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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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2) la lingua italiana prevede, nella sua forma scritta, l'uso dell'accento nelle vocali non finali delle parole?
[2]
(per spiegare meglio - sarebbe scorretto scrivere: rinfòrzati, àlzati, meravìgliati....)?
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grazie mille per il vostro servizio
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linguista scrive:
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19 luglio 2010 alle 12:32
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Gentile utente,
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quanto al Suo primo quesito, sono corrette entrambe le forme il modo più [aggettivo qualificativo] di/per, come mostrano i seguenti esempi: «lasciare un' automobile imbottita di esplosivo è il modo più semplice di compiere un attentato» («La Repubblica», 13.10.2009); «È il modo più semplice per dirlo.» («La Repubblica», 27.11.2009); quanto al secondo quesito, l'uso dell'accento grafico all'interno della parola non è mai obbligatorio; lo si può usare (con parsimonia!) per disambiguare parole omografe, come danno (sostantivo)/dànno (voce del verbo dare), prìncipi/princìpi, pésca/pèsca, ma tenga presente che spesso il contesto è sufficiente a sciogliere ogni dubbio; si può altresì indicare l'accento grafico per precisare una pronuncia dubbia, come nel caso di leccòrnia/leccornìa.
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Francesco Bianco
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luca scrive:
[10]
19 luglio 2010 alle 16:50
[11]
Nel parlato spesso si sentono espressioni tipo : "Noi, si è partiti ieri sera".
[12]
In questo caso il verbo è sempre impersonale, oppure il pronome fa cambiare il suo valore? grazie
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linguista scrive:
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19 luglio 2010 alle 16:53
[15]
Il tipo noi si è partiti invece di noi siamo partiti è caratteristico dell’uso parlato toscano (anche se non è solo limitato ad esso).
[16]
In questo caso il pronome di 4a persona noi si accompagna al costrutto impersonale.
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Marcello Ravesi
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Adriano scrive:
[19]
21 luglio 2010 alle 14:54
[20]
salve, una domanda.
[21]
il sostantivo "pomodoro" nella sua forma plurale è "pomodori" (che mi sembra comunque la sua forma più in utilizzo) o "pomidoro"?
[22]
"pomidoro" rimane comunque corretto? a logica, direi che in realtà pomidoro sia più corretto (almeno in teoria) di pomodori, dato che, a intuito, direi che pomodoro è la forma "accorpata" della locuzione "pomo d'oro", ma ovviamente potrei sbagliarmi.
[23]
linguista scrive:
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21 luglio 2010 alle 15:20
[25]
Il suo ragionamento è giusto, ma l'unica forma oggi accettabile è "pomodori".
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Massimo Arcangeli
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luca scrive:
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22 luglio 2010 alle 00:01
[29]
Potrei sapere se è corretta l'analisi logica di questa frase:"Il gatto è più pesante del topo".
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Il gatto= soggetto
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è pesante= predicato nominale
[32]
più= attributo del verbo
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del topo= complemento di paragone.
[34]
grazie.
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linguista scrive:
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22 luglio 2010 alle 00:05
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"Più" è un determinante - o, in senso lato, un attributo - dell'aggettivo predicativo ("pesante").
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Il resto va bene.
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Massimo Arcangeli
[40]
Giovanni scrive:
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23 luglio 2010 alle 10:26
[42]
Buongiorno a tutti.
[43]
Un neologismo è una nuova parola,su questo non ci sono dubbi.
[44]
Ma è una nuova parola nel senso che è entrata da poco a far parte di un vocabolario,o si può definire neologismo anche una parola coniata di recente che non sia stata ancora attestata in un vocabolario?
[45]
Per esempio,se io invento una parola,essa è considerabile un neologismo,oppure potrà avere questa qualifica solo e se in seguito alla sua diffusione verrà inserita in un vocabolario?
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linguista scrive:
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23 luglio 2010 alle 10:55
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I neologismi sono parole nuove che entrano e si acclimano nel lessico di una lingua.
[49]
Non sempre i dizionari riescono a registrare tempestivamente i neologismi entrati nell'uso.
[50]
Nonostante negli ultimi anni molti dizionari propongano riedizioni a scadenza annuale, spesso i redattori preferiscono attendere qualche tempo prima di mettere a lemma un neologismo, perché potrebbe trattarsi di una "meteora".
[51]
In ogni caso non è necessario che un neologismo sia registrato dai dizionari perché possa essere considerato tale.
[52]
Infatti, affinché si possa definire una data coniazione un neologismo è necessario che la parola si diffonda stabilmente nella lingua e nell'uso dei parlanti.
