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VOCABOLARIO

Language columnVocabolario
AuthorBruno Migliorini
Date 21 ottobre 1960

Irredentismo

Uno di quegli uomini politici tedeschi che per razzismo stanno intervenendo contro l’Italia nella questione atesina, avrebbe detto qualche settimana fa che quello austriaco non è irredentismo, perché irredentismo è una parola italiana e non tedesca.

A giudicare dall’aspetto esterno, la parola sembra infatti italiana (e non latina, internazionale: essa suona infatti nelle altre lingue europee Irredentismun, irrédentisme ecc., e non Irredemptismus, irrédemptisme ecc.). Ma essa non è nata in Italia: è una parola coniata da giornalisti viennesi in odio all’Italia, riferendosi alla frase terre irredente, pronunciata da Matteo Renato Imbriani ai funerali di suo padre, in presenza di delegati triestini nel 1877, e all’«Associazione in pro dell’Italia irredenta» fondata in quello stesso anno.

Ma come è successo a molti ismi e a non poche parole politiche, la parola coniata per malevolenza è stata accolta da quegli stessi contro cui era diretta. E ha finito col diventare un termine politico di valore universale.

Deteriore

Già per la sua struttura, questo aggettivo dotto si presenta come un comparativo: esso termina come migliore, peggiore, superiore, inferiore, ecc.: e infatti i grammatici e i lessicografi latini registrano deterior come un comparativo, accanto al superlativo deterimus.

Quest’ultimo vocabolo, deterrimo, ha qualche rarissimo esempio nell’italiano del Cinquecento, ma non si può dire che abbia mai attecchito; invece deteriore da un po’ di tempo imperversa. Ma non di rado esso è adoperato con un più (gli aspetti più deteriori della nostra vita pubblica), che è inammissibile accanto a un comparativo. È lo stesso sbaglio che commette chi dice più superiore, più inferiore. Forse ciò è dovuto in parte al fatto che accanto a deteriore non ha un aggettivo positivo corrispondente (come non l’aveva in latino) o almeno un avverbio (superiore corrisponde a più sopra): mentre chi ha detto per errore i paesi più viciniori può facilmente correggersi e dire i paesi più vicini, per deteriore non c’è che dire gli aspetti peggiori, gli aspetti più biasimevoli ecc. Ma i sinonimi sono tanti che non c’è da temere che manchi il modo di esprimersi.

Reazionario

Se è vero mi scrive un lettore che ogni uomo il quale agisce politicamente reagisce nello stesso tempo alle idee e agli atti di chi ha opinioni diverse, siamo tutti «reazionari».

Un momento. È raro che una parola tratta per derivazione da un’altra prenda automaticamente i vari significati di essa. Per non allontanarci dal verbo reagire, si pensi a reagente, reattivo, reattore, che vogliono dire cose diversissime secondo che si tratti di chimica, di psicanalisi, di elettrotecnica, di fisica nucleare, di aviazione; e così reazione può essere termine di fisica, di chimica, di medicina, di agraria, di politica.

Reazionario è nato in Francia al tempo della Rivoluzione con significato esclusivamente politico per indicare chi si opponeva alle nuove idee (e, anzi, strano a dirsi, per qualche tempo accanto a réactionaire si usò anche réacteur). E anche in sèguito la parola si è continuata ad adoperare (in senso più o meno polemico) per indicare chi si oppone a indirizzi politicamente progressivi. È verissimo che nelle lotte ideologiche, le parole possono mutare più o meno fortemente di significato, fino a indicare talvolta l’opposto di quel che significavano prima. Non solo: la lotta politica ha molte volte portato al conscio accaparramento di parole dotate di una carica affettiva, fino a travisarne il significato: si sa bene che libertà, democrazia, pace significano altra cosa se «viste da destra» oppure «da sinistra».

Così anche il termine reazionario ha oscillato: ma raramente sfuggendo alla connotazione polemica negativa con cui era nato.

Bruno Migliorini


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