Sentence view

Astratto e concreto

Language columnIl linguista
AuthorFausto Raso
Date 28 luglio 2009


showing 1 - 100 of 362 • next


[1]
Ai tempi della scuola abbiamo appreso che la differenza tra il concreto e l’astratto sta nel fatto che nel primo caso si dice di ciò che può essere verificato direttamente con i sensi, quindi è percettibile, vero, che si può toccare con mano; nel secondo caso, invece, di ciò che pur esistendo non può essere percettibile in quanto è semplicemente una nozione comune come, ad esempio, la virtù o la benevolenza.
[2]
Non è sempre facile, dunque, distinguere il concreto dall’astratto soprattutto dal punto di vista grammaticale perché il fatto non attiene alla fonetica alla morfologia alla sintassi.
[3]
È interessante vedere, quindi ripercorrendo l’ evoluzione della lingua , come alcuni vocaboli che in origine indicavano esclusivamente nozioni materiali oggi siano atti ad esprimere i concetti più astratti.
[4]
Analizziamo il verbo pensare: questo non è altro che il verbo latino che voleva dire pesare’; da una cosa concreta è passato ad indicare una cosa astratta; non diciamo, del resto, pesare il pro e il contro di una determinata faccenda?
[5]
E che cosa significa comprendere se non accogliere in noi un pensiero?
[6]
Scrutando il verbo capire (dal latino capere, prendere, contenere, accogliere’) si vede bene il passaggio dal significato concreto a quello astratto: accogliere nella nostra mente un concetto, quindi
[7]
capirlo.
[8]
Originariamente il suddetto verbo indicava solamente una cosa concreta, tant’è che ancora oggi si parla di capienza di un locale; poi anche in latino ha finito con l’acquistare l’accezione di intendere’.
[9]
L’ambivalenza concreto-astratto si nota meglio esaminando un altro termine, figlio di capire: capace.
[10]
Diciamo, infatti, che un recipiente è molto capace e che un ragazzo è capace di risolvere un problema; nel primo caso abbiamo capace nel significato concreto di contenere’, nel secondo in quello astratto di avere attitudini’.
[11]
Ancora.
[12]
Il verbo riflettere palesa ancora più facilmente la sua antica origine: non significa altro che
[13]
riflettere, vale a dire piegarsi su stesso’.
[14]
Chi riflette, dunque, ripiega la mente su stesso’, ovverosia rivolge l’attenzione sui fatti interni della vita psichica (i contenuti del pensiero).
[15]
Il passaggio dal valore concreto a quello astratto anche in questo caso si riscontra con maggiore evidenza nelle espressioni concentrarsi nei propri pensieri, raccogliersi in meditazioni.
[16]
Con queste modeste noterelle tentiamo di mettere in evidenza, insomma, il fatto che nel parlare e nello scrivere adoperiamo termini che i nostri antenati Latini usavano con accezioni diverse da quelle odierne e solo un’attenta analisi ci rimanda al significato originario che da astratto è diventato concreto e viceversa.
[17]
Una riprova?
[18]
Molte fra le parole più astratte di quelle che esprimono concetti matematici, ad un attento esame, rivelano i loro significati originari che erano, per l’appunto, concreti.
[19]
Vediamo.
[20]
Il punto, quando è nato, non era altro che il segno lasciato da una puntura (d’insetto, ad esempio); la linea, presa come simbolo della figura geometrica, è il femminile dell’aggettivo derivato da lino, che è, propriamente, filo di lino’.
[21]
Vogliamo dire, insomma, che il confine tra astratto e concreto è quanto mai labile (e i sacri testi grammaticali per quanto ne sappiamo non ne fanno cenno).
[22]
Si pensi, a questo proposito, all’aggettivo amaro: un caffè amaro e un ricordo amaro; o al verbo inghiottire: si può inghiottire un cibo come una calunnia.
[23]
Potremmo continuare ma non vogliamo tediarvi oltre misura.
[24]
Concludiamo consigliando a coloro che amano il bel parlare e il bello scrivere di adoperare il su citato verbo nella forma non incoativa (cioè senza l’inserimento dell’infisso -isc- tra il tema e la desinenza) allorché assume un significato metaforico: non hai paura che il buio ti inghiotta?
[25]
Si dirà, invece, che Mario inghiottisce qualunque cosa gli capiti sotto i denti.
[26]
Fausto Raso
[27]
Scritto martedì, 28 luglio 2009 alle 20:18 nella categoria Senza categoria.
[28]
Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.
[29]
0.
[30]
I commenti e i pings sono disabilitati.
[31]
giovanni scrive:
[32]
3 agosto 2009 alle 06:00
[33]
Ed il verbo intendere?
[34]
