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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/6

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 10 gennaio 2014


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[1]
linguista scrive:
[2]
23 settembre 2013 alle 08:47
[3]
Trattandosi di una relazione di moto verso luogo, è corretto l’uso della preposizione a, quindi: accompagnare alla stazione.
[4]
La preposizione in, oltre ad esprimere normalmente lo stato in luogo, può esprimere il moto a luogo con i nomi di regione e nazione (andare in Liguria, andare in Francia), e il moto in luogo (entrare in casa, entrare in stazione).
[5]
Marcello Ravesi
[6]
Gino scrive:
[7]
23 settembre 2013 alle 10:10
[8]
Buongiorno dott.
[9]
Ruggiano, grazie della risposta http://linguista.blogautore.repubblica.it/2013/08/27/dubbi-sullitaliano-risponde-il-linguista6/comment-page-1/#comment-27586
[10]
Mi scusi per "un'", errore probabilmente compiuto per associazione precedente ad un femminile.
[11]
In qual caso quando dovrei, o potrei, usare le parentesi prima del punto interrogativo?
[12]
Questa sfumatura è un po' difficile da interpretare secondo me.
[13]
Ad esempio: "Credi che Marco sia davvero onesto con te (lo è mai stato)?"
[14]
Grazie e saluti!
[15]
linguista scrive:
[16]
23 settembre 2013 alle 12:01
[17]
Molto semplicemente, prima del punto interrogativo deve essere inserito tutto quello che fa parte della domanda.
[18]
Qualunque osservazione o informazione che non sia argomento della domanda, ma serva a commentare l'argomento della domanda, va aggiunta dopo il punto interrogativo.
[19]
Come spesso accade, a volte il limite tra una cosa e l'altra è labile, e la scelta vita a costruzioni ugualmente corrette ma dotate di un senso leggermente diverso: "Credi che Marco (quel farabutto) sia davvero onesto con te?"; "Credi che Marco sia davvero onesto con te? Quel farabutto." Nel suo esempio, la frase tra parentesi può rimanere dov'è, ma forse questa costruzione sarebbe più chiara: Credi che Marco sia davvero onesto con te? Lo è mai stato?.
[20]
Fabio Ruggiano
[21]
julia scrive:
[22]
23 settembre 2013 alle 14:04
[23]
Prof.
[24]
Ravesi,
[25]
La ringrazio della spiegazione.
[26]
Allora, potrei dire "in ristorante e in banca" se mi riferisco a stato in luogo.
[27]
E "al ristorante e alla banca" se mi riferisco a moto a luogo??
[28]
Ancora grazie.
[29]
linguista scrive:
[30]
23 settembre 2013 alle 14:05
[31]
La preposizione in è il segnale classico del rapporto locativo, esprimendo principalmente il complemento di stato in luogo (per es.: vivere in campagna, restare in Italia, trovarsi in piazza, ecc.); tuttavia, in presenza di verbi di movimento può introdurre un complemento di moto a luogo (andare in montagna, trasferirsi in Francia, entrare in porto, ecc.).
[32]
Il valore originario della preposizione a è quello di indicare la direzione in cui si svolge un movimento, introducendo quindi un complemento di moto a luogo (andare alla stazione, andare a Roma, ecc.); ciononostante, con verbi di quiete indica soprattutto stato in luogo, residenza, situazione nello spazio (risiedere a Roma, trovarsi a un chilometro di distanza, ecc.).
[33]
Occorre avere ben chiare due circostanze fondamentali:
[34]
1) con la medesima preposizione si possono rendere diversi complementi;
[35]
2) un determinato complemento può essere espresso tramite diverse preposizioni.
[36]
La funzione logica di una preposizione è di volta in volta determinata sia dal tipo di reggenza verbale (sul piano sintattico), sia dal significato che ciascuna parola, collegata mediante la preposizione, assume nell'insieme verbo reggente + preposizione + sostantivo (sul piano semantico).
[37]
Soffermandoci sugli esempi proposti: nel ristorante c’era molta gente (relazione di stato in luogo con la prep. in); Mario entrò nel ristorante (relazione di ingresso, penetrazione in un luogo con la prep. in); andammo tutti al ristorante (relazione di moto a luogo con la prep. a).
[38]
In certi casi, l’alternanza delle due preposizioni può determinare più o meno rilevanti variazioni semantiche: vado in banca sottolinea nel termine banca l’accezione di istituto che compie operazioni monetarie e creditizie’, in cui posso recarmi per prelevare contante, effettuare un bonifico, ecc.; diversamente: mi avvicinai alla banca richiama, per la stessa parola banca, l’accezione di edificio in cui ha sede l’istituto bancario’.
