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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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[1]
Per il resto, l'analisi è corretta.
[2]
Alessandro Di Candia
[3]
Roberto Natali scrive:
[4]
15 settembre 2011 alle 22:37
[5]
Salve,
[6]
gradirei sapere se e in che senso, secondo voi, nelle espressioni "sopravvivere alla tempesta" e "sopravvivere a un figlio" si possa individuare un tradizionale (e sottolineo "tradizionale") complemento di termine, o altrimenti quale altro complemento tradizionale può adeguatamente descrivere i sintagmi preposizionali "alla tempesta" e "a un figlio".
[7]
La mia opinione è la seguente: sulla base della definizione classica del complemento di termine come "la persona o la cosa cui è diretta l'azione espressa dal verbo", in nessun caso può essere individuato qui un complemento di termine.
[8]
In altre lingue, lo stesso verbo non richiede preposizioni, si potrebbe quindi pensare a un cosiddetto "complemento oggetto indiretto".
[9]
Senonché, adottando di nuovo un criterio semantico, "la tempesta" e "il figlio" non rappresentano certo la cosa o la persona che subisce l'azione espressa dal verbo.
[10]
Se invece adotto un criterio esclusivamente formale o sintattico, sarei autorizzato ad assegnare i due sintagmi a un qualunque complemento scelto a caso fra quelli introdotti dalla preposizione "a", dato che su un piano meramente sintattico sono equivalenti.
[11]
Per poter discriminare fra i vari complementi introdotti dalla preposizione "a" ho bisogno nuovamente di un criterio logico/semantico, e siamo punto e a capo.
[12]
Come se ne esce?
[13]
Se restiamo nell'ambito dell'analisi logica tradizionale (scolastica) non vedo altra possibilità oltre quella di escogitare una nuova categoria di complemento che sia non troppo bizzarra (tanto per capirci, escluderei un eventuale "complemento di tempesta").
[14]
Mi domando infine quale sia l'utilità di tale ostinazione a incasellare a tutti i costi ogni sintagma preposizionale, nessuno escluso, in un qualche tipo di complemento, purchessia, descritto dalle grammatiche tradizionali.
[15]
Che ne pensate?
[16]
PS La questione è emersa in seguito a un esercizio che una professoressa di latino ha assegnato a una mia nipote.
[17]
La professoressa spiega agli studenti che qui si tratta di complemento di termine.
[18]
Ora, io non conosco il latino, ma non vedo comunque la necessità di stabilire quale sia il complemento.
[19]
In latino ci sarà, suppongo, un verbo che traduce l'italiano "sopravvivere" e sarà questo verbo a determinare il caso dei sintagmi preposizionali "alla tempesta" e "a un figlio".
[20]
Roberto Natali scrive:
[21]
15 settembre 2011 alle 23:04
[22]
Il mio commento è in attesa di moderazione.
[23]
Nel frattempo vorrei aggiungere qualcosa.
[24]
Pensate che, applicando un criterio esclusivamente semantico, sopravvivere alla tempesta possa configurare un particolare tipo di complemento concessivo?
[25]
In fondo la frase significa che nonostante la tempesta sono ancora vivo.
[26]
Per quanto riguarda sopravvivere a un figlio, ho pensato che potrebbe trattarsi di un complemento di paragone: rispetto al figlio i genitori sono ancora vivi.
[27]
Che ne dite?
[28]
linguista scrive:
[29]
16 settembre 2011 alle 10:32
[30]
Come lei giustamente rileva, è decisamente improprio parlare di complementi di termine.
[31]
In questi casi la reggenza con la preposizione a rappresenta una particolarità del verbo sopravvivere.
[32]
Rendere i concetti con verbi diversi può aiutare ad apprezzare l'effettiva natura logico-semantica dei complementi: salvarsi dalla tempesta (complemento d'agente o di causa efficiente; risponde alla domanda da chi?/da che cosa?); vivere più a lungo dei propri figli (complemento di paragone; risponde alla domanda rispetto a chi?/rispetto a che cosa?).
[33]
L'impiego della preposizione a, caratteristicamente associata al complemento di termine (il dativo latino), è motivata dunque sul piano lessicale più che su quello dell'analisi logica.
[34]
In ogni caso la sua insoddisfazione per le categorie della grammatica tradizionale è pienamente legittima.
[35]
Questa medesima insoddisfazione ha spinto la linguistica moderna a elaborare modelli teorici descrittivi ed esplicativi meglio fondati, il più famoso dei quali è la grammatica generativo-trasformazionale di Noam Chomsky nelle sue varie formulazioni.
[36]
Marco Maggiore
[37]
Sergio scrive:
[38]
16 settembre 2011 alle 10:38
[39]
La frase "io sono d'accordo con te", può dar luogo ad un complemento di modo?
