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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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Un servizio di consulenza dedicato soprattutto agli studenti in ansia per la maturità ma aperto a chiunque voglia sollevare questioni sulla nostra lingua.
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Le risposte, a cura della redazione di Lid’O. Lingua italiana d’oggi, sono coordinate dal linguista Massimo Arcangeli.
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Scritto venerdì, 1 ottobre 2010 alle 07:19 nella categoria Senza categoria.
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0.
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Stefano Penasa scrive:
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26 maggio 2009 alle 10:09
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Sono uno studente di Giurisprudenza, e mi interessa molto il tema, assai complesso della traduzione del diritto comunitario.
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Uno dei concetti più complessi che ho incontrato è la definizione di "linguaggio".
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Mi chiedevo quindi se mi poteste aiutare.
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Grazie
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linguista scrive:
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26 maggio 2009 alle 10:32
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Definire il linguaggio è cosa molto complessa.
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Si potrebbe cominciare col dire che si tratta di nozione più ampia di quella di "lingua"; il linguaggio cinematografico, per esempio, comprende l'insieme delle componenti con cui il cinema si esprime (la colonna sonora, le tecniche di ripresa, etc.).
[17]
Si usa comunemente "linguaggio", d'altra parte, anche per definire sezioni di una determinata lingua, come quando si ha a che fare con i "linguaggi specialistici" (o "settoriali"): il linguaggio giuridico, il linguaggio burocratico, il linguaggio medico...
[18]
E, quando parliamo di linguaggio dei gesti, la verbalizzazione è addirittura assente
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Massimo Arcangeli
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Luca scrive:
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26 maggio 2009 alle 11:15
[22]
Mi sapreste dare i punti chiave della vita e delle opere di Eugenio Montale
[23]
linguista scrive:
[24]
26 maggio 2009 alle 11:58
[25]
Una premessa è d'obbligo: questo è un blog dedicato alla linguistica e, come tale, dovrebbe servire per interrogarsi (e rispondere a dubbi) sulla lingua, la retorica, la grammatica, e non sulla storia letteraria in generale.
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Ma abbiamo appena iniziato e mi sembra giusto rispondere, sia pure brevemente.
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Eugenio Montale (Genova 1896-Milano 1981), diploma in ragioneria, militante al fronte, collaboratore del Corriere della Sera, giunge a Firenze ed entra in contatto con i maggiori esponenti della cultura italiana dell’epoca.
[28]
Tre le sue raccolte poetiche andranno ricordate almeno Ossi di Seppia (1925), Le Occasioni (1939), La bufera e altro (1956), Satura (1971).
[29]
Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1975, pone al centro della sua poesia un’acuta riflessione sulla negatività della condizione umana e sul ruolo della parola poetica quale testimonianza esistenziale: dall’impossibilità di trovare certezze o risposte, in una dimensione lirica e linguistica ancora fortemente concreta, il suo stile si sposta progressivamente nei territori del simbolismo e dell’analogia, per tornare poi, dopo gli anni Cinquanta, ad interrogarsi sul ruolo della donna e dell'amore e sul significato della guerra e della morte.
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Francesco Lucioli
[31]
paola scrive:
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26 maggio 2009 alle 15:04
[33]
la preponderanza del maschile nella grammatica italiana mi crea sempre qualche perplessità: sono una ragazza ma anche un architetto, come definirmi correttamente (in genere uso il maschile)? tra l'altro l'espressione "un architetto" necessita di apostrofo nel caso di una donna? e un'ultimissima domanda: qual è l'accento corretto di "edile"?
[34]
grazie
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linguista scrive:
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26 maggio 2009 alle 16:21
[37]
Sono tre le possibilità: il Ministro, la Ministra, la Ministro.
[38]
Personalmente preferisco quest'ultima, perché consente di mantenere l'accordo al femminile conservando la carica ("La Ministro... si è recata..."); si aggira così l'ostacolo di una "femminilizzazione" della professione che fa storcere il naso anche a molte donne.
[39]
Se si segue questa strada si dovrà naturalmente scrivere "un'architetto", perché quell'"un" starà per "una".
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Edìle è la pronuncia giusta; èdile è da evitare.
