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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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Fabio Ruggiano
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Paolo scrive:
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21 luglio 2012 alle 13:34
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Buon giorno e buon fine settimana agli amici del linguista.
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Termini come "impennata nelle vendite", "calo nelle temperature" e simili come si sentono e si leggono sono accettabili e nell'uso comune?
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Non sarebbe meglio anteporre la preposizione "di" (almeno nello scritto)?
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Saluti
[8]
Paolo
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linguista scrive:
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22 luglio 2012 alle 22:31
[11]
Rispetto ad altri costrutti, che prevedono obbligatoriamente "di" (per es. "borsa della spesa" o "resti di un'antica città") per una serie di motivi sui quali possiamo qui sorvolare, nei due enunciati in questione la variante con "in" è resa possibile dall'inferenza che ci si trovi di fronte, invece che a una specificazione, a un'indicazione di argomento.
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Un'espressione come "impennata nelle vendite" sottintende che si abbia a che fare con un'impennata 'nel settore delle vendite' e qualcosa di simile si può sostenere per "calo nelle temperature": la coscienza del parlante, stavolta, mostra di avere interiorizzato l'enunciato come 'calo nella situazione ambientale relativa alle temperature'.
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Nell'uso scritto "impennata delle vendite" e "calo delle temperature" sono semplicemente preferibili alle concorrenti, ampiamente diffuse nell'italiano corrente.
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Massimo Arcangeli
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John scrive:
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23 luglio 2012 alle 10:30
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Dott.
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Bianco, approfitto della sua gentilezza per formulare più chiaramente la domanda mal posta nel mio messaggio precedente.
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(1) Ci vuole molto tempo per risolvere questo problema.
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(2) Ci vogliono molte ore per riparare il guasto.
[21]
Come lei ha già detto, le due costruzioni in (1) e (2) non possono essere considerate impersonali per la presenza di un soggetto grammaticale e di un verbo che accorda con quel soggetto.
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Coloro i quali sostengono che volerci è, al contrario, impersonale, lo accostano al si passivante che con oggetto plurale richiede un verbo plurale.
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A me sembra un ragionamento alquanto bislacco.
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Come fare per confutarlo?
[25]
Grazie.
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John
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linguista scrive:
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23 luglio 2012 alle 10:31
[29]
Benché nei casi concreti possa essere difficile, se non impossibile, distinguere il si passivante dal si impersonale (come mostrano gli esempi della mia risposta precedente), si tratta di due costruzioni concettualmente diverse, come mostrano i due casi estremi:
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1) Non si muore tutte le mattine.
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2) Da qui si vedono le montagne.
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Parlare di costruzione passivante nel caso di (1) è del tutto fuori luogo, poiché manca la transitività del verbo, condizione necessaria perche questo possa avere diatesi passiva.
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Parimenti, parlare di costruzione impersonale nel caso di (2) è scorretto, poiché quest'ultima prevede che il verbo (se di modo finito) sia coniugato alla terza persona singolare e non accordi morfologicamente con un sostantivo della frase.
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Volerci non appartiene a quest'ultima categoria poiché, eccezion fatta per alcune espressioni cristallizzate (quando ci vuole ci vuole!), accorda con un soggetto lessicale:
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3) Nello sport ci vuole molta fortuna.
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4) Per vivere a Parigi ci vogliono molti soldi.
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Spero di aver risposto alla sua domanda.
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Francesco Bianco
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Riccardo scrive:
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23 luglio 2012 alle 11:30
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Buona sera,
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ho letto in una articolo giornalistico la seguente frase: "...Nella speranza di bloccare, o almeno screditare, l’indagine che li ha MESSO tutti a nudo.".
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Vi chiedo se, in ossequio alla seguente regola: "Quando un verbo è al passato prossimo con avere, se il pronome precede il verbo, il participio passato deve concordare con il genere e numero del pronome.", sia corretto l'accordo del participio passato MESSO con il soggetto L'INDAGINE.
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Poi chiedo gentilmente l'analisi logica e grammaticale dell'enunciato :" io so quanto lo sai tu.
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Grazie per la vostra generosa e consueta disponibilità
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linguista scrive:
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23 luglio 2012 alle 11:39
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Per il primo caso proposto, è senz’altro corretto l’accordo al plurale: che li ha messi tutti a nudo.
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Nel secondo caso, si tratta di una struttura sintattica di tipo comparativo, più precisamente di una comparazione di grado che evidenzia un rapporto di uguaglianza.
