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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Il complemento dell'esempio che mi indica (se parliamo del sintagma "di case") è un complemento di specificazione in senso lato, fra limitazione e abbondanza (di solito, dalle varie grammatiche, trattata insieme alla privazione).
[2]
Massimo Arcangeli
[3]
pasquale scrive:
[4]
26 maggio 2010 alle 19:05
[5]
Ho sentito dire qualcuno "io questa cosa la rifletto" perché in questo caso il verbo riflettere (da intransitivo) sarebbe inteso come pensare (quindi transitivo)
[6]
Non credo sia corretto vero?
[7]
linguista scrive:
[8]
26 maggio 2010 alle 19:10
[9]
Non lo è.
[10]
Nel significato in questione il verbo "riflettere" è rigorosamente intransitivo.
[11]
Massimo Arcangeli
[12]
Sergio scrive:
[13]
27 maggio 2010 alle 13:58
[14]
Dicendo: " Mi manchi sempre più", l'avverbio "più" in tali situazioni, assume un valore comparativo? grazie
[15]
linguista scrive:
[16]
27 maggio 2010 alle 14:46
[17]
.
[18]
Siamo di fronte a un normale esempio di comparativo "organico" dell'avverbio "molto" (superlativo: "moltissimo").
[19]
Basterebbe d'altronde confrontare l'enunciato in questione con il suo equivalente "Mi manchi in misura sempre maggiore" ("maggiore" è infatti un altro comparativo organico, stavolta di "grande").
[20]
Massimo Arcangeli
[21]
PASQUALE scrive:
[22]
30 maggio 2010 alle 19:25
[23]
ho letto che telefonare può essere considerato verbo transitivo laddove per telefonare intendiamo "chiamare".
[24]
Può essere usata la stessa regola anche per il verbo riflettere inteso come pensare?
[25]
Es.: Questa cosa la rifletto?!
[26]
Grazie
[27]
linguista scrive:
[28]
30 maggio 2010 alle 19:48
[29]
No (ho già risposto il 26 maggio scorso).
[30]
Massimo Arcangeli
[31]
Claudio scrive:
[32]
30 maggio 2010 alle 21:27
[33]
Salve.
[34]
Non riesco a capire in modo chiaro cosa sia la metafora.
[35]
Nei vocabolari trovo spiegazioni un farraginose o poco convincenti come "similitudine sottintesa".
[36]
Metafora non significa semplicemente interpretazione non letterale di un termine?
[37]
Grazie
[38]
linguista scrive:
[39]
30 maggio 2010 alle 22:53
[40]
Sostanzialmente , perché la figura in questione sottintende un'interpretazione estesa o figurata di un determinato termine o di una determinata espressione.
[41]
Una metafora, a voler spiegare il fenomeno nel modo più semplice possibile, nasce dall'attribuzione "tacita" a una certa entità di un tratto semantico tipico di un'altra entità.
[42]
Prendiamo l'affermazione "Marco è una volpe" per 'Marco è furbo'.
[43]
La metafora scaturisce in questo caso dall'attribuzione a Marco di una nota caratteristica della volpe: la furbizia.
[44]
Il punto di partenza è il paragone "Marco è furbo come una volpe", rispetto al quale la metafora sopprime l'elemento di comparazione e l'analogia, alla maniera futurista ("Marco-volpe"), anche l'elemento verbale.
[45]
Massimo Arcangeli
[46]
francesca scrive:
[47]
30 maggio 2010 alle 22:55
[48]
mi può fare otto frasi con il complemento di limitazione con altri 2 complementi più l'analisi logica sia con in,di,a sia con le locuzioni? grazie
[49]
linguista scrive:
[50]
31 maggio 2010 alle 11:22
[51]
Giovanni è una persona debole di cuore; siete tutti bravi, a parole; suo figlio eccelle in matematica; per fare il prestigiatore bisogna essere svelti di mano; Iachini teme il Cesena: «Una squadra solida, molto forte in difesa e brava nelle ripartenze [...]» («La Gazzetta dello Sport», 23.3.2010); I 10 punti lasciati per strada dal governatore sono, a suo parere, «un dato clamoroso».
[52]
(«Il Corriere della Sera», 30.3.2010); quanto ad altruismo, lascia molto a desiderare (M. Dardano / M. Trifone, La nuova grammatica della lingua italiana, Zanichelli, Bologna 1997); La sua esperienza in ambito neurochirurgico è riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale.
[53]
Spero di aver soddisfatto la richiesta.
[54]
Francesco Bianco
[55]
Fausto Raso scrive:
[56]
4 giugno 2010 alle 13:39
[57]
Gentili linguisti,
[58]
il parchimetro o parcometro, come recitano i vocabolari, è uno strumento che misura la sosta di un veicolo in un parcheggio pubblico.
