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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
La frase "quali sono i ricordi..." è una coordinata alla principale e non quindi un'interrogativa indiretta,come sarebbe se fosse preceduta da un'eventuale principale "Dimmi (quali sono...)" o no?
[2]
Vi ringrazio per la disponibilità.
[3]
linguista scrive:
[4]
15 giugno 2010 alle 16:30
[5]
La proposizione "(...) quali sono i ricordi, i rapporti di amicizia instaurati, le esperienze vissute, i cambiamenti avvenuti in te nell’arco del triennio" rappresenta dal punto di vista sintattico una proposizione interrogativa diretta (totale), introdotta dal pronome interrogativo quali.
[6]
A ben guardare, la lunga sequenza di sintagmi nominali giustapposti ("i ricordi, i rapporti di amicizia instaurati, le esperienze vissute, i cambiamenti avvenuti in te nell’arco del triennio") potrebbe essere interpretata come una successione di diverse interrogative dirette, coordinate fra loro per asindeto (la virgola in questo caso) ed ellittiche del pronome interrogativo e del verbo ("quali sono [...]?").
[7]
Le interrogative dirette sono proposizioni indipendenti che contengono una domanda, segnalata nello scritto dal punto interrogativo, e nel parlato da un'intonazione ascendente tipica della frase interrogativa.
[8]
A rigore, sarà dunque necessario chiudere il periodo da lei citato con il punto interrogativo ("Con l’esame di licenza media si conclude un periodo della tua vita: quali sono i ricordi, i rapporti di amicizia instaurati, le esperienze vissute, i cambiamenti avvenuti in te nell’arco del triennio?").
[9]
Per ciò che concerne la seconda parte del suo intervento, non mi resta che confermare quello che lei stesso scrive: innanzitutto, i due punti segnano la giustapposizione per asindeto di due proposizioni coordinate; inoltre, mentre le interrogative dirette sono frasi indipendenti a tutti gli effetti, le indirette dipendono da una reggente, come nell'esempio da lei giustamente citato (Dimmi quali sono []).
[10]
Rocco Luigi Nichil
[11]
ale scrive:
[12]
15 giugno 2010 alle 16:45
[13]
ho dubbi sugli ausiliari da usare nel caso di verbi come potere, volere e dovere.
[14]
è corretta la frase:
[15]
sarebbe voluto essere sepolto?
[16]
(si sente spesso dire: "avrebbe voluto", ma credo sia sbagliato).
[17]
Quali sono le regole generali da osservare?
[18]
grazie
[19]
linguista scrive:
[20]
15 giugno 2010 alle 17:40
[21]
Potere, volere e dovere sono tre verbi servili di seconda coniugazione.
[22]
Come ricorda Luca Serianni «l'ausiliare di un verbo che regga l'infinito (verbo servile o fraseologico) tende ad essere lo stesso del verbo retto: "ho dovuto lavorare" (come si dice: "ho lavorato")» (L. Serianni, L'Italiano, XI, 38).
[23]
Se l'infinito è passivo, come nel caso da lei citato, l'ausialiare del verbo reggente è quello proprio dei verbi transitivi, cioè avere; la forma corretta, per l'esempio proposto, sarà quindi "avrebbe voluto essere sepolto" (come, con un infinito attivo, si avrebbe "avrebbe voluto seppellire").
[24]
Rocco Luigi Nichil
[25]
Marco Francioni scrive:
[26]
15 giugno 2010 alle 18:49
[27]
Ho un dubbio: gli aggettivi indicanti nazionalità devono avere la lettera maiuscola, quella minuscola o vanno bene entrambe?
[28]
La mia maestra delle elementari mi ha insegnato che se dico "un Giapponese" devo usare la maiuscola perché è un sostantivo (un aggettivo sostantivato, per la precisione); mentre se dico "una casa giapponese" devo usare la maiuscola perché in Italiano gli aggettivi si scrivono sempre con la minuscola.
[29]
Però sui giornali vedo la maiuscola in tutti i casi.
[30]
Grazie
[31]
linguista scrive:
[32]
15 giugno 2010 alle 19:54
[33]
Stando alla grammatica tradizionale, la minuscola e la maiuscola dovrebbero essere usate seguendo i criteri che lei ha appreso a scuola.
[34]
Nell'uso però la minuscola predomina, e già da tempo, anche con l'aggettivo sostantivato: dunque marcare tale uso con la famigerata matita blu (o rossa) sarebbe, allo stato attuale, un'assurda pedanteria.
[35]
Alessandro Aresti
[36]
Giuliana scrive:
[37]
16 giugno 2010 alle 21:51
[38]
Avrei un dubbio circa la locuzione vale la pena (di).
[39]
È corretto scrivere (e dire), vale la pena guardare o bisogna per forza aggiungere la preposizione di’, vale la pena DI guardare?
[40]
Ragionandoci mi verrebbe da dire che è giusta la seconda versione (infatti una risposta potrebbe essere, no, non NE vale la pena), per istinto la prima.
[41]
[42]
Mi sembra di star annegando in un bicchier d'acqua.