[50]
Si può individuare una sovraordinata enunciativa, io lo so (tanto), e una subordinata comparativa, quanto lo sai tu.
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Marcello Ravesi
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Paolo scrive:
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23 luglio 2012 alle 12:27
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Buongiorno a tutti e buon inizio di settimana.
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Vorrei chiedere se, secondo voi, sia possibile usare la forma atona "gli" per indicare al plurale cose e oggetti.
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"I benefici di cui è ricco (riferito ad un olio) gli hanno permesso di..."
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Forse è meglio mantenere "a esso".
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"I benefici di cui è ricco hanno consentito a esso di..." ma non è che mi piaccia molto.
[59]
Meglio cambiare la frase?
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Ho letto che "gli" può sostituire "a essi/a esse" me credo solo se ci riferiamo a persone, giusto?
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Grazie come sempre, saluti
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Paolo
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linguista scrive:
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23 luglio 2012 alle 22:12
[65]
Per i grammatici più intransigenti gli dativale non andrebbe riferito a un essere inanimato - o a più esseri inanimati, visto che il suo uso in sostituzione di loro, oltre a essere ormai generalizzato nei registri medio-bassi, sta mettendo radici anche nei registri sorvegliati -, ma soltanto a una persona (o a più persone); si tratta però di una restrizione che non trova minimamente riscontro nell’uso reale, parlato (soprattutto) e scritto: pertanto, una frase come quella da lei proposta (la prima, intendo), è assolutamente legittima (e consigliabile, considerato il carattere artificiale nel senso che è poco plausibile che figuri in una produzione linguistica reale dell’alternativa con a esso/a essa/a essi/a esse).
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Alessandro Aresti
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mariagrazia scrive:
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25 luglio 2012 alle 08:33
[69]
Buongiorno, sono in delirio sul congiuntivo...
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"Non importa quanto tu l'hai creduto, non hai lo scontrino" oppure "Non importa quanto tu l'abbia creduto, non hai lo scontrino".
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Quale delle due è corretta, quella con la subordinata al congiuntivo o l'altra?
[72]
Grazie
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linguista scrive:
[74]
25 luglio 2012 alle 08:34
[75]
Gentile utente, in questo caso, di fronte ad una proposizione interrogativa indiretta (quanto ---) retta da una principale negativa l’uso del congiuntivo è favorito rispetto all’indicativo (così si esprime L. Serianni nella sua grammatica).
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Debora de Fazio
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mariagrazia scrive:
[78]
25 luglio 2012 alle 08:35
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Grazie della Sua gentile risposta.
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Buona lavoro
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Arno scrive:
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25 luglio 2012 alle 08:35
[83]
Egregi Signori,sono uno straniero molto curioso e vorrei capire bene tante cose grammaticale che non posso trovare in nessun manuale d`italiano.
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Per esempio: si scrive "da pagina 6 a pagina 7" e non "dalla pagina 6 alla pagina 7".
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Si tratta delle pagine molto concrete!
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Allora perche` con la preposizione "a" non si usa l`articolo determinativo?
[87]
Vi ringrazio in anticipo.
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linguista scrive:
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25 luglio 2012 alle 08:36
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Gentile utente, in realtà personalmente non trovo scorretta nessuna delle due espressioni che lei propone (cioè da pagina 6 a pagina 7? e non dalla pagina 6 alla pagina 7?): sono soltanto due possibili alternative di rendere la frase. Così come non c’è nessuna regola che vieti l’uso dell’articolo determinativo davanti alla preposizione a. L’omissione dell’articolo è previsto in italiano in vari altri casi (es. davanti ai nomi di città e di piccole isole; davanti ai nomi propri di persona; con i verbi copulativi seguiti da un complemento predicativo del soggetto (Stefano fu eletto deputato) o dell'oggetto; coi nomi usati in funzione appositiva; con i vocativi; con i nomi di parentela preceduti da un aggettivo possessivo, ecc.), ma non in questo che lei suggerisce.
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Debora de Fazio
[92]
Francy scrive:
[93]
25 luglio 2012 alle 08:40
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Per favore vorrei sapere se , in caso di soggetto femminile , e' piu' corretto dire :
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-"mi ha raggiunta"
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o mi ha raggiunto?
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Grazie
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Francy scrive:
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25 luglio 2012 alle 08:40
[100]
Vorrei sapere se , in caso di soggetto femminile , sia corretto dire " mi ha raggiunta " o " mi ha stretta" oppure se tali verbi rimangono al maschile ( quindi " mi ha raggiunto , etc.)

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