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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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[1]
Chi si ribella contro queste organizzazioni criminali viene perfino punito con la morte.
[2]
E successivamente anche i familiari della vittima vengono intimiditi con minacce di andare via dalla città dove vivono.
[3]
I motivi per cui i meridionali decidono di andare via dalle loro città sono: i commercianti che non vogliono più pagare il pizzo(per tali motivi aumenta anche la disoccupazione), aumento della disoccupazione, della criminalità e, del disagio socio - culturale.
[4]
Questo disagio, si manifesta nei rioni dove la criminalità organizzata accresce il suo potere con i suoi affari illeciti.
[5]
Ringrazio anticipatamente
[6]
Antonio
[7]
linguista scrive:
[8]
6 settembre 2011 alle 09:30
[9]
"Le istituzioni dovrebbero dare, per prime, l’esempio del rispetto verso il prossimo. Invece questo senso del vivere civile non viene messo in atto, in particolare in alcune città del Nord, in cui gli atti di xenofobia e la rivalità nei confronti delle persone del Sud sono in continuo aumento. Questa rivalità si manifesta in particolare quando un settentrionale (a volte anche un rappresentante delle istituzioni), con disprezzo, chiama terrone un meridionale che vive nella sua città: è evidente che così facendo non rispetta il prossimo.
[10]
Le popolazioni che vivono nel meridione sono attanagliate dal potere della mafia, della camorra, della ndrangheta, della Sacra corona unita. Queste organizzazioni hanno terrorizzato tante città del Sud con i loro crimini: omicidi, pizzo ai commercianti, intimidazioni e minacce ai cittadini onesti. Chi si ribella contro queste organizzazioni criminali viene punito persino con la morte. Successivamente anche i familiari della vittima vengono intimiditi con minacce che li spingono a partire dalla città dove vivono.
[11]
Sono numerosi i motivi per cui i meridionali decidono di andare via dalle loro città: fra questi il principale è il continuo aumento della disoccupazione, che spesso è in correlazione diretta con l’aumento della criminalità e, di conseguenza, del disagio sociale.
[12]
Questo disagio si manifesta soprattutto nei rioni in cui la criminalità organizzata accresce il suo potere con i suoi affari illeciti.
[13]
"
[14]
Le mie correzioni hanno riguardato in particolare, oltre che il piano dello stile e della logica testuale e informazionale, la concordanza grammaticale e l’uso della punteggiatura.
[15]
Metta a confronto il suo testo con la versione da me rivista per rendersi conto dell’entità del mio intervento.
[16]
Alessandro Aresti
[17]
Sergio scrive:
[18]
6 settembre 2011 alle 09:55
[19]
Siamo tutti d'accordo che "come che fosse" è sicuramente sgrammaticato, ma ho un dubbio, si può dire "come che sia"? grazie
[20]
linguista scrive:
[21]
6 settembre 2011 alle 10:10
[22]
Sarebbe meglio ragionare su un esempio concreto.
[23]
La invito quindi ad accompagnare il suo quesito con un esempio appropriato.
[24]
Alessandro Aresti
[25]
marisa scrive:
[26]
6 settembre 2011 alle 10:21
[27]
Complimenti per "Il linguista".
[28]
E` davvero un ottimo servizio.
[29]
linguista scrive:
[30]
6 settembre 2011 alle 10:22
[31]
La ringrazio a nome di tutta la redazione.
[32]
Alessandro Aresti
[33]
antonio scrive:
[34]
6 settembre 2011 alle 11:01
[35]
Gentile Prof.
[36]
Arcangeli, vorrei la correzione grammaticale e quella logica di questo scritto:
[37]
L’inizio del 19 secolo, l'uomo viveva nel sottosviluppo economico e industriale.
[38]
Inoltre c'era la povertà.
[39]
E, chi viveva in tale condizione poteva morire anche per una semplice polmonite, perché non c'era un farmaco che guarisse dalla malattia.
[40]
Perciò essi avevano un'esistenza più corta di un'uomo contemporaneo.
[41]
Poi i telefoni, i fax, i televisori non erano avanzati come quelli di oggi.
[42]
Ma, chi viveva nel benessere economico, era l'alta borghesia che poteva permettersi di avere: una vita agiata, un'alimentazione sana, il farmaco più efficace.
[43]
Tutto ciò consentiva ai ricchi di vivere più a lungo del ceto medio...
[44]
Cordiali Saluti.
[45]
antonio
[46]
linguista scrive:
[47]
6 settembre 2011 alle 11:14
[48]
"All’inizio del XIX secolo, l’uomo viveva in una condizione di sottosviluppo economico e industriale e, quindi, di grande povertà. Si poteva morire anche per una semplice polmonite (addirittura per l’assenza di un farmaco che guarisse dalla malattia). L’aspettativa di vita era quindi molto minore rispetto a quella di oggi.
[49]
Molti degli apparecchi di uso quotidiano (il telefono, il televisore, ecc.) o non erano ancora stati inventati o non erano avanzati come quelli di oggi.
[50]
Solo l’alta borghesia poteva permettersi di condurre una vita agiata e avere un’alimentazione sana e il farmaco più efficace.
