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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Sapreste dirmi cos'è il "subordinante generico" o "che polivante" di cui ho sentito parlare all'università?
[2]
linguista scrive:
[3]
3 giugno 2009 alle 15:24
[4]
Il "che" polivalente, specialmente in certi usi, è un tratto sintattico tipico del parlato e dello scritto poco sorvegliato (per es. dei semicolti).
[5]
Può avere diverse funzioni e sostituire altrettante congiunzioni più nettamente finali, consecutive, causali o temporali.
[6]
Si tratta di un fenomeno molto diffuso nell’italiano contemporaneo; pensi al celebre verso di Vasco Rossi: "voglio una vita che non è mai tardi" o al titolo di un film di Verdone ("Maledetto il giorno che ti ho incontrato").
[7]
Debora de Fazio
[8]
teo scrive:
[9]
4 giugno 2009 alle 14:32
[10]
"arredata" è solo participio o può essere considerato anche come aggettivo?
[11]
linguista scrive:
[12]
4 giugno 2009 alle 14:46
[13]
Come accade in generale per tutti i participi passati, può essere impiegato anche come aggettivo ("la casa contiene tre stanze arredate"), a seconda dei contesti d'uso.
[14]
Più precisamente, anche quando si presenta da solo, cioè nei casi in cui non vi sia unione con un ausiliare nella formazione di un tempo verbale composto ("la villa sarà arredata con mobili d'epoca") va considerato participio (quindi con funzione pienamente verbale) quando costituisce il predicato di una subordinata implicita, spesso in presenza di complementi di diverso tipo ("arredata con intelligenza, la stanza di Giulio sembrava molto più grande" = "dopo essere stata arredata con intelligenza..."), oppure, in particolare, di una frase relativa ("la stanza arredata da Giulio sembra molto più grande" = "la stanza che è stata arredata da Giulio...").
[15]
Marco Paciucci
[16]
teo scrive:
[17]
4 giugno 2009 alle 15:56
[18]
ne approfitto ancora. si sente sempre più spesso la frase "qual è la problematica" invece di "qual è il problema". è corretto o è una distorsione?
[19]
linguista scrive:
[20]
4 giugno 2009 alle 16:36
[21]
A rigore, nonostante sempre più spesso si tenda a utilizzarli come sinonimi anche in contesti di istruzione medio-elevata, i significati dei due sostantivi non sono perfettamente sovrapponibli.
[22]
Mentre infatti "problema" indica, nel linguaggio comune, una singola questione o difficoltà relativa a una specifica situazione, "problematica" è un nome dalla semantica collettiva, che si riferisce a un insieme di problemi riguardanti lo stesso argomento ("la problematica ambientale", cioè l'insieme delle questioni che interessano la salvaguardia dell'ecosistema), oppure, e in questo caso la parola assume un significato tecnico ben preciso, al modo con il quale una disciplina o una scienza o un pensatore affrontano le proprie questioni ("la problematica strutturalista").
[23]
La sovrapposizione di "problematica" a "problema" e l'estensione dell'impiego della prima anche da parte di persone di media cultura è probabilmente dovuto, tra le altre cose, alla percezione sociolinguistica "alta" della parola; in altri termini, viene spesso avvertita erroneamente come una variante più colta del semplice "problema".
[24]
Marco Paciucci
[25]
Fabrizio scrive:
[26]
4 giugno 2009 alle 19:11
[27]
Mi chiedo quale sia la sua opinione sull'uso dell'accento grave su vocali chiuse (i,u) che per logica invece dovrebbero prendere l'accento acuto.
[28]
Esempi: colpì, più, etc...
[29]
linguista scrive:
[30]
4 giugno 2009 alle 22:18
[31]
Esiste la consuetudine di usare sempre l'accento grave per per le parole tronche la cui vocale finale non preveda gradi diversi di apertura (esempi: "città", "colpì", "più"): è l'accentazione tradizionale che risale a modelli antichi.
[32]
La possibilità di accentare le vocali finali delle parole tronche distinguendo tra aperte ("città") e chiuse ("piú", "colpí") è contemplata, ed è evidentemente più precisa, ma non è la più diffusa.
[33]
Claudia Bussolino
[34]
Fabrizio scrive:
[35]
4 giugno 2009 alle 22:40
[36]
E' da un po' di tempo che seguo le trasmissioni di motociclismo e automobilismo con apprensione.
[37]
Trasalgo ogni volta che il commentatore di turno cita "gli pneumatici".
