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VOCABOLARIO

Language columnVocabolario
AuthorBruno Migliorini
Date 06 luglio 1962
NewspaperCorriere della sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page3
Column8

Cantagiro

Accanto al nome «ufficiale» della recente manifestazione canora, «Giro d'Italia dei cantanti», è saltata fuori la designazione «breve» di cantagiro. Possiamo accettarla?

Mi dice un amico: «a me pare di : come accanto a giro motociclistico possiamo dire motogiro, perché non vogliamo accettare questa riduzione di cantare a una specie di prefisso?». Un momento. E' vero che nell'ultimo secolo si è sviluppata tutta una serie di «elementi compositivi», o «prefissoidi» i quali si possono liberamente premettere a parole italiane di qualunque origine: autogoverno, cinepresa, elettropompa, fonovaligia, fotocronista, motocarro, radiocommedia, telespettatore, e così via. Ma è anche vero che tutti gli elementi di questa serie compendiano un sostantivo (auto- = automobile, cine- o cinema- = cinematografo, elettro- = elettricità, fono- = fonografo, foto- = fotografia, moto- = motore, e così via; la sola eccezione è tele- nel senso di «da lontano», in telecomunicazioni o simili).

Si noti poi che per la maggior parte questi prefissoidi finiscono in -o. raramente in -e. Invece in cantagiro l'elemento canta rappresenta un verbo e finisce in -a: fa dunque pensare a una serie tutta diversa di composti, largamente diffusi nella lingua: quella di attaccabrighe, ficcanaso, guastafeste, rubacuori, ecc., e anzi, più specificamente, alle parole già antiche composte con canta-: cantafavola, cantambanco (cioè «cantambanco», nome dato a chi cantava su una panca nelle piazze), a nomi di luoghi come Cantagallo, Cantalupo, Cantarana, a nomi fittizi come Matteo Cantasirena di Matilde Serao. Che cos'è, per esempio, nella sua origine, il nome di luogo Cantarana? Quanto al significato, è un nomignolo dato scherzosamente a un luogo paludoso, nel quale si sentono continuamente cantare le rane; quanto alla sintassi, è un imperativo seguito da un vocativo: «canta, rana» (che qui puoi farlo liberamente). Questo è anzi uno degli esempi che mostrano bene come il nucleo essenziale di questo tipo di composti è costituito veramente da «imperativi descrittivi», e non, come altri hanno pensato, da indicativi o da puri temi verbali: argomento d'interminabili dispute fra i linguisti.

Se ci riferiamo a questo schema popolare, vediamo che cantagiro non è un'assurda macedonia di parole (com'è, ad esempio, fantascienza), ma si presta a una interpretazione grammaticalmente tollerabile per un nome un po' scherzoso: «canta, giro», facci sentire nelle varie tappe i tuoi canti (e i tuoi urli).

Non ci sembra invece che cantautore si possa giustificare nello stesso modo, in quanto è mal riuscito innesto di i cantore + autore.

Escapismo

«L’escapismo prezioso e classicheggiante», leggo in un recente articolo di rotocalco. E non saprei davvero raccomandare ai lettori d'accettare la parola.

Ai significati tradizionali della voce inglese escape (leggi ischéip), quelli di «fuga, evasione», si è di recente aggiunto quello psicologico o addirittura psichiatrico, di «fuga dalla realtà, dalle sue difficoltà e dai suoi problemi, ottenuta con forti emozioni, con l'ubriachezza o addirittura gli stupefacenti». E quelli che vorrebbero prescrivere agli altri una vita continuamente impegnata, biasimano i film di escape, cioè di evasione. Cosi all'escapism, riferito agli specialisti di fughe dalla prigione, si è aggiunto l'escapism psicologico. Ma non c'è alcuna ragione di adattare la parola inglese, facendone un escapismo, analizzabile solo a chi conosce quell'uso straniero: si può dire, se si vuole, evasionismo ed evasionista.

Vendita e rivendita

È stato più volte osservato che il prefisso ri tende a indebolirsi, e che non sempre significa la «ripetizione» di un'azione, ma semplicemente il «risultato». Ma dove esistono una accanto all'altra la parola semplice e la composta, la distinzione merita di essere mantenuta: così per i verbi legare e rilegare è opportuno distinguere un libro legato, che ha cioè la semplice legatura editoriale (sia esso semplicemente cucito e copertinato, cioè, come barbaramente si dice, in brossura, ovvero cartonato, rivestito di tela e simili) da un libro rilegato (che è un libro affidato a un rilegatore perché gli metta un rivestimento nuovo). Nello stesso modo vendita, per indicare sia l'azione di vendere, sia il luogo dove quest'azione si compie, merita d'essere distinto da rivendita. È vero che spesso è difficile distinguere l'una dall'altra e solo i competenti in I.G.E. ci si sanno raccapezzare, ma comunque uno sportello a cui si vendono i biglietti compilandoli e magari stampandoli non può essere che una Vendita di biglietti, mentre uno spaccio di sali e tabacchi è effettivamente una Rivendita, perché sali e tabacchi e francobolli sono stati dal rivenditore già comprati all'ingrosso e ora vengono rivenduti al minuto.

Collutorio

Ecco una parola per cui si esita spesso nella scrittura. È un termine dei medici e dei farmacisti che indica un liquido per lavarsi la bocca (un po' diverso dal gargarismo che serve a curare, gargarizzando, anche la retrobocca e la gola). Ma l'incertezza nella scrittura per cui alcuni scrivono erroneamente colluttorio non è tanto dovuta alla rarità dell'uso, perché nessuno si sognerebbe di scrivere con due t esecutorio o solutorio, che pure sono altrettanto rari, quanto il fatto che la parola è isolata, non ha una parentela ovvia se non per chi conosce il latino e la può ricollegare con i verbi luere «lavare», colluere «risciacquare».

Bruno Migliorini


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