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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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[1]
Esattamente come avviene nelle relative in cui l'antecedente è costituito da un nome (la ragazza che / di cui ti ho parlato).
[2]
Elisa De Roberto
[3]
Luca scrive:
[4]
15 giugno 2012 alle 13:06
[5]
grazie Dott.
[6]
De Roberto.
[7]
Quindi è l'insieme "quello/ciò che", che può essere sia soggetto che oggetto nella frase?
[8]
linguista scrive:
[9]
15 giugno 2012 alle 13:27
[10]
L'antecedente (cioè un pronome dimostrativo o un nome) ricopre un ruolo rispetto al verbo della principale.
[11]
La relativa è una determinazione, all'interno dela quale l'antecedente per mezzo del pronome relativo svolge un altro ruolo sintattico, a seconda del verbo che compare nella relativa.
[12]
Nel caso delle relative in cui l'antecedente è un pronome neutro, la sequenza "quello/ciò + relativa" può essere considerata un unico blocco, perché queste relative sono restrittive, apportano cioè una determinazione che è fondamentale per individuare l'oggetto o l'entità di cui si sta parlando.
[13]
In questo caso si può ricorrere anche a relative doppie o libere (quanto mi dici è strano), in cui il pronome serve sia da antecedente sia da ripresa relativa.
[14]
Elisa De Roberto
[15]
John scrive:
[16]
15 giugno 2012 alle 14:00
[17]
Prof.
[18]
Maggiore, grazie per la risposta, ma la mia domanda non conteneva il periodo complesso che avevo chiesto di analizzare.
[19]
Ecco il messaggio completo:
[20]
"Ho giocato molto in questo campetto di periferia e mi ricordo ancora quando salutai per l’ultima volta i miei compagni di giochi. Non dimenticherò mai i loro volti che mi seguirono sino a quando scomparii sul treno che mi portò a Milano. Da allora li ho conservati nel cuore"
[21]
La mia domanda riguarda l’uso del passato prossimo e del passato remoto in questo periodo complesso.
[22]
Ho giocato mi sembra corretto perché si riferisce ad un’esperienza personale (del tipo: Ho visitato Londra, Ho visto le tigri allo zoo).
[23]
Li ho conservati si riferisce invece a quell’esperienza passata che continua ad avere effetti sul presente (il ricordo che porto ancora con me).
[24]
Il passato remoto (salutai, seguirono, scomparii, portò) mi sembra il tempo più adatto perché si tratta di un’esperienza conclusa e non ripetibile.
[25]
Non credo che, in questo caso, possa essere sostituito con il passato prossimo.
[26]
E’ corretta la mia analisi?
[27]
Non mi riferiscono a varianti regionali (che possono esserci), ma all’uso corretto dei tempi verbali.
[28]
Grazie ancora.
[29]
John
[30]
linguista scrive:
[31]
15 giugno 2012 alle 14:07
[32]
Rispetto all'uso del passato prossimo in ho giocato e li ho conservati la sua analisi è corretta.
[33]
Negli altri casi, il passato remoto è più adatto in questo contesto, perché la dimensione del ricordo e i vari segnali temporali disseminati nel testo (ancora, da allora) indicano che l'evento che si sta narrando è ormai lontano.
[34]
Tuttavia, non si può affermare che l'uso del passato prossimo sia scorretto: nei resoconti anche di fatti molto lontani si può optare per il passato prossimo, anche se l'evento è concluso e non ha ripercussioni sul presente (si pensi ai manuali di storia).
[35]
Del resto è il parlante a decidere come prospettare la distanza temporale (che non è soltanto di tipo oggettivo, ma anche psicologico).
[36]
L'uso di questi due tempi in italiano, specialmente nello scritto, rimane ancora da indagare e sembra dipendere almeno in parte da fattori stilistici.
[37]
Elisa De Roberto
[38]
John scrive:
[39]
15 giugno 2012 alle 14:20
[40]
Grazie, prof.
[41]
De Roberto.
[42]
John
[43]
luca scrive:
[44]
15 giugno 2012 alle 14:23
[45]
Dott.ssa De Roberto, potrebbe farmi l'analisi logica della frase di cui ha scritto?
[46]
io ho immaginato quello che era successo, se dovessi fare l'analisi logica, "quello/ciò che", devo considerarlo quindi il soggetto della relativa?
[47]
linguista scrive:
[48]
15 giugno 2012 alle 14:30
[49]
Io = soggetto
[50]
ho immaginato = predicato
[51]
quello = complemento oggetto (antecedente della proposizione relativa)
[52]
che = pronome relativo soggetto (che rinvia all'antecedente quello; quello è soggetto della relativa soltanto indirettamente, grazie alla mediazione di che)
[53]
era successo = predicato verbale
[54]
Dal punto di vista sintattico ogni elemento ha una sua funzione; però dal punto di vista del significato quello che era successo individua un unico oggetto (un po' come se dicessi: ho immaginato l'accaduto).
