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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
16 aprile 2010 alle 08:12
[2]
E' corretto dire " ho dimagrito" oppure è giusta solo la coniugazione col verbo essere " sono dimagrito"?
[3]
linguista scrive:
[4]
16 aprile 2010 alle 11:47
[5]
Come verbo intransitivo che individua un cambiamento di stato riferito al soggetto, il verbo dimagrire impiega nei tempi composti l'ausiliare essere (in modo analogo a invecchiare, ingrassare ecc.).
[6]
A livello normativo, l'uso dell'ausiliare avere (in frasi come "ho dimagrito") non è contemplato.
[7]
Talvolta, ma di rado, dimagrire è usato transitivamente ("Gli anni e le sofferenze lo hanno dimagrito"); in questo caso si deve ricorrere all'ausiliare avere.
[8]
Elisa De Roberto
[9]
Enzo scrive:
[10]
16 aprile 2010 alle 13:14
[11]
leggo sull'ultimo numero de "L'Espresso" (n.16 del 22 aprile 2010), a pag.
[12]
104, il titolone "Disegnamo il mondo".
[13]
Ma non si scrive "disegniamo", con la "i"?
[14]
"Sogniamo, disegniamo ecc."
[15]
linguista scrive:
[16]
16 aprile 2010 alle 13:47
[17]
Sarebbe meglio mantenere la i, che del resto appartiene alla desinenza della prima persona plurale -iamo (nell'indicativo presente, nel congiuntivo presente e nell'imperativo).
[18]
L'argomento è stato già trattato da Rocco Luigi Nichil in un intervento del 09/02/2010 e, in precedenza (03/08/2009), da Massimo Arcangeli.
[19]
Secondo alcuni le forme senza i, in presenza del nesso gn, andrebbero ugualmente accettate.
[20]
Tuttavia occorre ricordare che un'oscillazione analoga si produce nella seconda persona plurale del congiuntivo presente (che voi sogniate).
[21]
In tale contesto la presenza della i permette di distinguere la seconda persona del congiuntivo presente (che voi disegniate) dalla seconda persona plurale dell'indicativo presente (voi disegnate).
[22]
Insomma, ci sono buoni motivi per raccomandare, come Lei osserva, il mantenimento della i quando essa appartiene alla desinenza del verbo: il mondo, quindi, disegniamolo.
[23]
Elisa De Roberto
[24]
Elisa Congiu scrive:
[25]
17 aprile 2010 alle 08:40
[26]
Mi sento veramente impotente di fronte ad una classe di scuola media con tante difficoltà linguistiche, non riesco a far "passare" il modo in cui distinguere il participio usato come aggettivo da quello usato con valore di verbo... mi appello a voi
[27]
linguista scrive:
[28]
17 aprile 2010 alle 11:41
[29]
Per rispondere alla sua domanda bisognerebbe scrivere almeno un trattatello sull'argomento.
[30]
Un consiglio che mi sentirei di darle è quello di far lavorare molto i suoi allievi sui possibili contesti di realizzazione delle diverse forme.
[31]
Un primo passo potrebbe essere rappresentato da una riflessione, per esempio, sulla differenza che intercorre fra due enunciati come "Abbandonato ogni indugio, partì" e "Sono sempre più numerosi i bambini abbandonati"; gli studenti ne ricaverebbero la nozione che un participio verbale (con il valore di una proposizione implicita di natura temporale, causale, concessiva, ecc.) può stare da solo e un participio aggettivale (con il valore di una proposizione relativa; nel nostro secondo esempio "bambini abbandonati" è espressione ellittica per "bambini che sono stati abbandonati") invece no.
[32]
Il passo successivo potrebbe essere rappresentato dal confronto fra enunciati come "Mario è una persona esigente" e "Mario è una persona esigente rispetto" o "Non sono poi più andato" e "Il televisore è ormai andato".
[33]
Qui si ricaverebbe un'altra utile nozione: il participio aggettivale ha un'autonomia semantico-sintattica che quello verbale non possiede.
[34]
Tale autonomia è garantita da almeno due fatti: 1) il participio aggettivale non ha bisogno di essere integrato da un complemento (la sua funzione essendo semplicemente quella di determinare un nome); 2) il participio aggettivale mostra di essersi specializzato in uno (eventualmente anche più d'uno, ma non tutti) dei possibili significati del verbo di riferimento o di averne sviluppati di propri ("andato", nell'ultimo esempio, vuole evidentemente dire 'rotto', ma il verbo "andare" non contempla il significato di 'rompersi').
[35]
Il confine fra le due categorie, comunque, non è sempre netto; gli antichi grammatici, chiamando così il "participio", lo avevano perfettamente compreso.
