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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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27 ottobre 2012 alle 16:46
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Buonasera, ho un dubbio rispetto al verbo servire.
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Nello specifico, se una sedia serve per sedersi,lo scaffale serve ad appoggiare i libri o per appoggiare i libri?
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Grazie!
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linguista scrive:
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27 ottobre 2012 alle 18:32
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Sono valide entrambe le opzioni, anche se, in altri casi, soltanto una delle due è ammessa.
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Posso dire "A che serve questo strumento?", per esempio, ma non "Per che serve questo strumento?".
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Massimo Arcangeli
[10]
simona scrive:
[11]
28 ottobre 2012 alle 10:30
[12]
Si puo' dire : non so se avrebbe dovuto pagare un anticipo.
[13]
Se avrebbe è corretto ?
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linguista scrive:
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28 ottobre 2012 alle 11:48
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, è corretto.
[17]
Massimo Arcangeli
[18]
Susy scrive:
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28 ottobre 2012 alle 15:51
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Vorrei il parere del linguista in merito a questo periodo: Essendo stanco, il babbo ordinò ai ragazzi di riordinare la camera.
[21]
La subordinata implicita 'essendo stanco' va considerata causale o potrebbe anche essere relativa ?
[22]
Grazie.
[23]
linguista scrive:
[24]
28 ottobre 2012 alle 17:45
[25]
Se dico "Il babbo, che era stanco, ordinò ai ragazzi di riordinare la camera" avremmo ovviamente una relativa, ma avvertiremmo in essa un'implicazione causale (= "poiché era stanco").
[26]
Dicendo "essendo stanco" la causa viene esplicitata, e ha dunque poco senso interpretare questa subordinata implicita come una relativa.
[27]
Massimo Arcangeli
[28]
Dario scrive:
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2 novembre 2012 alle 13:35
[30]
Gentile Professor Lucioli,
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la Sua risposta del 7 marzo u.s., ore 11.
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40, in merito al modo da usarsi dopo è indubbio non mi persuade.
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Essa afferma che la frase è indubbio che Maria sia intelligente si può sciogliere come non ci sono dubbi che Maria sia intelligente: tale operazione mi pare, da un lato, arbitraria e, dall’altro, complicatoria.
[34]
Ciò che conta è l’intenzione del parlante: se si ammette che è certo vuole l’indicativo, coerenza impone di usare tale modo anche dopo è indubbio, trattandosi di locuzioni semanticamente equivalenti.
[35]
Distinti saluti.
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Dario
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linguista scrive:
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2 novembre 2012 alle 16:16
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Gentile Dario,
[40]
mi dispiace che la mia risposta non la persuada, per quanto non mi sembri particolarmente "complicatoria".
[41]
Sull'arbitrarietà preferisco invece non esprimermi, perché l'operazione mi sembra fondata sul medesimo criterio di equivalenza semantica che lei utilizza nella sua proposta.
[42]
Forse sono stato semplicemente troppo sintetico, e approfitto dunque per ringraziarla perché mi offre l'opportunità di approfondire un discorso più complesso.
[43]
Avrei infatti dovuto più accuratamente ricordare che sulla questione non c'è perfetto accordo tra i grammatici: chi sottolinea l'aspetto semantico (la certezza della frase) ritiene necessario l'indicativo, chi sottolinea l'aspetto grammaticale (la negazione del dubbio) il congiuntivo; c'è anche chi ricorda che una proposizione soggettiva retta da un aggettivo richiede il congiuntivo.
[44]
Come vede la questione è tuttora aperta; io mi sono limitato a spiegare le ragioni della presenza (e dell'accettabilità) del congiuntivo in una proposizione del genere.
[45]
Forse la cosa migliore da fare in questo caso è ricordare ancora una volta che l'alternanza tra i due modi verbali non dipende solo dalla reggenza, ma anche dalla sensibilità del parlante.
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Francesco Lucioli
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Dario scrive:
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4 novembre 2012 alle 15:56
[49]
Gentile Professor Lucioli,
[50]
anch’io sono stato troppo sintetico.
[51]
Ho definito la sua tesi arbitraria: a) perché essa, dopo aver istituito una legittima corrispondenza semantica tra è indubbio e non ci sono dubbi, estende automaticamente alla subordinata retta da indubbio una regola che, da un lato, è dettata per la soggettiva dipendente da reggente negativa e, dall’altro, prescinde a suo dire dal grado di certezza o incertezza della frase.
[52]
Si tratta, dunque, di una regola puramente formale e, in quanto tale, non può essere sospinta oltre i suoi limiti applicativi in virtù di un criterio semantico: è la regola stessa, per la sua natura non semantica, a non consentirlo.
[53]
In altri termini, ai fini dell’applicazione della regola in esame, non conta il significato della reggente, ma esclusivamente la sua struttura morfologica: essa si applica se la reggente è negativa; se questa è affermativa non si applica, a nulla rilevando l’equivalenza semantica; b) perché poggia sul postulato che quando la proposizione subordinata soggettiva [...] è retta da una reggente negativa, la subordinata va al congiuntivo, mentre l’individuazione del modo da usarsi dopo dubitare negato non è affatto pacifica.
