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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
In una frase di questo tipo:" é la città che preferisco", il soggetto è sottinteso e "che preferisco" ha funzione di complemento oggetto?
[2]
linguista scrive:
[3]
27 marzo 2010 alle 09:01
[4]
Il "che" è ovviamente un pronome relativo con valore di oggetto diretto; "preferisco" è invece il predicato verbale dell'enunciato introdotto dal medesimo relativo e, per l'appunto, non esprimente il soggetto ("io").
[5]
Massimo Arcangeli
[6]
Francesco scrive:
[7]
27 marzo 2010 alle 09:10
[8]
Gentili Professori,
[9]
la mia domanda è dettata dal dubbio del confronto con la lingua francese e con il linguaggio arcaico di qualche libro in lingua italiana: è più corretto dire "le rose che ho comprate" o "le rose che ho comprato" ?
[10]
Grazie per la cortese disponibilità.
[11]
Distinti saluti
[12]
linguista scrive:
[13]
27 marzo 2010 alle 10:12
[14]
"Le rose che ho comprato".
[15]
Massimo Arcangeli
[16]
sergio scrive:
[17]
27 marzo 2010 alle 18:16
[18]
Non userei queste forme verbali, ma è giusto dire: "Si sono bisticciati, si sono divorziati, etc.." è accettabile?
[19]
linguista scrive:
[20]
27 marzo 2010 alle 20:54
[21]
Quelle che segnala sono forme piuttosto diffuse nel parlato di tono familiare (e, ahimè, anche in certa prosa) ma, ovviamente, non le userei nemmeno io.
[22]
"Bisticciare" e "divorziare" esigono l'ausiliare "avere"; nel caso di "divorziarsi" sarà da tenere in conto l'influenza di "separarsi" (da "si sono separati" a "si sono divorziati" il passo è breve).
[23]
Massimo Arcangeli
[24]
Mauro scrive:
[25]
28 marzo 2010 alle 22:41
[26]
Su un capitello rinascimentale ho letto, incisa con caratteri bastoncino (romano)la parola "ETVLTO" Esiste tale parole e se si cosa essa vuol dire?
[27]
Grazie.
[28]
linguista scrive:
[29]
28 marzo 2010 alle 23:56
[30]
Sono in realtà due parole (la scrittura continua, priva di spazi bianchi, è assai frequente nell'arte lapidaria): "et ulto".
[31]
L'espressione, immaginandola calata in un contesto italiano, significherebbe quindi "e vendicato".
[32]
Massimo Arcangeli
[33]
Luca scrive:
[34]
30 marzo 2010 alle 08:58
[35]
Una domanda sul soggetto che dovrebbe essere quello che compie l'azione oppure chi la subisce col complemento d'agente.
[36]
Ma nel caso dicessi: "Ci piace la torta" oppure " "A te piace il sale", quali sono i due soggetti delle frasi? Utilizzando il verbo "piacere" o altri simili,si potrebbe fare confusione?
[37]
Un'altra domanda: se scrivo " Mario è scoppiato a ridere", "a ridere" che tipo di complemento può definirsi?
[38]
Vi ringrazio anticipatamente, col vostro servizio riuscite a rendere la grammatica italiana molto attuale e funzionale alle diverse esigenze.
[39]
linguista scrive:
[40]
30 marzo 2010 alle 10:00
[41]
1) Il verbo piacere, come si può arguire dai due esempi, richiede una costruzione particolare: a qualcuno (compl. di termine) piace (predicato) qualcosa (soggetto).
[42]
Attenzione però: il soggetto grammaticale (la torta / il sale) è altra cosa dal soggetto logico (noi / tu), suggerito in entrambi i casi dai pronomi.
[43]
2) In questo secondo esempio, analizzerei il segmento "è scoppiato a ridere" come il predicato; scoppiare a è interpretabile infatti come verbo fraseologico.
[44]
I verbi fraseologici di norma segnalano, in unione con un altro verbo di modo indefinito (infinito o gerundio), un particolare aspetto dell'azione.
[45]
Nel nostro caso scoppiare a - che in italiano in unione con ridere è senza dubbio una forma cristallizzata - indica l'inizio dell'azione del ridere in maniera improvvisa e quasi violenta.
[46]
Alessandro Aresti
[47]
Sergio scrive:
[48]
31 marzo 2010 alle 21:04
[49]
Ho un dubbio sulle diverse possibilità del comparativo che non vengono elencate nelle grammatiche.
[50]
Infatti nelle grammatiche, ritroviamo scritto che il comparativo si forma con l'avverbio (più, meno, quanto, come) e serve ad intensificare una qualità aggettivale, ma se una frase possiede come aggettivo ad es.
[51]
"più" e non come avverbio, il sintagma che otteniamo, ad es: " Ci vuole più denaro" oppure " Ho impiegato più tempo", si può ritenere ugualmente un comparativo?
[52]
linguista scrive:
[53]
31 marzo 2010 alle 22:48
[54]
In casi del genere, nei quali "più" e "meno" svolgono per l'appunto mansioni aggettivali, siamo effettivamente di fronte a enunciati comparativi, ellittici del secondo termine: e anche quando diciamo "ci vuole più denaro per portare a termine l'affare" presupponiamo che si intenda "ci vuole più denaro [di quello stanziato, di quello di cui disponiamo, ecc.]...".