[55]
Elisa De Roberto
[56]
luca scrive:
[57]
15 giugno 2012 alle 14:55
[58]
Grazie Dott.ssa De Roberto.
[59]
Sempre molto gentile e disponibile.
[60]
Un caro saluto
[61]
Alex1999Ffe scrive:
[62]
16 giugno 2012 alle 14:47
[63]
Carissimo linguista, mi è appena venuto un piccolo dubbio!
[64]
Si scrive "Segnamo" oppure "Segniamo"?
[65]
Grazie in anticipo!
[66]
linguista scrive:
[67]
16 giugno 2012 alle 15:57
[68]
Riporto le risposte sulla medesima questione rispettivamente di Massimo Arcangeli e di Rocco Luigi Nichil (si può anche vedere l’ulteriore risposta di Elisa De Roberto del 16/04/2010):
[69]
Fabio Ruggiano
[70]
La questione è dibattutissima.
[71]
Io continuo a consigliare, per tutti i verbi come rassegnare, per esempio segnare o sognare, le forme che conservano la i (rassegniamoci, segniamo, sogniamo).
[72]
Il motivo è semplice: la desinenza del presente di prima plurale è -iamo e mi pare opportuno conservarla.
[73]
Qualcuno, in materia, è però più possibilista.
[74]
Massimo Arcangeli
[75]
Mi limito ad aggiungere, per completezza, che la -i- di -iamo (desinenza della prima persona plurale del presente indicativo di tutti i verbi italiani) è una marca tipica della nostra lingua, e rimanda precisamente alle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo (1525).
[76]
La volontà di regolare una lingua che appariva polimorfa spinse il grammatico veneziano a conguagliare le varie forme della desinenza di prima persona plurale del presente indicativo (-amo, -emo, -imo) nell’unica uscita -iamo.
[77]
Fa bene quindi Fausto Raso a ricordare l’importanza di questa desinenza, sebbene essa oggi appaia in crisi, in alcuni verbi (come sogniamo, bagniamo, disegniamo ecc.), la cui radice, terminando con una consonante nasale palatale (-gn(i)-), presenta un’articolazione omorganica alla vocale anteriore i della desinenza, che non viene perciò pronunciata.
[78]
La mancata realizzazione fonetica della vocale comporta quindi una forte oscillazione nella resa grafica (bagniamo / bagnamo, sogniamo / sognamo).
[79]
A scanso di equivoci, come Raso, anch’io se mi è consentito esprimere un parere personale mi schiero dalla parte di -iamo, ma, se fossi un insegnante, mi limiterei a correggere, senza stigmatizzarlo, un errore di questo tipo.
[80]
Come accade anche in altre circostanze, la lingua italiana presenta spesso dei punti di sana ambiguità, che già fecero la fortuna di molti scrittori, e in cui non è mai semplice districarsi.
[81]
Rocco Luigi Nichil
[82]
nicola scrive:
[83]
16 giugno 2012 alle 16:51
[84]
vorrei un suo parere sulla frase romanesca,hai preso una bufala,da che deriva.
[85]
Un vecchio romano me ne ha spigato il senso pero'................
[86]
linguista scrive:
[87]
16 giugno 2012 alle 18:04
[88]
L'accezione di bufala 'grave errore' e da 'panzana, truffa', potrebbe derivare dal maschile bufalo, nell'accezione 'persona rozza e ignorante'.
[89]
Fabio Ruggiano
[90]
Barbara scrive:
[91]
16 giugno 2012 alle 18:24
[92]
linguista scrive:
[93]
23 maggio 2012 alle 12:36
[94]
Quando capacità ha il significato di abilità, idoneità a fare, ad agire, a comportarsi in un dato modo regge la preposizione di.
[95]
Quindi non si tratta solo di un’osservazione stilistica.
[96]
Francesco Lucioli
[97]
Riguardo al problema dell'alternativa "capace di/nel" vorrei chiedere un parere o una precisazione, in quanto, come indica il linguista, non è solo una questione stilistica.
[98]
A mio modo di vedere "capace di" indica la semplice possibilità di riuscire a fare qualcosa, mentre "capace nel" indica una bravura, o meglio, una graduabilità della perizia nel compiere un'attività o un'operazione.
[99]
È così?
[100]
Grazie e complimenti, a voi e ai vostri lettori, che coltivano una passione per la correttezza in una società dell'espressione distratta e frettolosa.

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