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Astratto e concreto

Language columnIl linguista
AuthorFausto Raso
Date 28 luglio 2009


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Pensi per esempio ai sostantivi che designano eventi quali il movimento (partenza, arrivo, corsa, etc), cui l'attribuzione dell'una o dell'altra proprietà non è affatto pacifica.
[2]
Per quanto riguarda il caso specifico di temporale (sostantivo) propendo decisamente per la concretezza, ma l'argomento generale meriterebbe senz'altro un approfondimento.
[3]
Intanto le segnalo la scheda di Federico Faloppa (astratti, nomi) sull'Enciclopedia dell'italiano (a cura di R. Simone, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010, pp. 120-121), e un articolo apparso sul sito dell'Accademia della Crusca, dedicato a questi temi.
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Francesco Bianco
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IVANA scrive:
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30 gennaio 2012 alle 22:20
[7]
Per cortesia vorrei sapere se i nomi di tempo: mattina , pomeriggio,domani ,ieri ecc ,sono nomi concreti o astratti.
[8]
Grazie!
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linguista scrive:
[10]
30 gennaio 2012 alle 22:34
[11]
Si definiscono concreti i nomi che si riferiscono a tutto ciò che si può conoscere direttamente con i sensi o che possiamo immaginare come esistente e reale.
[12]
Si definiscono astratti, invece, i sostantivi che indicano concetti, azioni, sentimenti e tutto quello che, in genere, possiamo percepire soltanto con la nostra mente, senza poterlo verificare con i nostri cinque sensi.
[13]
Tuttavia la definizione dei nomi concreti e astratti non è sempre netta, ma ha spesso necessità di una contestualizzazione.
[14]
È il caso di "mattina", "pomeriggio", "notte", che usati per descrivere un tempo oggettivo sono concreti, ma utilizzati in senso metaforico (esempio: "la notte della democrazia") sono astratti.
[15]
"Ieri" è un avverbio di tempo, come "domani": quest'ultimo, sostantivato, significa "il futuro", "l'avvenire".
[16]
Citando Lorenzo il Magnifico, "del diman non v'è certezza" e, direi, nemmeno concretezza.
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Simonetta Losi
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Andrea Vercelli scrive:
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11 febbraio 2012 alle 11:40
[20]
Il sostantivo 'pizzico' è concreto od astratto?
[21]
linguista scrive:
[22]
11 febbraio 2012 alle 17:46
[23]
Direi che ci troviamo in una zona di confine: si potrebbe, con ragionevoli argomenti, sostenere l'attribuzione all'una o all'altra categoria.
[24]
Personalmente, propendo per la concretezza, supponendo che lei si riferisca al primo significato del sostantivo, e non al suo uso nella locuzione un pizzico di 'un po' di'.
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Le segnalo una mia risposta di qualche giorno fa (30/01/2012 alle 11:25:32) in merito a un analogo dubbio di un altro utente; per approfondire l'argomento le consiglio di leggere F.
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Faloppa, Astratti, nomi, in Enciclopedia dell'italiano, a cura di R.
[27]
Simone, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010, pp.
[28]
120-121, e questo articolo apparso sul sito web dell’Accademia della Crusca.
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Francesco Bianco
[30]
salvatore scrive:
[31]
1 aprile 2012 alle 16:23
[32]
La parola "cosa" ha un significato astratto o concreto ?
[33]
Grazie
[34]
linguista scrive:
[35]
1 aprile 2012 alle 17:02
[36]
Cosa è uno dei cosiddetti nomi generali; sostantivi che, per la loro proprietà di essere riferiti a un numero molto alto di referenti, sono usati come parole passepartout per gli scopi più vari.
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Proprio per questo è impossibile attribuire cosa alla categoria dell'astratto o del concreto.
[38]
Se dico passami quella cosa, indicando con la mano un bastone, faccio riferimento ad un oggetto concreto.
[39]
Se invece sentenzio la cosa più importante nella vita è l'amore, riferisco il vocabolo ad un'entità astratta.
[40]
Cosa può anche riferirsi, metalinguisticamente, a una porzione di testo precedente, oppure grammaticalizzarsi come pronome interrogativo: (che) cosa vuoi da me?
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La distinzione fra concreto e astratto, per altro, è tutt'altro che pacifica in linguistica.
