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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Salve a tutti
[2]
Vorrei sapere se il verbo "sperare" nella nostro lingua è un verbo che se espresso al Congiuntivo Imperfetto nella subordinata (con verbo della reggente che regge il Congiuntivo) esprime sempre contemporaneità temporale oppure anche posteriorità ??
[3]
Una persona per logica potrebbe sperare di cuor suo che un qualcosa accada dopo un po di tempo rispetto all'averlo sperato, oppure può anche sperare che accada nello stesso momento in cui "matura" la sua speranza !
[4]
Da questo è nato il mio dubbio !
[5]
Grazie
[6]
linguista scrive:
[7]
14 luglio 2010 alle 11:26
[8]
In realtà, se ci occupiamo di una proposizione subordinata con il verbo sperare al congiuntivo imperfetto, più che dal verbo, l'espressione della contemporanità o della posteriorità dipende dal tipo di proposizione in esame.
[9]
In una frase come io vorrei che tu sperassi di vincere posso far riferimento tanto ad un evento contemporaneo (io vorrei che tu sperassi di vincere ora, in questo momento, nel secondo tempo della partita che stai giocando adesso) quanto ad un evento futuro (io vorrei che tu sperassi di vincere domani, la gara che disputerai la prossima settimana, etc.).
[10]
Francesco Lucioli
[11]
Mario scrive:
[12]
14 luglio 2010 alle 12:07
[13]
Ho capito..quindi è possibilissimo che esprima entrambe le cose sia in contemporanea sia posteriormente..
[14]
Esempio: "Speravo che tu andassi al mare quel giorno"...in assenza di specificazioni può voler dire sia che la subordinata è contemporanea alla reggente sia che è leggermente posteriore "temporalmente"!
[15]
Ossia: in un caso abbiamo "speravo che tu andassi" (in quel momento,mentre lo speravo) nel secondo caso invece "speravo che tu andassi al mare" (poco dopo il mio sperare,successivamente)!
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Possono voler dire entrambe le cose in base alla grammatica, giusto ?
[17]
Spero che si capisca il mio dubbio.
[18]
Ruota tutto intorno alla relazione temporale tra subordinata e reggente nel passato !
[19]
Pensavo che il verbo "sperare" che regge il Congiuntivo fosse interpretabile in diversi modi
[20]
Grazie
[21]
linguista scrive:
[22]
14 luglio 2010 alle 12:42
[23]
Forse avevo interpretato male il suo quesito iniziale, ma gli esempi che propone ora sono diversi dalla domanda di partenza, in quanto il verbo sperare risulta qui essere il predicato della proposizione principale (usato all'indicativo imperfetto), che regge una subordinata il cui verbo è al congiuntivo imperfetto.
[24]
Quelle che cita sono proposizioni oggettive rette da un verbo che indica una volizione e che, normalmente, richiede proprio il congiuntivo nella subordinata (e, in quanto all'indicativo imperfetto nella reggente, il congiuntivo imperfetto nella subordinata).
[25]
In questo caso, la grammatica vuole che la relazione di contemporaneità sia indicata da indicativo imperfetto nella reggente + congiuntivo imperfetto nella subordinata: (ieri) speravo che tu venissi al mare con noi (sempre ieri); l'indicazione di posteriorità (il cosiddetto futuro del passato) è invece veicolata dalla costruzione indicativo imperfetto nella principale + condizionale passato nella subordinata: (ieri) speravo che tu saresti venuto al mare con noi (oggi).
[26]
Francesco Lucioli
[27]
Mario scrive:
[28]
14 luglio 2010 alle 13:23
[29]
Si infatti Sig.
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Francesco esatto..
[31]
Ho letto in tanti libri che il congiuntivo imperfetto nella subordinata, riprendendo gli esempi citati, abbia però non solo una funzione di comunicare contemporaneità ma anche una "leggera posteriorità" rispetto al verbo della reggente all'Indicativo.
[32]
La grammatica spiega precisamente che è possibile che esprima azione contemporanea e/o anche immediato futuro (quindi "poco dopo")!
[33]
Nella frase "Speravo che venissi" il mio dubbio era proprio questo!
[34]
Tale dichiarazione di speranza, esprime un mio desiderio nel passato, e può essere inteso sia dal punto di vista della contemporaneità della verbo della subordinata rispetto alla reggente sia anche come leggera posteriorità !
