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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Nel primo enunciato (come in questi altri due: "Anche se vogliono farci del male, non riusciranno a farcelo; "Anche se sei simpatico, non mi fai ridere") il valore di "anche se" è ovviamente concessivo (lo stesso di "benché": "Sebbene vogliano farci del male, non riusciranno a farcelo; "Sebbene tu sia simpatico, non mi fai ridere").
[2]
Massimo Arcangeli
[3]
Luca scrive:
[4]
24 agosto 2010 alle 20:51
[5]
Il verbo andarsene è un intransitivo pronominale.
[6]
La particella "ne", assume un valore di complemento di luogo?
[7]
Tipo: Me ne vado= vado via da . grazie
[8]
linguista scrive:
[9]
24 agosto 2010 alle 21:05
[10]
In teoria è così.
[11]
In pratica, però, il valore locativo della forma si è alquanto indebolito nella coscienza dei parlanti (nessuno ci riprenderebbe se dicessimo e scrivessimo "andarsene di casa").
[12]
Massimo Arcangeli
[13]
Francesco scrive:
[14]
29 agosto 2010 alle 12:25
[15]
Buongiorno,
[16]
desideravo chiederLe se si dice "ittiocoltura" oppure "itticoltura".
[17]
Grazie,distinti saluti.
[18]
linguista scrive:
[19]
29 agosto 2010 alle 12:57
[20]
Può scegliere liberamente.
[21]
La parola meglio formata è "ittiocoltura" (il primo elemento "ittio-", dal greco "ichthyo-", torna peraltro in diversi altri composti), ma quella più usata è "itticoltura".
[22]
Massimo Arcangeli
[23]
Francesco scrive:
[24]
29 agosto 2010 alle 14:01
[25]
Grazie mille della risposta.
[26]
Cordiali saluti
[27]
Federica scrive:
[28]
29 agosto 2010 alle 14:32
[29]
È corretto utilizzare "salve" come forma di saluto verso sconosciuti o con chi si ha un rapporto non confidenziale?
[30]
linguista scrive:
[31]
29 agosto 2010 alle 15:45
[32]
Il significato del lat.
[33]
"salve" ('stai bene') suggerisce di continuare a considerare "salve" una formula di saluto confidenziale.
[34]
Tuttavia, bisogna riconoscerlo, sono in costante aumento i casi di utilizzazione della parola anche come formula di saluto non confidenziale o con cui rivolgersi a persone che non conosciamo.
[35]
Massimo Arcangeli
[36]
Susy scrive:
[37]
29 agosto 2010 alle 20:20
[38]
Mi capita di sentire dire in TV ,anche da persone di un certo livello, "spesse volte" nel senso di "spesso",io lo considero inesatto, è così o sbaglio io?
[39]
linguista scrive:
[40]
29 agosto 2010 alle 21:33
[41]
Ho già affrontato l'argomento.
[42]
Ribadisco comunque il mio pensiero.
[43]
Fino a non molti anni fa l’estensione aggettivale di spesso, a significare frequente, numeroso’, era censurata da più parti.
[44]
Oggi l’espressione spesse volte si legge e si sente un po’ ovunque; è uno di quei tanti modismi italiani che possono non piacerci ma sono sostenuti dall’uso.
[45]
Massimo Arcangeli
[46]
Laura scrive:
[47]
29 agosto 2010 alle 23:36
[48]
Buonasera,
[49]
è corretto dire "perchè hai rientrato lo stendino?"
[50]
Grazie
[51]
Laura
[52]
linguista scrive:
[53]
30 agosto 2010 alle 08:40
[54]
Anche in questo caso riprendo quanto ho già sostenuto in riferimento a un esempio analogo.
[55]
Rientrare, relativamente a casi come quello che mi sottopone, trova qualche applicazione nell’italiano corrente ma è un uso che non mi piace.
[56]
Piuttosto comune, nel linguaggio marinaresco, l’espressione rientrare i remi ritirarli di circa la metà della loro lunghezza, affinché non sporgano’ (un tempo si sarebbe detto acconigliarli); molto più rari altri possibili contesti (rientrare una sedia nell’abitazione, rientrare un lettino prima che piova, "rientrare uno stendino", ecc.).
