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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/4

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 agosto 2012


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[1]
Per quanto riguarda, infine, la sua ultima osservazione in merito alle difficoltà di disambiguare termini altamente polisemici, è chiaramente il contesto a suggerire al destinatario l'interpretazione corretta.
[2]
Grazie per i complimenti.
[3]
Alessandro Di Candia
[4]
Ginp scrive:
[5]
31 agosto 2012 alle 00:48
[6]
Salve a tutti.
[7]
Come si dice correttamente:
[8]
- dietro casa di Gino c'è una radura
[9]
- dietro la casa di Gino c'è una radura
[10]
- dietro a casa di Gino c'è una radura
[11]
- il cielo sopra Roma è limpido
[12]
- il cielo sopra Roma è limpido
[13]
- il cielo sopra di Roma è limpido
[14]
Grazie e a presto!
[15]
linguista scrive:
[16]
31 agosto 2012 alle 08:10
[17]
Gli esempi della prima terna sono tutti corretti.
[18]
Tra le prime due frasi, l'uso o l'omissione dell'articolo non determina che differenti sfumature di significato; la locuzione preposizionale dietro a della terza frase ricorre in italiano per indicare collocazione nella parte posteriore, retrostante di qualcosa (tenere le mani dietro alla schiena, si trova dietro al muro di cinta, GRADIT).
[19]
Per quanto riguarda la seconda terna, le cui prime due frasi risultano identiche, si dirà che la terza non è ammissibile: la costruzione sopra di è ammessa davanti ai pronomi personali (sopra di me, sopra di noi ecc.), ma di norma non si usa coi toponimi (il cielo sopra Berlino, mai *il cielo sopra di Berlino).
[20]
Marco Maggiore
[21]
Marco scrive:
[22]
31 agosto 2012 alle 08:34
[23]
Il "che" della frase: che bravo sei!, ha valore di aggettivo?
[24]
linguista scrive:
[25]
31 agosto 2012 alle 09:01
[26]
, di aggettivo esclamativo.
[27]
Si tratta di un uso originariamente colloquiale che tende a generalizzarsi.
[28]
Marco Maggiore
[29]
Arno scrive:
[30]
31 agosto 2012 alle 09:18
[31]
Gentili Signori, non posso capire che differenza c`é fra le espressioni "al solito" e "come al solito".
[32]
I dizionari d`italiano spiegano in modo diverso: "al solito - come sempre", "come al solito - come sempre".
[33]
Come mai?
[34]
Le espressioni "al solito" e "come al solito" hano lo stesso significato?
[35]
Allora come dovrei dire più corretto: "al solito" o "come al solito"?
[36]
Grazie.
[37]
linguista scrive:
[38]
31 agosto 2012 alle 09:19
[39]
La locuzione avverbiale al solito equivale nell'uso alla variante come al solito, senza che l'una sia preferibile all'altra.
[40]
Nella scelta può orientarsi a seconda del suo gusto: io, ad esempio, preferisco come al solito.
[41]
Marco Maggiore
[42]
Paolo scrive:
[43]
31 agosto 2012 alle 09:36
[44]
Buongiorno agli amici del linguista.
[45]
Su Internet ho trovato questa definizione: " Brevissimo riassunto degli argomenti trattati in un’opera, in una rivista o periodico, in un articolo...".
[46]
Nella parte "rivista o periodico", perché periodico non è preceduto da "un"?
[47]
Perché è un sinonimo?
[48]
Se fosse seguito da "un" sarebbe sbagliato o indicherebbe 2 sostantivi diversi?
[49]
Secondo me si può inserire, anche in caso di sinonimi.
[50]
linguista scrive:
[51]
31 agosto 2012 alle 09:38
[52]
Non si può dire che rivista e periodico siano sinonimi: se è vero che le riviste sono in gran parte dei periodici, non è però altrettanto esatto il contrario.
[53]
A parte questo, l'impiego o l'omissione dell'articolo in una struttura coordinata come questa non dipendono dalla natura delle parti del discorso coinvolte.
[54]
Nel caso specifico nulla avrebbe vietato l'esplicitazione del secondo sintagma preposizionale: in una rivista o in un periodico.
[55]
Nella coscienza dello scrivente è probabilmente prevalsa la percezione unitaria della coppia rivista o periodico da un punto di vista concettuale, oppure, più semplicemente, si è imposta la preferenza per una struttura più breve e comunque non agrammaticale.
[56]
Marco Maggiore
[57]
Paolo scrive:
[58]
