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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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(cioè su tutto ciò che ricade all’interno della pragmatica), ma posso anche farne un’analisi del periodo, individuando il tipo di struttura sintattica e le relazioni tra le proposizioni, senza che l’oggetto di studio cambi.
[2]
Infine, l’ultimo suo dubbio: è chiaro che frasi come è da molto tempo che non vedevo Luisa e è da molto tempo che non mangiavo la pasta non possono dirsi corrette sulla base delle relazioni temporali tra principale e secondaria, poiché è evidente che l’azione che non compivo da molto tempo appartiene al passato nel momento in cui torno a compierle.
[3]
Si tratta di un errore che può passare inosservato (ed è quindi perdonabile nel discorso orale poco sorvegliato).
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A rigore, dovremmo comunque usare l’imperfetto sia nella principale che nella subordinata.
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Alessandro Di Candia
[6]
John scrive:
[7]
18 luglio 2012 alle 10:05
[8]
Grazie ancora, dott.
[9]
Bianco.
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Le ho posto la domanda in quanto c’è chi sostiene che volerci è un verbo impersonale (mentre lei mi ha confermato che non lo è) e a sostegno di questa tesi porta come esempio il si passivante, che avrebbe la stessa costruzione: soggetto grammaticale + verbo in terza singolare o terza plurale.
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A questo punto mi par di capire che il confronto è improponibile in quanto il si passivante non ha niente a che fare con le forme impersonali.
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O sbaglio?
[13]
John
[14]
linguista scrive:
[15]
18 luglio 2012 alle 10:07
[16]
Non è proprio così: si passivante e si impersonale sono categorie divise da un confine labile.
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Consideri gli esempi seguenti:
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1) Non si muore tutte le mattine
[19]
2) In questo esercizio si paga in contanti
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3) Da qui si vede il mare
[21]
4) Da qui si vedono le montagne
[22]
Su (1) non c'è nessun dubbio: la frase non può equivalere, semanticamente, a una costruzione passiva, poiché morire è un verbo intransitivo; diversamente, il verbo pagare dell'esempio (2) è transitivo, ma l'assenza dell'oggetto porta a interpretare la frase, anche in questo caso, come equivalente a una costruzione impersonale; (3) è interpretabile, indifferentemente, come esempio di si passivante e come esempio di si impersonale; (4) è sicuramente un caso di si passivante, poiché il verbo accorda con l'oggetto.
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Come vede, il confine è tutt'altro che netto: a fronte dei due casi estremi (1 e 4), esistono frasi interpretabili indifferentemente in un modo o nell'altro (3) o esempi in cui il verbo può prevedere tanto il costrutto passivante quanto quello impersonale.
[24]
(3), in assenza di oggetto, viene di norma interpretato come esempio di si impersonale, ma la semplice aggiunta di un oggetto diretto cambia l'interpretazione della frase:
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5) In questo esercizio il pranzo si paga in contanti
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Per quanto concerne l'interpretazione di (3), sebbene siano grammaticalmente plausibili entrambe le interpretazioni, io propenderei per considerarlo passivante, per confronto con (4): un oggetto plurale richiede un verbo plurale.
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Francesco Bianco
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Enzo scrive:
[29]
18 luglio 2012 alle 14:23
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Buon pomeriggio,
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avrei un paio di quesiti da porre.
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1) Innanzitutto, un dubbio che mi porto appresso da tempo: in un dialogo come il seguente («Perché Marco non è venuto con noi al cinema?» «Non saprei... L'ho appena chiamato sul cellulare ma la linea era disturbata, per cui non so dove SIA di preciso in questo momento»), è più corretto usare il verbo, appunto, al congiuntivo, oppure all'indicativo («non so dov'È di preciso in questo momento»)?
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Restando in tema, meglio dire «Non so se AVETE capito» oppure «ABBIATE»?
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2) È preferibile dire «fèstival» o «festivàl», alla francese?
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Grazie in anticipo per le riposte.
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linguista scrive:
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18 luglio 2012 alle 14:30
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La funzione dubitativa tipica del congiuntivo lo rende possibile, in perfetta alternativa all’indicativo, nella prima frase.
[39]
La seconda frase è un’interrogativa indiretta con sovraordinata negativa anteposta, caso tipico che favorisce l’uso del congiuntivo in luogo dell’indicativo.
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La forma non so se abbiate capito è quindi valida, in alternanza con l’indicativo.
[41]
Tuttavia, direi che nel caso specifico è sconsigliabile per non cadere in un eccesso di affettazione.
[42]
Per quanto riguarda festival, la pronuncia corretta di questo termine, di origine antico francese ma entrato in italiano attraverso l’inglese nel 1846, è con l’accento sulla prima sillaba (fèstival), come consiglia anche il Grande Dizionario Italiano dell’Uso di Tullio De Mauro.
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Alessandro Di Candia
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Riccardo scrive:
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19 luglio 2012 alle 14:06
[46]
Buongiorno, ritorno su un argomento, e me ne scuso, che avete già trattato non molto tempo fa, a proposito del NE con funzione pronominale; giacché non capisco la ragione per cui si parli di pronome personale come ad esempio nel caso che indico di seguito (es. preso da un testo).
