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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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[1]
La saluto
[2]
Paolo
[3]
linguista scrive:
[4]
12 ottobre 2012 alle 00:45
[5]
In questo caso l'uso dei due punti è autorizzato dalla struttura schematica adottata (e non dal fatto che si abbiano o no membri costruiti con "verbo + preposizione").
[6]
Alessandro Aresti
[7]
Marcello scrive:
[8]
13 ottobre 2012 alle 00:03
[9]
Ho un serie di dubbi:
[10]
nella frase "fermati in nome della legge", in nome della legge è complemento di causa?
[11]
Nella frase "sei degno di ciò", di ciò è complemento di specificazione?
[12]
Grazie della sua cortese risposta
[13]
linguista scrive:
[14]
13 ottobre 2012 alle 11:48
[15]
"In nome di" è una locuzione preposizionale che introduce un complemento di sostituzione o scambio.
[16]
Indica che il soggetto opera al posto di qualcun altro ("Ti ordino di fermarti in nome della legge").
[17]
Nella seconda frase, "di ciò" è complemento di specificazione.
[18]
Fabio Ruggiano
[19]
linguista scrive:
[20]
14 ottobre 2012 alle 19:50
[21]
Mi scrive (privatamente) un utente che mi chiede se, nell'enunciato "sei degno di ciò", il complemento "di ciò" non sia per caso di limitazione anziché di specificazione.
[22]
Il complemento di colpa ("essere colpevole di omicidio", "essere accusato di falso in bilancio", ecc.) viene ritenuto in genere, correttamente, una sottocategoria di quello di specificazione.
[23]
Altrettanto corretto è considerare complemento di specificazione quello introdotto da aggettivi stazionanti sul versante opposto alla colpa, indicanti cioè merito, qualità e simili.
[24]
Se si è meritevoli, d'altronde, si è meritevoli; può ben esserci specificazione ("essere degno di un monumento alla memoria"), ma ha poco senso pensare a una limitazione.
[25]
Massimo Arcangeli
[26]
Luca scrive:
[27]
15 ottobre 2012 alle 09:18
[28]
Si può accordare il participio in questa frase:"Paolo ha comprati due libri".
[29]
Grazie
[30]
linguista scrive:
[31]
15 ottobre 2012 alle 09:20
[32]
Nei tempi composti il participio si accorda generalmente con il soggetto, a meno che l'oggetto non sia costituito da un clitico: Paolo ha comprato due libri vs i libri, Paolo li ha comprati ieri).
[33]
Francesco Bianco
[34]
Sergio scrive:
[35]
15 ottobre 2012 alle 19:40
[36]
La frase: "la casa che ho comprato", è una relativa, il verbo della principale è sottinteso?
[37]
Grazie
[38]
linguista scrive:
[39]
15 ottobre 2012 alle 22:44
[40]
, se ha in mente una frase del genere: "(è) la casa che ho comprato" ("che ho comprato" è la relativa).
[41]
Alessandro Aresti
[42]
Fausto Raso scrive:
[43]
16 ottobre 2012 alle 01:16
[44]
Il dr Bianco, in risposta al quesito di Luca (15/10) scrive, giustamente:
[45]
«Nei tempi composti il participio si accorda generalmente con il soggetto, a meno che l’oggetto non sia costituito da un clitico: Paolo ha comprato due libri vs i libri, Paolo li ha comprati ieri)».
[46]
Vorrei, ampliare la risposta, se mi è permesso.
[47]
L’accordo con il complemento oggetto è obbligatorio’ solo con il clitici lo’, la’, li’, le’.
[48]
Con gli altri clitici si può accordare o no: ieri vi ho incontratO, ieri vi ho incontratI.
[49]
Marcello scrive:
[50]
16 ottobre 2012 alle 01:22
[51]
Buongiorno,
[52]
nelle frasi "il vento cambia secondo la direzione" e "prendo le decisioni in base alle mie possibilità", "secondo la direzione" e "in base alle mie possibilità" sono complementi di modo?
[53]
linguista scrive:
[54]
16 ottobre 2012 alle 07:33
[55]
, possono essere considerati tali.
[56]
Alessandro Aresti
[57]
Marco scrive:
[58]
16 ottobre 2012 alle 08:58
[59]
Nelle frasi interrogative tipo: Tu quando vieni?, l'avverbio quando, ha valore di complemento di tempo?