[42]
Su tale agomento mi permetto di rinviarla ai numerosi interventi precedenti (p. es. Mattia Mela, 31/05/2009 alle 15:37; Massimo Arcangeli, 13/03/2011 alle 13:47:17; Francesco Bianco, 30/1/2012 alle 11:25; Simonetta Losi, 30/01/2012 alle 22:34) e di consigliarle un paio di letture: la scheda di Federico Faloppa (astratti, nomi) sull'Enciclopedia dell'italiano (a cura di R. Simone, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010, pp. 120-121) e un articolo apparso sul sito dell'Accademia della Crusca.
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Francesco Bianco
[44]
tropea65 scrive:
[45]
2 ottobre 2012 alle 22:47
[46]
Sonno è una parola concreta o astratta?
[47]
Grazie
[48]
linguista scrive:
[49]
2 ottobre 2012 alle 22:59
[50]
Le rispondo con parole non mie: «La distinzione tra nomi concreti e astratti non è sempre chiara; per esempio, sarebbe difficile collocare tra i nomi concreti o tra quelli astratti parole come sonno, malessere, corsa, salto, caduta, arrivo che indicano fatti percepibili dai sensi, ma privi di una consistenza materiale» (Maurizio Dardano, Pietro Trifone, Grammatica italiana (terza edizione), Bologna, Zanichelli, 1995, p. 171; mio il grassetto).
[51]
Analoghe considerazioni troverà qua e nelle pagine del nostro blog, ed in particolare in un post scritto da Fausto Raso (Astratto e concreto), ma anche nelle voci (nomi) astratti e (nomi) concreti, realizzate da Federico Faloppa per l’Enciclopedia dell’italiano (a cura di R. Simone, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010, pp. 120-121), nonché in un articolo di Raffaella Setti (Nomi astratti e nomi concreti), disponibile nel sito dell’Accademia della Crusca.
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Rocco Luigi Nichil
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fulvia scrive:
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27 ottobre 2012 alle 09:00
[55]
Quando in un compito si devono analizzare, dal punto di vista grammaticale, parole difficilmente collocabili tra i nomi concreti o tra quelli astratti, cosa mi suggerisce di dire ai miei allievi?
[56]
Grazie.
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linguista scrive:
[58]
27 ottobre 2012 alle 09:43
[59]
La distinzione tra nomi concreti e nomi astratti è profondamente radicata nella pratica didattica anche se a molti studiosi, e agli stessi insegnanti, risulta spesso artificiosa, falsa nonché inutile.
[60]
E' evidente, infatti, che solo alcuni nomi possono essere sicuramente attribuiti all'una o all'altra categoria, mentre una gran parte dell'universo rimane sospesa a metà.
[61]
La definizione che normalmente si di concreto è che 'si può sperimentare con i sensi', ma che dire di lavoro in una frase come "Oggi ho un sacco di lavoro da fare?" A prima vista si direbbe astratto, ma si può fare un oggetto che non si può sperimentare con i sensi?
[62]
Sorgono quantomeno dei dubbi.
[63]
E, nella stessa frase, il nome sacco, chiaramente concreto secondo la definizione su riportata, essendo usato in senso figurato dovrebbe in questo caso passare nella categoria "astratto".
[64]
A metà strada si collocano nomi che indicano processi, come movimento o costruzione; nomi che indicano qualità, come velocità (astratto, si direbbe, ma allora come sarebbe possibile dire: "la velocità di quell'automobile mi ha sorpreso"? Evidentemente ho percepito con i sensi quella qualità); nomi che indicano stati d'animo: gioia, allegria, tristezza, sofferenza (chiaramente si percepiscono con i sensi, ma come possono definirsi 'concreti'?); nomi relativi alla religione: Dio, angelo, provvidenza (astratto? Eppure si dice: "la provvidenza ci aiuterà", quindi essa opera nel mondo fisico; ma, e qui la cosa si fa ancora più intricata, solo per chi ha fede).
[65]
Ad accrescere le perplessità su questa categorizzazione viene il fatto che l'appartenenza del nome all'una o all'altra categoria non ha alcuna conseguenza sulla costruzione morfosintattica della frase.
[66]
L'unica utilità che si può riconoscerle è che invita gli studenti a riflettere sulle qualità del referente del nome.
