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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
E' prassi della lessicografia far seguire alla definizione di un vocabolo le principali locuzioni (idiomatiche o non) in cui esso è presente; naturalmente il supporto informatico (internet, cd rom, stick usb) offre una piattaforma assai più flessibile di quello cartaceo per l'inserimento di un numero sempre maggiore di esempi di questo tipo.
[2]
Concludo dicendo che le locuzioni (chiamate dai linguisti anche polirematiche, unità lessicali superiori, espressioni multi-parola o in altri modi) rientrano nel dominio della fraseologia, un settore della lingua il cui studio si colloca fra morfologia, sintassi, lessico e semantica.
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Francesco Bianco
[4]
Sergio scrive:
[5]
28 giugno 2010 alle 21:30
[6]
Grazie.
[7]
Ma se rifacendomi all'esempio che lei cita, utilizzassi "minimo" senza preposizione? es: Per comprarlo ci vorranno minimo trenta euro.
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linguista scrive:
[9]
28 giugno 2010 alle 21:56
[10]
In questo caso la locuzione avverbiale, come spesso avviene nel parlato, si riduce a un semplice avverbio.
[11]
Massimo Arcangeli
[12]
Paola scrive:
[13]
29 giugno 2010 alle 15:17
[14]
Due amici stanno parlando dei progetti per le vacanze.
[15]
In risposta ad un'affermazione del primo il secondo dice: "Andare al mare non dispiacerebbe NEANCHE a me".
[16]
È corretto?
[17]
O sarebbe preferibile ANCHE?
[18]
La ringrazio molto.
[19]
linguista scrive:
[20]
29 giugno 2010 alle 18:27
[21]
Può usare entrambe le forme.
[22]
Quello che lei solleva è il problema della doppia negazione, legittima in italiano, ma non in altre lingue, fra le quali il latino.
[23]
Indichiamo con P un'affermazione e con ¬P («non P») la sua negazione: secondo la logica formale la negazione di una negazione (ovvero ¬¬P) equivale ad un'affermazione (P).
[24]
Da questo principio deriva peraltro la locuzione latina duplex negatio affirmat.
[25]
Il principio ha valore nelle lingue dell'informatica, ma molto meno per le lingue naturali, che seguono meccanismi differenti e meno stringenti.
[26]
La logica che regge la lingua quotidiana è certo meno ferrea di quella che invoca, ad esempio, il diavolo che nel XXVII canto dell'Inferno reclama l'anima di Guido da Montefeltro.
[27]
A san Francesco, che gli contende lo spirito di Guido, il demone ricorda che non ci si può pentire e allo stesso tempo voler peccare, per contraddizione: con questo corretto sillogismo il diavolo ghermisce l'anima dell'uomo, al quale dice in tono di beffa: "forse tu non pensavi ch'io löico (logico, sottilissimo ragionatore) fossi", cioè qualcosa che suona come: "Ti saresti mai aspettato un diavolo filosofo?".
[28]
Rocco Luigi Nichil
[29]
Sergio scrive:
[30]
7 luglio 2010 alle 16:54
[31]
Potrei sapere come si analizza la negazione in analisi logica? es: Io non bevo alcolici.
[32]
Grazie
[33]
linguista scrive:
[34]
7 luglio 2010 alle 18:51
[35]
Nell'esempio la negazione è evidentemente parte integrante del predicato.
[36]
Funzionalmente, estendendo la nozione tradizionalmente assegnata alla categoria dalle varie teorie grammaticali, si potrebbe parlare di "attributo" del predicato.
[37]
Massimo Arcangeli
[38]
Matteo scrive:
[39]
7 luglio 2010 alle 22:29
[40]
Vorrei sapere qual è la diffeenza tra "vi è" / "vi sono" e "c'è" / "ci sono".
[41]
Grazie
[42]
linguista scrive:
[43]
7 luglio 2010 alle 23:56
[44]
"Vi è"/"Vi sono" sono alternative più formali a "C'è"/"Ci sono".
[45]
Massimo Arcangeli
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Giovanni scrive:
[47]
9 luglio 2010 alle 01:03
[48]
Approfitto della disponibilità dei gentili linguisti per formulare un'altra domanda sulla dizione:grazie a voi e navigando su internet ho compreso che la pronuncia italiana corretta è il fiorentino emendato(almeno secondo la maggior parte degli studiosi).
[49]
Ora,io che non ho mai fatto (e non conoscevo) differenza fra la pronuncia delle vocali "e" ed "o" (aperta o chiusa) e delle consonanti "s" e "z" (sorda o sonora) devo considerare il mio italiano scorretto?
[50]
Per esempio se pronuncio pésca (il frutto) o aguzzino con la z sorda compio un errore grave o è comunque una pronuncia tollerabile?
[51]
linguista scrive:
[52]
9 luglio 2010 alle 12:03
[53]
Oggi l'italiano è una lingua ampiamente parlata ed è usata anche in contesti che un tempo erano di assoluta pertinenza del dialetto.
[54]
Pronunce regionali affiorano anche in varietà di italiano che dal punto di vista morfologico, sintattico e lessicale possono dirsi standard.
[55]
In passato si auspicava che l'italiano fosse pronunciato in modo tale da non tradire la provenienza geografica del parlante: si proponeva cioè una pronuncia senza inflessioni, modellata su quella del fiorentino emendato.
[56]
Negli anni tale posizione si è attenuata: difficilmente tutti i parlanti riusciranno ad adeguarsi al modello standard in tutte le situazioni comunicative.
[57]
Esistono inoltre degli ambiti (la prosodia o intonazione) ancora poco studiati da un punto di vista normativo e per i quali è difficile proporre un unico modello.