[53]
Per questo i linguisti distinguono i neologismi dagli occasionalismi, parole nuove legate a un fatto specifico o a una situazione temporanea, che hanno breve vita perché scompaiono quando l'impatto sulla comunità dei parlanti dell'evento che li ha prodotti diminuisce.
[54]
Non sono propriamente neologismi neanche le coniazioni individuali: ciascuno di noi può quotidianamente inventare nuove parole servendosi delle potenzialità che lo strumento linguistico mette a disposizione.
[55]
Per poter parlare di neologismi è necessario che una data coniazione diventi un fatto sociale, che cioè passi da idiosincrasia del singolo a elemento condiviso dalla comunità.
[56]
Il passaggio all'uso effettivo dipende da molti fattori, come il grado di necessità del neologismo e il prestigio di cui gode l'individuo o il gruppo sociale che l'ha coniato.
[57]
Insomma, prima di poter promuovere parole comparse recentemente a neologismi è necessario controllarne gli sviluppi e sincerarsi dell'effettiva recezione da parte della comunità linguistica.
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Elisa De Roberto
[59]
Pier Giorgio scrive:
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23 luglio 2010 alle 12:20
[61]
Ho un dubbio che riguarda la parola "infatti".
[62]
Ovviamente si tratta di una congiunzione dichiarativa,e tale la trovo classificata in tutti i dizionari, però mi pare che possa svolgere anche, in talune circostanze, la funzione di avverbio di affermazione.
[63]
Per spiegare la mia interpretazione ricorro a un breve dialogo.
[64]
Incontro un conoscente e gli dico: "Sono stato bocciato".
[65]
E lui: "Ma non ti eri preparato con grande impegno?" E io :"Infatti...
[66]
"
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In questo caso mi pare che "infatti" equivalga a "certo", "", "davvero".
[68]
Ringrazio per l'attenzione e saluto cordialmente.
[69]
linguista scrive:
[70]
23 luglio 2010 alle 12:23
[71]
La Sua considerazione è corretta e coglie la problematicità di alcune denominazioni grammaticali.
[72]
I linguisti classificano infatti e altri elementi affini nella classe dei segnali discorsivi, composta da congiunzioni, avverbi o interi sintagmi.
[73]
I segnali discorsivi hanno diverse funzioni: collegano proposizioni, frasi o testi, esprimono relazioni logiche ed esplicitano vari processi cognitivi.
[74]
Nell'interazione dialogica questi elementi possono assumere un proprio significato, determinato dal contesto.
[75]
Nell'esempio che Lei cita infatti agisce come segnale di conferma: si riallaccia all'osservazione dell'interlocutore e ne afferma la veridicità.
[76]
Elisa De Roberto
[77]
Margherita scrive:
[78]
25 luglio 2010 alle 16:50
[79]
Vi sarei grata se mi chiariste i dubbi sull'aggettivo "agro".
[80]
Al femminile, per esempio un'arancia, si modifica in agra? e al plurale femminile e maschile?
[81]
Grazie
[82]
linguista scrive:
[83]
25 luglio 2010 alle 17:42
[84]
Il femminile singolare è "agra", il maschile plurale "agri", il femminile plurale "agre".
[85]
Massimo Arcangeli
[86]
Sergio scrive:
[87]
26 luglio 2010 alle 00:02
[88]
Potrei sapere che tipo di sintagma è uno di questo tipo: " un vile è meglio perderlo che trovarlo".
[89]
Cioè, quale è il soggetto della frase e il predicato oppure è composta da più proposizioni? grazie
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linguista scrive:
[91]
26 luglio 2010 alle 00:12
[92]
L'enunciato in questione è composto di una reggente ("è meglio"), una soggettiva (sarebbe l'equivalente di "perdere un vile", ma l'oggetto è dislocato, posto in apertura assoluta di frase e ripreso dal pronome anaforico "lo") e una comparativa ("che trovarlo").
[93]
Massimo Arcangeli
[94]
Sergio scrive:
[95]
26 luglio 2010 alle 00:13
[96]
Scusate il mio dubbio, ma che tipo di frase è una di questo tipo: " è meglio partire che restare".
[97]
Quale è il soggetto e il suo predicato? grazie
[98]
linguista scrive:
[99]
26 luglio 2010 alle 05:43
[100]
Se ci limitiamo alla prima parte dell'enunciato ("è meglio partire") il predicato è rappresentato da "è meglio" e il soggetto (si tratta infatti di una soggettiva, che fa appunto da soggetto di una reggente) da "partire".

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