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Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 15 dicembre 2015
NewspaperRepubblica Online
Publication place-
Publication countryItalia
Page-
Column-

Avete dubbi sulla grammatica? Un servizio di consulenza dedicato soprattutto agli studenti in ansia per la maturità ma aperto a chiunque voglia sollevare questioni sulla nostra lingua. Le risposte sono a cura di Massimo Arcangeli e Alessandro Aresti.

Scritto martedì, 15 dicembre 2015 alle 20:58 nella categoria Senza categoria. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.

Rita scrive:

15 aprile 2015 alle 22:38

Buonasera! Vorrei chiedere un chiarimento. Nella frase "Tu hai mangiato tre caramelle, io ne ho mangiate quattro", cosa è "quattro"?

Direi pronome, ma il nome "caramelle" è già sostituito dal pronome ne...

linguista_1 scrive:

16 aprile 2015 alle 12:10

Pronome. Provando a sostituire quattro con poche, forse è più chiaro il suo valore.

Alessandro Aresti

Virginia scrive:

17 aprile 2015 alle 23:48

Gentile Linguista,

l'aggettivo al grado superlativo assoluto formato con il suffisso -issimo ("bellissimo", "bravissimo", ecc.)

è primitivo, derivato o alterato?

Grazie

linguista_1 scrive:

18 aprile 2015 alle 12:25

In grammatica si parla di gradi dell'aggettivo: positivo, comparativo, superlativo. Con i derivati e gli alterati siamo nell'ambito della formazione delle parole. Certo, la categoria dei superlativi è in qualche modo simile a quella degli alterati: ma, attenzione, la grammatica non li definisce tali.

Alessandro Aresti

Arnoldas scrive:

18 aprile 2015 alle 16:43

Gentili Linguisti, si dice "dalla mattina alla sera" anche "da mattina a sera". E poi, si dice "dalla sera alla mattina" e non so se sia corretto dire "da sera a mattina" (senza articolo). Grazie.

linguista_1 scrive:

19 aprile 2015 alle 12:28

Dipende, anche se più comunemente si usa la preposizione articolata.

Alessandro Aresti

Luca scrive:

19 aprile 2015 alle 12:54

Buongiorno,

vi domando in quali delle seguenti frasi ed espressioni "niente" ricopre funzione pronominale e in quali una funzione avverbiale:

1) far finta di niente

2) e a me niente?

3) non essere buono a niente

4) lavorare per niente

5) niente in contrario

6) non per niente abbiamo scelto te

Grazie

linguista_1 scrive:

19 aprile 2015 alle 13:28

Pronome (nell'ultimo esempio, è comunque parte della locuzione avverbiale non per niente). Quando è avverbio, niente dovrebbe essere riferito a un nome (condizione che non si verifica nei nostri esempi).

Alessandro Aresti

Giulia scrive:

19 aprile 2015 alle 14:02

Buongiorno a tutti,

riprendo il mio precedente intervento: visto che nel caso dell'esempio "Non diversamente da quanto avvenuto in precedenza, il decreto è stato approvato" dobbiamo parlare di comparativa di analogia, qualora ci trovassimo davanti a una frase del tipo "diversamente da quanto avvenuto in precedenza..." ci troveremmo al cospetto di un altro tipo di subordinata?

Inoltre: "Quest'auto è simile / identica alla mia": "alla mia" è un complemento di paragone o di termine?

Grazie ancora

linguista_1 scrive:

19 aprile 2015 alle 21:27

1) Anche le proposizioni che indicano dissomiglianza vengono fatte rientrare nella categoria delle comparative di analogia.

2) Abbiamo un complemento di termine.

Alessandro Aresti

Riccardo scrive:

20 aprile 2015 alle 15:01

Buongiorno, le seguenti frasi sono ambigue. Penso che solo attraverso l’uso di una punteggiatura attenta si possano risolvere per fornire la giusta interpretazione.

La spia guardava il poliziotto con il binocolo ma questi non se ne accorgeva

La spia guardava il poliziotto con la pistola ma questi non se ne accorgeva

Chiedo: come andrebbero usate le virgole, o altri segni di punteggiatura, per segnalare in un caso che a spiare con il binocolo è la spia, mentre nell’altro che il binocolo appartenga al poliziotto? Magari solo con le virgole è impossibile una opportuna disambiguazione, per questo chiedo a voi, gentilmente.

Nella seconda frase chiederei la stessa cosa. Sto cercando di capire soprattutto l’uso corretto che andrebbe fatto delle virgole, scrivendo in generale anche una lettera agli amici.

