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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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[1]
Il fatto è che "pro" è inteso, come giustamente mi spiegavate, come una preposizione quindi va staccato.
[2]
Invece, con anti-, filo- eccetera quando sono rivolti ai nomi di persona come ci dobbiamo comportare (l'altra volta ho usato un aggettivo, non un nome).
[3]
Andranno bene egualmente le grafie:
[4]
1) Comizio anti-Rossi
[5]
2) Comizio anti Rossi
[6]
3 Comizio antiRossi
[7]
4) Comizio filo-Rossi
[8]
5) Comizio filo Rossi
[9]
6) Comizio filoRossi
[10]
Di solito, quando si tratta di aggetti e sostantivi, tendo ad univerbare.
[11]
In questo caso, secondo me e visto che siamo in presenza di persona, sono esatti gli esempi 1 e 4. che ne pensate?
[12]
Grazie come sempre, saluti
[13]
Paolo
[14]
linguista scrive:
[15]
20 aprile 2012 alle 16:59
[16]
Con "anti-" e "filo-" ci troviamo di fronte a delle forme prefissali.
[17]
Per quanto riguarda "filo-" parliamo, per essere precisi, di prefissoide: un elemento lessicale che una volta (in questo caso nella lingua greca) costituiva una parola "piena", con un proprio significato autonomo ('amico, amante').
[18]
Come tali, questi elementi concorrono alla formazione delle parole, per così dire, in modo diretto, inserendosi stabilmente nel corpo della parola che concorrono a formare.
[19]
Sono quindi d'accordo con lei nel perseguire, anche nel caso di neofromazioni spontanee che impieghino questi formanti, la strada dell'univerbazione, senza ricorrere al trattino.
[20]
Ciò non toglie che, a mio parere, le soluzioni da lei indicate con 1) e 4) potrebbero considerarsi legittime in alcuni casi, anche se non in virtù della presenza del nome proprio; il trattino in questi casi potrebbe infatti avere una funzione espressiva e segnalare non solo la natura di neologismo occasionale della parola, ma anche l'intento di voler apparire ironici o allusivi.
[21]
Marco Paciucci
[22]
Paolo scrive:
[23]
20 aprile 2012 alle 17:28
[24]
Buona sera Paciucci, grazie della risposta molto celere.
[25]
Allora, secondo lei, quali dovrei scegliere nel gruppo?
[26]
Grazie come sempre!
[27]
Paolo
[28]
linguista scrive:
[29]
20 aprile 2012 alle 18:44
[30]
A mio parere, dipende dall'intento che vuole perseguire attraverso l'uso della parola.
[31]
Se ne vuole sottolineare il contenuto espressivo o la natura di neologismo da lei coniato per l'occasione, sicuramente manterrei il trattino univerbante.
[32]
Diversamente, la mia scelta cadrebbe sulla sua assenza, con la totale incorporazione del prefisso nella parola, anche mantenendo la lettera maiuscola del nome proprio (antiRossi).
[33]
Marco Paciucci
[34]
Francesco scrive:
[35]
22 aprile 2012 alle 13:56
[36]
Qual è la grafia corretta di lagnamo/lagniamo e disegnamo/disegniamo?
[37]
Grazie
[38]
linguista scrive:
[39]
22 aprile 2012 alle 16:21
[40]
Riporto le risposte sulla medesima questione rispettivamente di Massimo Arcangeli e di Rocco Luigi Nichil (si può anche vedere l'ulteriore risposta di Elisa De Roberto del 16/04/2010):
[41]
Fabio Ruggiano
[42]
La questione è dibattutissima.
[43]
Io continuo a consigliare, per tutti i verbi come rassegnare, per esempio segnare o sognare, le forme che conservano la i (rassegniamoci, segniamo, sogniamo).
[44]
Il motivo è semplice: la desinenza del presente di prima plurale è -iamo e mi pare opportuno conservarla.
[45]
Qualcuno, in materia, è però più possibilista.
[46]
Massimo Arcangeli
[47]
Mi limito ad aggiungere, per completezza, che la -i- di -iamo (desinenza della prima persona plurale del presente indicativo di tutti i verbi italiani) è una marca tipica della nostra lingua, e rimanda precisamente alle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo (1525).
[48]
La volontà di regolare una lingua che appariva polimorfa spinse il grammatico veneziano a conguagliare le varie forme della desinenza di prima persona plurale del presente indicativo (-amo, -emo, -imo) nell’unica uscita -iamo.
[49]
Fa bene quindi Fausto Raso a ricordare l’importanza di questa desinenza, sebbene essa oggi appaia in crisi, in alcuni verbi (come sogniamo, bagniamo, disegniamo ecc.), la cui radice, terminando con una consonante nasale palatale (-gn(i)-), presenta un’articolazione omorganica alla vocale anteriore i della desinenza, che non viene perciò pronunciata.
[50]
La mancata realizzazione fonetica della vocale comporta quindi una forte oscillazione nella resa grafica (bagniamo / bagnamo, sogniamo / sognamo).