Come si iscrive nella costruzione di cui sopra?
[35]
E così pure, come può sostenersi la vicinanza tra astratto e concreto quando si parla, ad es., di infinito, un concetto che è il paradigma dell'astrazione?
[36]
Grazie!
[37]
linguista scrive:
[38]
3 agosto 2009 alle 06:15
[39]
Il verbo intendere si può considerare astratto quando ha l’accezione di 'capire il significato', 'comprendere con la mente': "Filippo ha inteso subito, senza problemi, il pensiero dell’autore"; concreto allorché si fa riferimento esplicito all’udito, alla percezione sensoriale, quando significa, insomma, 'sentire', 'udire': "Durante tutta la notte ha inteso dei rumori sospetti".
[40]
Per quanto attiene all’ambivalenza astratto-concreto di infinito le cose si complicano.
[41]
Si può ritenere concreto nella forma aggettivale e nell’accezione di 'svariato', 'innumerevole' e simili (sull’argomento sono stati pubblicati "infiniti" testi), astratto in tutti gli altri casi.
[42]
Fausto Raso
[43]
Riccardo scrive:
[44]
17 gennaio 2010 alle 07:27
[45]
il sostantivo "buio" è concreto o astratto ?
[46]
Grazie per l'attenzione
[47]
linguista scrive:
[48]
17 gennaio 2010 alle 08:40
[49]
Il buio propriamente non lo vediamo, ma si tratta evidentemente di una realtà concreta, che attiene alla nostra sfera sensoriale: la cosa è evidente quando diciamo "Qui c'è buio".
[50]
Se si volesse rendere il buio un'astrazione si potrebbe coniare il termine "buietà" ("buietudine", invece, esprimerebbe la condizione di chi vive nel buio).
[51]
Massimo Arcangeli
[52]
Salvatore Zingale scrive:
[53]
18 gennaio 2010 alle 19:02
[54]
Mi viene da dire che tutto "è concreto", ma alcune cose "diventano astratte", proprio nel senso etimologico, da "abstrahere": distaccare da.
[55]
L'astratto è evoluzione del concreto.
[56]
E la spiegazione di sopra lo dimostra.
[57]
Saluti
[58]
federico scrive:
[59]
9 giugno 2010 alle 21:02
[60]
sperando di trovare qualcuno di voi disponibile, chiedo se è corretto dire/scrivere "...ho bisogno di saperti vivo/in vita".
[61]
tralasciando la bellezza dell'epressione, credo si possa usare. secondo voi???
[62]
linguista scrive:
[63]
9 giugno 2010 alle 22:19
[64]
L'espressione è correttissima.
[65]
Massimo Arcangeli
[66]
Laura scrive:
[67]
17 giugno 2010 alle 13:55
[68]
Gentile Linguista, insegno italiano all'estero.
[69]
Ho un testo (Contatti 1 -Freeth/Checketts- p. 149) in cui trovo questa frase: 'Pero' qualche volta guardo [...] un telefilm per rilasciarmi'.
[70]
Chiedo: e' corretto scrivere 'rilasciarmi'?
[71]
Non l'avevo mai letto o sentito prima.
[72]
Ho sempre usato in una situazione simile: 'rilassarmi'.
[73]
Vi ringrazio per l'aiuto.
[74]
Saluti.
[75]
linguista scrive:
[76]
17 giugno 2010 alle 14:15
[77]
Per il transitivo "rilasciare" è effettivamente attestato anche il significato di "rilassare" (cfr., per es., "rilasciare i muscoli").
[78]
Per "rilasciarsi", invece, il significato attestato è unicamente "allentarsi", "perdere tono".
[79]
Sconsiglierei decisamente, dunque, di insegnare l'uso di "rilasciarsi" nel senso di "rilassarsi".
[80]
Yahis Martari
[81]
OLA scrive:
[82]
31 luglio 2010 alle 00:01
[83]
Salve, mi chiedevo se il termine NOVELLA sia astratto o concreto.
[84]
La ringrazio anticipatamente per la visione :)
[85]
linguista scrive:
[86]
31 luglio 2010 alle 11:58
[87]
Se per "novella" intendiamo l'oggetto rappresentato da un breve racconto, come quelli, notissimi, di un Verga o un Pirandello, allora il termine è concreto.
[88]
Se intediamo invece parlare di una 'notizia', senza alcun aggancio a un'entità concreta, allora il termine è astratto.
[89]
Massimo Arcangeli
[90]
Giuseppe scrive:
[91]
2 ottobre 2010 alle 15:50
[92]
Tutti coloro che sarebbero arrivati a Roma dovevano rimanere estasiati......
[93]
Tuti coloro che fossero arrivati a Roma dovevano rimanere estasiati....
[94]
Quale delle 2 opzioni è corretta?
[95]
Grazie.
[96]
linguista scrive:
[97]
2 ottobre 2010 alle 17:13
[98]
Sono giuste entrambe le soluzioni; dipende dal quel che vogliamo far intendere in termini di svolgimento degli eventi.
[99]
Sappiamo (ne abbiamo scritto più volte) che il condizionale può esprimere il futuro nel passato: se diciamo "Tutti quelli che sarebbero arrivati a Roma dovevano rimanere estasiati" immaginiamo perciò l'arrivo a Roma delle persone di cui parliamo come un evento futuro rispetto a un altro evento.
[100]
Massimo Arcangeli

Text viewParagraph view