[41]
Massimo Arcangeli
[42]
alberto scrive:
[43]
26 maggio 2009 alle 19:27
[44]
"il 70% delle vittime muoiono per strada"?
[45]
E' corretto così?
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O il verbo va al singolare?
[47]
grazie
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linguista scrive:
[49]
26 maggio 2009 alle 19:58
[50]
Il verbo, a rigor di logica (sintattica), andrebbe al singolare.
[51]
L'uso tuttavia, in casi del genere, propende sempre più frequentemente per l'accordo del verbo con il complemento ("delle vittime") anziché con il soggetto ("il 70%"); una classica costruzione "a senso" (le vittime, più vicine al verbo, prevalgono sulla percentuale, più lontana)
[52]
Massimo Arcangeli
[53]
Giuseppe C.
[54]
- Verona scrive:
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26 maggio 2009 alle 21:01
[56]
Un' ottima idea, un servizio che, da quel poco che ho letto, mi appare molto valido.
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A fruirne presto !
[58]
linguista scrive:
[59]
27 maggio 2009 alle 07:15
[60]
Grazie.
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Un cordiale saluto
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Massimo Arcangeli
[63]
Donato scrive:
[64]
27 maggio 2009 alle 08:48
[65]
Qual è il pronome giusto?
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1) Papà ha la febbre: 'gli' porto io le medicine.
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2) Papà ha la febbre: 'gliele' porto io le medicine.
[68]
Grazie.
[69]
linguista scrive:
[70]
27 maggio 2009 alle 09:12
[71]
Sono giusti entrambi.
[72]
Il primo esempio è più dell'italiano "normativo"; il secondo, con il doppio pronome (gli + le, quest'ultimo anticipatore delle "medicine"), più dell'uso familiare.
[73]
La tipologia dell'enunciato, in questo secondo caso, è quella che si definisce tecnicamente "dislocazione a destra"; se invertiamo l'ordine degli elementi ("Le medicine gliele porto io") otteniamo il fenomeno inverso: una "dislocazione a sinistra" (perché il complemento oggetto, dalla posizione originaria, si è appunto spostato a sinistra).
[74]
Insomma: i due enunciati si possono usare tranquillamente entrambi, anche se il secondo è un po' più orientato verso l'italiano parlato.
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Massimo Arcangeli
[76]
Mario scrive:
[77]
27 maggio 2009 alle 10:22
[78]
Qual è il plurale di "intrinseco" tra intrinseci ed intrinsechi?
[79]
C'e' una regola generale al riguardo?
[80]
Grazie.
[81]
linguista scrive:
[82]
27 maggio 2009 alle 11:11
[83]
Il plurale corretto è intrinseci; intrinsechi suona oggi come popolaresco, anche se è forma che si sente spesso pronunciare.
[84]
Un tempo si usava anche intrinsico, con quell'uscita in -ico, di cui l'italiano è assai ricco (per dirla tecnicamente: il suffisso in questione è molto "produttivo"), che troviamo in artistico, filosofico, mitico, sferico...
[85]
(tutti, al plurale, in -ici: artistici, filosofici...)
[86]
Massimo Arcangeli
[87]
iloveusb scrive:
[88]
27 maggio 2009 alle 11:16
[89]
Se uno lavora da Marina Rinaldi, è giusto dire "vado da Marina Rinaldi", o è anche ammesso "vado a Marina Rinaldi", intendendo il luogo?
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linguista scrive:
[91]
27 maggio 2009 alle 11:47
[92]
Il problema, nella circostanza, non è tanto il luogo: diciamo "vado da Coin" o "vado da Ricordi", personalizzando i punti vendita (come dicessimo: vado da mia madre, da tuo fratello, dal parrucchiere...), ma diciamo anche "vado alla Rinascente" (come dicessimo: vado al cinema, a teatro, a Roma...).
[93]
La soluzione giusta nel suo caso, luogo o non luogo, è: "vado da Marina Rinaldi"
[94]
Massimo Arcangeli
[95]
lilli scrive:
[96]
27 maggio 2009 alle 17:51
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"si ringrazia tizio per l'interessamento profuso alla potatura degli alberi" o "per la potatura degli alberi"?
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linguista scrive:
[99]
27 maggio 2009 alle 19:31
[100]
Scartato senz'altro "alla", si può optare per "nella" o "per la".

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