[54]
Io, invece, mi sono limitato a dire che indubbio significa certo e quindi richiede l’indicativo in conformità alla regola generale.
[55]
Introdurre eccezioni ad una regola, senza che ne sussista la necessità, per me è complicatorio, appunto perché, come lei ha ricordato, genera pareri discordi, col risultato che alla fine conviene valorizzare la sensibilità del parlante.
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Cordiali saluti.
[57]
Dario
[58]
linguista scrive:
[59]
4 novembre 2012 alle 19:29
[60]
Quando in una lingua esistono delle incongruenze non è sempre possibile risolverle a tavolino’.
[61]
Come abbiamo più volte cercato di sottolineare e rimarcare in questo blog, tra norma grammaticale e uso comune possono sussistere delle differenze, come nel nostro caso.
[62]
In linea teorica si può decidere che, da un punto di vista di economia linguistica, utilizzare l’indicativo dopo è indubbio possa risultare più conveniente’ in conformità con la regola per cui i costrutti che esprimono certezza reggono l’indicativo; tuttavia se nella prassi linguistica quotidiana una frase come è indubbio che è intelligente non viene utilizzata o è utilizzata meno di è indubbio che sia intelligente, allora bisogna cercare di comprenderne le ragioni.
[63]
Non si tratta di aggiungere inutilmente eccezioni ad una regola generale, quanto piuttosto di riconoscere che queste eccezioni, nonostante gli sforzi di regolamentazione, continuano ad esistere e a generare pareri discordi e posizioni diverse anche fra i grammatici.
[64]
Francesco Lucioli
[65]
ROSi scrive:
[66]
9 novembre 2012 alle 08:10
[67]
Nella frase i bambini giocano a calcio, a calcio è un complemento di modo o di termine?
[68]
Il verbo giocare può reggere un complemento di termine?
[69]
Io penso di no, ma voglio chiarirmi questo dubbio.
[70]
Grazie
[71]
linguista scrive:
[72]
9 novembre 2012 alle 08:12
[73]
Nella designazione di giochi e attività ludiche o sportive (giocare a calcio, una sfida a poker, una partita a scacchi) la preposizione a evidenzia relazioni semantiche affini piuttosto a quelle di un complemento strumentale che a uno di modo o maniera, senza che le grammatiche tradizionali ne offrano uno schema classificatorio del tutto pertinente (un "complemento di gioco" non è stato previsto).
[74]
Posso comunque assicurarle che non si tratta in alcun modo di un complemento di termine.
[75]
Marco Maggiore
[76]
lusi scrive:
[77]
15 novembre 2012 alle 22:20
[78]
salve, nella frase: I fiori maschili della quercia sono a forma di spiga; a forma di spiga può essere considerato un aggettivo
[79]
linguista scrive:
[80]
15 novembre 2012 alle 22:46
[81]
No.
[82]
A forma di è una locuzione preposizionale, cioè una sequenza formata da due preposizioni o - come in questo caso - da un sostantivo accompagnato da una o più preposizioni.
[83]
Alessandro Di Candia
[84]
Gino scrive:
[85]
16 novembre 2012 alle 11:24
[86]
Ho letto spesso qui sul blog che la frase rilasciare un software è considerata un calco dell'inglese release.
[87]
Ma che significa calco?
[88]
È corretto usarla?
[89]
Quali verbi possiamo usare in sostituzione?
[90]
linguista scrive:
[91]
16 novembre 2012 alle 11:47
[92]
Semplificando, un calco è una parola coniata sul modello di una voce straniera.
[93]
Esempi classici di calco sono voci come grattacielo e ferrovia, coniate sul modello rispettivamente dell'inglese skyscraper (sky 'cielo' + to scrape 'grattare') e del tedesco Eisenbahn (Eisen 'ferro' + Bahn 'via'): sono dette calchi in quanto risultano evidentemente ricalcate sulla base straniera che funge da modello.
[94]
A volte la forma esotica può entrare nella lingua, finendo per convivere col proprio calco: è il caso di weekend e fine settimana.
[95]
Un tipo particolare di calco si verifica quando una voce assume un nuovo significato che le deriva dall'influsso di una parola straniera: è il caso dell'it. realizzare, che accanto al significato autoctono 'tradurre in realtà, attuare; portare a compimento' (ho realizzato un mio desiderio) ha sviluppato l'accezione 'rendersi conto, comprendere' (ho realizzato di aver commesso un errore) che deriva in realtà per calco dall'inglese to realize.
[96]
Molti recenti calchi semantici derivano dal linguaggio dell'informatica: è il caso di salvare 'registrare nella memoria centrale i dati presenti nella memoria di lavoro' (to save) o, appunto, di rilasciare nel senso di to release.
[97]
In tutti questi casi alla base del calco c'è la somiglianza esteriore tra la forma straniera presa a modello e quella italiana che viene riplasmata.
[98]
Marco Maggiore
[99]
Alyssa scrive:
[100]
26 novembre 2012 alle 08:55

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