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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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Avete dubbi sulla grammatica?
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Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.
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Un servizio di consulenza dedicato soprattutto agli studenti in ansia per la maturità ma aperto a chiunque voglia sollevare questioni sulla nostra lingua.
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Le risposte, a cura della redazione di Lid’O. Lingua italiana d’oggi, sono coordinate dal linguista Massimo Arcangeli.
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Scritto domenica, 14 agosto 2011 alle 10:12 nella categoria Senza categoria.
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0.
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Luca scrive:
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10 ottobre 2010 alle 12:32
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Si può ritenere proposizione relativa una che inizia con "quello"?
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Es: il mondo è quello che è.
[13]
Grazie.
[14]
linguista scrive:
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11 ottobre 2010 alle 11:56
[16]
Nell'esempio da Lei proposto quello è un pronome dimostrativo che svolge la funzione di antecedente del che relativo, ovvero da "punto di aggancio" della proposizione relativa; la corretta analisi del periodo, perciò, è la seguente: Il mondo è quello [= proposizione principale] che è [= proposizione relativa].
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Francesco Bianco
[18]
Anna scrive:
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11 ottobre 2010 alle 16:36
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Sempre più spesso sento dire " è un/a ragazzo/a giovane".
[21]
Non è una ripetizione inutile dello stesso concetto?
[22]
Grazie
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linguista scrive:
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11 ottobre 2010 alle 16:53
[25]
Assumendo un'ottica razionalistica, se per ragazzo si intende chi è nell’età dell’adolescenza o della giovinezza, l’aggiunta dell’aggettivo giovane risulta essere senza dubbio una ripetizione.
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Tuttavia, non è detto che se una parola non aggiunge nulla al significato della frase debba necessariamente essere eliminata.
[27]
Possono sovrintendere anche ragioni meramente espressive.
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Inoltre, chi aggiunge giovane compie una ridondanza, ma probabilmente intende specificare una fascia di età più ristretta rispetto a quella, sempre più ampia, con cui si è soliti far coincidere il termine ragazzo (fra i 12 e i 30 anni almeno).
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Marcello Ravesi
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andrea scrive:
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11 ottobre 2010 alle 17:07
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Sono un insegnante.
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Come faccio a far cogliere ad un ragazzo di 12 anni la differenza funzionale fra preposizione e congiunzione e quindi a riconoscere l'una dall'altra?
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Io per primo fatico a distinguere la funzione di "collegamento" da quella di "congiunzione", secondo quanto riporta nello specifico la grammatica in uso ai ragazzi.
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Grazie,
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Andrea Mario
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linguista scrive:
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11 ottobre 2010 alle 18:40
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Molti testi in uso nella scuola media inferiore pongono, come Lei dice, il concetto di "collegamento" legato alla preposizione.
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Io partirei dal significato delle definizioni, per poi estendere il concetto: la preposizione è una parte del discorso che si "pone prima" (di un nome, di un pronome, di un verbo all'infinito, di un avverbio) allo scopo di formare i complementi, cioè per stabilire una relazione fra i componenti di una frase.
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Di fatto, con le preposizioni si può rispondere a molte domande ed espandere, così, una frase.
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Le propongo un piccolo esempio: si può spiegare che "Leggo" è già una frase, in quanto esistono un soggetto (sottinteso) e un verbo.
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Invitando l'apprendente a fare domande si avranno, nella maggior parte dei casi, delle risposte che necessitano dell'uso di una preposizione, semplice o articolata.
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Ad esempio: "Leggo" - dove?
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"a letto" - Quando?
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"di sera, dalle 21 alle 22".
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Ovviamente quanto detto finora rappresenta una semplificazione estrema delle problematiche legate alle preposizioni.
[48]
Anche per quanto riguarda la congiunzione si potrebbe analizzare il significato della parola: "unire insieme" parole o frasi, in modo logico, secondo un ordine preciso.
[49]
Per visualizzare questo tipo di relazione si potrebbe usare, per le congiunzioni coordinanti, l'immagine di due ragazzi che si tengono per mano (che funziona soprattutto per le copulative e le correlative) o che hanno, comunque, un rapporto in qualche modo paritario.
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Per le subordinanti si potrebbe usare l'immagine di una mamma con un bambino molto piccolo, che non può stare da solo.
[51]
Gli apprendenti, soprattutto i più giovani, possono essere disorientati dalle classificazioni troppo schematiche, per cui penso che sarebbe opportuno utilizzare moltissimi esempi, da inserire gradualmente in griglie di volta in volta più complesse.
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Quello che Le ho suggerito in realtà ha molto più a che vedere con la pratica che con la grammatica: questo è dovuto, in parte, alle dovute considerazioni sulle capacità cognitive e di astrazione di un adolescente, in parte alle problematiche legate alla grammatica implicita e alla grammatica esplicita che sarebbe troppo complesso approfondire in questa sede.