[55]
Massimo Arcangeli
[56]
Valerio scrive:
[57]
1 aprile 2010 alle 22:01
[58]
Esempio: "Per carità, non che lui sia disonesto, ma nella situazione in cui versa potrebbe non pagare le bollette."
[59]
Che tipo di proposizione è "non che lui sia disonesto?"
[60]
Valerio
[61]
linguista scrive:
[62]
1 aprile 2010 alle 22:14
[63]
Si tratta di una soggettiva; "non che" è espressione ellittica per "non è che".
[64]
Massimo Arcangeli
[65]
claudia scrive:
[66]
2 aprile 2010 alle 10:34
[67]
Ho letto su un articolo di Repubblica "Un monologo ad alzo zero".
[68]
Che vuol dire?
[69]
Grazie
[70]
linguista scrive:
[71]
2 aprile 2010 alle 16:49
[72]
Si tratta dell’uso metaforico di un’espressione tecnica, appartenente al lessico militare e più precisamente alla balistica delle armi da fuoco.
[73]
In questo campo viene chiamato alzo l’angolo di inclinazione di un’arma da fuoco (di solito un cannone) rispetto al terreno o comunque a un piano orizzontale, misurato in gradi; visto che la traiettoria di un proiettile non è retta, ma sempre parabolica, più il bersaglio è distante dal cannone, maggiore dovrà essere l’angolo di inclinazione dell’arma per colpirlo, fino a un massimo di 45°.
[74]
Un’arma che spara con alzo pari a zero gradi, quindi, sta mirando a un bersaglio vicinissimo, praticamente a bruciapelo, con pochissime possibilità di sbagliare il colpo.
[75]
In questo senso, il suo monologo ad alzo zero vuole probabilmente presentarsi come un discorso molto duro e pungente, che si propone di colpire duramente e senza giri di parole una persona, un atteggiamento o una situazione.
[76]
L’espressione parafrasa proprio le locuzioni sparare ad alzo zero o semplicemente sparare a zero, che hanno un significato simile nella lingua di tutti i giorni.
[77]
Marco Paciucci
[78]
Maria Pia C. scrive:
[79]
4 aprile 2010 alle 19:43
[80]
E' corretto usare l'imperfetto congiuntivo come esortativo anche nel presente?
[81]
Esempio: "Se non sono d'accordo, che lo dicessero subito!" oppure " Andasse subito, invece di aspettare".
[82]
A me sembra decisamente scorretto, ma lo sento usare molto spesso.
[83]
Andrebbe meglio il congiuntivo presente?
[84]
linguista scrive:
[85]
4 aprile 2010 alle 21:47
[86]
In esempi del genere il costrutto più corretto è quello con il congiuntivo presente ("Che lo dicano se non sono d'accordo", "Vada invece di aspettare", "Che tenti pure se ne è capace", "Faccia quel che vuole", ecc.).
[87]
Il costrutto con il congiuntivo imperfetto, di marca inequivocabilmente centro-meridionale, è tuttavia accettabile nel parlato, nel quale è ormai diffusissimo.
[88]
Si noti comunque la differenza tra "Mi faccia trovare la stanza pulita se vuole che io vada a starci" e "Gianni pulisca la stanza se vuole che io vada a starci" da una parte e "La stanza sia pulita se vuole che io vada a starci" dall'altra: nel primo e nel secondo caso il congiuntivo imperfetto potrebbe subentrare ("Mi facesse trovare la stanza pulita se vuole che io vada a starci"; "Gianni pulisse la stanza se vuole che io vada a starci"), nel terzo assolutamente no; viene qui infatti meno la presenza nella reggente del soggetto grammaticale - implicito o esplicito - in condizione di compiere oppure no quella certa azione.
[89]
Massimo Arcangeli
[90]
condor scrive:
[91]
8 aprile 2010 alle 20:02
[92]
Un curiosità, esiste una parola che contenga in tutti e tre i fonemi più rari dell'italiano: GL, GN e SCI?
[93]
linguista scrive:
[94]
8 aprile 2010 alle 22:14
[95]
Ce ne sono molte, ovviamente, che ne contengono due ("taglialegna", "scilinguagnolo", "bagnasciuga", ecc.), ma una parola dell'italiano corrente che li contempli tutti e tre non mi viene al momento in mente.
[96]
Lancio la sfida ai lettori e ne propongo intanto scherzosamente una: "scioglilinguagnosìa" (sul modello di "farmacognosìa"); sarebbe la conoscenza degli scioglilingua, al livello più profondo della conoscenza dei loro meccanismi.
[97]
Sul modello di "rivendùgliolo", se vogliamo giocare invece a inventare parole che prevedono la presenza di due dei tre suoni con raddoppiamento dell'uno o dell'altro si potrebbe coniare "scioglilinguàgliolo (sul modello di "rivendùgliolo", il rivenditore di minutaglia); sarebbe la persona che escogita (o fa uso di) sciogliliingua estremamente banali o di bassa lega.
[98]
Massimo Arcangeli
[99]
luca scrive:
[100]
9 aprile 2010 alle 16:06

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