[38]
Sono fiorentino di nascita e ricordo bene il maestro che assolutamente negava l'uso di "gli" quando precedeva una consonante.
[39]
E' cambiato qualcosa?
[40]
Fabrizio scrive:
[41]
4 giugno 2009 alle 22:41
[42]
Vorrei correggere il mio precedente post.
[43]
"Gli" e' corretto se viene seguito da una parola iniziante con "gn" (gli gnomi), ma nel caso di "gli pneumatici" ...
[44]
linguista scrive:
[45]
4 giugno 2009 alle 22:59
[46]
"Gli" è previsto davanti a "gn-" e, per esempio, a vari altri gruppi consonantici particolarmente "ostici" per un parlante italiano: come "pn" (e ancora "ps-" e "x-").
[47]
Il tipo "gli pneumatici" è quindi corretto; è però soluzione assai meno usata di quella alternativa ("i pneumatici").
[48]
Claudia Bussolino
[49]
Kiopy scrive:
[50]
4 giugno 2009 alle 23:00
[51]
Mi permetto di intervenire sull'uso dell'articolo determinativo maschile.
[52]
In realtà LO (e quindi il plurale GLI) si usa davanti alle vocali e alle consonanti x,y e z oltre ai gruppi -pn,gn e -ps e a s seguita da consonante (LO studente ma IL somaro).
[53]
Quindi LO pneumatico, LO pneumologo, etc.
[54]
linguista scrive:
[55]
4 giugno 2009 alle 23:01
[56]
Naturalmente.
[57]
Aggiungo che la "y" in "yoghurt" è una semiconsonante, come la "i" in "iodio" (due grafemi diversi a indicare lo stesso fonema); quindi: "lo yoghurt" e "lo iodio".
[58]
Claudia Bussolino
[59]
Simone Biondi scrive:
[60]
4 giugno 2009 alle 23:03
[61]
Approfitto anch'io della Sua cortesia e Le chiedo qual è il participio passato del verbo soccombere.
[62]
La ringrazio.
[63]
linguista scrive:
[64]
4 giugno 2009 alle 23:13
[65]
"Soccombuto" è senz'altro raro, ma attestato.
[66]
Un'alternativa possibile è quella di cercare forme perifrastiche: non "ha soccombuto", per esempio, ma "è dovuto soccombere".
[67]
Claudia Bussolino
[68]
MARCOAUGUSTO scrive:
[69]
4 giugno 2009 alle 23:55
[70]
Grasse risate.
[71]
Un amico ha cercato di convincermi ad accettare anche 'crasse'risate...Senza successo.Lei cosa ne pensa?
[72]
Cordialmente.
[73]
linguista scrive:
[74]
5 giugno 2009 alle 00:08
[75]
L'aggettivo "crasso" ha, tra le sue accezioni, quella di 'volgare, grossolano', la stessa che vanta anche "grasso".
[76]
"Grasse risate" e "crasse risate" sono perciò accettabili entrambi.
[77]
Claudia Bussolino
[78]
nillson scrive:
[79]
5 giugno 2009 alle 00:40
[80]
Gentile Linguista,
[81]
è corretto dire "a Milano gli do un buon voto, a Roma le do un cattivo voto" oppure, non essendo Roma una persona occorre dire "gli do un cattivo voto"?
[82]
linguista scrive:
[83]
5 giugno 2009 alle 00:52
[84]
I nomi di città, salvo rarissime eccezioni, sono femminili, quindi "le do un bel voto" è corretto sia per Milano che per Roma.
[85]
Nell'esempio si poteva evitare il pleonasmo, eliminando così il pronome: "A Milano do un bel voto, a Roma do un brutto voto".
[86]
Claudia Bussolino
[87]
marco scrive:
[88]
5 giugno 2009 alle 00:54
[89]
Non riesco ad essere indifferente all'uso sbagliato di "Spesse volte" che in italiano, al limite, significa "solai considerevoli" e mai "frequentemente".
[90]
O no?
[91]
linguista scrive:
[92]
5 giugno 2009 alle 01:11
[93]
L'aggettivo "spesso" significa anche 'frequente', accezione a cui si lega direttamente quella dell'avverbio omonimo.
[94]
"Spesse volte", con il (poco arguto) significato di "frequentemente", è espressione attestata da fidatissimi vocabolari.
[95]
Claudia Bussolino
[96]
Davide scrive:
[97]
5 giugno 2009 alle 01:21
[98]
Gentile Linguista, perché non semplicemente "scandire" invece che scannerizzare?
[99]
linguista scrive:
[100]
5 giugno 2009 alle 01:31

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