[60]
Cioè l'analisi non cambia se abbiamo una frase interrogativa?
[61]
Grazie
[62]
linguista scrive:
[63]
16 ottobre 2012 alle 09:34
[64]
Quando, che è avverbio interrogativo, non origine a nessun complemento in senso stretto.
[65]
Alessandro Aresti
[66]
Marco scrive:
[67]
16 ottobre 2012 alle 10:55
[68]
Quindi nelle frasi interrogative, l'analisi logica di "quando", non assume un valore in particolare?
[69]
Cioè
[70]
Tu=soggetto; vieni=pred. verbale; quando=avverbio
[71]
linguista scrive:
[72]
16 ottobre 2012 alle 11:46
[73]
Il valore di complemento di tempo è evidente con un complemento avverbiale del genere di "oggi": "Vieni oggi?".
[74]
Sarebbe invece una forzatura considerare tale il nostro quando, che non fornisce alcuna determinazione temporale riguardo all'azione espressa dal verbo.
[75]
Alessandro Aresti
[76]
Lisa scrive:
[77]
25 ottobre 2012 alle 12:35
[78]
Vorrei chiedere come si usa la locuzione idiomatica "non ce l'ho fatta"
[79]
si puo declinare alla 1ma persona o altre persone es.
[80]
"non ce l'ho fatto"
[81]
"non ce l'abbiamo fatta/o?
[82]
linguista scrive:
[83]
25 ottobre 2012 alle 12:46
[84]
Il verbo farcela rientra nella categoria morfologica dei "verbi procomplementari".
[85]
Una caratteristica di questi verbi è che i pronomi aggregati ad essi sono divenuti parte del significato lessicale, e non sono più soggetti a variazione.
[86]
Quindi non si può dire farcelo, farceli o farcele, a meno che non si intenda 'fare a noi questo/questi/queste', come nella frase "abbiamo chiesto un favore a Gino ma lui non ha voluto farcelo".
[87]
Visto che il pronome la non può essere modificato, l'accordo del participio passato deve essere mantenuto sempre: quindi ce l'ho (la ho) fatta, non ce l'ho (la ho) fatta ecc.
[88]
Riporto, per completezza, la descrizione dei verbi procomplementari fatta da Elisa De Roberto in risposta ad un quesito al Linguista.
[89]
In genere si tende a distinguere tra verbi procomplementari e verbi intransitivi pronominali, anche se possiamo dire che entrambe le categorie rientrano nella classe più ampia dei verbi pronominali (cioè di tutti quei verbi che possono presentare una forma con pronome clitico).
[90]
Ecco alcune differenze tra verbi intransitivi pronominali e verbi procomplementari:
[91]
- i v.i.p. sono verbi intransitivi (ad. es. innamorarsi), mentre i verbi procomplementari possono avere un oggetto diretto (ci ho rimesso la camicia);
[92]
- i v.i.p. sono accompagnati dal pronome si anche se non individuano eventi riflessivi (innamorarsi non vuol dire innamorare stesso’ ma essere colto da innamoramento’, ingelosirsi vuol dire diventare geloso’ e non ingelosire stesso’ ecc.);
[93]
- i v.c. possono presentano invece vari tipi di pronomi: -ci (ci va la farina), -la (per farla breve), -cela (non ce l’ho fatta), -sela (prendersela), ecc.;
[94]
- a livello semantico i v.p. acquisiscono un altro significato rispetto al verbo senza pronome: volerci seleziona un significato diverso rispetto a volere; anche i v.i.p. acquisiscono un significato diverso rispetto al corrispettivo non pronominale, ma è comunque possibile isolare una serie di tratti semantici comuni, mentre quel che cambia nettamente con l’aggiunta del pronome è la struttura dell’azione.
[95]
Secondo alcuni nei v.i.p. il -si determina una riduzione della transitività del verbo.
[96]
Va però detto che molti v.i.p. sono privi di un corrispettivo non pronominale (possiamo usare accorgersi, ma non accorgere).
[97]
Per riassumere verbi procomplementari e verbi intransitivi pronominali fanno parte della classe dei verbi pronominali, ma presentano proprietà specifiche, che permettono di considerarli come categorie diverse.
[98]
Elisa De Roberto
[99]
Fabio Ruggiano
[100]
Carlotta scrive:

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