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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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Fabio Ruggiano
[2]
Opi92 scrive:
[3]
25 giugno 2010 alle 22:40
[4]
Si dice "aver 10 ad italiano" o "aver 10 in italiano"?
[5]
linguista scrive:
[6]
25 giugno 2010 alle 22:57
[7]
"Aver(e) 10 in italiano".
[8]
Massimo Arcangeli
[9]
PersOnLine scrive:
[10]
26 giugno 2010 alle 00:14
[11]
Dal punto di vista formale sarebbe meglio scrivere "Reggio Calabria" e "Reggio Emilia" o "Reggio di Calabria" e "Reggio nell'Emilia".
[12]
Insomma quale il nome vero o più corretto per queste due città.
[13]
linguista scrive:
[14]
26 giugno 2010 alle 00:50
[15]
Le quattro opzioni sono tutte possibili.
[16]
In questi casi, però, è consigliabile attenersi alle denominazioni adottate nei siti ufficiali dei comuni di riferimento: nel caso specifico, quindi, "Reggio Emilia" e "Reggio Calabria".
[17]
Massimo Arcangeli
[18]
daniela scrive:
[19]
26 giugno 2010 alle 06:54
[20]
il verbo può non esserci , per esempio nell'espressione: -buongiorno-??
[21]
linguista scrive:
[22]
26 giugno 2010 alle 08:06
[23]
Certamente.
[24]
Massimo Arcangeli
[25]
gilda scrive:
[26]
26 giugno 2010 alle 20:32
[27]
Salve, vorrei sapere quali delle due frasi, quì riportate, è quella più corretta:
[28]
si conferma la frequenza all'istituto oppure si conferma la frequenza dell'isitituto
[29]
linguista scrive:
[30]
26 giugno 2010 alle 21:18
[31]
Preferisco la soluzione "frequenza all'istituto" (come "frequenza alle lezioni universitarie", "frequenza agli incontri settimanali", ecc.).
[32]
Massimo Arcangeli
[33]
Carmen scrive:
[34]
27 giugno 2010 alle 19:20
[35]
E' obbligatoria la virgola prima di una frase avversativa introdotta da 'ma'?
[36]
Obbligo o discrezionalità?
[37]
linguista scrive:
[38]
27 giugno 2010 alle 19:59
[39]
Non è affatto obbligatoria.
[40]
A decidere sono il contesto e, ovviamente, le scelte stilistiche.
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Massimo Arcangeli
[42]
Giovanni scrive:
[43]
28 giugno 2010 alle 08:57
[44]
Esiste una corretta pronuncia della lingua italiana?
[45]
Una soluzione potrebbe essere -tendere a- un italiano neutro, ossia ripulito dei più vistosi tratti regionali?
[46]
Grazie.
[47]
Carmen scrive:
[48]
28 giugno 2010 alle 12:14
[49]
A proposito della mia precedente sull'avversativa, aggiungo che la 'quaestio' è sorta tra due docenti di Lettere durante la correzione degli elaborati della prima prova dell'Esame di Stato di quest'anno; io ritengo che sia superflua in una sequenza del tipo:"Il cielo è cupo ma la temperatura è gradevole".
[50]
Forse è più efficace in una sequenza antitetica del tipo:"Non..., ma...
[51]
"?
[52]
Io penso che anche in quest'ultimo caso, tuttavia, possa esserci un ampio margine di discrezionalità.
[53]
Mi illumini, la prego, almeno per non litigare invano a causa dell'ipercorrettismo di qualche collega...
[54]
E poi, come si ricostruisce in 'absentia' l'intento stilistico dell'alunno?
[55]
Grazie.
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linguista scrive:
[57]
28 giugno 2010 alle 12:20
[58]
Ha ragione lei in entrambi i casi, ma è evidente che in circostanze del genere si fanno particolarmente avvertire le idiosincrasie di ciascuno (oltre al margine di discrezionalità di cui parla giustamente lei).
[59]
Quanto allo stile, è questione complessa da riassumere in poche righe; è importante, comunque, che uno stile sia individuabile, che le scelte compiute di volta in volta dai suoi allievi non siano fortuite o inconsapevoli ma siano invece il prodotto di un "disegno" coerente.
[60]
Massimo Arcangeli
[61]
linguista scrive:
[62]
28 giugno 2010 alle 13:00
[63]
La questione è piuttosto complessa; semplificando al massimo, diciamo che una pronuncia standard può essere rintracciata in quello che è conociuto come fiorentino emendato, insegnato e praticato nelle scuole di dizione; si tratterebbe appunto di una varietà toscana di italiano (è proprio dall'antico fiorentino che deriva infatti la nostra lingua), "emendata" dei tratti vernacolari (p. es. il fenomeno della cosiddetta gorgia, cioè l'aspirazione delle consonanti occlusive sorde in posizione intervocaliche: la casa > la hasa).