[39]
Marcello Ravesi
[40]
Eliana scrive:
[41]
24 settembre 2013 alle 13:13
[42]
Gentile professore,
[43]
il cocktail d’origine francese "panaché" diventa in un testo italiano un sostantivo maschile o femminile?
[44]
Grazie per l'aiuto?
[45]
linguista scrive:
[46]
24 settembre 2013 alle 17:45
[47]
Si tratta di un aggettivo sostantivato di genere femminile, perché femminile è il sostantivo di riferimento: "la (birra) panaché".
[48]
Alessandro Aresti
[49]
Luca scrive:
[50]
27 settembre 2013 alle 15:39
[51]
Mi rendo conto che spesso il linguaggio tecnico ha le sue regole, ma questa frase:"Con la sua forza di quantificatore universale il superlativo relativo rende sostanzialmente pleonastica la presenza di "tutto" nel secondo termine di paragone, a meno che non sia obliterata la distinzione dal comparativo, come con gli avverbi.
[52]
"; in un italiano comprensibile a tutti, potrebbe essere riscritta in questo modo:"Con la sua forza di quantificatore universale il superlativo relativo rende sostanzialmente "superflua" la presenza di tutto nel secondo termine di paragone, a meno che non sia "levata" la distinzione dal comparativo (cioè:tutto), come con gli avverbi.
[53]
linguista scrive:
[54]
27 settembre 2013 alle 18:38
[55]
Come già rilevato nella risposta del 28/08/2013 alle 19:32:56, l'aggettivo pleonastico è pienamente giustificato in un contesto di riflessione grammaticale come quello citato.
[56]
Obliterato può essere sostituito efficacemente con annullato, eliminato, cancellato.
[57]
Levato sembra troppo comune rispetto al contesto di divulgazione scientifica.
[58]
La glossa aggiunta tra parentesi, infine, non è chiara, anzi sembra frutto di un fraintendimento.
[59]
La frase originaria intende dire che quando il superlativo relativo è costruito con un avverbio, la distinzione tra superlativo relativo e comparativo di maggioranza è "obliterata", cioè 'annullata', appunto: si rischia quindi di confondere le due strutture.
[60]
Per questo motivo la frase "Mario è arrivato prima dei miei colleghi" è un comparativo di maggioranza, mentre, aggiungendo l'aggettivo tutto: "Mario è arrivato prima di tutti i miei colleghi", diventa un superlativo relativo.
[61]
Un'alternativa, come anche spiegato dall'articolo della Treccani, è "Mario è arrivato prima possibile".
[62]
Fabio Ruggiano
[63]
Luca scrive:
[64]
28 settembre 2013 alle 11:53
[65]
Grazie Dott.
[66]
Ruggiano per la pazienza e la competenza nel chiarirmi la frase.
[67]
Patrizia scrive:
[68]
29 settembre 2013 alle 18:16
[69]
buonasera,
[70]
mi trovo in difficoltà con l'analisi logica di questa frase: Conosco un ragazzo di nome Luca.
[71]
Dopo il complemento oggetto come prosegue l'analisi?
[72]
Grazie per l'aiuto.
[73]
linguista scrive:
[74]
30 settembre 2013 alle 17:21
[75]
Complemento di denominazione.
[76]
Alessandro Aresti
[77]
Luca scrive:
[78]
1 ottobre 2013 alle 16:21
[79]
Mi perdoni Dott.
[80]
Ruggiano se le chiedo un chiarimento.
[81]
Quindi nella frase
[82]
"a meno che non sia obliterata la distinzione dal comparativo, come con gli avverbi.; non siamo in presenza di una costruzione passiva, cioè non significa "a meno che non venga...."
[83]
linguista scrive:
[84]
1 ottobre 2013 alle 20:11
[85]
Si tratta di una costruzione impersonale, parafrasabile come "a meno che la distinzione dal comparativo non sia annullata, come avviene in presenza di avverbi".
[86]
Il sintagma "dal comparativo" non è complemento di agente - non è colui che annulla la distinzione -, ma di separazione, è colui rispetto al quale la distinzione viene annullata.
[87]
Fabio Ruggiano
[88]
Matteo scrive:
[89]
1 ottobre 2013 alle 21:22
[90]
Buonasera,
[91]
innanzitutto vorrei ringraziarvi per questo vostro "blog".
[92]
Spesso mi capita di consultarlo quando ho qualche dubbio e l'ho sempre trovato molto utile.
[93]
Avrei a questo punto alcune domande da farvi(asterischi per forme dubbie):
[94]
1. se io dovessi scrivere: "Bello quel fiore, *ne*?", con quel "ne" usato come forma abbreviata di "nevvero", quale sarebbe il modo corretto per scriverlo?
[95]
Neh?
[96]
Ne'?
[97]
?
[98]
2.
[99]
"*To*, prendi questo quaderno": "to" come si scrive?
[100]
Sta per "tieni"?

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