[57]
Massimo Arcangeli
[58]
Calogero scrive:
[59]
30 agosto 2010 alle 12:37
[60]
Salve, su un manuale di stile ho letto che la scelta delle parentesi ( ) o delle lineette - - per delimitare un inciso sarebbe sempre indifferente in qualsiasi contesto; tuttavia ho testato la sostituzioni su alcuni testi professionali, e l'impressione che ne ho avuto è che l'intercambiabilità tra i due segni non sia affatto così pacifica, perché nella maggior parte dei casi ho avvertito un'evidente "stonatura" in quella punteggiatura modifica.
[61]
Possibile dunque che ci siano di fatto degli usi specifici per l'uno o l'altro segno, che abbiamo inconsciamente interiorizzato.
[62]
linguista scrive:
[63]
30 agosto 2010 alle 14:30
[64]
In genere parentesi e trattini, quando parliamo di incisi, non si distribuiscono secondo precisi criteri funzionali.
[65]
Magari, al fine di agevolare chi legge, sarebbe bene evitare di ripetere la stessa coppia di segni se la si è adoperata poco prima, sostituendola con l'altra coppia; il resto dovrebbe essere valutato caso per caso o affidato alla sensibilità linguistica e stilistica dello scrivente.
[66]
Massimo Arcangeli
[67]
Simona scrive:
[68]
30 agosto 2010 alle 16:34
[69]
Salve,
[70]
avrei un dubbio: si può usare il pronome "lei" riferito a soggetto singolare femminile nella forma scritta?
[71]
Alcuni sostengono che si debba utilizzare solamente "essa" e che il "lei" vada usato solo nel parlato, ma a me sembra un po' antiquato e in disuso.
[72]
Grazie mille,
[73]
Simona
[74]
linguista scrive:
[75]
30 agosto 2010 alle 17:47
[76]
Certo che si può adoperare.
[77]
Tenga però conto che le due forme non sempre sono intercambiabili.
[78]
In qualche caso, quando il pronome è anaforico, fa cioè riferimento a un nome già citato, si adopera in genere "essa" e non "lei" (per es.: "Laura è la donna amata dal Petrarca. Essa nacque...."), a meno di non voler rinunciare al pronome stesso ("Laura è la donna amata dal Petrarca. Nacque....").
[79]
Bisogna comunque distinguere caso per caso.
[80]
Se dobbiamo scegliere (e siamo sempre di fronte a un valore pronominale anaforico) fra "Mario e Lucia si incontrano. Egli dice... Essa (o Ella) risponde..." e "Mario e Lucia si incontrano. Lui dice... Lei risponde..." nessuna esitazione: optiamo per lui/lei.
[81]
Massimo Arcangeli
[82]
Simona scrive:
[83]
30 agosto 2010 alle 17:49
[84]
Grazie mille!
[85]
Luca scrive:
[86]
30 agosto 2010 alle 19:36
[87]
E' giusto dire "loro" o si può usare anche "di loro" in una frase di questo tipo: Sono andato a casa "loro" o "di loro". grazie
[88]
linguista scrive:
[89]
30 agosto 2010 alle 20:01
[90]
La soluzione corretta è "a casa loro".
[91]
L'altra forma la cestini senza esitare.
[92]
Massimo Arcangeli
[93]
Maria scrive:
[94]
30 agosto 2010 alle 21:40
[95]
Scusate il disturbo, ma il verbo disperare (in italiano ma è una reggenza tipica anche del latino) quale complemento introduce qualora sia seguito dalla preposizione "di"?
[96]
Per esempio, nella frase "I conservatori disperavano della salvezza della Repubblica" della salvezza come potrebbe essere analizzato?
[97]
linguista scrive:
[98]
30 agosto 2010 alle 23:31
[99]
Come un complemento a mezzo fra specificazione e limitazione.
[100]
Si potrebbe però anche proporre un confronto con l'enunciato "sperare nella salvezza", rispetto al quale "disperare della salvezza" equivarrebbe a "cessare di sperare/non sperare nella salvezza".

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