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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
19 marzo 2010 alle 08:19
[2]
grazie per le utili indicazioni a presto e complimenti per forum
[3]
Luca scrive:
[4]
19 marzo 2010 alle 11:52
[5]
Leggevo un articolo sul superlativo relativo, dove viene citato un esempio:"Giorgio mi ha aiutato più di tutti"; continua affermando che:
[6]
"di tutti" è diventato una specie di marca del superlativo rispetto al comparativo e non ha più la funzione di complemento di relazione.
[7]
Secondo voi è giusto ritenerlo superlativo o rimane una forma di comparativo?
[8]
linguista scrive:
[9]
19 marzo 2010 alle 13:33
[10]
Nella frase che Lei cita il sintagma "di tutti" è un secondo termine di paragone.
[11]
Non impiego la denominazione di "complemento di relazione" perché può ingenerare equivoci: nella grammatica tradizionale con tale espressione si indicano strutture di tipo diverso.
[12]
Nell'esempio il secondo termine di paragone dipende dall'avverbio più (comparativo di molto).
[13]
Ciò che è oggetto di confronto è l'azione espressa dal verbo, che si afferma essere superiore rispetto a quella esercitata dalla totalità dei termini di riferimento.
[14]
Siamo quindi in presenza di un superlativo relativo.
[15]
Elisa De Roberto
[16]
Luca scrive:
[17]
19 marzo 2010 alle 16:00
[18]
Grazie per la risposta.
[19]
Quindi, se scrivo: "Maria è più brava di voi tre", abbiamo comunque un superlativo relativo perchè il confronto è superiore a due persone?
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Oltretutto, si può scrivere sia " Maria è più brava di voi tre" ma anche "Maria è la più brava di voi tre"?
[21]
linguista scrive:
[22]
19 marzo 2010 alle 16:24
[23]
"Maria è più brava di voi tre" è un comparativo di maggioranza, mentre "Maria è la più brava di voi tre" è un superlativo relativo.
[24]
Nel primo caso si instaura un confronto tra Maria da una parte e voi tre (tra i quali Maria non è compresa) dall'altra.
[25]
Nel secondo caso Maria fa parte del gruppo "voi tre" e si mette in evidenza la sua superiorità sugli altri due del gruppo.
[26]
Fabio Ruggiano
[27]
giulia scrive:
[28]
19 marzo 2010 alle 16:33
[29]
Vorrei sapere se il plurale di "ausilio" è "ausili" o "ausilii".
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Potrebbe inoltre dirmi perchè si suol dire "mi fa un baffo".
[31]
Grazie Giulia.
[32]
linguista scrive:
[33]
19 marzo 2010 alle 16:57
[34]
Di norma, i nomi maschili in –io con i’ atona (cioè priva di accento) possono presentare un plurale in –ii soltanto nel caso in cui ci sia il rischio di confondere due parole omografe (cioè scritte nello stesso modo), ma di significato diverso, per esempio osservatori’ plurale di osservatore’ e osservatorii’ plurale di osservatorio’.
[35]
Nel caso di ausilio’, non essendoci questo rischio, il plurale si formerà quindi regolarmente con una sola i’ (ausili’), tanto più che ormai da tempo è molto diffusa la tendenza a mantenere l’uscita con una sola i’ anche nei plurali di parole come osservatorio’ (osservatori’ e non osservatorii’), omicidio’ (omicidi’ e non omicidii’), arbitrio’ (arbìtri’ e non arbitrii’) e così via.
[36]
La grafia ausilii’, che pure è possibile incontrare a volte in documenti di tipo burocratico-amministrativo, può essere considerata un calco latineggiante sul modello del latino auxilii’, plurale regolare di auxilium’, ma personalmente la eviterei.
[37]
L’espressione colloquiale di registro medio-basso fare un baffo’ è una locuzione di sapore ironico affermatasi sui giornali umoristici verso la fine del ventennio fascista con il significato, tutt’ora conservato, di infischiarsene, ostentare sicurezza davanti a una minaccia’; si basa sull’impiego di un’immagine espressiva legata a una piccola quantità o a un’entità dall’importanza trascurabile (baffo’, appunto), simile ad altre impiegate in espressioni simili, spesso di livello basso o familiare, come non importare un fico’ e altre.
[38]
Non mi risulta che la genesi dell'espressione sia legata a una vicenda particolare.
[39]
Marco Paciucci
[40]
andrea scrive:
[41]
20 marzo 2010 alle 20:30
[42]
Oltre a "le urla" e "le grida" esistono anche "le strilla"?