[58]
Come osserva Alberto M.
[59]
Mioni (Fonetica e Fonologia, in Introduzione all'italiano contemporaneo. Le strutture, a cura di A. Sobrero, Roma-Bari, Laterza, 1993, terza ed., p. 104) un assoluto rispetto della pronuncia standard può essere richiesto ai professionisti della parola (attori, annunciatori e giornalisti radiotelevisivi), mentre tutti gli altri parlanti possono limitarsi ad avvicinarsi a un "sistema fonologico che mantenga le opposizioni più importanti e che sia accettato dall'ambiente/dagli ambienti in cui si troveranno a comunicare".
[60]
Le parole dello studioso suggeriscono implicitamente una risposta alla Sua domanda.
[61]
La distinzione tra e aperta (pèsca 'frutto') ed e chiusa (pésca 'attività del pescare') è un'opposizione importante, che luogo a molte coppie minime, cioè a coppie di parole che si differenziano soltanto per un fonema e che hanno significati diversi (ricordo soltanto vènti 'plurale di vento' e vénti '20').
[62]
La distinzione tra e chiusa ed e aperta, come quella tra o chiusa e o aperta, è altamente funzionale e dunque dovrebbe essere rispettata.
[63]
Diverso è il caso delle consonanti s e z: l'opposizione sorda / sonora è in questo caso molto più limitata, valida solo in toscano e con un numero piuttosto basso di coppie minime: per la s possiamco citare chiese con la sorda 'passato remoto del verbo chiedere' / chiese con la sonora 'pl. di chiesa'; fuso con la sorda 'arnese per filare' / fuso con la sonora 'participio passato di fondere'; per la z razza con la sorda 'stirpe' / razza con la sonora 'tipo di pesce'.
[64]
In contesti comunicativi di media formalità (specialmente in presenza di persone di diversa provenienza geografica) è consigliabile adottare una pronuncia accurata, che rispetti le distinzioni fonologiche più importanti e che sia comunicativamente efficace.
[65]
Elisa De Roberto
[66]
SP scrive:
[67]
9 luglio 2010 alle 12:30
[68]
Complimenti per l'alto standard delle vostre risposte e per l'abbondante preparazione di cui date sempre prova.
[69]
Vorrei chiedervi se è perfettamente corretto in italiano questo uso del verbo rassicurare: "Rassicurò i suoi ascoltatori che la storia gli era stata riferita da un informatore degno di fede".
[70]
O può essere solo: "Assicurò ai suoi ascoltatori che..."?
[71]
Grazie mille,
[72]
SP
[73]
linguista scrive:
[74]
9 luglio 2010 alle 13:37
[75]
La ringraziamo delle gentili parole di stima.
[76]
Venendo al Suo quesito, va osservato che il dizionario Treccani riporta un esempio della costruzione con oggettiva del verbo rassicurare, ipotizzando che intervenga l'ellissi di un verbum dicendi:
[77]
mi rassicurò che non m'avrebbe abbandonato 'mi rassicurò dicendo che non m'avrebbe abbandonato'
[78]
Si potrebbe anche pensare che la subordinata introdotta da che sia semplicemente un'oggettiva obliqua.
[79]
Il verbo rassicurare può quindi essere usato come introduttore di subordinata e può anche essere costruito con un'oggettiva dipendente da sintagma nominale:
[80]
rassicurò i suoi ascoltatori del fatto che la storia gli era stata riferita...
[81]
Elisa De Roberto
[82]
Tabita scrive:
[83]
12 luglio 2010 alle 16:25
[84]
Cortesemente,
[85]
io sono convinta che scrivere pizzeria d'asporto non sia corretto, ma si deve scrivere da asporto.
[86]
C'è una regola grammaticale a tal proposito? grazie e cordiali saluti
[87]
linguista scrive:
[88]
12 luglio 2010 alle 17:37
[89]
La preposizione "da" non si apostrofa quasi mai (fanno eccezione alcune locuzioni avverbiali come "d'ora in poi" e pochi altri casi).
[90]
Si dovrebbe perciò scrivere "pizza da asporto", in quanto la preposizione, in questo caso, introduce il complemento di scopo.
[91]
Simonetta Losi
[92]
linguista scrive:
[93]
12 luglio 2010 alle 17:58
[94]
Qualche osservazione sul fenomeno in generale, in aggiunta alle giuste considerazioni di Simonetta.
[95]
Quando l'eventuale soluzione elisa presti il fianco a qualche ambiguità si dovrebbe optare per una decisa ripartizione di campo: è perciò preferibile non scrivere "d'adesso" per intendere "da adesso" (si potrà semmai adoperarlo, se si vuole, per esprimere "di adesso"), sebbene "d'adesso in poi" non sia soluzione così rara nell'italiano corrente; si eviterà, del tutto specularmente, di scrivere "d'ora" per "di ora" e si riserverà invece il modulo eliso all'espressione di "da ora" ("d'ora in poi" e "d'ora in avanti" non sono solo alltrettanto legittime ma assai più usate delle alternative "da ora in poi" e "da ora in avanti").
[96]
Per "d'asporto", e altri casi analoghi, meglio scrivere appunto "da asporto"; l'incontro di due vocali identiche, in genere sconsigliato, qui andrà al contrario caldeggiato per evitare che si cada nel trabocchetto dell'erronea ricostruzione "pizza di asporto".
[97]
Infine un suggerimento stilistico: evitare la doppia (tripla, ecc.) elisione a distanze ravvicinate o ravvicinatissime: meglio "di un'altra vita" che "d'un'altra vita".
[98]
Massimo Arcangeli
[99]
Mario scrive:
[100]
14 luglio 2010 alle 10:49

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