[59]
La sosta si misura, come indica il suffisso -metro?
[60]
A me sembra un termine mal coniato che andrebbe sostituito con cronoparco.
[61]
Il prefisso crono- indica, infatti, il tempo e il parcometro che, ripeto, è un obbrobrio linguistico, secondo i coniatori, stabilisce quanto tempo un veicolo può sostare in un parcheggio.
[62]
Sotto il profilo strettamente semantico non è cosí.
[63]
Concordate?
[64]
linguista scrive:
[65]
4 giugno 2010 alle 15:48
[66]
Gentile Raso,
[67]
in ultima analisi, non credo che il problema che lei solleva sia riconducibile a fatti di natura semantica, quanto piuttosto ad una questione di costume.
[68]
Se dal punto di vista formale, ciò che lei scrive è condivisibile (sebbene sia discutibile che non si possa "misurare" il tempo), dimentica tuttavia alcune importanti considerazioni extralinguistiche.
[69]
Si è chiesto per caso quanti milioni di utenti utilizzano ogni giorno questo (diabolico!) strumento?
[70]
E quanti, secondo lei, si sono mai fatti le sue stesse domande?
[71]
Pensi al titolo del romanzo Il pasto nudo di William Burroughs, suggerito all'autore da Jack Kerouac, e che allude, alla condizione esistenziale dell'uomo contemporaneo, incapace di fermarsi a guardare che cosa c’è veramente sulla punta della propria forchetta, come scrisse qualche anno fa Fernanda Pivano.
[72]
Tuttavia - e per fortuna - è proprio il parlante medio ad influire sull'uso linguistico, più di quanto non possano fare tante discussioni dei linguisti o certe scelte dirigistiche.
[73]
Del resto, lei non dice cocktail?
[74]
O preferisce forse dire arlecchino, come qualcuno suggeriva ormai molti anni fa?
[75]
Tornando al punto di partenza, le dirò, se lo trova corretto, usi pure il suo neologismo cronoparco, certamente ineccepibile dal punto di vista formativo; dopo di che, non le resterà che convincere le decine di milioni di italiani (e non) che utilizzano, fin dal 1942, il termine parcometro o parchimetro, di probabile ascendenza francese, e che, forse, deve la sua fortuna alla grande produttività del confisso (pre e suffissoide) -metro-, presente nel repertorio del GRADIT (260.709 lemmi) in ben 824 composti.
[76]
Da parte mia, non se ne faccia un cruccio, continuerò a usare (quando proprio non ne potrò fare a meno) il buon vecchio parchimetro.
[77]
Rocco Luigi Nichil
[78]
Claudio scrive:
[79]
5 giugno 2010 alle 12:01
[80]
Salve.
[81]
In un vocabolario ho trovato questa definizione di neologismo:"parola o costrutto introdotto di recente nella lingua, oppure nuova accezione assunta da una parola già esistente".
[82]
Non capisco cosa significa in questo caso il termine "costrutto",forse si riferisce al significato di una parola?
[83]
Grazie
[84]
linguista scrive:
[85]
5 giugno 2010 alle 13:58
[86]
Un costrutto (in questo caso sinonimo di "locuzione", "espressione", "sintagma", ecc.) è un'unità lessicale di ordine superiore alla parola, che comporti cioè la presenza di una - anche minima o elementare - costruzione (sintattica): per esempio "ferro da stiro", "politicamente corretto" o "soffrire le pene dell'inferno".
[87]
Massimo Arcangeli
[88]
Claudio scrive:
[89]
5 giugno 2010 alle 22:12
[90]
E quindi,rifacendomi al quesito sui costrutti,ogni nuovo titolo di un libro,di una tesi,di un programma televisivo,di un disco,se è formato da due o più parole è un nuovo costrutto e quindi un neologismo?
[91]
linguista scrive:
[92]
5 giugno 2010 alle 23:53
[93]
Ovviamente no.
[94]
Perché si abbia a che fare con un costrutto bisogna che questo si sia fissato nella lingua, che sia recepito dai vocabolari.
[95]
"L'eleganza del riccio" o "Le perfezioni provvisorie", per citare due titoli di libri recenti, non contengono costrutti: "eleganza del riccio" o "perfezione provvisoria", in un qualunque vocabolario dell'uso corrente, non li troviamo.
[96]
Massimo Arcangeli
[97]
Perini Flavia scrive:
[98]
6 giugno 2010 alle 22:12
[99]
Buongiorno.
[100]
L'esercizio in questione chiede di completare coniugando i verbi tra parentesi al modo condizionale: "Io ............. (volere) che le giornate fossero più lunghe per giocare all'aperto".

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