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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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Vi ringrazio in anticipo.
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linguista scrive:
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13 luglio 2012 alle 10:12
[4]
Con venire e altri verbi che reggono infiniti introdotti da preposizione (andare, incominciare, riuscire ecc.), così come in vari tipi di perifrasi verbali, la collocazione del pronome atono conosce un'ampia libertà: esso normalmente si trova in enclisi con l'infinito retto da preposizione (venire a trovarmi, vengo a cercarti, va a prenderlo, ho finito di dirgli), ma è altamente diffusa la risalita del clitico (venirmi a trovare, ti vengo a cercare, lo va a prendere, gli ho finito di dire) che risponde a esigenze di topicalizzazione ed è ben diffusa soprattutto della lingua dell'uso medio.
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La risalita è obbligatoria con i verbi fare e lasciare in funzione causativa: gli lascio prendere confidenza, gli faccio fare 200 flessioni, mai *lascio prendergli confidenza, *faccio fargli 200 flessioni.
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Al contrario, la risalita è impossibile con i verbi sembrare e parere: il pugile sembra riaversi; il cavaliere parve risollevarsi, mai *il pugile si sembra riavere; *il cavaliere si parve risollevare.
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In altri casi sono accettabili entrambe le alternative, anche se nello scritto e in contesti formalmente elevati è talvolta preferibile evitare la risalita del clitico, che soprattutto in determinati costrutti ha un carattere marcato di oralità (la torno a salutare anziché torno a salutarla).
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Marco Maggiore
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Paolo scrive:
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13 luglio 2012 alle 11:13
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Buongiorno agli amici del linguista.
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Vorrei sapere per cortesia quale di queste 2 frasi possa considerarsi di forma attiva (o più scorrevole da leggere nonché più facile da comprendere).
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1)L’olio di pesce è la principale materia impiegata per produrre integratori alimentari.
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2)La principale materia impiegata per produrre integratori alimentari è l'olio di pesce.
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Vorrei poi chiedervi un'altra cortesia: cosa si intende per frasi di forma coordinata?
[16]
Grazie come sempre, saluti.
[17]
Paolo
[18]
linguista scrive:
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13 luglio 2012 alle 12:09
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Entrambe le frasi proposte sono frasi copulative, in cui cioè il predicato è rappresentato da un predicato nominale.
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La differenza tra le due frasi dipende dal diverso ordine delle parole: nel primo caso (l'olio di pesce è la principale materia...) abbiamo una frase copulativa predicativa, che serve ad assegnare una proprietà (in questo caso "essere la principale materia impiegata per produrre X") a un soggetto; la seconda frase (la principale materia ... è l'olio di pesce) rappresenta invece una frase copulare specificativa, dove il costituente che precede essere (chiamato specificando) individua una proprietà, mentre il costituente che lo segue (l'elemento specificatore) costituisce il referente a cui questa proprietà si applica.
[22]
Come si vede le due frasi sono speculari: entrambe risultano leggibili e scorrevoli.
[23]
La scelta tra le due formulazioni può essere fatta soltanto su criteri testuali e informativi, cioè in base a quello che si vuole dire e a come si vuole presentare la questione, anche in base a quanto è stato detto in precedenza.
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In altre parole, bisogna vedere se sia più opportuno presentare il referente e attribuirgli una proprietà oppure partire dalla proprietà e ricondurla a un oggetto extralinguistico specifico.
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Nessuna delle due frasi presenta una struttura passiva al livello del predicato principale (proprio perché si tratta di frasi copulative, caratterizzate nella fattispecie dalla struttura "copula + N").
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Sussiste in entrambe tuttavia un elemento passivo, che è dato dal participio passato usato in funzione attributiva rispetto al nome materia (la materia impiegata > la materia che è usata).
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Le frasi di forma coordinata sono periodi formati da più proposizioni coordinate, cioè legate tra loro da un rapporto sintattico paritario e non gerarchico, che le pone allo stesso livello.
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Ad esempio in mi sveglio e faccio colazione, la congiunzione collega due proposizioni senza determinare una gerarchia (come invece accadrebbe se ci fosse un rapporto di subordinazione dopo che mi sono svegliata, faccio colazione o dopo essermi svegliata, faccio colazione).
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Ovviamente bisogna distinguere tra rapporto sintattico e rapporto semantico-nozionale: come evidenziano gli esempi fatti sinora, il parlante può scegliere di porre sullo stesso piano sintattico attraverso proposizioni coordinate eventi che semanticamente presentano un rapporto gerarchico o di implicazione (normalmente per fare colazione devo prima svegliarmi).
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Occorre dire infine che ci sono diversi modi per collegare tramite coordinazione due proposizioni: si possono infatti sfruttare diversi tipi di congiunzioni o la punteggiatura (la virgola, in particolare).
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Elisa De Roberto
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Riccardo scrive:
[33]
13 luglio 2012 alle 14:17
[34]
Buongiorno,
[35]
ho letto, in un articolo di giornale, una frase in cui viene riportato il termine EPITOME.
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Consultando lo Zanichelli, pervengo ad un significato diverso da quello che percepisco nella frase seguente:
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"...Anche l’analisi delle singole opere, quelle diventate pane quotidiano della cronaca, fa cadere le braccia. A partire dalla Salerno-Reggio Calabria, diventata l’EPITOME dell’inconcludenza." Vorrei sapere se sussiste correttamente il suo utilizzo nel frammento citato.