[40]
linguista scrive:
[41]
16 settembre 2011 alle 10:49
[42]
Non so se ho ben compreso la domanda.
[43]
Se si intende "è possibile sostituire la frase 'io sono d'accordo con te' con un complemento di modo?" la risposta è probabilmente negativa.
[44]
Si definisce complemento un elemento della frase che completa quanto è espresso da un soggetto e da un predicato.
[45]
Mi scuso se ho capito male la domanda, e spero vorrà essere così gentile da riformularla.
[46]
Marco Maggiore
[47]
Roberto Natali scrive:
[48]
16 settembre 2011 alle 12:50
[49]
Gentile Marco Maggiore,
[50]
grazie per la risposta.
[51]
Devo far notare però che in "salvarsi dalla tempesta" non c'è un complemento d'agente.
[52]
Perché ci sia complemento d'agente deve esserci un verbo in forma passiva e l'agente inanimato è ciò che "compie" l'azione espressa dal verbo passivo.
[53]
Al massimo qui c'è un complemento di allontanamento/separazione, se proprio vogliamo inquadrare l'espressione in una categoria classica.
[54]
Che ne pensa?
[55]
linguista scrive:
[56]
16 settembre 2011 alle 12:55
[57]
Ha ragione, mi scuso dell'imprecisione.
[58]
Marco Maggiore
[59]
Sergio scrive:
[60]
16 settembre 2011 alle 13:46
[61]
Grazie a voi, ci mancherebbe.
[62]
Volevo sapere al limite come viene considerato "d'accordo" in casi di questo tipo.
[63]
"Sono d'accordo..."
[64]
linguista scrive:
[65]
16 settembre 2011 alle 14:07
[66]
L'espressione essere d'accordo costituisce una locuzione, che vale 'concordare': verbo e complemento rappresentano dunque un'unità fraseologica, sul modello di tante altre costituite da "essere + sintagma preposizionale", in cui tra i due elementi vige una relazione molto stretta.
[67]
Se togliamo d'accordo, infatti, non viene meno soltanto l'informazione relativa a una maniera di svolgere l'azione: è proprio l'intero significato del verbo a essere compromesso.
[68]
In analisi logica, tuttavia, d'accordo è classificato tra i complementi di modo (anche in frasi come quella da lei citata).
[69]
Elisa De Roberto
[70]
Erica scrive:
[71]
16 settembre 2011 alle 14:10
[72]
Buongiorno, gradirei sapere se è più corretto dire "Dio ci ha creato", oppure "Dio ci ha creati".
[73]
Grazie mille e complimenti per il servizio.
[74]
linguista scrive:
[75]
16 settembre 2011 alle 14:20
[76]
Con i pronomi oggetto di prima e seconda persona plurale (Dio ci ha creato/i, Dio vi ha creato/i), l'accordo del participio è facoltativo: entrambe le frasi sono ugualmente corrette.
[77]
Diversamente se l'oggetto diretto è un pronome di terza persona plurale (Dio li ha creati) è necessario accordare il participio al numero del complemento oggetto.
[78]
Elisa De Roberto
[79]
ana scrive:
[80]
19 settembre 2011 alle 14:50
[81]
Gentile linguista,
[82]
è sbagliato l'uso del congiuntivo nella seguente frase?
[83]
"Anche se FOSSI STATO più ricco non avrei mai speso tutti quei soldi per comprare una casa come quella."
[84]
Il periodo ipotetico richiede il congiuntivo, ma "ANCHE SE" non sarebbe un'eccezione?
[85]
Grazie!
[86]
linguista scrive:
[87]
19 settembre 2011 alle 14:55
[88]
Di norma la congiunzione anche se da luogo a una concessiva, ed è usata per lo più con l’indicativo.
[89]
In questo caso, tuttavia, introduce un’ipotetica e vale se anche.
[90]
L’inversione dei due elementi (anche se > se anche) elimina quindi ogni impressione di costrutto erroneo.
[91]
Marcello Ravesi
[92]
Marco scrive:
[93]
19 settembre 2011 alle 15:20
[94]
Il verbo "esserci" ha anche la sua variante "essercene" sempre come verbo procomplementare?
[95]
linguista scrive:
[96]
19 settembre 2011 alle 15:24
[97]
Si tratta di due situazioni diverse.
[98]
In esserci la particella -ci ha valore locativo (c’è, ci sono, ecc.).
[99]
Diversamente, in essercene, il gruppo clitico -cene si compone di un pronome atono di 4a persona -ce- (per la 5a si avrebbe esservene) e di un avverbio di luogo -ne (di lì’).
[100]
La definizione di verbo procomplementare la userei piuttosto per i tipi sentirsela, svignarsela, spassarsela, ecc.

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