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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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25 ottobre 2011 alle 11:50
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, vanno bene tutt'e due.
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Alessandro Aresti
[4]
Paolo scrive:
[5]
25 ottobre 2011 alle 12:11
[6]
Buongiorno, chiedo scusa per il secondo quesito consecutivo, ma volevo sottoporre alla vostra attenzione alcune (a mio parere) imperfezioni.
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Leggo spesso frasi del genere:
[8]
1) "Non è stato operato ieri MA bensì la settimana scorsa"
[9]
2) "La direzione consiglia di effettuare la prenotazione in anticipo e DI altresì stampare il biglietto".
[10]
Mica sono corrette?
[11]
Non sarebbe stato meglio usare
[12]
3)"Non è stato operato ieri bensì la settimana scorsa"
[13]
4)"La direzione consiglia di effettuare la prenotazione in anticipo e altresì stampare il biglietto".
[14]
5)"La direzione consiglia di effettuare la prenotazione in anticipo e altresì di stampare il biglietto" (la 5 magari esprime ancora qualche riserva).
[15]
Saluti
[16]
Paolo
[17]
linguista scrive:
[18]
25 ottobre 2011 alle 12:16
[19]
Ha pienamente ragione.
[20]
Nel primo esempio una delle due congiunzioni avversative è ridondante.
[21]
Nel secondo esempio la preposizione di può essere ripetuta o no: di certo, però, se si decide di ripeterla, non deve precedere altresì.
[22]
Alessandro Aresti
[23]
Sergio scrive:
[24]
25 ottobre 2011 alle 16:53
[25]
Scusate se chiedo una precisazione.
[26]
Quindi tutto il sintagma "al limite alle otto", vale come complemento di tempo?
[27]
linguista scrive:
[28]
25 ottobre 2011 alle 18:53
[29]
Naturalmente la preposizione (o locuzione preposizionale) è sempre parte del complemento.
[30]
Alessandro Aresti
[31]
turnani scrive:
[32]
25 ottobre 2011 alle 18:55
[33]
al futuro sedere: sederò o siederò?
[34]
linguista scrive:
[35]
25 ottobre 2011 alle 18:56
[36]
Sono corrette entrambe le forme.
[37]
Alessandro Aresti
[38]
Mario Bosco scrive:
[39]
26 ottobre 2011 alle 11:42
[40]
i pneumatici o gli pneumatici come dice una recente pubblicità?
[41]
linguista scrive:
[42]
26 ottobre 2011 alle 11:50
[43]
Come riporta la nota d'uso dello Zingarelli, l'uso colto prevede gli articoli lo, gli e uno, l'uso comune sempre più spesso gli articoli il, i e un.
[44]
Per quanto oggi sia davvero preponderante l'uso di il/i/un, mi sento ancora di consigliare il rispetto della regola grammaticale che prevede l'utilizzo di lo (e gli e uno) davanti a nesso consonantico complesso: come osserva Giuseppe Patota nel Glossario alla Grammatica di Luca Serianni, "si tratta dunque di una battaglia difficile, ma che può essere ancora vinta".
[45]
Francesco Lucioli
[46]
Sergio scrive:
[47]
27 ottobre 2011 alle 09:29
[48]
Nella frase: "Se non verrai, ti chiedo come minimo un telegramma", come si analizza in analisi logica "come minimo"? grazie
[49]
linguista scrive:
[50]
27 ottobre 2011 alle 09:38
[51]
La locuzione avverbiale "come minimo", se vogliamo a tutti i costi farla rientrare entro la categoria logica del complemento, può essere considerata un complemento di modo o maniera.
[52]
Alessandro Di Candia
[53]
Stefano scrive:
[54]
27 ottobre 2011 alle 10:05
[55]
Buongiorno, vorrei sapere se "oro" si può considerare un cromonimo(anche se non basico)e come vanno considerati i termini dotti quali "ceruleo, glauco" da un punto di vista linguistico.
[56]
Grazie
[57]
linguista scrive:
[58]
27 ottobre 2011 alle 10:20
[59]
La risposta alla prima parte del quesito è sicuramente , "oro" è a tutti gli effetti un cromonimo, sia se lo troviamo da solo ("la bandiera del Brasile è verde e oro", ad es.), sia se ricorre in concomitanza con "giallo" (dal momento che, come è noto, un cromonimo può coincidere con una polirematica formata dal nome del colore o, in alternativa, dal termine stesso "colore", + un oggetto o un materiale che possiede quella caratteristica cromatica in modo prototipico), ad es. nell'espressione "lo stemma del Comune di Roma è giallo oro e rosso pompeiano".
[60]
Non mi è invece chiaro cosa lei voglia sapere con la sua seconda domanda sui termini "ceruleo" e "glauco".
[61]
In attesa di un suo chiarimento, posso solo dire che si tratta di due termini dotti tra loro sinonimi, il primo di origine latina, il secondo di origine greca.