[43]
linguista scrive:
[44]
16 giugno 2010 alle 23:56
[45]
Diversi verbi o locuzioni verbali impersonali, in italiano, possono prevedere (in quanto reggenti di una soggettiva implicita) una doppia possibilità: "X + infinito"; "X + "di" + infinito. L'osservazione investe anche "valere la pena": "vale la pena provare" / "vale la pena di provare" (cfr. "mi rincresce di non poterti aiutare"/"mi rincresce non poterti aiutare"; "non spetta a me di decidere"/"non spetta a me decidere"; ecc.). Sta dunque alla sensibilità del parlante (e dello scrivente) decidere di volta in volta, anche in base a precise scelte stilistiche, quale dei due modelli utilizzare; fra "vale la pena guardare" e "vale la pena di guardare", comunque, preferisco personalmente la prima soluzione.
[46]
Massimo Arcangeli
[47]
eunice scrive:
[48]
17 giugno 2010 alle 02:04
[49]
Gentile linguista,
[50]
Si dice "È suonato il telefono" o "ha suonato il telefono"?
[51]
Grazie.
[52]
linguista scrive:
[53]
17 giugno 2010 alle 07:18
[54]
"Suonare", nel significato in oggetto ('emettere un suono'), ammette entrambe le soluzioni.
[55]
Si noti, in casi del genere, che la possibilità di un verbo di essere usato anche transitivamente (e di conseguenza, nelle forme attive dei tempi passati, di essere costruito con "avere": "ho suonato ripetutamente il campanello ma nessuno mi ha risposto") può determinare una maggiore utilizzazione (tecnicamente, una "sovraestensione") di "avere", rispetto a "essere", nei suoi usi intransitivi.
[56]
Massimo Arcangeli
[57]
Alessia scrive:
[58]
17 giugno 2010 alle 18:07
[59]
Buongiorno, si dice "suo padre adottivo" oppure "il suo padre adottivo"?
[60]
In questo caso, la presenza o meno del nome proprio del padre modificherebbe l'uso dell'articolo davanti all'aggettivo possessivo?
[61]
Grazie.
[62]
linguista scrive:
[63]
17 giugno 2010 alle 18:10
[64]
Le due frasi sono esattamente equivalenti e quindi entrambe utilizzabili, che vi sia o no la presenza del nome proprio.
[65]
Alessandro Di Candia
[66]
Martina scrive:
[67]
18 giugno 2010 alle 09:52
[68]
Buongiorno, si scrive "io non c'entro" oppure "io non centro"
[69]
linguista scrive:
[70]
18 giugno 2010 alle 10:43
[71]
"Io non c'entro".
[72]
Dal verbo entrare, usato in senso figurato; nella fattispecie si tratta di «entrarci, avere qualche attinenza con qlco.: io non c'entro; questi discorsi non c'entrano» (dal Sabatini-Coletti 2009, s.v. entrare).
[73]
Il dubbio tuttavia è abbastanza diffuso, se è vero che, a fronte delle circa 124.
[74]
000 occorrenze proposte da Google per la frase "io non c'entro", sono ben 29.
[75]
900 le ricorrenze di "io non centro" sul web.
[76]
Ma, come dire, non se la prenda con me, io non c'entro.
[77]
Rocco Luigi Nichil
[78]
giuliana scrive:
[79]
18 giugno 2010 alle 12:01
[80]
Buongiorno.
[81]
Libricino o libriccino?
[82]
io sono per la seconda.
[83]
grazie
[84]
giuliana portoghese
[85]
linguista scrive:
[86]
18 giugno 2010 alle 12:24
[87]
Usi senz'altro "libriccino", sebbene l'alternativa sia attualmente piuttosto diffusa, ammessa da alcuni vocabolari, confortata da qualche esempio antico (nella nostra tradizione letteraria, però, prevale di gran lunga "libriccino").
[88]
Massimo Arcangeli
[89]
eunice scrive:
[90]
18 giugno 2010 alle 15:51
[91]
Caro linguista, l'uso dei termini "colomba" e "piccione" c'entra con il colore degli uccelli, se bianco o grigio?
[92]
linguista scrive:
[93]
18 giugno 2010 alle 16:14
[94]
No, a rigore colombo’ e piccione’, almeno nell’uso comune, sono sostanzialmente sinonimi e si riferiscono allo stesso insieme di specie di uccelli molto simili tra loro, appartenenti alla famiglia dei Columbidi.
[95]
Se si può individuare una distinzione, questa si basa più sul sesso dell’animale che sul suo colore: comunemente, infatti, per designare l’esemplare femmina dell’uccello noto come piccione’ si impiega il sostantivo colomba’.
[96]
L’associazione della parola al colore bianco dell’uccello è dovuta a una serie di note influenze culturali e a famose immagini dell’iconografia cattolica (la colomba della pace che annuncia il termine del diluvio universale, la colomba che materializza lo Spirito Santo durante il battesimo del Cristo, per citare solo le più note), che associano l’animale all’idea del candore e della purezza efficacemente rappresentate dal bianco del piumaggio.
[97]
Marco Paciucci
[98]
elisa scrive:
[99]
18 giugno 2010 alle 16:53
[100]
Gentile linguista,

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