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Francesco Bianco
[65]
Giovanni scrive:
[66]
28 giugno 2010 alle 13:03
[67]
E chi non frequenta una scuola di dizione deve accettare di usare un accento regionale o è comunque una valida alternativa tendere ad(consigliata) una pronuncia neutra?
[68]
linguista scrive:
[69]
28 giugno 2010 alle 13:36
[70]
La lingua che si parla quotidianamente è continuamente "colorata" con elementi che provengono dai dialetti locali, al punto che si parla, correntemente, di italiani regionali, differenziati soprattutto (ma non solo) per la pronuncia di alcuni suoni; tuttavia, non tutti i tratti dialettali che emergono in queste varietà regionali di italiano sono accolti nella stessa maniera: alcuni vengono accettati al punto da entrare addirittura in concorrenza con le alternative "standard" (p. es. difficilmente si percepisce come deviazione dalla norma la pronuncia colònna, con la seconda o aperta, tipica di alcune parlate del coentro Italia); di altri la marcatezza regionale è più avvertita e non sempre accolta con favore, specie nei contesti meno informali (p. es. il romanesco gnente 'niente').
[71]
Le ragioni di queste differenze non sono ovviamente intrinseche alla lingua, ma hanno a che fare con ragioni storiche e sociali, legate al prestigio di una varietà o di chi ha introdotto il tratto nel costume linguistico.
[72]
In generale, tuttavia, un moderato accento regionale è più che tollerato anche in situazioni formali, come può facilmente verificare ogni qualvolta ascolta in tv la voce di un politico o di un imbonitore; fanno eccezione, forse, alcuni giornalisti o speaker della vecchia scuola, formatisi quando tv e radio si proponevano al pubblico come modelli linguistici.
[73]
Francesco Bianco
[74]
Valerio scrive:
[75]
28 giugno 2010 alle 16:30
[76]
Gentile linguista,
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volevo sapere se l'espressione "all'unanimità" può essere definita come un'espressione "collettiva", al pari di alcuni nomi come "biblioteca", "frutteto" ecc.
[78]
Cordiali saluti
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Sergio scrive:
[80]
28 giugno 2010 alle 16:52
[81]
Potrei sapere in quali casi l'aggettivo "minimo" assume un valore avverbiale diventando di fatto un avverbio?
[82]
Magari se poteste farmi un esempio.
[83]
Grazie
[84]
linguista scrive:
[85]
28 giugno 2010 alle 16:56
[86]
Minimo può essere aggettivo o sostantivo.
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Come aggettivo funge da superlativo di piccolo, soprattutto con nomi e riferimenti astratti: non ho il minimo dubbio.
[88]
Come sostantivo, fra l’altro, può avere un valore neutro nel senso di la quantità più piccola possibile’: non ha il minimo di buon senso.
[89]
In quest’ultimo caso cioè come sost. di valore neutro può entrare nella formazione di locuzioni avverbiali che hanno il significato di perlomeno’, a dir poco’, vale a dire: al minimo, come minimo (per es.: per comprarlo ci vorranno al minimo trenta euro).
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Marcello Ravesi
[91]
Giovanni scrive:
[92]
28 giugno 2010 alle 19:50
[93]
Grazie mille,è stato chiarissimo.
[94]
Un ultimo dubbio che riguarda un altro argomento:le locuzioni.
[95]
Ho capito che sono un gruppo di parole in rapporto grammaticale fra loro ma mi sfugge qualcosa; in parole povere sono gli esempi fraseologici contenuti nei vocabolari in seguito alla spiegazione di un vocabolo?
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linguista scrive:
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28 giugno 2010 alle 19:54
[98]
Nella terminologia della grammatica tradizionale sono chiamate locuzioni le unità linguistiche formate da più parole grafiche: forze dell'ordine, prestare servizio, di male in peggio, fin tanto che, grazie a Dio.
[99]
Le locuzioni hanno una maggiore compattezza rispetto alle sequenze libere di parole: ad esempio, una locuzione come sala da pranzo non può essere interrotta dalla presenza di un aggettivo, che andrà piuttosto collocato esternamente alla locuzione stessa: una grande sala da pranzo ma non *una sala grande da pranzo; viceversa, una sequenza libera come sala per ricevere gli ospiti permette questo tipo di modificazione: a casa mia c'è una sala grande per ricevere gli ospiti.
[100]
Un particolare tipo di locuzioni sono le cosiddette espressioni idiomatiche, vale a dire locuzioni il cui significato non è immediatamente deducibile da quello dei singoli componenti: è il caso di patata bollente o caschi blu, alla base dei cui significati stanno traslati semantici che coinvolgono complessivamente l'intera sequenza di parole.

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