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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Si dice "tutto a posto" o "tutto apposto"?
[2]
"fatto apposta" o "fatto a posta"?
[3]
grazie
[4]
linguista scrive:
[5]
19 gennaio 2010 alle 22:51
[6]
Le chiedo scusa per il ritardo con cui ho risposto al suo precedente quesito, e la invito a controllare il mio post delle 20:46:17 (19/01/2010).
[7]
Rocco Luigi Nichil
[8]
Giuseppe Annunziata scrive:
[9]
19 gennaio 2010 alle 23:00
[10]
"capace a" fare e "capace di" fare.
[11]
Entrambe corrette?
[12]
Grazie!
[13]
linguista scrive:
[14]
19 gennaio 2010 alle 23:08
[15]
Consiglierei senz'altro la forma capace di ("non è capace di esprimersi", "un farmaco capace di combattere il raffreddore", ecc.); il costrutto capace a appartiene al linguaggio familiare, e denota un registro medio-basso ("Giulio non è capace a far niente", ecc.).
[16]
Rocco Luigi Nichil
[17]
Matteo Brando scrive:
[18]
19 gennaio 2010 alle 23:20
[19]
Salve a tutti.
[20]
Vi chiedo come è possibile concretamente creare un neologismo?
[21]
E' quando una parola si può considerare ufficialmente una parola italiana?
[22]
linguista scrive:
[23]
20 gennaio 2010 alle 00:49
[24]
Stricto sensu, si dicono neologismi le parole derivate da una parola già esistente (base), mediante i diversi processi formativi, che contribuiscono ad arricchire per via endogena il lessico di una lingua (non rientrano quindi in questa casistica le fonti esogene quali prestiti e calchi).
[25]
Una prima classificazione distingue i neologismi semantici (parole già esistenti, ma con un significato diverso rispetto alla base), dai neologismi lessicali (parole nuove formate attraverso regole di "formazione delle parole").
[26]
I principali meccanismi formativi operanti in italiano sono la prefissazione (scrivere ? riscrivere), la suffissazione (lavorare ? lavoratore), la composizione (capo + stazione ? capostazione), l'alterazione (bene ? benino, ladro ? ladruncolo).
[27]
Prefissazione e suffissazione rientrano nel generale fenomeno della derivazione, che forma parole nuove modificando la base tramite l'aggiunta di affissi (come, appunto, prefissi, suffissi o interfissi).
[28]
Di minore incidenza, ma molto interessanti appaiono altri processi derivazionali come i composti parasintetici, formati dall’aggiunta simultanea di un prefisso e di un suffisso ad una parola (sopra- + nazione + -ale ? sopranazionale), gli accorciamenti o clipping (cine da cinema, bici da bicicletta), le "parole macedonia" o composti aplologici (portmanteau word o blend in inglese, mot-valise in francese), formate dalla fusione di due o più parole (autoferrotramviere, smog), le retroformazioni come in spaghi da spaghetti (su questo tema le segnalo il post di Francesco Bianco "Quel tale mi perplime"), ancora, acronimi (CGIL, ACI, ecc.), lessemi complessi o unità polirematiche (alta moda, macchina da scrivere, prova d'aquisto), neologismi propriamente detti (quark, inventato da James Joyce in Finnegans Wake).
[29]
Per quanto non sia facile dire quando e se un neologismo entrerà stabilmente nel lessico di una lingua, i vocabolari dell'uso hanno di certo un ruolo di primaria importanza nel sancire la promozione e la disponibilità di ogni nuova parola.
[30]
Rocco Luigi Nichil
[31]
Zamudio scrive:
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20 gennaio 2010 alle 01:00
[33]
Scusate ho molti dubbi di como usare queste parole; UNO UNA UN' ..... e como si dice al plurale questo.
[34]
Grazie aspetto la risposta.
[35]
Arriverderci
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linguista scrive:
[37]
20 gennaio 2010 alle 02:49
[38]
Cercherò di tracciare uno schema inerente le regole d'uso dell'articolo indeterminativo in italiano.
[39]
1) Le forme maschili un e uno hanno distribuzione complementare, cioè si applicano in contesti differenti, a seconda del suono iniziale della parola successiva.
[40]
Per ciò che concerne le parole inizianti in consonante, potrebbe essere utile far riferimento alla distribuzione dell'articolo determinativo maschile (il/lo).
[41]
A) un si usa nei casi in cui si userebbe l’articolo determinativo il, cioè davanti a parole di genere maschile che cominciano:
[42]
- per consonante semplice (un maccherone, un foglio, un giardino);
[43]
- per due consonanti, che non siano sl o sr (un gladiatore, un prisma, un criceto, ma non *un slittamento, *un srdadicamento).
[44]
B) uno si impiega in tutti quei casi in cui si impiegherebbe l’articolo determinativo lo, cioè davanti a parole di genere maschile che iniziano:
[45]
- per s complicata, cioè seguita da consonante (uno stivale, uno scovolino, uno spiffero, uno sforzo.