[51]
A scanso di equivoci, come Raso, anch’io se mi è consentito esprimere un parere personale mi schiero dalla parte di -iamo, ma, se fossi un insegnante, mi limiterei a correggere, senza stigmatizzarlo, un errore di questo tipo.
[52]
Come accade anche in altre circostanze, la lingua italiana presenta spesso dei punti di sana ambiguità, che già fecero la fortuna di molti scrittori, e in cui non è mai semplice districarsi.
[53]
Rocco Luigi Nichil
[54]
Marco scrive:
[55]
23 aprile 2012 alle 10:00
[56]
Ho consultato un libro di test linguistici, è ho notato che "il massimo dirigente della scuola", viene considerato superlativo relativo.
[57]
Invece,come avevate precedentemente fatto notare, Serianni nella sua grammatica scrive:Forme organiche e forme non organiche sono, nella maggior parte dei casi, semanticamente equivalenti.
[58]
Nelle prime notiamo però un prevalere dei significati astratti: "il minore dei mali", "il massimo dirigente della Banca d'Italia", "un pessimo suggerimento".
[59]
Queste sono tutte locuzioni in cui non adopereremmo le forme regolari corrispondenti: "più piccolo, grandissimo, cattivissimo".
[60]
Sicuramente in questi casi, non si possono considerare "errori" le due interpretazioni.
[61]
Diventa una cosa soggettiva? grazie
[62]
linguista scrive:
[63]
23 aprile 2012 alle 10:06
[64]
La forma organica massimo esprime il grado superlativo assoluto, accanto alla forma regolare grandissimo.
[65]
Come Lei giustamente ricorda citando Serianni, in certi casi tende a prevalere l’uso di forme organiche: non diremmo il grandissimo dirigente della scuola o il grandissimo dirigente della Banca d’Italia.
[66]
Allo stesso modo, se il grado dell’aggettivo fosse relativo, diremmo il maggior dirigente della Banca d’Italia (forma organica) piuttosto che il più grande dirigente della Banca d’Italia (forma regolare).
[67]
Marcello Ravesi
[68]
Marco scrive:
[69]
23 aprile 2012 alle 20:39
[70]
Comunque si può notare che i dizionari ormai hanno esteso l'uso di questi aggettivi organici.
[71]
Dipende dall'uso che ormai ne fanno i parlanti?
[72]
linguista scrive:
[73]
23 aprile 2012 alle 20:50
[74]
Certamente l’uso incide sulla norma, che dunque può anche variare.
[75]
Marcello Ravesi
[76]
John scrive:
[77]
26 aprile 2012 alle 00:02
[78]
(1) La settimana scora non andavo in piscina perché ero malato.
[79]
(2) La settimana scorsa non sono andato in piscina perché ero malato.
[80]
(3) La settimana scorsa non andavo in piscina perché sono stato malato.
[81]
(4) La settimana scorsa non sono andato in piscina perché sono stato malato.
[82]
Secondo me, soltanto la frase 2 è corretta (forse anche la 4, ma non ne sono sicuro).
[83]
Potreste dirmi che cosa non va nelle altre tre frasi?
[84]
Si tratta di consecutio temporum non rispettata?
[85]
Grazie.
[86]
John
[87]
linguista scrive:
[88]
27 aprile 2012 alle 08:25
[89]
Le frasi (2) e (4) sono entrambe corrette, non distinguendole che il verbo della subordinata: in (2) l'imperfetto, collocandosi su un piano di leggera (ma non chiaramente definita) anteriorità rispetto all'azione espressa dal verbo della principale, può suggerire l'idea che il soggetto stesse male nel momento in cui si sarebbe dovuto recare in piscina; in (4), invece, l'uso dello stesso tempo della principale (passato prossimo) può anche far pensare che la condizione di malattia si riferisca all'intero periodo espresso dal complemento di tempo la settimana scorsa.
[90]
Si tratta tuttavia di sfumature decisamente labili.
[91]
Diverso è il caso di (1) e (3), che dobbiamo considerare inammissibili in quanto presentano nella principale un uso improprio dell'imperfetto indicativo.
[92]
Notoriamente questo tempo designa un'azione incompiuta nel passato, oppure ne mette in risalto il carattere abituale, ripetuto.
[93]
Al contrario, l'azione contenuta nella principale rappresenta l'eversione a carattere eccezionale, collocata in un preciso punto del tempo, rispetto a un'azione abituale: dalla frase si inferisce cioè che il soggetto, che ha l'abitudine di andare in piscina, in un certo momento (la settimana scorsa) non ha potuto farlo per un motivo ben preciso (ero/sono stato malato).
[94]
Per sottolineare questa specificità d'uso dell'imperfetto rispetto al passato prossimo (e agli altri tempi indicanti azioni avvenute in passato), potremmo riscrivere la frase, collocandola in un diverso punto d'osservazione temporale: quell'anno andavo regolarmente in piscina, ma non ci sono andato per una settimana in quanto ero/sono stato malato.
[95]
Marco Maggiore
[96]
John scrive:
[97]
27 aprile 2012 alle 08:26
[98]
Grazie infinite, prof.
[99]
Maggiore.
[100]
John

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