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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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[1]
Va però detto che molti v.i.p. sono privi di un corrispettivo non pronominale (possiamo usare accorgersi, ma non accorgere).
[2]
Per riassumere verbi procomplementari e verbi intransitivi pronominali fanno parte della classe dei verbi pronominali, ma presentano proprietà specifiche, che permettono di considerarli come categorie diverse.
[3]
Elisa De Roberto
[4]
Alessandro Aresti
[5]
Gabriele Longo scrive:
[6]
10 settembre 2012 alle 22:35
[7]
Buondi'.
[8]
Rafforzare il vocativo tramite l'interiezione "oh", al posto del piu' consueto "o", e' considerabile un errore?
[9]
E se si' e' grave?
[10]
Grazie in anticipo.
[11]
linguista scrive:
[12]
10 settembre 2012 alle 22:41
[13]
Non è della stessa gravità di scrizioni della specie di ingegniere o accellerare, però sicuramente è spia di ignoranza della diversità funzionale delle due interiezioni.
[14]
Alessandro Aresti
[15]
Arno scrive:
[16]
10 settembre 2012 alle 22:44
[17]
Buongiorno.
[18]
Volevo sapere se si dice "a primavera (estate, autunno, inverno)" in senso di "in/di primavera (estate ecc.)".
[19]
Grazie.
[20]
linguista scrive:
[21]
10 settembre 2012 alle 22:50
[22]
Con primavera si può usare indifferentemente la preposizione a o in.
[23]
Con gli altri nomi delle stagioni solo la preposizione in.
[24]
Alessandro Aresti
[25]
Arno scrive:
[26]
11 settembre 2012 alle 08:59
[27]
Egregio Dott.
[28]
Aresti, chiedo scusa se non ho capito...
[29]
Quindi con i nomi delle stagioni si usa: a/in primavera; in estate/autunno/inverno.
[30]
Giusto?
[31]
Allora se, p.es., dico "Sono nato di primavera/ d`estate/ d`utunno/ d`inverno" è sbagliato?
[32]
Grazie.
[33]
linguista scrive:
[34]
11 settembre 2012 alle 09:30
[35]
Si può dire "d'estate", "d'autunno", "d'inverno" ma non *"di primavera" (e allora si dirà "sono nato in primavera" o "a primavera").
[36]
Alessandro Aresti
[37]
Marco scrive:
[38]
11 settembre 2012 alle 09:35
[39]
Vi chiedo una cortesia, potrei avere tutte le definizioni che il Gradit sugli aggettivi "minimo e massimo"?
[40]
Ve le avevo già chieste, ma non me le ritrovo.
[41]
Grazie.
[42]
linguista scrive:
[43]
11 settembre 2012 alle 09:45
[44]
massimo /massimo/ (mas•si•mo) agg., s.m., avv.
[45]
(FO)
[46]
1a agg. superl. di grande, il più grande, il più elevato (abbr. max.): la massima velocità consentita sull’autostrada, il livello m. raggiunto dall’acqua | il più esteso: la massima parte del terreno | che ha la maggior durata: la massima parte della giornata
[47]
1b agg. estens., che è al suo più alto grado di diffusione e di sviluppo: il periodo di m. splendore dell’Impero Romano | che ha rilevanza essenziale, fondamentale: un problema di massima importanza
[48]
1c agg. fig., intensissimo, vivissimo, profondissimo: le usa la massima attenzione, la massima benevolenza; il m. sforzo, la massima applicazione allo studio, il m. amore, il m. sconforto
[49]
1d agg. che è il più elevato in una scala di valori: m. vantaggio, m. utile; ottenere il voto m.
[50]
1e agg. che è il più importante, il più famoso, il più eccelso: le massime autorità
[51]
2a s.m. la quantità più grande possibile, il grado, il livello più elevato: deve scontare il m. della pena | cosa o persona ritenuta la migliore, la più piacevole o interessante: il m. a cui aspira è un buon lavoro e una vita tranquilla, una serata al casinò è il m., quel batterista di jazz è il m., è veramente simpatico, è proprio il m.!
[52]
2b s.m.
[53]
(TS) sport -> peso massimo
[54]
3 avv.
[55]
(CO) spec. in annunci economici, al massimo: cercasi segretaria m. ventenne
[56]
q.
[57]
1 (1) 2 (12)
[58]
(GRADIT s.v. massimo)
[59]
minimo /minimo/ (mi•ni•mo) agg., s.m.