[46]
- per s palatale (uno scemo, uno scivolo, uno scioglilingua)
[47]
[il suono "s palatale" è indicato nello scritto dal digramma SC davanti alle vocali anteriori (e, i), o dal trigramma SCI davanti alle vocali a, o, u];
[48]
- per n palatale, indicato dal digramma (uno gnomo, uno gnocco);
[49]
- per z (uno zio, uno zoppo, uno zaffiro;
[50]
- per particolari gruppi consonantici come pn e ps: uno pneumatico, uno psicologo;
[51]
- per x, pronunciata [cs] (uno xilofono, uno xenofobo);
[52]
- per semiconsonante i (uno iato, uno yeti).
[53]
Davanti a parola iniziante in vocale, l'articolo indeterminativo maschile presenta sempre la forma apocopata un (senza l'apostrofo).
[54]
Si ha quindi: un ariete, un espresso, un ornitorinco, un enzima, un unguento; è sbagliato scrivere *un’animale, *un’enzima;
[55]
2) L'articolo indeterminativo femminile presenta la foma piena una o, solo davanti a parole inizianti in vocale, la forma apostrofata un’ (l’elisione non è obbligatoria).
[56]
Quindi si avrà un’aiola, un’eresia, un’ora, un’isola, un’udienza; negli altri casi, si dovrà scrivere una giardiniera, una storia, una collana, una zattera, una xenofoba.
[57]
Per l'ultima parte della sua domanda che, se non ho capito male, faceva riferimento al plurale di questo le propongo il seguente schema:
[58]
questo (maschile singolare) ? questi (maschile plurale)
[59]
questa (femminile singolare) ? queste (femminile plurale).
[60]
Rocco Luigi Nichil
[61]
Matteo Brando scrive:
[62]
20 gennaio 2010 alle 02:49
[63]
Ringrazio per la gentile risposta e pongo un altra domanda per chiarirmi maggiormente le idee: un termine che non fa ancora parte del vocabolario ma che è di uso comune potrei scriverlo ,ad esempio, in un tema di italiano o sarebbe considerato un errore?
[64]
Ad esempio le parola "spreferire" non è presente nei vocabolari ma è abbastanza diffusa,è sbagliata o si può utilizzare?
[65]
linguista scrive:
[66]
20 gennaio 2010 alle 03:15
[67]
L'uso di una forma non attestata dai vocabolari è giustificata da diversi fattori, non ultimo quello di caratterizzare in modo espressivistico un testo.
[68]
Non dimentichi inoltre che ognuno è libero di creare, a suo piacimento, nuove parole (rispettando le regole di formazione, di cui abbiamo discusso in precedenza).
[69]
Suggerirei tuttavia di marcare in qualche modo il termine in questione: utilizzando il carattere corsivo (se si tratta di in un testo a stampa), o le virgolette (se in un testo manoscritto).
[70]
Rocco Luigi Nichil
[71]
Lidia scrive:
[72]
20 gennaio 2010 alle 10:12
[73]
Buongiorno, ho un dubbio: qual è la frase corretta tra "analisi DELLO studio di x" e "analisi SULLO studio di x"?
[74]
Inoltre Le pongo un altro quesito: è corretta l' espressione "grazie tante"?
[75]
linguista scrive:
[76]
20 gennaio 2010 alle 10:25
[77]
Per quanto riguarda il primo dubbio, nella prima frase che mi sottopone la preposizione di (dello) introduce un complemento di specificazione; mentre la preposizione su (sullo) un complemento di argomento.
[78]
Quindi, a mio parere, sono entrambe corrette.
[79]
Forse, per motivi eufonici (cioè per dare un suono più gradevole alla frase), le suggerirei di utilizzare preferibilmente la seconda, in quanto la successione delle due preposizioni di, anche se una volta articolata e l’altra no, potrebbe risultare un po’ pesante.
[80]
Ma è solo un accorgimento stilistico, niente altro.
[81]
A proposito di grazie tante, l’espressione è tranquillamente registrata nei principali dizionari dell’uso senza commenti di sorta, per cui la riterrei corretta.
[82]
Debora de Fazio
[83]
Lidia scrive:
[84]
20 gennaio 2010 alle 10:26
[85]
Grazie mille per la risposta, il servizio che fornite è veramente utile!
[86]
Buona giornata
[87]
Luca scrive:
[88]
20 gennaio 2010 alle 10:42
[89]
Buongiorno, ho letto in una buona grammatica una definizione di complemento di tempo continuato: "indica la durata di un evento, o anche il "termine" di tempo entro cui si svolge".
[90]
Potrei sapere, se in questo caso "termine" si intende con significato di "limite"? quindi in questo caso "limite di tempo"?
[91]
linguista scrive:
[92]
20 gennaio 2010 alle 10:48
[93]
A giudicare dalle definizione che riporta, direi proprio di .
[94]
Debora de Fazio
[95]
antonio scrive:
[96]
20 gennaio 2010 alle 18:56
[97]
E' troppo bello l'italiano, tanto quanto difficile a scriverlo, specie per gli italiani stessi.
[98]
Ci fossero siti come questo, potremmo esser fieri di dire: - l'ho imparato con l'internet-
[99]
P.
[100]
S.: ovviamente sono uno di quelli che non scrive un ottimo italiano, e, senza esservi da tedio, potreste correggere questo mio post, visto che ''ci siamo''

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