Sentence view

Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


showing 11901 - 12000 of 13210 • previousnext


[1]
Alessandro Aresti
[2]
Lorenzo scrive:
[3]
24 giugno 2010 alle 12:35
[4]
Perché si dice "il fine settimana" e non "la fine settimana"?.
[5]
In fondo sia "fine" che "settimana" sono due nomi femminili.
[6]
linguista scrive:
[7]
24 giugno 2010 alle 13:33
[8]
La risposta a questo quesito è tutt’altro che semplice e sicura.
[9]
In Italiano, come notano le principali grammatiche, il fine e la fine possono alternarsi nel significato di conclusione, parte terminale, nel linguaggio poetico tradizionale e in alcune formule cristallizzate in uso anche della lingua parlata: quando sarà giunto il fine / della sventura mia ((Leopardi, Le ricordanze, 95-97), il lieto fine. In particolare, fine settimana è considerata una parola unica, benché formata da due elementi (è forma, cosiddetta, polirematica) e invariabile. I principali dizionari etimologici segnalano in nesso con la forma inglese weekend (week-end), che potrebbe giustificare la mancanza di marca femminile.
[10]
Yahis Martari
[11]
Michele scrive:
[12]
24 giugno 2010 alle 16:59
[13]
Ringrazio Marcello Ravesi, perché nella sua risposta a Maria il 16 novembre 2009 alle 16:00 ha dato una spiegazione del motivo per cui è corretto scrivere "qual è" e non "qual'è" (un dubbio che non mi sono mai sforzato di fugare, a dire il vero).
[14]
elena scrive:
[15]
24 giugno 2010 alle 19:53
[16]
Buongiorno.
[17]
Vorrei sapere se si può dire PROPIO o è considerato un errore grammaticale. grazie
[18]
linguista scrive:
[19]
24 giugno 2010 alle 20:17
[20]
Propio è una variante popolare di proprio da evitare senz'altro.
[21]
Alessandro Aresti
[22]
Maurizio Caselli scrive:
[23]
24 giugno 2010 alle 23:04
[24]
Qualche tempo fa in una grammatica stavo leggendo l'uso del termine altri.
[25]
Facendo un esempio l'autore scriveva: "Non mi importa che cosa possono pensare gli altri", una frase priva di contesto d'accordo, ma non era il caso di usare comunque il congiuntivo possano?
[26]
Grazie
[27]
linguista scrive:
[28]
24 giugno 2010 alle 23:40
[29]
In questo caso sono accettabili entrambe le soluzioni.
[30]
Tuttavia si osservi: "Non mi importa che la cosa vada in porto" non è barattabile con "Non mi importa che la cosa va in porto".
[31]
Massimo Arcangeli
[32]
eunice scrive:
[33]
25 giugno 2010 alle 02:03
[34]
Gentile linguista,
[35]
nell'espressione "ce l'ho" a cosa corrisponde la particella "ci"?
[36]
Grazie in anticipo.
[37]
linguista scrive:
[38]
25 giugno 2010 alle 07:25
[39]
In questo caso "ci" è un avverbio con valore indeterminato (è invece avverbio di luogo in contesti enunciativi come questo: "A Roma? Non ci sono mai andato").
[40]
Si tratta, più precisamente, di una particella che si salda a un verbo per rafforzarlo fonicamente, come nel caso di "ce l'ho", in cui è praticamente obbligatoria (si noti però: "ce l'abbiamo" ma anche "l'abbiamo / lo abbiamo", perché "abbiamo", rispetto a "ho", ha una maggiore consistenza formale), o restituirne in molti casi un significato diverso da quello della forma di partenza (cfr. "starci" 'essere d'accordo'; "entrarci" 'essere coinvolto in qualcosa e sim.', ecc. ).
[41]
Può anche unirsi ad altra particella (per es. in "farcela" 'riuscire in un'impresa').
[42]
Massimo Arcangeli
[43]
ANTONIO MOAURO scrive:
[44]
25 giugno 2010 alle 11:56
[45]
iL PLURALE DI STOMACO E' STOMACHI?
[46]
GRAZIE,A.
[47]
MOAURO
[48]
linguista scrive:
[49]
25 giugno 2010 alle 12:00
[50]
Stomaco è uno di quei nomi terminanti in -co e -go che, nella declinazione al plurale, può sia mantenere il suono velare della forma singolare (/k/: stomachi), sia modificarlo nel suono palatale (quello iniziale di cena: stomaci).
[51]
Questo perché non si è avuta una stabilizzazione nell'oscillazione che invece si è prodotta in casi consimili.
[52]