[51]
Tutto ciò consentiva ai ricchi di vivere più a lungo degli altri.
[52]
"
[53]
Alessandro Aresti
[54]
luisella scrive:
[55]
6 settembre 2011 alle 14:20
[56]
gent.mo Dott.
[57]
Arcangeli vorrei per cortesia conoscere (se esiste!) il participio passato del verbo splendere.
[58]
grazie per la gentile risposta
[59]
linguista scrive:
[60]
6 settembre 2011 alle 15:01
[61]
Il verbo splendere manca del participio passato (è esistita in passato la forma "splenduto").
[62]
Alessandro Aresti
[63]
linguista scrive:
[64]
6 settembre 2011 alle 16:18
[65]
A precisazione di "splenduto".
[66]
Alcuni buontemponi che si aggirano nella Rete citano, a difesa di "splenduto" (o "risplenduto"), testimonianze poetiche recenti e (soprattutto) antiche.
[67]
Sono quegli stessi che magari, prendo un esempio a caso, mai e poi mai userebbero "finire per" (+ infinito: "se continua così finirà per scoppiare") in sostituzione di "finire con".
[68]
Non si rendono conto, i buontemponi (e, ohibò, "integralisti"), che le lingue si evolvono: nuove forme continuamente nascono, vecchie forme continuamente muoiono.
[69]
Se qualcuno, in una domanda o un colloquio di lavoro, si arrischiasse a usare "splenduto" potrebbe veder immediatamente cestinata la sua domanda o essere accompagnato cortesemente alla porta per il solo motivo di aver fatto ricorso all'improponibile participio.
[70]
La percezione sociale è un fattore determinante nel giudizio che ciascuno di noi si forma su una lingua: se una comunità di parlanti sanziona una determinata forma grammaticale, perché uscita definitivamente dall'uso corrente, non c'è Dante (o d'Annunzio) che tenga.
[71]
Gli utenti di questa rubrica diffidino perciò dei nostalgici dell'uso antico e, se presi dal dubbio, ci scrivano o consultino un buon dizionario dell'italiano.
[72]
Scopriranno - se il dizionario è davvero serio - che di "splendere", "pendere", "stridere", ecc., il participio passato ("splenduto", "penduto", "striduto") non si o, se si , viene saggiamente annotato come "raro" o "non comune".
[73]
Massimo Arcangeli
[74]
Paolo scrive:
[75]
6 settembre 2011 alle 16:38
[76]
CORRETTO UTILIZZO DELLA PUNTEGGIATURA
[77]
Buongiorno a tutti.
[78]
Vorrei per favore alcuni chiarimenti sull'utilizzo della punteggiatura in casi particolari.
[79]
1) Se è vero che che dopo virgolette e parentesi di chiusura si mette uno spazio ad eccezione dei segni di punteggiatura, come si ci comporta in questi casi, quando sono presenti virgolette e parentesi.
[80]
1-A: Entriamo nel menu "Tool"(Strumenti)
[81]
1-B: Entriamo nel menu "Tool" (Strumenti)
[82]
Va lasciato uno spazio?
[83]
2) È necessario spaziare in caso di apostrofi e virgolette nella stessa frase?
[84]
2-A: L'"esempio"
[85]
2-B: L' "esempio"
[86]
Va spaziato anche qui?
[87]
Grazie come sempre
[88]
Paolo
[89]
linguista scrive:
[90]
6 settembre 2011 alle 16:45
[91]
Sono corretti gli esempi 1-B e 2-A.
[92]
In presenza di parentesi va lasciato uno spazio esterno prima e dopo eccezion fatta per casi particolari, quello, per es., di una parola da interpretarsi come "doppia": se scrivo "ti (ri)dico" potrei voler comunicare l'idea che sto dicendo qualcosa e, nel contempo, che quel che sto dicendo lo abbia già detto (come a esprimere: 'ti dico ma in realtà te lo dico per la seconda, terza, ecc., volta'). L'articolo eliso, qualunque esso sia, non dev'essere invece seguito da alcuno spazio. La ragione è semplice: si attenterebbe, se così si facesse, all'intima coesione tra l'articolo stesso e la forma che determina (o, se l'articolo è indeterminativo, non determina). In casi analoghi, ovviamente, ci si deve comportare di conseguenza: s'"adira" e non s' "adira".
[93]
Massimo Arcangeli
[94]
Marco scrive:
[95]
7 settembre 2011 alle 09:00
[96]
Riguardo l'esempio di "come che sia", potrei scrivere: "gli ha detto questo come che sia tra amici"?
[97]
Altrimenti, ci sono casi in cui è possibile utilizzare questa formula? grazie.
[98]
linguista scrive:
[99]
7 settembre 2011 alle 09:23
[100]
In realtà non riesco a capire il significato dell'esempio proposto, che è comunque scorretto perché come che sia (anche nella forma univerbata comecchessia) è una forma rara che può assumere il valore di avverbio (con il significato di comunque sia, in qualsiasi modo) o di aggettivo (con il significato di qualsiasi, qualunque, purchessia).

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