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Simonetta Losi
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Riccardo scrive:
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14 ottobre 2010 alle 15:01
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Buongiorno.
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Chiedo una spiegazione sull'uso del "FOSSI" nella frase che segue,che ho preso interamente dal Nome della Rosa Di Umberto Eco.
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Certamente questa è la forma corretta, e non la discuto, parlando di Eco che è un garnde maestro.
[59]
Ma vorrei capire il perchè l'uso del congiuntivo.
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"Ecco com'era la situazione quando io - già novizio benedettino nel monastero di Melk - fui sottratto alla tranquillità del chiostro da mio padre, che si batteva al seguito di Ludovico, non ultimo tra i suoi baroni, e che ritenette saggio portarmi con perché conoscessi le meraviglie d'Italia e fossi presente quando l'imperatore FOSSE stato incoronato in Roma."
[61]
Grazie come sempre per la vostra preziosissima disponibilità.
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linguista scrive:
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14 ottobre 2010 alle 19:29
[64]
Il congiuntivo, com'è noto, è portatore, soprattutto in alcuni tipi di subordinata, di aspetti potenziali o dubitativi.
[65]
Il lungo periodo del "Nome della rosa" a cui lei fa riferimento contiene quel congiuntivo trapassato proprio per indicare che, quando Adso abbandona il monastero di Melk su iniziativa del padre, l'imperatore non era stato ancora incoronato a Roma e, all'altezza cronologica dell'abbandono del chiostro (per usare la stessa metonimia di Eco), tale incoronazione era ancora solo un'ipotesi, benché assai probabile.
[66]
Immagini se la frase fosse stata "ritenette saggio portarmi con perché [...] fossi presente quando l'imperatore SAREBBE STATO incoronato in Roma": ovviamente, una frase con il condizionale in luogo del congiuntivo originale avrebbe proiettato l'evento nelle conoscenze del lettore (che legge il racconto a fatto avvenuto), non in quelle del giovane Adso, che, in viaggio verso l'Italia, ancora non sapeva se l'incoronazione ci sarebbe stata o no.
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Alessandro Di Candia
[68]
Riccardo scrive:
[69]
15 ottobre 2010 alle 12:01
[70]
Saluto il dott.
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Alessandro Di Candia per avermi chiarito, come mai prima d'ora, la questione.
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Grazie infinitamente.
[73]
Carmen scrive:
[74]
16 ottobre 2010 alle 16:07
[75]
L'aggettivo "ultimo" può essere considerato un numerale ordinale?
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linguista scrive:
[77]
16 ottobre 2010 alle 19:24
[78]
La classificazione grammaticale di ultimo (e di penultimo, terzultimo, ecc.) non è esente da problemi.
[79]
Si tratta di una forma fossile di un superlativo assoluto sintetico latino che ha finito per perdere l’originario tratto semantico per la mancanza in italiano di un grado positivo di riferimento.
[80]
Stricto sensu non dovrebbe rientrare nella categoria degli aggettivi numerali per il motivo che non indica una quantità numerabile, traducibile in cifre: ogni numerale ordinale dovrebbe a rigore poter essere ricondotto a un numerale cardinale (primo = uno; secondo = 2; dodicesimo = dodici; ecc.).
[81]
Tuttavia le grammatiche generalmente lo rubricano sotto la categoria degli aggettivi determinativi numerali ordinali perché di norma indica una posizione in una successione numerica.
[82]
Alessandro Aresti
[83]
Marco scrive:
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16 ottobre 2010 alle 20:57
[85]
C'è una regola per definire il genere di una parola straniera introdotta nella lingua italiana ?
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Per es: Luciano Pavarotti era UNA STAR della lirica; al computer bisogna cliccare COL MOUSE
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linguista scrive:
[88]
17 ottobre 2010 alle 11:54
[89]
Non c'è una regola.
[90]
Sono di volta in volta la sensibilità e l’intuito dei parlanti e degli scriventi a determinare il genere di una parola straniera che penetra nel lessico della nostra lingua.
[91]
Sull’attribuzione del genere (nell'ordine femminile e maschile) agli stranierismi star e mouse avrà con tutta probabilità influito il genere dei traducenti italiani stella e topo.
[92]
Alessandro Aresti
[93]
Luca scrive:
[94]
17 ottobre 2010 alle 23:17
[95]
Si può scrivere: "tre volte la settimana" oppure è più corretta la forma "alla settimana" con la preposizione?
[96]
Oppure "davanti la casa" o "davanti alla casa"?
[97]
linguista scrive:
[98]
18 ottobre 2010 alle 13:35
[99]
Le varianti senza la preposizione a sono accettabili, ancorché meno frequenti di quelle con la preposizione a.
[100]
Francesco Bianco

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