Ringrazio come sempre.

linguista_1 scrive:

20 aprile 2015 alle 21:36

Per quanto riguarda il primo enunciato, sembra inevitabile fare una serie di spostamenti dei membri frasali, più che chiedere soccorso alla punteggiatura; nel caso sia la spia a guardare con il binocolo, è semplice: "La spia guardava con il binocolo il poliziotto..."; nel secondo caso un po' meno: la frase dovrebbe essere formulata diversamente (per farlo servirebbe una porzione più ampia del testo da cui la frase è tratta).

Nel secondo enunciato la sola semantica può bastare: la pistola non è uno strumento per guardare qualcuno, quindi è naturale interpretare la frase in un solo senso.

Alessandro Aresti

Riccardo Imperiale scrive:

21 aprile 2015 alle 14:05

Buongiorno,

vorrei sapere se è ammissibile il seguente uso di 'praticamente' come risposta:

"Hai finito (tutti) i soldi?" - "Praticamente."

Grazie.

Riccardo Imperiale

linguista_1 scrive:

21 aprile 2015 alle 14:35

Certo: qui assume il significato di "quasi".

Alessandro Aresti

Luca scrive:

21 aprile 2015 alle 15:27

Ho letto questa frase:"Le sessioni di esercizio dovrebbero avere come risultato un ritmo accelerato del respiro e non dovrebbero terminare finchè il soggetto non è rimasto senza fiato."

Le mie domande sono queste 1): nella frase si afferma che l'esercizio termina quando il soggetto rimane senza fiato?

2) Ma è corretto usare il verbo all'indicativo in questa frase "finchè il soggetto non è rimasto senza fiato"?

Non sarebbe più corretto "finchè non sia"

Grazie

linguista_1 scrive:

22 aprile 2015 alle 08:47

1) Esattamente.

2) L'indicativo non è sbagliato. Il congiuntivo, certo, è più elegante.

Alessandro Aresti

Luca scrive:

25 aprile 2015 alle 19:44

Buonasera,

leggo che "più", se aggettivo, può considerarsi sostantivato (con valore neutro) se sono sottintesi nomi come "tempo, denaro, prezzo" e anche in altri casi; mi sembra, però, che in questi casi il confine tra tale funzione e quella avverbiale sia molto sottile: sbaglio?

Inoltre:"sei bravo a correre": "a correre" è una subordinata limitativa?

Grazie.

linguista_1 scrive:

26 aprile 2015 alle 08:00

1) Non più di tanto: quando è avverbio, è riferito a un aggettivo ("più bello"), a un altro avverbio ("più velocemente") o a un verbo ("quel che più conta"). Quando è aggettivo è riferito a un nome, come in "più tempo", "più denaro", ecc.

2) Abbiamo invece un'oggettiva.

Alessandro Aresti

Anna Laura scrive:

26 aprile 2015 alle 16:51

Buonasera linguista,

ho due domande da porle.

Nella frase "la richiesta può essere inoltrata entro 60 (sessanta) giorni", è corretto riportare in un testo burocratico i giorni sia in cifre sia in lettere? non è consigliabile scegliere solo una delle due forme per non essere ridondanti?

Nella frase "i richiedenti possono richiedere" c'è qualcosa che non va.

"richiedenti" è un nome deverbale? è un nome d'agente che deriva dal verbo richiedere?

Grazie per le delucidazioni.

linguista_1 scrive:

26 aprile 2015 alle 19:07

1) Sembra anche a me un'inutile specificazione: 60 equivale a sessanta in tutti i contesti possibili.

2) Abbiamo quella che in termini tecnici può essere definita una "tautologia": una "ripetizione" nel predicato di un'informazione ("l'azione del richiedere") già contenuta nel soggetto. Richiedente è in origine il participio presente del verbo richiedere, qui sostantivato.

Alessandro Aresti

Raffaele scrive:

27 aprile 2015 alle 17:09

Buonasera,vorrei alcuni chiarimenti su queste due frasi:

1-Ammesso che riesca/riuscissi a convincerlo.

2-Vincerò io,non perchè sia/sono il più forte,ma perchè sono il più motivato.

3-Lo elogio,non perchè è/sia mio cugino,ma perchè è una brava persona.

Per quanto riguarda le frasi n.2 e n.3,su Internet ho letto che bisogna utilizzare il congiuntivo in presenza di "non perchè",in quanto quest'ultimo indica una causa irreale,però in alcune frasi,come quelle che le ho scritto,mi sembra più opportuno l'indicativo.

