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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/5

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 ottobre 2012


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30 giugno 2013 alle 21:50
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Il predicato nominale è costituito dall’unione di una forma del verbo essere con un sostantivo o un aggettivo: Giovanni è napoletano.
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Il sostantivo o come in questo esempio l’aggettivo si definisce nome del predicato, mentre la forma del verbo essere si dice copula.
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L’uso copulativo del verbo essere non va confuso con il suo normale uso predicativo (coi significati di esitere’, stare, trovarsi’, provenire da un luogo’, ecc.): Presto Giovanni sarà [= si troverà’] a Napoli.
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Nel primo caso proposto, dunque, il verbo essere non è la copula di un predicato nominale, bensì un predicato verbale, in quanto significa avere origine’ / provenire (da): Giovanni soggetto, è predicato verbale, di Napoli complemento di origine e provenienza.
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Nel secondo caso, invece, si avrà: i bambini soggetto, sono copula, golosi nome del predicato, di gelato complemento di limitazione (perché limita la golosità dei bambini al gelato).
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Si può aggiungere che tutt’altra cosa è la coordinazione copulativa, che somma due proposizioni semanticamente omologhe mediante una congiunzione copulativa (principalmente "e" o ""): Giovanni prese il treno e andò a Roma.
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Marcello Ravesi
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luca scrive:
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30 giugno 2013 alle 21:51
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Il sintagma: "Marco è più alto", anche se è formato con l'avverbio "più", origina ugualmente un predicato nominale?
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linguista scrive:
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30 giugno 2013 alle 21:54
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.
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Marcello Ravesi
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luca scrive:
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30 giugno 2013 alle 22:44
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Anche espressioni come:" era in vantaggio" sono da considerare appartenenti al predicato nominale?
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linguista scrive:
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30 giugno 2013 alle 22:48
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No.
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In questo caso il verbo essere significa trovarsi’ ed è pertanto predicato verbale (vd. la risposta del 30/06/2013 alle 21:50:52).
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Normalmente, al complemento in vantaggio viene assegnato un valore modale, c’è però chi ne sottolinea la valenza locativa figurata, poiché essere in vantaggio è trovarsi in una certa situazione’, cioè in un luogo in senso figurato.
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Marcello Ravesi
[25]
luca scrive:
[26]
1 luglio 2013 alle 15:26
[27]
il complemento "per mio figlio", nella frase:" Sono qui per mio figlio", si può considerare complemento di limitazione o di vantaggio?
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linguista scrive:
[29]
2 luglio 2013 alle 17:06
[30]
Dipende ovviamente dal contesto di enunciazione; comunque, escludendo il complemento di limitazione, potrebbe essere di vantaggio o anche di causa ("per quale motivo sono qui?" "Per (vedere, ecc.) mio figlio").
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Alessandro Aresti
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Arturo scrive:
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2 luglio 2013 alle 17:57
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Salve, ho un dubbio.
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Dopo il punto fermo, si può iniziare un periodo con un pronome relativo?
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Il nesso relativo, insomma, è grammaticalmente corretto?
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linguista scrive:
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2 luglio 2013 alle 18:13
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Ad essere molto rigorosi, no.
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Tuttavia, sulle modalità d’uso della punteggiatura può influire la tipologia testuale; ad esempio, nella prosa giornalistica è di casa il vezzo di frammentare il testo separando porzioni di frase o di periodo con il punto fermo, al fine di focalizzare e valorizzare certi elementi all'interno di un enunciato (confronti il diverso esito stilistico delle due frasi seguenti: "Uno dei maggiori problemi è l'inquinamento, che avanza senza pause"; "Uno dei maggiori problemi è l'inquinamento. Che avanza senza pause").