31 agosto 2012 alle 09:50
[59]
Vi posto poi un'altra regola particolare che ho trovato: "La virgola va usata nelle proposizioni in cui non si ripeta il verbo già espresso in una proposizione precedente, oppure per indicare che si è tralasciato un termine o un gruppo di termini." Non è molto chiara come spiegazione, secondo me.
[60]
Copio e incollo il testo d'esempio:
[61]
(1) Le fortezze furono smantellate; le città, distrutte; le campagne, devastate.
[62]
In questo caso, si omette di ripetere il verbo furono.
[63]
Se ometto la virgola?
[64]
(1) Le fortezze furono smantellate; le città distrutte; le campagne devastate.
[65]
A me non sembra scorretto.
[66]
Non mi sembra scorretto nemmeno ripetere furono, ma forse, per stile, userei dei verbi diversi, come vennero etc.
[67]
Buon fine settimana
[68]
Paolo
[69]
linguista scrive:
[70]
31 agosto 2012 alle 09:56
[71]
Non è mai stato promulgato un corpus di leggi rigidamente codificate che stabilisca una volta per tutte il corretto uso dell'interpunzione.
[72]
Esistono tuttavia buone norme e indicazioni tendenziali: un buon comportamento interpuntivo può consistere nell'evitare tutti quegli usi della punteggiatura che possono costituire un ostacolo per la corretta comprensione del testo.
[73]
In questo caso l'assenza della virgola non determina stravolgimenti nella percezione del significato: personalmente quindi non avrei nulla in contrario.
[74]
Buon fine settimana a lei!
[75]
Marco Maggiore
[76]
Sergio scrive:
[77]
31 agosto 2012 alle 10:45
[78]
Vi chiedo una precisazione su un argomento di cui avete scritto più volte: mi sembra di capire che in fin dei conti non ci siano rimarchevoli differenze tra i verbi "intransitivi pronominali" e quelli procomplementari.
[79]
Entrambi nell'uso pronominale, perdono il loro originario valore verbale, acquisendone semanticamente un altro.
[80]
Sono nel giusto? grazie
[81]
linguista scrive:
[82]
31 agosto 2012 alle 11:49
[83]
In genere si tende a distinguere tra verbi procomplementari e verbi intransitivi pronominali, anche se possiamo dire che entrambe le categorie rientrano nella classe più ampia dei verbi pronominali (cioè di tutti quei verbi che possono presentare una forma con pronome clitico).
[84]
Ecco alcune differenze tra verbi intransitivi pronominali e verbi procomplementari:
[85]
- i v.i.p. sono verbi intransitivi (ad. es. innamorarsi), mentre i verbi procomplementari possono avere un oggetto diretto (ci ho rimesso la camicia);
[86]
- i v.i.p. sono accompagnati dal pronome si anche se non individuano eventi riflessivi (innamorarsi non vuol dire 'innamorare stesso' ma 'essere colto da innamoramento', ingelosirsi vuol dire 'diventare geloso' e non 'ingelosire stesso' ecc.);
[87]
- i v.c. possono presentano invece vari tipi di pronomi: -ci (ci va la farina), -la (per farla breve), -cela (non ce l'ho fatta), -sela (prendersela), ecc.;
[88]
- a livello semantico i v.p. acquisiscono un altro significato rispetto al verbo senza pronome: volerci seleziona un significato diverso rispetto a volere; anche i v.i.p. acquisiscono un significato diverso rispetto al corrispettivo non pronominale, ma è comunque possibile isolare una serie di tratti semantici comuni, mentre quel che cambia nettamente con l'aggiunta del pronome è la struttura dell'azione.
[89]
Secondo alcuni nei v.i.p. il -si determina una riduzione della transitività del verbo.
[90]
Va però detto che molti v.i.p. sono privi di un corrispettivo non pronominale (possiamo usare accorgersi, ma non accorgere).
[91]
Per riassumere verbi procomplementari e verbi intransitivi pronominali fanno parte della classe dei verbi pronominali, ma presentano proprietà specifiche, che permettono di considerarli come categorie diverse.
[92]
Elisa De Roberto
[93]
Sergio scrive:
[94]
31 agosto 2012 alle 11:55
[95]
Gentilissima Dott.ssa De Roberto.
[96]
Spiegazione perfetta e chiara.
[97]
Gino scrive:
[98]
31 agosto 2012 alle 17:33
[99]
Mi scusi tanto, volevo dire cielo sopra a Roma
[100]
linguista scrive:

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