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Alessandro Di Candia
[63]
Paola scrive:
[64]
27 ottobre 2011 alle 16:05
[65]
La divisione in subordinate, in analisi del periodo di questa frase è corretta?:
[66]
L'obiettivo dell'associazione è quello/ di coinvolgere tutti gli stati dell'arco alpino/ per fare/ in modo che le Alpi tornino/ a essere il tetto più verde d'Europa
[67]
linguista scrive:
[68]
27 ottobre 2011 alle 16:35
[69]
La divisione corretta è la seguente (quasi in tutto corrispondente a quella da lei prevista):
[70]
L'obiettivo dell'associazione è / quello di coinvolgere tutti gli stati dell'arco alpino / per fare in modo / che le Alpi tornino / a essere il tetto più verde d'Europa.
[71]
Alessandro Di Candia
[72]
Arno scrive:
[73]
27 ottobre 2011 alle 21:56
[74]
Salve a tutti!
[75]
Sarei molto grato se mi spiegherete che differenza e` fra le espressioni ESSERE (USCIRE) IN STRADA/ NELLA STRADA/ SULLA STRADA/ PER (LA) STRADA.
[76]
Grazie in anticipo.
[77]
linguista scrive:
[78]
28 ottobre 2011 alle 09:49
[79]
Si dirà innanzitutto che i verbi essere e uscire non si possono considerare equivalenti, perché la scelta tra l'uno e l'altro condiziona il significato del sintagma preposizionale (preposizione + nome) cui si legano.
[80]
In essere in strada, in strada funge molto probabilmente da complemento di stato in luogo (come ad es. sono in casa), mentre se diciamo uscire in strada, lo stesso sintagma indica un'idea di movimento, di ingresso in un luogo (es. sono arrivato in aeroporto, sto entrando in casa; anche figurato: mi ritorni in mente).
[81]
Si ricorderà che in esprime il moto a luogo anche davanti ai nomi di regione e di nazione (vado in Puglia, è tornato in Nicaragua).
[82]
Rispetto a in strada, l'uso di nella strada può indicare che si fa riferimento a una strada ben precisa: es. sono nella strada allagata; da qui si esce nella strada che porta alle colline.
[83]
Anche la preposizione su ha fondamentalmente funzione locativo-stativa, ma presenta sfumature diverse: «può indicare relazione di moto per luogo (ma sempre con il senso di 'movimento che si applica su' un luogo, una traccia ecc.» (Serianni, Grammatica italiana VIII, 101). Si pensi al titolo italiano del romanzo di Jack Kerouac, Sulla strada (On the road), in cui l'idea sottintesa è proprio quella di un viaggio compiuto percorrendo la strada. Ma lo stesso sintagma può esprimere valori del tutto diversi: nella frase il negozio si affaccia sulla strada esso indica ad esempio una posizione relativa. Le espressioni sono sulla strada e esco sulla strada possono perciò assumere significati diversi, parzialmente sovrapponibili a quelli espressi con la preposizione in, ma è il contesto a determinare gran parte delle differenze di significato. Ancora diverso è il caso della preposizione per, che esprime in generale il significato di moto per luogo (attraversamento di un luogo). Se dico sono per strada, molto probabilmente intendo che sto attraversando la strada per raggiungere una destinazione (ma potrei usare ugualmente bene sono in strada o sono sulla strada). Le cose cambiano se adopero l'articolo dopo per: «il complemento di moto per luogo assume un valore di "dispersione spaziale" quando non si fa riferimento ad un luogo puntuale, ad un 'passaggio', ma ad un luogo esteso» (ibid. VIII, 108); se dico sono per la strada posso anche intendere che sto passeggiando senza una meta precisa. In uscire per strada o uscire per la strada è invece l'idea di movimento espressa dal verbo a prevalere: qui il concetto di 'attraversamento' si attenua, e il senso è grosso modo accostabile a quello di uscire in strada. Insomma il significato non è dato una volta per sempre o per intero dalla somma aritmetica dei singoli costituenti, ma spesso risulta secondo modalità impredicibili dalle combinazioni messe in atto dai parlanti e sancite dall'uso.
[84]
Marco Maggiore
[85]
Luca scrive:
[86]
28 ottobre 2011 alle 09:50
[87]
C'è un motivo particolare per cui la "c" finale della parola "clic" si pronuncia come una c dura?
[88]
linguista scrive:
[89]
28 ottobre 2011 alle 09:51
[90]
: viene dall'inglese click, di origine onomatopeica.
[91]
Marco Maggiore
[92]
Luca scrive:
[93]
28 ottobre 2011 alle 11:19
[94]
Grazie.
[95]
L'italiano credo non abbia parole terminati in c.
[96]
Invece con il latino, la "c" sarebbe sempre dura come "sic"?
[97]
linguista scrive:
[98]
28 ottobre 2011 alle 12:16
[99]
Esattamente.
[100]
In latino (e nei latinismi entrati in italiano) la finale è sempre velare ("dura" appunto)come in sic, hic et nunc...

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