Alessandro Aresti
[53]
FRANCESCO scrive:
[54]
25 giugno 2010 alle 12:10
[55]
Dal punto di vista linguistico, come si considerano le forme civiltade, pietade..?
[56]
Sono forme non apocopate?
[57]
Come si chiama il fenomeno contrario?
[58]
Grazie
[59]
linguista scrive:
[60]
25 giugno 2010 alle 12:25
[61]
Civitade e pietade costituiscono la "normale" continuazione delle parole latine CIVITATE(M) (> *civtate > cittade) e PIETATE(M).
[62]
Diffuse nell'italiano delle origini, queste forme hanno poi perso, per aplologia (un tipo di apocope), l'ultima sillaba ("-de"), diventando tronche.
[63]
Quindi possiamo dire che cittade e pietade sono le forme - oggi registrate da alcuni dizionari come arcaiche - non apocopate di città e pietà.
[64]
Fenomeno speculare all'apocope è l'epitesi o paragoge, e cioè l'aggiunta di un fonema o di una sillaba alla fine di una parola (piùe "più", che si riscontra in manoscritti medievali, e il dantesco fane "fa" - aggiunti arbitrariamente per l'avversione della lingua antica per le forme tronche - ne sono un esempio).
[65]
Alessandro Aresti
[66]
Sciosciammocca scrive:
[67]
25 giugno 2010 alle 17:21
[68]
A Napoli è frequentissimo l'uso esclusivamente orale dell'espressione "piazza cavour".
[69]
Potrebbe essere del tutto corretta se si trattasse semplicemente di un toponimo, che non ha nulla a che vedere con la pronuncia comunemente accentata del nome del famoso conte?
[70]
linguista scrive:
[71]
25 giugno 2010 alle 17:40
[72]
La domanda non mi è chiara: lei vuole dire che a Napoli Piazza Cavour si pronuncia /piazza cavour/ e non /piazza cavur/, come normalmente si usa?
[73]
Se la domanda è questa immagino che sia un caso di italianizzazione fonetica di una parola straniera.
[74]
In effetti, quando ci si trova davanti a nomi stranieri difficili da pronunciare è consigliabile leggerli così come sono scritti, secondo le regole fonetiche italiane; in questo caso, però, la lettura alla francese è talmente radicata che non si vede il motivo di una modificazione.
[75]
Fabio Ruggiano
[76]
Michele scrive:
[77]
25 giugno 2010 alle 17:45
[78]
"Cielo" si pronuncia "cielo" o "celo"?
[79]
Ve lo chiedo perché gli speaker del canale digitale terrestre di Sky "Cielo" lo pronunciano "Celo" e mi hanno fatto venire il dubbio.
[80]
linguista scrive:
[81]
25 giugno 2010 alle 17:51
[82]
Nella parola cielo la "i" vale solamente come segno grafico, buono per distinguere, almeno nello scritto, questa parola dalla prima persona dell'indicativo presente del verbo celare e non si pronuncia: per cui la pronucia di cielo è /celo/.
[83]
Fabio Ruggiano
[84]
Luca scrive:
[85]
25 giugno 2010 alle 18:45
[86]
Potrei sapere cosa si intende per "valore ipotetico-limitativo" nel caso di proposizioni o locuzioni? grazie
[87]
linguista scrive:
[88]
25 giugno 2010 alle 19:04
[89]
Il valore ipotetico-limitativo, che esprime una possibilità estrema, concepita come ultima ratio è contenuto in perifrasi che fungono da congiunzioni, come "tutt'al più", "al massimo", "al limite", "male che vada", "alle brutte".
[90]
Ad esempio: "Non mi piace la musica rock italiana, tutt'al più ascolto Vasco Rossi".
[91]
Fabio Ruggiano
[92]
Luca scrive:
[93]
25 giugno 2010 alle 19:38
[94]
grazie, infatti riguardava una frase con "tutt'al più".
[95]
Solo una precisazione: La "proposizione limitativa" è una cosa diversa?
[96]
linguista scrive:
[97]
25 giugno 2010 alle 19:50
[98]
, c'è differenza. le proposizioni limitative esprimono, appunto, una restrizione di opinione o di ambito rispetto a quanto viene detto nella proposizione reggente.
[99]
Sono introdotte da congiunzioni come "per quanto", "per quello che", "secondo quanto": "per quanto mi riguarda, sono astemio".
[100]
Possono anche essere implicite, nel qual caso sono introdotte da "per" o "in quanto a": "per essere un principiante se la cava bene a giocare".

Text viewParagraph view