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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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[1]
Mi sembra quindi che la struttura da preferire sia 1, anche se l'uso della preposizione è altrettanto corretto (specialmente se la frase fosse stata l'importante è di non trovare quelle cattive, e dunque priva dell'inconveniente della doppia preposizione).
[2]
Una possibile alternativa sarebbe quella di ricorrere a una soggettiva esplicita: l'importante è che non se ne trovino di cattive.
[3]
Elisa De Roberto
[4]
Moira A. scrive:
[5]
7 settembre 2012 alle 12:00
[6]
Qual è la differenza tra: più usato DEGLI ultimi anni e più usato NEGLI ultimi anni: si equivalgono?
[7]
Le preposizioni possono essere scambiate?
[8]
A presto e complimenti per il sito
[9]
linguista scrive:
[10]
7 settembre 2012 alle 12:07
[11]
In presenza di un superlativo relativo (l'oggetto X è il più usato degli ultimi anni / negli ultimi anni) è possibile usare entrambe le preposizioni: usando in si mette in risalto l'idea di spazio temporale (è il più usato nel corso di questi anni); la preposizione di invece mette in luce più che altro l'idea di relazione (come se dicessi: è il più usato per quel che riguarda gli ultimi anni).
[12]
Elisa De Roberto
[13]
Moira A. scrive:
[14]
7 settembre 2012 alle 12:20
[15]
A proposito di equivalenze
[16]
Ho queste 4 frasi dove avverto delle cose in più:
[17]
a Ho un programma che si basa solo su un preciso argomento: salute e benessere / cittadini e salute
[18]
b Ho un programma che si basa solo su un argomento: salute e benessere / cittadini e salute
[19]
c Ho un programma che si basa su un preciso argomento: salute e benessere / cittadini e salute
[20]
d Ho un programma che si basa su un argomento: salute e benessere / cittadini e salute
[21]
Quel solo mi crea dei dubbi: sono io, oppure sono identiche di significato.
[22]
Ho messo anche cittadini e salute perché secondo me possono essere racchiusi, in questo caso, in un unico ambito (o forse è meglio 2)
[23]
linguista scrive:
[24]
7 settembre 2012 alle 12:26
[25]
In base agli avverbi e agli aggettivi che si usano si prospetta quanto si vuole affermare in modo diverso: in particolare omettendo o al contrario inserendo solo e preciso si conseguono effetti di intensificazione diversi.
[26]
In a combinando solo e preciso si insiste molto sull'esclusività tematica del programma.
[27]
In d invece la mancanza assoluta di determinazioni fa che la frase abbia semplicemente una funzione presentativa: come dire, il programma ha un argomento ed è questo.
[28]
Non so quale sia la sua intenzione comunicativa, ma se, poniamo il caso, il suo scopo fosse quello di dire che il programma è dedicato interamente a un unico tema, affrontato in tutti i suoi aspetti più importanti, forse l'opzione migliore sarebbe la c (b potrebbe essere letta in maniera eccessivamente limitativa, instillando il sospetto che il programma sia monotono).
[29]
Forse si potrebbe riformulare la seconda parte della frase, rendendola più accattivante e meno laconica.
[30]
Ma ripeto: non so per quale contesto e con quale funzione l'enunciato sia stato pensato.
[31]
Elisa De Roberto
[32]
Marco scrive:
[33]
7 settembre 2012 alle 16:36
[34]
L'espressione "pagare le tasse con più servizi", ha un valore comparativo? grazie
[35]
linguista scrive:
[36]
7 settembre 2012 alle 18:06
[37]
A prima vista escluderei un valore comparativo, ma dovrei conoscere il contesto in cui la frase è inserita per capirne appieno il senso.
[38]
Rocco Luigi Nichil
[39]
Sergio scrive:
[40]
7 settembre 2012 alle 18:18
[41]
Grazie Dott.
[42]
Nichil.
[43]
La frase era quella che le ho scritto, presa da un'articolo di giornale.
[44]
Sicuramente quelle frasi ad effetto giornalistico.
[45]
linguista scrive:
[46]
7 settembre 2012 alle 22:15
[47]
Si figuri.
[48]
In effetti, avevo intuito che si potesse trattare di un titolo giornalistico, ma sinceramente continuo a non capire il senso dell'espressione "pagare le tasse con più servizi", dal momento che le tasse sono pagate dai cittadini e i servizi sono erogati dallo Stato.
[49]
Una certa logica avrebbero avuto, al contrario, titoli come "Pagare le tasse per avere più servizi" oppure "Pagare le tasse significa avere più servizi".
[50]
Non so che dire: frasi come queste sarebbero state forse fin troppo banali per un titolo giornalistico, ma avrebbero di certo sciolto ogni dubbio.
