata sotto l'uno o l'altro complemento in modo incontrovertibile.
[67]
Non sempre è agevole, per esempio, scegliere tra specificazione, limitazione e qualità.
[68]
Massimo Arcangeli
[69]
Sergio scrive:
[70]
5 settembre 2010 alle 11:30
[71]
Quindi Dott.
[72]
Arcangeli, per "criteri formali", si intende semplicemente come vengono scritte le parole o i sintagmi? grazie
[73]
linguista scrive:
[74]
5 settembre 2010 alle 13:31
[75]
I criteri formali sono quelli che stabiliscono a priori cos'è un certo complemento, quali sono i suoi limiti di applicazione, che cosa lo distingue da altri complementi, ecc.
[76]
Massimo Arcangeli
[77]
Anna scrive:
[78]
6 settembre 2010 alle 22:46
[79]
Buonasera, sempre più spesso ascolto persone che utilizzano il verbo CENTRARE in frasi del tipo "questa cosa non dovrebbe centrare niente con l'altra".
[80]
A me vengono i capelli dritti, eppure conduttori televisivi e politici parlano in questo modo in televisione senza che nessuno li riprenda.
[81]
Come contrastare questo uso improprio?
[82]
Grazie della risposta
[83]
linguista scrive:
[84]
7 settembre 2010 alle 07:15
[85]
Soltanto facendo ognuno il proprio dovere "civico" di riprendere chi sentiamo maltrattare la nostra lingua.
[86]
Si tratta peraltro di un uso familiare a linguisti e grammatici da anni e presto spiegato.
[87]
Si parte da un'espressione come non "c'entro nulla" (o simili) e, non avvertendosi più il valore clitico della forma d'ingresso, la si reinterpreta come "non centro nulla", come se il verbo "entrarci" fosse cioè divenuto nel frattempo "centrare".
[88]
Magari si vorrebbe poi tornare a dire 'non c'entro nulla in questa cosa", partendo però da 'non centro nulla in questa cosa", e la storia bellamente continua: se prova a fare qualche piccolo sondaggio su Google o un altro qualunque motore di ricerca troverà senz'altro qualche esempio di "non ci centro nulla".
[89]
Massimo Arcangeli
[90]
giulia scrive:
[91]
8 settembre 2010 alle 13:55
[92]
L'espressione "nulla osta" può essere utilizzata oltre che nell'accezione di "atto" (concedere il nulla osta) anche in questa accezione?
[93]
: si dichiara che nulla osta...
[94]
E quale complemento regge?
[95]
Grazie, Giulia
[96]
linguista scrive:
[97]
8 settembre 2010 alle 14:14
[98]
Certamente.
[99]
Alla base dell'espressione burocratica in questione c'è il verbo "ostare", che è intransitivo e regge la preposizione "a".
[100]
Pertanto: "Stia tranquillo. Nulla osta all'approvazione della sua pratica", "Dichiaro che nulla osta al tuo trasferimento", ecc.

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