[35]
(che tu venissi "di li a poco")
[36]
Sono d'accordissimo sul ruolo del condizionale composto nella subordinata per esprimere il futuro in senso pieno e netto!
[37]
Volevo solo gentilmente capire se questa sfumatura "temporale" della contemporaneità e anche "leggerissima posteriorità" sarebbe quindi possibile e riconosciuta, in quanto a quanto mi risulta, le grammatiche riportano tale duplice funzione !
[38]
Sarebbe d'accordo con questo ragionamento?
[39]
Grazie per la vostra pronta e precisa risposta
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Distinti Saluti
[41]
Mario
[42]
linguista scrive:
[43]
14 luglio 2010 alle 13:40
[44]
Sono d'accordo con la possibilità di leggere nella frase una "leggera posteriorità", ma in relazione al punto di vista del parlante o al contesto in cui la frase viene pronunciata.
[45]
Grazie per l'opportunità di approfondire questioni di interesse comune!
[46]
Cordialmente
[47]
Francesco Lucioli
[48]
Mario scrive:
[49]
14 luglio 2010 alle 13:54
[50]
Si..d'accordo...vista sempre dal punto di vista del parlante ovviamente !
[51]
Grazie tante a lei.. ho chiarito il mio dubbio
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La ringrazio per il suo tempo
[53]
Mario
[54]
Berto scrive:
[55]
15 luglio 2010 alle 20:09
[56]
Si dice:
[57]
- guardare con invidia qln/qls
[58]
o
[59]
- guardare con invidia a qln/qls?
[60]
è vero la forma "ad esempio" è preferibile a "per esempio" perché quest'ultimo è un barbarismo?
[61]
Grazie.
[62]
linguista scrive:
[63]
15 luglio 2010 alle 23:03
[64]
Nel costrutto in questione, in cui il verbo significa 'far mentale riferimento (a qualcuno o a qualcosa)', è preferibile l'uso intransitivo (e, dunque, quello che prevede la preposizione).
[65]
Quanto a "per esempio", lo usi pure liberamente (io, per esempio, lo preferisco all'altro).
[66]
Massimo Arcangeli
[67]
eunice scrive:
[68]
16 luglio 2010 alle 16:34
[69]
Gentile linguista,
[70]
ad una domanda, del tipo ("e il bicchiere, ce l'hai?")la risposta, oltre alle forme: ", ce l'ho" o "ne ho uno", posso usare anche "ce ne ho uno"? Grazie.
[71]
linguista scrive:
[72]
16 luglio 2010 alle 18:02
[73]
Senz'altro.
[74]
Pragmaticamente, però, la risposta di gran lunga più sensata delle tre è ", ce l'ho".
[75]
Massimo Arcangeli
[76]
Tamara scrive:
[77]
16 luglio 2010 alle 20:11
[78]
Nelle lettere commerciali, è corretto scrivere: "Sono con la presente PER ringraziarla ...".
[79]
Io, a mio modesto avviso scriverei "sono con la presente a ringraziarla ..." ma vedo molti che usano il PER.
[80]
linguista scrive:
[81]
16 luglio 2010 alle 22:08
[82]
L'unica forma corretta è "Sono con la presente a ringraziarla" (o "a informarla, a comunicarle, a confermarle...").
[83]
Massimo Arcangeli
[84]
eunice scrive:
[85]
18 luglio 2010 alle 15:50
[86]
Gentile linguista,
[87]
vorrei chiarire un dubbio:
[88]
potrei usare, indifferentemente, le forme "ne ho uno" e "ce ne ho uno"?
[89]
C'è qualche differenza di significato?
[90]
Grazie ancora.
[91]
linguista scrive:
[92]
18 luglio 2010 alle 16:00
[93]
Non ci sono differenze semantiche fra l'una e l'altra soluzione.
[94]
A essere implicati, semmai, sono fatti di registro: "ce ne ho uno" suona come più colloquiale di "ne ho uno".
[95]
Massimo Arcangeli
[96]
cellins scrive:
[97]
19 luglio 2010 alle 11:50
[98]
gentile linguista,
[99]
avrei due questioni da rivolgerle.
[100]
1) è più corretto dire: "il modo più veloce per" o "il modo più veloce di"?

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