[67]
Questo, però, a costo dei dubbi di cui si è detto, senza parlare della confusione tra nome e referente del nome.
[68]
Se non si ha il coraggio di superare questa distinzione, la strada più prudente da seguire è di essere elastici nel caso di dubbi, magari tralasciando le etichette quando non si può stabilire con buona approssimazione l'appartenenza.
[69]
Fabio Ruggiano
[70]
gaia spezzapria scrive:
[71]
9 novembre 2012 alle 09:10
[72]
fantasma è un nome astratto o concreto? perchè ?
[73]
gaia spezzapria scrive:
[74]
9 novembre 2012 alle 09:11
[75]
grazie
[76]
linguista scrive:
[77]
9 novembre 2012 alle 09:54
[78]
Un'antica distinzione depositata nelle nostre grammatiche prevede di separare i nomi concreti, che si riferiscono a entità direttamente percepibili dai sensi, e nomi astratti, che evocano concetti presenti solo nella mente.
[79]
Una parola come fantasma, nell'accezione di 'essere soprannaturale che secondo la credenza popolare appare di notte', basta a fare entrare in crisi tale distinzione, riferendosi a un'entità che potrebbe essere percepita dai sensi (o si vuole che lo sia), ma che di fatto può rimanere altrettanto bene nel dominio delle idee.
[80]
In realtà, come osserva il linguista Luca Serianni, la classificazione di nomi astratti e concreti è «da non intendere in senso troppo rigido: non sempre è possibile assegnare un dato nome a questa o quella classe (una partenza, un disagio, un'arrabbiatura, una caduta si collocano su gradi per dir così intermedi di «astrazione» / «concretezza»)».
[81]
A ben guardare tutte le parole, anche quelle che fanno riferimento a cose concrete e percepibili dai sensi, prese di per non sono che simboli, "fantasmi" della nostra mente.
[82]
Marco Maggiore
[83]
Cinzia scrive:
[84]
3 marzo 2013 alle 16:56
[85]
La parola "algebra" è da considerarsi concreta o astratta? grazie.
[86]
linguista scrive:
[87]
3 marzo 2013 alle 16:56
[88]
Quanto c’era da dire sulla classificazione nomi concreti / nomi astratti e sulla sua artificiosità (oltre che irrilevanza grammaticale), è ampiamente espresso nelle mie risposte del 27/12/2012 (ore 15:57) e del 26/11/2012 (ore 10:51); e si veda anche la risposta di Fabio Ruggiano del 30/09/ 2011 (ore 19:51).
[89]
Marcello Ravesi
[90]
willie il coiote scrive:
[91]
4 maggio 2013 alle 20:19
[92]
Il sostantivo violenza è una parola concreta oppure astratta?
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linguista scrive:
[94]
4 maggio 2013 alle 20:20
[95]
Sull'argomento ha dato una dettagliata risposta Marcello Ravesi:
[96]
In linea di massima, si considerano concreti i nomi che si riferiscono alle entità direttamente percepibili dai sensi (gatto, forchetta, palla, ecc.), e astratti quelli che si riferiscono a entità raffigurabili solo in astratto dalla mente (amore, gloria, ecc.).
[97]
Tuttavia, come osserva Luca Serianni (cfr. Grammatica italiana, Torino 1989, cap. III § 6), quella di nomi astratti e concreti è «una classificazione da non intendere in senso troppo rigido: non sempre è possibile assegnare un dato nome a questa o quella classe (una partenza, un disagio, un’arrabbiatura, una caduta si collocano su gradi per dir così intermedi di astrazione / concretezza)».
[98]
È dunque piuttosto difficile inserire fra i nomi concreti o fra quelli astratti parole come corsa, salto, caduta, arrivo, ecc., che indicano fatti percepibili dai sensi, ma privi di una consistenza materiale.
[99]
«Inoltre, un nome di solito usato come astratto può essere in altre accezioni concreto. Pensiamo agli astratti personalità, celebrità adoperati come concreti (le personalità del mondo dello spettacolo) [...]» (ibid.).
[100]
Aggiungo, a mo’ d’esempio, occhio: mi lacrima l’occhio (concreto) / Mario ha occhio per l’arredamento (astratto).

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