[60]
(FO)
[61]
1a agg. superl. di piccolo, piccolissimo, il più piccolo (abbr. min.): una differenza minima, grandezze minime; non avere la minima idea di qcs., non saperne assolutamente nulla | che è in quantità esigua, misera: una minima parte dell’eredità | che ha la minor durata: il tempo m. per compiere il percorso è di due minuti
[62]
1b agg. quasi impercettibile ai sensi, all’osservazione, all’attenzione: sobbalzare per il m. rumore, dare importanza anche ai minimi particolari | estens., che ha rilevanza insignificante, trascurabile: una questione di minima importanza
[63]
1c agg. fig., scarsissimo, privo di profondità: non tradire la minima emozione, ottenere la promozione con il m. sforzo
[64]
1d agg. che è il più basso in una scala di valori: il voto m. è 18
[65]
2 s.m. la parte, la quantità, la misura più piccola: questo era il m. che potessi fare; ci vuole un m. di buon senso | il m. della pena: la pena meno grave prevista per un determinato reato
[66]
3 s.m.
[67]
(CO) nei motori a combustione interna, il regime di giri più basso, al di sotto del quale il motore si spegne: il motore non tiene il m., regolare il m.
[68]
4 s.m.
[69]
(TS) mat. in un insieme ordinato, l’elemento che risulta inferiore o uguale a qualsiasi altro elemento appartenente a tale insieme
[70]
5 agg.
[71]
(TS) relig. dei Minimi o delle Minime | agg., s.m. che, chi appartiene ai Minimi | s.m.pl. spec. con iniz. maiusc., ordine religioso mendicante fondato da san Francesco da Paola nel 1435
[72]
(GRADIT s.v. minimo)
[73]
Alessandro Aresti
[74]
Marco scrive:
[75]
11 settembre 2012 alle 10:12
[76]
Grazie, come sempre gentilissimi
[77]
marco scrive:
[78]
11 settembre 2012 alle 10:51
[79]
Potrei sapere cosa si intende secondo le varie definizioni di "massimo", la seguente dicitura che ho letto:3 avv.
[80]
(CO) spec. in annunci economici, al massimo: "cercasi segretaria m. ventenne
[81]
q.
[82]
1 (1) 2 (12)"
[83]
linguista scrive:
[84]
11 settembre 2012 alle 16:05
[85]
Si indica che massimo può essere usato con valore avverbiale (in quanto variante ellittica di "(al) massimo") in contesti di micropubblicità, nei quali è spesso necessario economizzare sullo spazio.
[86]
Alessandro Aresti
[87]
Federica scrive:
[88]
11 settembre 2012 alle 16:37
[89]
Buongiorno.
[90]
Nella frase: "tornai a preferire", quale funzione dell'analisi logica svolge la parte "a preferire"?
[91]
Grazie.
[92]
linguista scrive:
[93]
11 settembre 2012 alle 17:10
[94]
"(Io) tornai a preferire X": forma un tutt'uno con tornai (si tratta infatti di un verbo fraseologico, in quanto indica un particolare aspetto dell'azione indicata dal verbo tornare), ed è dunque da analizzare come predicato verbale.
[95]
Alessandro Aresti
[96]
Alessandro scrive:
[97]
11 settembre 2012 alle 17:24
[98]
Ho letto con attenzione la risposta del Profess.
[99]
Aresti concernente il rafforzamento del vocativo tramite l'interiezione "o", non "oh".
[100]
Leggo pero' - sempre a questo proposito - in rete l'affermazione di alcuni Vostri colleghi, piu' precisamente: "Non v’è una regola che prescriva l’uso dell’una o dell’altra forma interiettiva. Sia o, sia oh appartengono alla categoria delle interiezioni primarie, quelle cioè che hanno sempre soltanto il valore di interiezione. Si può tentare una distinzione semantica tra o e oh: il primo è adoperato per sostenere e rafforzare il vocativo cui s’accompagna, connotando il discorso che seguirà come particolarmente solenne; il secondo è in grado di esprimere, a seconda dei contesti, diverse sfumature di significato, dalla gioia improvvisa alla sorpresa, dall’ammirata devozione alla partecipe commozione, dalla sofferenza morale allo sdegno e all’ira." Mi sembra di capire che il vostro illustre collega, pur essendo d'accordo con Voi circa l'utilizzo delle due interiezioni, fu piu' restio a definirlo un "errore", corregetemi se sbaglio.

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