[38]
Grazie come sempre per la vostra cordialità.
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linguista scrive:
[40]
13 luglio 2012 alle 17:46
[41]
Epitome è una parola di origine greca che significa grosso modo 'taglio', nel senso di 'selezione (della parte più importante)'.
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Le epitomi sono versioni ridotte di opere letterarie, molto diffuse nella tarda antichità e nel Medio Evo: qualcosa di simile a dei riassunti.
[43]
Da questo uso il significato si è esteso (forse eccessivamente) nella lingua comune, divenendo simile ad 'emblema, esempio o testimonianza più rappresentativa, simbolo' con riferimento ad atteggiamenti, movimenti o situazioni (traggo da Internet il seguente esempio: "L'hotel XXX è l'epitome dell'ospitalità").
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Nel passo da lei citato, se sostituiamo epitome con simbolo il senso appare chiaro.
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Fabio Ruggiano
[46]
Wanda scrive:
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14 luglio 2012 alle 09:15
[48]
Buongiorno,
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vorrei porre il seguente quesito: "abbastanza facile" ha l'identico significato di "molto facile"?
[50]
Grazie
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linguista scrive:
[52]
14 luglio 2012 alle 13:12
[53]
Oggettivamente "abbastanza" ('a sufficienza, quanto basta, quanto occorre') è quantitativamente inferiore a "molto" ('in gran quantità, in gran misura'): ma tutto dipende - come spesso accade - dal contesto, dalla situazione comunicativa e, ancor di più, dalle scelte lessicali di chi parla o di chi scrive (dire "abbastanza", pur sottintendendo "molto", potrebbe ad esempio rispondere alla volontà di minimizzare una certa cosa o un certo accaduto).
[54]
Rocco Luigi Nichil
[55]
Arno scrive:
[56]
14 luglio 2012 alle 15:10
[57]
Chiedo scusa, Dott.
[58]
Maggiore, pero` non ho capito (sono straniero).
[59]
Le frasi "Gli ho detto di venirMI a trovare" e "Gli ho detto di venire a trovarMI" sono corrette ambedue o meno?
[60]
Grazie.
[61]
linguista scrive:
[62]
15 luglio 2012 alle 01:49
[63]
, sono entrambe corrette, ma la seconda è preferibile.
[64]
Marco Maggiore
[65]
John scrive:
[66]
16 luglio 2012 alle 13:14
[67]
Buon giorno.
[68]
Per definizione, i verbi impersonali sono privi di soggetto esplicito e si usano prevalentemente alla terza persona singolare.
[69]
Nella frase: Ci vuole molto per risolvere questo problema, mi pare che il soggetto grammaticale sia molto (sottinteso tempo).
[70]
Vorrei chiedere se e in quali casi il verbo volerci può essere usato come verbo impersonale.
[71]
Il dubbio nasce dal fatto che il verbo in questione può anche essere usato con soggetti di terza persona plurale.
[72]
Ad esempio: Ci vogliono molte ore per riparare il guasto (con soggetto grammaticale molte ore).
[73]
Grazie per la cortesia.
[74]
John
[75]
linguista scrive:
[76]
16 luglio 2012 alle 13:58
[77]
In italiano ci sono alcuni verbi che si usano (quasi) sempre in modo impersonale, come quelli atmosferici: piovere, nevicare, grandinare.
[78]
L'uso personale di questi verbi è marginale e legato a particolari traslati semantici: Piovono pietre (titolo di un film di Ken Loach del 1993).
[79]
Altri verbi (p. es sembrare) conoscono entrambe le costruzioni: quelle nuvole sembrano animali; sembra che quelle nuvole siano animali.
[80]
Da un punto di vista strettamente grammaticale, tuttavia, "impersonale" non definisce in modo corretto il comportamento di sembrare nel secondo esempio, giacché l'assenza di un soggetto lessicale è compensata dalla presenza di una proposizione subordinata soggettiva (che quelle nuvole siano animali), che ne fa le veci.
[81]
Il Suo volerci si avvicina più a questo secondo tipo di verbi che non agli impersonali propriamente detti, tanto più che, come ha notato Lei stesso, un elemento lessicale che svolge funzione di soggetto (semi-sottinteso, diremmo impropriamente) c'è: molto (tempo).
[82]
Francesco Bianco
[83]
John scrive:
[84]
16 luglio 2012 alle 14:25
[85]
Grazie dottor Bianco.
[86]
La presenza di un verbo in terza persona plurale può considerarsi un motivo ulteriore (insieme al soggetto grammaticale) per affermare che quel verbo non può essere considerato impersonale?
[87]
Mi riferisco al mio secondo esempio.
[88]
John
[89]
linguista scrive:
[90]
16 luglio 2012 alle 14:53
[91]
Certamente.
[92]
Il verbo è al plurale perché accorda con un soggetto lessicale plurale, dunque la costruzione non è considerabile impersonale.
[93]
Francesco Bianco
[94]
Arno scrive:
[95]
17 luglio 2012 alle 09:00
[96]
Buongiorno.
[97]
Vorrei capire se la frase "Insegnare alla scuola d`infanzia" risponde alla domanda "a che cosa?" o risponde alla domanda "dove?".
[98]
E poi.
[99]
Se risponde alla domanda "dove?" piu` corretto dire "Insegnare alla scuola..." o "Insegnare a/in una/nella scuola..."?
[100]
Grazie.

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