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Dove mettere il partitivo

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 16 aprile 1975
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-5

Ogni tanto si conosce dalle lettere dei lettori si riaccende la vecchia stizza magistrale contro l'articolo così detto «partitivo»; che appunto a scuola (compiti in classe e compiti a casa) trova sfogo nelle polemiche tra docenti da una parte e discenti dall'altra, con le famiglie sullo sfondo. Se con tutto ciò l'articolo partitivo procede trionfalmente nell'uso, vuol dire (lasciando fuori l'abuso) che avrà la sua ragione; e l'ha infatti, e delle più importanti che si possono dare nel campo della lingua: la necessità.

Mancandoci il plurale dellarticolo indeterminato Un Uno Una, ricorriamo alle preposizioni articolate Dei Degli Delle (che non denotano punto appartenenza ma hanno valore di complemento oggetto) per indicare la «parte» indeterminata di un tutto, per lo più significato da un nome collettivo, che non sapremmo come dire altrimenti: dammi della carta, vedo del fumo, ho riscosso del denaro.

Questo per grammatica. Ma anche stilisticamente l'articolo partitivo ha sua ragion d'essere. Già negli esempi fatti, chi avesse detto «dammi un po' di carta», «ho riscosso alquanto denaro», sarebbe uscito d'asse, dando o nel poco o nel troppo. Il fortunato che può contarli, dice: ho tre amici; forse più fortunato di quello che dice di averne molti. Il disincantato dirà laconicamente: ho amici, con espressione che per quanto irreprensibile riesce alquanto secca. Solo l'uomo umano, esperto del mondo, dirà con morbida pienezza: ho degli amici. Insomma la particella partitiva ci somministra quel vago di cui abbiamo così spesso bisogno.

Del resto agli schizzinosi si può opporre ch'essa ha secoli di tradizione e origine quasi celeste. Dove infatti il Petrarca, parlando del «motor eterno de le stelle», dice che «Degnò mostrar del suo lavoro in terra», quel Del, fu altamente chiosato, è figura greca e toscana del dire, e val quanto «parte» o altro simile. Di per Alquanti è piano presso gli antichi («di valenti uomini»), o anche vi sta per ripieno («con di molti grappoli»), e appunto accompagnato da preposizioni (Con A Per), contro l'avviso dei pedanti che giudicavano tal compagnia inammissibile (ma non si trova in san Gregorio: «Diede di piglio a de' sassi»?).

In molti di quei partitivi illustri ci accostiamo all'indiscretezza dei moderni. Continuiamo san Gregorio dicendo: ti presenterò a delle persone utili; e il Boccaccio («quando c'invecchiamo, marito altri ci vuol vedere, anzi ci cacciano in cucina a dir delle favole con la gatta») prepara il letto a Montanelli: «glie li comperavano (quegli oggetti) degli italiani residenti lassù». Anche le parlate regionali coltivano il partitivo; e il nostro piemontese lo asconde nel nesso che d', esemplato dal francese que de, denotante quantità: Che dfumele!

Pure la scuola non può aver mai torto in tutto. La riprovazione del partitivo si spiega con labuso che se ne fa a imitazione dei transalpini. È illogico usarlo in quelle maniere di complimento che escludono lindeterminatezza quali: ha delle belle gambe, dei begli occhi e sim.; posto che gambe occhi e persino denti, come anche braccia fianchi ecc., tutto che belli, stanno in numero determinato. Vero è che il dire correttamente: ha belle gambe, sembra talvolta una stiticheria, si sente il bisogno d'un rinforzo che non accresca l'oggetto ma gli dia vaghezza. E sia pure. Ma la vera maniera italiana di rinforzare senzintaccare l'idea del numero, è quest'altra: ha di gran belle gambe, ha di gran begli occhi.

Se prima di licenziare un partitivo si facesse un piccolo esame di coscienza, si scoprirebbe che troppe volte è fuori posto. Sta bene: mi dai dei pensieri; perché il proprio dei pensieri è lincomputabilità; ma perché ficcarlo dove non abbisogna: ho dei figliuoli da mantenere; o quando con maggiore proprietà si possono usare le forme «un poco, qualche, alcuni e sim.»? Non si vorrà che la cuoca aggiunga del sale (che sarebbe troppo) ma un po' di sale; che l'amico ci impresti dei libri (che non avremmo tempo di leggere) ma qualche libro. Rettissimamente il conte Ugolino sente invece i figliuoli fra il sonno «dimandar del pane»; e bene anche le donne nervose: ci sono dei momenti che non ti posso soffrire. Qui l'inde-terminatezza vuol essere determinata; e ciò fa appunto il nostro articolo.

In conclusione larticolo partitivo devessere frutto d'una scelta logico-stilistica; non deve diventare, come spesso è oggi, un semplice vezzo, unimitazione di più dallo straniero.

Leo Pestelli


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