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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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linguista scrive:
[2]
19 giugno 2009 alle 20:26
[3]
In genere grammatiche e vocabolari, per "contralto" e "soprano" (che si riferiscono sempre a persone di sesso femminile), consigliano di usare il maschile, salvo precisare in alcuni casi che, in presenza di un nome, è lecito ricorrere anche al femminile: "il soprano Katia Ricciarelli" ma anche "la soprano Montserrat Caballé".
[4]
Io preferisco, per ragioni di economia, "la soprano" e "la contralto".
[5]
Non abbiamo d'altronde anche "la virago" o "la flebo"?
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Casi diversi, senza dubbio, ma non percepiti come tali dal parlante comune.
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Massimo Arcangeli
[8]
antonio scrive:
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20 giugno 2009 alle 07:55
[10]
Qual è il plurale di "acquaragia"?
[11]
linguista scrive:
[12]
20 giugno 2009 alle 08:28
[13]
Si tratta di un nome composto da due sostantivi e il cui plurale, perciò, si ottiene mutando solo la desinenza del secondo: "acquaragie" o "acquarage" (come "arcobaleni" o "madreperle").
[14]
Il primo tipo è attualmente più diffuso.
[15]
Massimo Arcangeli
[16]
Valerio scrive:
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22 giugno 2009 alle 11:24
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Gentile linguista,
[19]
nelle "Lezioni" il Settembrini distingue fra "poeti" e "rimatori".
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Potrebbe spiegarmi, gentilmente, se questa distinzione lessicale ha un fondamento reale o se si tratta di una classificazione del tutto personale?
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Cordiali saluti
[22]
linguista scrive:
[23]
22 giugno 2009 alle 11:39
[24]
Benché non manchino le sovrapposizioni d'uso, la distinzione lessicale esiste: chiamiamo "poeta " chi scrive componimenti poetici ma anche, per estensione, uno scrittore o artista in genere che riesce a trasfigurare poeticamente il contenuto della sua opera; in un romanzo recente di Margaret Mazzantini, un personaggio definisce "poeta" il cantautore Vasco Rossi, per elogiarne le qualità artistiche.
[25]
"Rimatore" è un vocabolo che serve a distinguere (nella letteratura delle origini) chi scrive versi in volgare da chi lo fa in latino (Dante chiama appunto "rimatori" gli uni, "poeti" gli altri), ma anche chi scrive versi (rimati) da chi scrive in prosa.
[26]
Di qui, con connotazione dispregiativa, la parola ha assunto anche l'accezione di 'versificatore più o meno abile'.
[27]
Veniamo al Settembrini.
[28]
Nelle Lezioni di letteratura italiana, afferma che "nell'intervallo che è dal Petrarca al Leopardi, noi non abbiamo poeti lirici, ma soltanto rimatori".
[29]
È evidente, in questo contesto, il significato di 'versificatore', accompagnato da una scarsa considerazione.
[30]
Più avanti, ai "rimatori" è dedicato un intero capitolo: vi si trattano autori che il canone della letteratura italiana colloca fra i "minori".
[31]
E laddove il Settembrini definisce Gaspara Stampa "il maggior poeta fra questi rimatori", è l'accostamento dei due vocaboli a togliere ogni dubbio sulla loro differenza semantica.
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Francesco Bianco
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Watcher scrive:
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22 giugno 2009 alle 12:01
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Salve.
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Vorrei sapere quale delle due forme è corretta: "sarei potuta diventare" o "avrei potuto diventare".
[37]
Grazie
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linguista scrive:
[39]
22 giugno 2009 alle 12:55
[40]
Il tema dell'ausiliare dei verbi servili è stato già più volte trattato: le segnalo, fra le altre, la risposta di Massimo Arcangeli a Monica, il 29 maggio 2009 alle 13.
[41]
23.
[42]
Le aggiungo che, nel caso di una domanda come Pensi che, se ci avessi provato, saresti potuta diventare un'attrice?, la risposta non potrebbe mai essere *Sì, penso che sarei potuta, bensì , penso che avrei potuto.
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Francesco Bianco
[44]
Rebecca scrive:
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22 giugno 2009 alle 20:37
[46]
Caro Linguista,
[47]
il trattino non viene utilizzato spesso in un testo letterario o anche qualsasi altro testo della lingua italiana, vero?
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Mi potrebbe spiegare il perche (sono tedesca:-)), grazie!
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linguista scrive:
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22 giugno 2009 alle 22:20
[51]
Bisogna anzitutto intendersi sulla funzione del trattino.
