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S.O.S. Salviamo le nostre belle parole

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 22 settembre 2009

Su Repubblica dell’altro ieri un articolo di Laura Montanari ha registrato le difficoltà delle neomatricole universitarie di destreggiarsi fra i significati di procrastinare, refuso, velleità. Io stesso ho più volte verificato le perplessità di tanti miei studenti alle prese con termini come alacre, blandire, egregio, foriero, giubilo, irretire, laconico, pervicace, risibile, sussiego, tralignare, visibilio, tutti contrassegnati come parole da salvare nell’edizione 2010 dello Zingarelli.

Nell’aprile 2007, nell’occasione della giornata dedicata al libro, due importanti istituzioni spagnole hanno chiesto ai volenterosi di adottare una delle tante parole nazionali minacciate d’estinzione o uscite definitivamente dall’uso e, perciò, depennate dai vocabolari. Il sito di Repubblica, in quella circostanza, lanciò una doppia iniziativa: un forum nel quale si chiedeva agli utenti di indicare appunto una parola da salvare e un sondaggio che invitava a votare un termine ma, eventualmente, anche più d’uno all’interno di una lista di 40 appositamente predisposti, e annotati dai dizionari come disusati, per isolarne i dieci più meritevoli di considerazione. Il sondaggio premiò desueto (19%) e vide attestarsi alle prime posizioni missiva (12%), baloccarsi (9%), biascicapaternostri (5%), acquavite (8%), mezzala (5%), arruffamatasse, omnibus e rumentiera (3%), afroroso, babbio, chauffeur, frigidaire, invacchire, moscardino (bellimbusto’), pipita, ribotta e senapismo (2%). È stato però il forum a restituire i risultati più interessanti, anche per i commenti che accompagnavano le voci prescelte. Per chi volesse saperne di più, segnalo un mio recente intervento on-line sull’argomento in veste di curatore di un Osservatorio della lingua italiana: Parole da salvare. Per ricordare, ritornare, riconoscersi

(http://dizionari.zanichelli.it/index.php?it/292/osservatorio-della-lingua-italiana).

Massimo Arcangeli

Scritto martedì, 22 settembre 2009 alle 08:04 nella categoria Senza categoria. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.

Marco B. scrive:

22 settembre 2009 alle 13:03

In effetti sono universitario e "pervicace" e "tralignare" mi sono ignote...

Michele scrive:

22 settembre 2009 alle 21:25

In realtà sono tantissime la parole delle quali molti ignorano il significato. Ne cito alcune: marchiano, fescennino, maramaldo, prosseneta, impiparsi, bagattella, dimidiato, pedestre...ecc. ecc.

linguista scrive:

22 settembre 2009 alle 21:39

Verissimo. E molte ne dimentichiamo continuamente. Ogni tanto faccio un esercizio: apro a caso la pagina di un vocabolario e me la leggo per intero; così, per ripassare (sia pure affidandomi al caso) parole e significati vecchi e nuovi della nostra lingua.

Massimo Arcangeli

Marco B. scrive:

23 settembre 2009 alle 16:06

In compenso un altro pericolo, tutto politico, come mi segnalava un mio professore, è quello che parole vecchie e desuete vengano espropriate del loro vecchio senso e riconnotate in modo parziale, alterato.

linguista scrive:

23 settembre 2009 alle 16:15

Sono assolutamente d'accordo.

Massimo Arcangeli


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