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Non ho visto il film, ma ne ho sentito parlare bene. Quel ne si riferisce ovviamente a del film che viene considerato pronome personale.
[48]
Mi chiedo, e vengo al dunque, perché i grammatici lo chiamano pronome personale,se non ha un immediato riferimento ad una persona.
[49]
Un motivo certamente ci sarà, ma purtroppo mi sfugge.
[50]
Vorrei sapere solo questo dal momento che tutto ciò che concerne in generale i pronomi mi è abbastanza chiaro.
[51]
Grazie mille per la vostra cordialità.
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linguista scrive:
[53]
19 luglio 2012 alle 14:15
[54]
I pronomi personali indicano la persona o la cosa che agisce, ma anche di cui si parla.
[55]
Non c’è pertanto ragione di non considerare il "ne" che faccia le veci di una persona come un pronome personale a tutti gli effetti.
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Alessandro Di Candia
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gio scrive:
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20 luglio 2012 alle 17:57
[59]
Ciao,
[60]
vi scrivo perchè ho dei dubbi in merito a domande e risposte di linguistica che ci sono stati sottoposti durante il test del TFA.
[61]
Le due domande su cui ho dubbi sono le seguenti.
[62]
3.
[63]
Che differenza esiste tra orazione e enunciato?
[64]
A) Unità minima della grammatica/ unità minima della comunicazione
[65]
B) Unità minima della sintassi/ unità minima del parlato
[66]
C) Unità composta della sintassi/ unità semplice della sintassi
[67]
D) Unità minima della frase/ unità minima dell’enunciazione
[68]
1.
[69]
La coerenza è la proprietà mediante la quale in un testo:
[70]
A) Le informazioni contenute danno luogo ad un senso unitario con un filo logico
[71]
B) Non devono mancare segni di punteggiatura
[72]
C) Tutte le parti hanno uno stesso piano sintattico
[73]
D) Si può capire l’argomento del discorso senza contraddizioni
[74]
aspetto una vostra cortese risposta.
[75]
Grazie mille
[76]
giò naimoli
[77]
linguista scrive:
[78]
20 luglio 2012 alle 19:14
[79]
Le domande da lei riportate erano proposte nel test del TFA in spagnolo.
[80]
Nella domanda 3, la traduzione per oración non è 'orazione', ma 'periodo' o, meno tecnicamente, 'frase'.
[81]
Nella risposta B), inoltre, párrafo non è 'parlato' ma 'paragrafo'.
[82]
Detto questo, bisogna ammettere che la domanda 3 è più complessa di quel che sembri, perché diversi sono i significati che sono dati ai termini in questione.
[83]
Una domanda del genere non può ricevere una risposta netta quale la struttura di questo tipo di test obbliga a dare.
[84]
In generale si può dire che il termine periodo riguarda la sintassi, ma non ne è l'unità minima (che è il sintagma).
[85]
Si potrebbe definire, grossolanamente, come una unità composta della sintassi, come nella risposta C).
[86]
L'enunciato, però, non è l'unità semplice della sintassi (la stessa espressione unità semplice non è chiara): la risposta C), pertanto, è da scartare.
[87]
Bisogna scartare anche D), visto che periodo e frase sono perlopiù sinonimi.
[88]
La risposta A) pone il problema del termine grammatica, che è troppo generico.
[89]
La grammatica è l'insieme dei meccanismi che regolano il funzionamento della lingua, quindi l'unità minima della grammatica sarebbe l'unità strutturale minima di una lingua, che coinciderebbe con il fonema.
[90]
A meno che non si restringa l'ambito della grammatica alla morfologia, nel qual caso l'unità minima sarebbe il morfema; o alla sintassi, nel qual caso si tornerebbe al sintagma.
[91]
Enunciato è un termine che riguarda la pragmatica (lo studio della lingua come insieme di atti che modificano la realtà) e la comunicazione, nel senso di 'trasmissione di informazioni attraverso un codice semiotico'.
[92]
La risposta A) è accettabile, sebbene (inevitabilmente) striminzita.
[93]
La risposta B) è senz'altro errata, perché il paragrafo viene comunemente suddiviso in sottoparagrafi e capoversi, non in enunciati.
[94]
La D) è anche da scartare perché enunciazione non ha oggetti codificati come unità composte maggiori dell'enunciato.
[95]
Per concludere, il mio parere è che nessuna risposta sia pienamente accettabile.
[96]
La domanda 1 esclude le risposte B) e C).
[97]
La A) è quella migliore; la D) gioca sul concetto di comprensione.
[98]
I testi, infatti, possono presentare contraddizioni apparenti (cioè nella comprensione), pur essendo coerenti.
[99]
Ad esempio: "Amo mangiare il pesce così tanto che stasera non ne toccherò neanche un pezzettino".
[100]
La contraddizione nella comprensione può essere sanata grazie ad informazioni contestuali: nell'esempio, l'affermazione può essere giustificata se chi l'ha prodotta si trova davanti ad una pessima ricetta di pesce.

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