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Alessandro Aresti
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Stefano scrive:
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3 luglio 2013 alle 09:15
[44]
Dovendo scrivere all'imperativo "canta", che corrisponde a "canta tu", il pronome "tu" soggetto è implicito, non corrisponde ad una forma impersonale?
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linguista scrive:
[46]
3 luglio 2013 alle 11:43
[47]
Con le voci dell'imperativo il pronome personale soggetto si sottintende, ma lo si impiega ogni volta che si intende disambiguare: Vacci tu a prendere il giornale (e non, ad es., Luca), Andate voi in autobus, io andrò a piedi.
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Marco Maggiore
[49]
Luca scrive:
[50]
3 luglio 2013 alle 12:05
[51]
Se invece scrivessi: "ti ringrazio per l'amicizia", che valore ha la preposizione per in questo caso?
[52]
linguista scrive:
[53]
3 luglio 2013 alle 12:47
[54]
La preposizione introduce qui un complemento con valore causale.
[55]
Marco Maggiore
[56]
Filla scrive:
[57]
5 luglio 2013 alle 11:00
[58]
Scusate sono straniera ho una domanda:
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"tutto é cambiato non vivo piú la"
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Il verbo é una forma passiva o solamente un passato prossimo?
[61]
Grazie
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linguista scrive:
[63]
5 luglio 2013 alle 11:50
[64]
Nella frase che lei cita la forma è cambiato costituisce un passato prossimo.
[65]
Il verbo cambiare infatti è usato qui intransitivamente e non può dunque essere passivo: il soggetto (in questo caso tutto) svolge l'azione e il verbo serve ad attribuirgli uno stato.
[66]
Cambiare può anche avere un uso transitivo e in questo caso può essere trasformato in passivo: ad esempio dalla frase la tecnologia cambia il mondo possiamo derivare la frase il mondo è cambiato dalla tecnologia.
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In quest'ultimo esempio è cambiato costituirebbe una forma passiva (un presente indicativo passivo).
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Elisa De Roberto
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Luca scrive:
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5 luglio 2013 alle 11:51
[71]
La preposizione "per", nella frase: vado per funghi", introduce un complemento di moto per luogo, oppure contiene anche un valore finale?
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linguista scrive:
[73]
5 luglio 2013 alle 11:55
[74]
Nell'espressione andare per funghi la preposizione per introduce un complemento di fine o scopo: il sintagma per funghi serve infatti a chiarire la finalità del movimento.
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Non si tratta dunque di un complemento di moto per luogo (perché non ci si sposta attraverso i funghi).
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Elisa De Roberto
[77]
Stefano scrive:
[78]
5 luglio 2013 alle 12:02
[79]
La frase: "libro da leggere", si può considerare proposizione finale con ellissi del verbo della principale?
[80]
Oppure come ho letto nella grammatica di Serianni, si colloca tra il finale e il consecutivo anche senza il verbo principale di riferimento? grazie
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linguista scrive:
[82]
5 luglio 2013 alle 12:21
[83]
La struttura "da + infinito" può assumere diversi valori, spesso determinabili in base al contorno frasale.
[84]
Ad esempio nella frase "non è una persona tale da potergli credere" il valore consecutivo è facilmente riconoscibile grazie all'aggettivo tale.
[85]
In altri casi la struttura oscilla tra il valore finale e quello consecutivo, come in "dammi qualcosa da mangiare".
[86]
Più in generale però "da + infinito", quando è a contatto con un nome, svolge la funzione di relativa implicita, perché serve a determinare il nome stesso: un modulo da compilare sta a indicare un modulo che deve essere compilato / che si può compilare.
[87]
Il valore finale/consecutivo è qui secondario: "da + infinito" serve innanzi tutto a chiarire il nome (cioè il referente di cui si sta parlando), tanto che spesso possiamo sostituire l'infinitiva con un aggettivo (modulo compilabile, qualcosa commestibile).
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Elisa De Roberto
[89]
Stefano scrive:
[90]
5 luglio 2013 alle 12:49
[91]
Grazie Dott.ssa De Roberto.
[92]
Le chiedo solo una piccola precisazione sulla frase.
[93]
Quindi il referente, in questo caso "libro", è proposizione principale con ellissi del verbo?
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linguista scrive:
[95]
5 luglio 2013 alle 13:41
[96]
L'intera sequenza sarebbe una frase nominale (libro resta un nome).
[97]
Per capire se c'è ellissi del verbo bisogna conoscere il contesto (bisogna distinguere tra frasi nominali e casi di ellissi del verbo).
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Elisa De Roberto
[99]
lita scrive:
[100]
8 luglio 2013 alle 17:11

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