[36]
Massimo Arcangeli
[37]
Giò scrive:
[38]
17 aprile 2010 alle 19:16
[39]
Buonasera, Signori.
[40]
Si dice "essiccatore" o "essicatore"?
[41]
Sul web ho trovato le due forme.
[42]
Grazie
[43]
linguista scrive:
[44]
17 aprile 2010 alle 21:22
[45]
Si dice (e, naturalmente, si scrive) "essiccatore".
[46]
Massimo Arcangeli
[47]
luca scrive:
[48]
17 aprile 2010 alle 21:30
[49]
Che tipo di proposizione si può ritenere " che tempo che fa", è ellitica del soggetto? quindi è una oggettiva? oppure "che tempo" è il soggetto?
[50]
linguista scrive:
[51]
17 aprile 2010 alle 21:47
[52]
"Che tempo fa!" è un enunciato esclamativo nel quale il verbo "fare" è usato impersonalmente (come in "Oggi fa molto caldo", "Stanotte ha fatto un freddo cane", ecc.).
[53]
"Che tempo che fa!" è semplicemente la sua variante "espressiva", di registro più familiare (cfr. "Che gentile che sei!", "Che brutto momento che è il nostro!, ecc.).
[54]
Massimo Arcangeli
[55]
luca scrive:
[56]
18 aprile 2010 alle 17:53
[57]
Riguardo i sintagmi nominali, quale è la differenza tra: "determinati"; "indeterminati specifici" e "indeterminati non specifici"?
[58]
linguista scrive:
[59]
18 aprile 2010 alle 20:28
[60]
Semplifico all'osso.
[61]
Un sintagma nominale determinato è introdotto da un articolo determinativo.
[62]
Un sintagma nominale indeterminato specifico è introdotto da un articolo indeterminativo che fa riferimento a una sola entità, e non è perciò sostituibile con "qualche" (cfr. "Non rimarrò qui un minuto di più" vs. *"Non rimarrò qui qualche minuto di più").
[63]
Un sintagma nominale indeterminato non specifico (o generico) è introdotto da un articolo indeterminativo che fa riferimento a una o più entità, ed è perciò sostituibile con "qualche" (cfr. "Hai un amico fidato a cui chiedere?" vs. "Hai qualche amico fidato a cui chiedere?").
[64]
Massimo Arcangeli
[65]
ludovica scrive:
[66]
19 aprile 2010 alle 15:12
[67]
Qual è la forma corretta: "Non è potuto venire" oppure "non ha potuto venire" ?
[68]
linguista scrive:
[69]
19 aprile 2010 alle 15:25
[70]
Come ausiliare di un verbo servile che regga un verbo intransitivo può adoperarsi tanto essere (più corretto) quanto avere, sempre più diffuso.
[71]
Questo anche perché il verbo servile usato da solo vuole avere e tende a imporre questa scelta anche nel caso in cui regga un infinito: Ha cercato di venire, ma non ha potuto ?
[72]
Non ha potuto venire (oltre che Non è potuto venire).
[73]
Inoltre l’uso di avere elimina l’onere dell’accordo: Marta non ha potuto venire, invece di Marta non è potuta venire.
[74]
In conclusione entrambe le forme sono accettabili, ma la soluzione con "essere" è preferibile.
[75]
Marcello Ravesi
[76]
ludovica scrive:
[77]
19 aprile 2010 alle 15:29
[78]
"e-mail" è maschile o femminile?
[79]
linguista scrive:
[80]
19 aprile 2010 alle 15:31
[81]
In italiano, il sostantivo "e-mail" si trova usato sia al maschile sia al femminile.
[82]
Personalmente lo preferisco al femminile.
[83]
Marcello Ravesi
[84]
Rossella scrive:
[85]
19 aprile 2010 alle 20:45
[86]
Qual è la forma corretta per scrivere la parola boiler/boyler, e qual è il suo plurale, oppure è un nome invariabile?
[87]
linguista scrive:
[88]
19 aprile 2010 alle 23:54
[89]
Boiler.
[90]
Qualche dizionario riporta il plurale sigmatico boilers, ma è preferibile la forma invariabile.
[91]
Francesco Bianco
[92]
alessia scrive:
[93]
20 aprile 2010 alle 14:10
[94]
parlando di un abbonamento a un programma del pc un amico ha usato questa frase: 'volevo vedere se si rinnovasse'.
[95]
A me suona malissimo, quale è la forma corretta? grazie
[96]
linguista scrive:
[97]
20 aprile 2010 alle 17:07
[98]
Non è un caso che le suoni male.
[99]
Il modo deputato a esprimere la nozione di posteriorità rispetto a un punto collocato nel passato non è il congiuntivo ma il condizionale (volevo vedere [prima] se si sarebbe rinnovato [dopo]).
[100]
Alessandro Aresti

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