[43]
linguista scrive:
[44]
20 marzo 2010 alle 22:49
[45]
Non è un'alternativa al plurale maschile ("gli strilli") grammaticalmente corretta, per quanto la si trovi non di rado adoperata, e non ha per giunta alcun sostegno dalla tradizione.
[46]
Massimo Arcangeli
[47]
Luca scrive:
[48]
22 marzo 2010 alle 19:09
[49]
Scusatemi riguardo ai miei dubbi sul superlativo e il comparativo.
[50]
In queste due frasi, quale è la differenza di fondo?
[51]
Se scrivo: "Marco è più veloce dei colleghi" (dovrebbe essere comparativo); se scrivo: " Marco è il più veloce dei colleghi"(dovrebbe essere superlativo relativo).
[52]
Ma se ricordo dico bene, quando il confronto supera i due termini, dovrebbe essere superlativo(quindi anche il primo caso).
[53]
Oppure la differenza la fa la formula (l'articolo più l'avverbio per il comparativo).
[54]
linguista scrive:
[55]
22 marzo 2010 alle 19:31
[56]
Abbiamo affrontato più volte la questione.
[57]
Nel primo caso siamo di fronte a un comparativo, nel secondo a un superlativo relativo (il riferimento è all'intera classe dei "colleghi" di Marco); è proprio l'articolo a fare la differenza.
[58]
Massimo Arcangeli
[59]
Alighiero scrive:
[60]
25 marzo 2010 alle 16:48
[61]
Gentili Professori,
[62]
Vi scrivo per chiederVi di aiutarmi a risolvere un dubbio che mi attenaglia da molto tempo: è meglio dire "sono dovuto partire proprio" oppure "ho dovuto partire proprio"?
[63]
Lo so che le grammatiche moderne dicono che possono andare bene tutte e due le forme, però, secondo voi, quale è più corretta per le persone come me che cercano di usare l'italiano più fornito possibile?
[64]
Grazie e cordiali saluti.
[65]
linguista scrive:
[66]
25 marzo 2010 alle 18:31
[67]
In casi del genere l'italiano normativo propende senz'altro per "sono dovuto partire..." (diciamo infatti "sono partito").
[68]
Attenzione, però, al caso in cui il verbo all'infinito sia "essere": "ho dovuto essere" e non "sono dovuto essere".
[69]
Massimo Arcangeli
[70]
Sergio scrive:
[71]
25 marzo 2010 alle 18:35
[72]
Nei complementi di luogo, è giusto dire:" Sto andando vicino Cagliari" oppure " Sto andando vicino a Cagliari"?
[73]
Si può fare a meno della preposizione? grazie.
[74]
linguista scrive:
[75]
25 marzo 2010 alle 18:40
[76]
Più corretta la soluzione "vicino a".
[77]
L'alternativa, molto frequente nel parlato, andrebbe evitata nello scritto formale.
[78]
Massimo Arcangeli
[79]
claudia scrive:
[80]
26 marzo 2010 alle 11:39
[81]
Si dice "ci sono tanti bambini quanto l'anno scorso" o "ci sono tanti bambini quanti l'anno scorso"?
[82]
Grazie
[83]
linguista scrive:
[84]
26 marzo 2010 alle 12:16
[85]
La frase corretta è la seconda "ci sono tanti bambini quanti l'anno scorso".
[86]
La comparazione di uguaglianza verte sul nome, che è modificato dall'aggettivo tanto.
[87]
Il secondo termine della comparazione (quanto) deve essere accordato in genere e in numero con il nome che rappresenta il primo termine di comparazione.
[88]
Si dice dunque: Ha avuto tanti regali quanti sua sorella.
[89]
Se invece la comparazione verte su un aggettivo, tanto svolge il ruolo di avverbio e quanto non si accorda: Maria è tanto bella quanto simpatica.
[90]
Elisa De Roberto
[91]
luca scrive:
[92]
27 marzo 2010 alle 08:06
[93]
Si possono definire locuzioni avverbiali, sintagmi del tipo: "come sempre, come minimo, etc...? Credo che a tutti gli effetti svolgano funzione avverbiale.
[94]
linguista scrive:
[95]
27 marzo 2010 alle 08:30
[96]
"Come minimo" è effettivamente una locuzione avverbiale (equivale ad "almeno"); "come sempre" è invece un complemento di paragone.
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Massimo Arcangeli
[98]
luca scrive:
[99]
27 marzo 2010 alle 08:53
[100]
Mi collego alla domanda di prima anche se è diverso l'argomento.

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