[52]
Se parliamo della lineetta breve che separa le due (o più) parti di una parola composta l’italiano ne approfitta nella giusta misura, più meno di quanto facciano altre lingue.
[53]
La mansione del trattino, in questo caso, è quella di segnalare una condizione di occasionalità: fra auto-controllo e autocontrollo, così, la differenza è tra un composto avvertito come provvisorio, o non sufficientemente stabile, e uno che appare ormai pienamente confortato dall’uso.
[54]
Se per trattino intendiamo invece la lineetta, in genere lunga, che apre e chiude una proposizione incidentale o il turno di un dialogo, la nostra lingua, rispetto ad altre lingue, ricorre in effetti moderatamente a questo segno d’interpunzione; le ragioni sono storiche, ma legate anche a consolidate abitudini (quelle che fanno di gran lunga preferire al trattino - nel caso delle incidentali - le parentesi tonde; salvo, come sto facendo io in questo momento, costringersi a usare la doppia lineetta per evitare di proporre entro parentesi altre parentesi).
[55]
Massimo Arcangeli
[56]
Alessandro scrive:
[57]
23 giugno 2009 alle 15:03
[58]
(Possibilità e irrealtà nelle ipotetiche)
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Buongiorno!
[60]
Mi alzo alle 7 del mattino e, senza guardare fuori dico: Se non piovesse, andrei al mare.
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Guardo fuori e vedo che piove.
[62]
Allora dico Se non piovesse, andrei al mare.
[63]
Il giorno dopo posso dire Se ieri non fosse piovuto, sarei andato al mare (un altro bel condizionale controfattuale).
[64]
Andando a letto il giorno prima , potrei dire: Speriamo che domani non piova....
[65]
Oppure: Se (domani) non piovesse, andrei al mare.
[66]
Cosa succede se uso il discorso indiretto con disse che...?
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Disse che il giorno dopo sarebbe andato al mare se non fosse piovuto.
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Tutto corretto?
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Grazie per l’attenzione.
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linguista scrive:
[71]
23 giugno 2009 alle 15:10
[72]
, tutto corretto.
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Simonetta Losi
[74]
antonella tolentino scrive:
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23 giugno 2009 alle 15:20
[76]
Ho notato ultimamente che si tende a concordare nel passato prossimo il verbo con il genere femminile del complemento oggetto.
[77]
Esempio: se ho visto/conosciuto ecc. una ragazza invece di dire ti ho visto/conosciuto, si dice spesso: ti ho vista/conosciuta.
[78]
Penso che sia sbagliato, oppue la lingua si sta evolvendo in questa direzione?
[79]
Grazie
[80]
linguista scrive:
[81]
23 giugno 2009 alle 15:50
[82]
Il participio passato concorda facoltativamente con il complemento oggetto quando questo precede il verbo composto.
[83]
Si può dire, per esempio: "Marco ci ha salutato", ma anche "Marco ci ha salutati".
[84]
Nel caso da Lei citato è preferibile dire "ti ho visto", "ti ho conosciuto", anche se l'uso più tradizionale sembra essere o essere stato quello di accordare il participio con il complemento oggetto, anche quando questo è costituito da un pronome come "ti".
[85]
Simonetta Losi
[86]
Marta scrive:
[87]
23 giugno 2009 alle 16:56
[88]
E' vero che il corsivo come lo insegnano a noi alle scuole elementari, quello con le lettere di una parola tutte legate tra loro, è un modo di scrivere che solo in Italia usiamo?
[89]
Mi spiego: ho avuto delle esperienze all'estero, la mia scrittura corsiva era per gli autoctoni praticamente e totalmente incomprensibile!
[90]
La scrittura che usano loro è lo stampatello (minuscolo e maiuscolo).
[91]
Spero mi possiate sciogliere questa curiosità, grazie.
[92]
linguista scrive:
[93]
23 giugno 2009 alle 17:40
[94]
Il campo degli usi grafici è complesso e vi intervengono molte variabili.
[95]
Il corsivo nasce dalla semplificazione di scritture a lettere staccate (stampatello).
[96]
Per l'alfabeto latino la scrittura corsiva nasce nel tardo Medioevo, registra una diffusione a livello europeo e segue usi e codificazioni che si sono stratificati nel tempo.
[97]
Non è vero che all'estero non si usa il corsivo (curiosamente chiamato, in Italia, "corsivo inglese" e dagli anglosassoni "italics"): è vero che attualmente assistiamo a una tendenza all'uso dello stampatello, maiuscolo e minuscolo, soprattutto da parte di giovani e di adolescenti.
[98]
Simonetta Losi
[99]
luca scrive:
[100]
23 giugno 2009 alle 18:48

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