[51]
Ad ogni modo - come già le ho scritto - escluderei un valore comparativo insito nell'espressione, a meno di non averne equivocato il significato.
[52]
Rocco Luigi Nichil
[53]
Sergio scrive:
[54]
7 settembre 2012 alle 22:46
[55]
Potrei avere una definizione di extralinguistico?
[56]
linguista scrive:
[57]
7 settembre 2012 alle 23:03
[58]
Riporto (quasi) per intero la voce del GRADIT (Grande dizionario italiano dell'uso, ideato e diretto da Tullio De Mauro):
[59]
extralinguistico agg.
[60]
(TS) ling.
[61]
[1983; der. di linguistico con extra–] che non appartiene alla lingua, che non è di natura linguistica: fattori, segni extralinguistici.
[62]
[Mi permetto di aggiungere un paio di precisazioni: il termine è probabilmente un prestito dall'inglese extralinguistic (attestato già nel 1953, nel volume From a Logical Point of View di Willard Van Orman Quine); la prima attestazione italiana può essere retrodatata, in realtà, almeno al volume di Nora Galli de' Paratesi, Le brutte parole. Semantica dell'eufemismo, Milano, Mondadori, 1969, p. 11 (si noti come la studiosa usi qui il sintagma fatto extralinguistico, calco della locuzione inglese extralinguistic fact, ben attestata in molti lavori anglosassoni di quegli anni)].
[63]
In sintesi, l'aggettivo designa qualsiasi fatto o fenomeno che non sia interno alla lingua.
[64]
Le propongo un esempio concreto: alla base di una politica linguistica di stampo xenofobo, ossia ostile agli idiomi stranieri, spesso soggiace una logica che non ha nulla a che fare con la lingua in (nessun idioma infatti è buono o cattivo), ma riguarda fattori extralinguistici, principalmente di natura politica e culturale.
[65]
Rocco Luigi Nichil
[66]
Antonello scrive:
[67]
9 settembre 2012 alle 05:14
[68]
Buongiorno, in merito a questo commento http://linguista.blogautore.repubblica.it/2012/08/01/dubbi-sullitaliano-risponde-il-linguista4/comment-page-13/#comment-17570
[69]
la ringrazio molto.
[70]
Quindi se ho capito, se i sostantivi sono da soli si usa la preposizione semplice, ad eccezione di lavoro, se c'è la coppia sostantivo+aggettivo l'articolata.
[71]
Un saluto
[72]
linguista scrive:
[73]
9 settembre 2012 alle 06:10
[74]
Non è così semplice, come mostrano gli esempi seguenti:
[75]
vado al cinema
[76]
vado allo stadio
[77]
Una regola generale da studiare, valida in tutti i casi, non c'è.
[78]
Per orientarsi occorre avere (piuttosto che studiare tutti i casi a livello teorico), la sensibilità del (buon) parlante, che si acquisisce con l'esercizio di lettoscrittura e con la pratica della lingua, giorno dopo giorno.
[79]
Francesco Bianco
[80]
Kekko00 scrive:
[81]
9 settembre 2012 alle 12:20
[82]
Se io dovessi fare l’ analisi grammaticale di Luigi è partito, il che mi addolora oppure di Piero è stato promosso, del che sono contento ,
[83]
Le espressioni IL CHE, DEL CHE che cosa sono in analisi grammaticale?
[84]
linguista scrive:
[85]
9 settembre 2012 alle 12:21
[86]
Sono pronomi relativi.
[87]
Si tratta di forme corrispondenti alle espressioni analitiche la qual cosa/della qual cosa, in cui il relativo funge, diremmo, da aggettivo rispetto al nome seguente.
[88]
L'espressione può essere parafrasata anche con un dimostrativo:
[89]
Luigi è partito, il che mi addolora > Luigi è partito, la qual cosa mi addolora > Luigi è partito.
[90]
Questa cosa (ciò) mi addolora
[91]
Piero è stato promosso, del che sono contento > Piero è stato promosso, della qual cosa sono contento > Piero è stato promosso.
[92]
Di questa cosa (di ciò) sono contento
[93]
Francesco Bianco
[94]
Kekko00 scrive:
[95]
9 settembre 2012 alle 12:25
[96]
Buongiorno!
[97]
Un dubbio: ultimo,successivo e precedente rientrano nei numerali ordinali?
[98]
linguista scrive:
[99]
9 settembre 2012 alle 12:27
[100]
Ultimo è un aggettivo che deriva da un superlativo organico (il corrispondente comparativo è ulteriore), che il latino ha lasciato come relitto nell'italiano.

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