Potrebbe aiutarmi a risolvere questi miei dubbi?

Grazie in anticipo.

linguista_1 scrive:

28 aprile 2015 alle 09:49

1) Con la locuzione ammesso che è più comune il presente: quindi "riesca";

2) 3) è una questione di stile: il congiuntivo è decisamente più elegante.

Alessandro Aresti

Luca scrive:

28 aprile 2015 alle 22:20

Buonasera,

grazie per la pronta risposta.

Un'altra domanda su "più": nel sintagma "più denaro" si può parlare di aggettivo indefinito?

Grazie

linguista_1 scrive:

29 aprile 2015 alle 10:25

Più non rientra nella categoria degli indefiniti, anche se per il suo valore semantico può effettivamente esserle associato.

Alessandro Aresti

Fausto Raso scrive:

29 aprile 2015 alle 23:36

Ho un dubbio su questa "consecutio":

«A tutti capita di sbagliare; e se ci fosse chi volesse cercare qualche errore di italiano nei miei scritti, si faccia pure avanti: qualcuno potrei indicarglielo io stesso».

Non dovrebbe essere: se C'È si FACCIA?

L'autore dice che si tratta di un periodo ipotetico della possibilità. Io, però, non vedo la premessa. Inoltre il periodo ipotetico della possibilità non deve avere il verbo al congiuntivo imperfetto nella protasi e il condizionale presente nell'apodosi?

Insomma, non mi pare un periodo ipotetico "classico". Che ne dite?

_________

linguista_1 scrive:

30 aprile 2015 alle 09:25

Tutte le partizioni "classiche", quando parliamo di periodo ipotetico, lasciano il tempo che trovano. "Se ci fosse qualcuno..." formula un'ipotesi, e tanto basta (l'imperfetto congiuntivo o il presente indicativo non cambiano la reale sostanza delle cose); "si faccia avanti" (o "può farsi avanti") ne è una normalissima e correttissima apodosi.

Massimo Arcangeli

Raffaele scrive:

3 maggio 2015 alle 20:17

Buonasera,avrei altre domande da farvi,su queste due frasi:

1-Ammetto che ho sbagliato;

2-Ammetto di aver sbagliato.

Sapendo che quando vi sono frasi dove il soggetto coincide sia nella principale che nella subordinata e quando vi sono verbi che esprimono incertezza o opinioni personali,il "che" viene sostituito dal "di"(ad esempio,invece di dire "penso che sono bravo",dirò "penso di essere bravo"),mi chiedevo se questa "regola",vale anche per le frasi dove vi sono verbi che esprimono certezza,come ad esempio il verbo ammettere o se sono corrette entrambe le frasi che vi ho scritto. Grazie in anticipo.

linguista_1 scrive:

4 maggio 2015 alle 23:19

Sono corrette: nel primo caso la subordinata ha forma esplicita, nel secondo forma implicita.

Alessandro Aresti

Giulia.p scrive:

5 maggio 2015 alle 15:06

Ho alcuni dubbi in analisi logica:

"Per grigliare il pane è meglio utilizzare una teglia da forno"

Grigliare: PV ?

Il pane: c.ogg?

è meglio: PN?

utilizzare: pv

una teglia: sogg

da forno: c. di fine

"Mi hanno regalato una tuta da sci dai colori vivaci, ma io avrei preferito averne una in tinta unita"

in tinta unita: c. di modo o di limitazione?

Grazie infinite

linguista_1 scrive:

6 maggio 2015 alle 17:30

Abbiamo tre proposizioni: 1) Per grigliare il pane = subordinata finale; 2) è meglio = principale; 3) utilizzare una teglia da forno = soggettiva.

Per analizzare le singole frasi da un punto di vista logico-sintattico, è meglio rendere in forma esplicita le due subordinate (implicite):

1) Affinché il pane (S) sia grigliato (PV) è meglio (PN) che si utilizzi (PV) una teglia (S) da forno (complemento di fine) (ma in quest'ultimo caso si può considerare teglia da forno anche come una sola unità).

Per quanto riguarda il sintagma a tinta unita, abbiamo piuttosto un complemento di qualità (che in genere risponde alla domanda: "con quali caratteristiche?").

Alessandro Aresti

khrystyna scrive:

6 maggio 2015 alle 21:55

Salve. Nel seguente dialogo:

- riusciresti ancora a fare qualcosa?

- qual'è la domanda?

- se si riuscirebbe ancora a fare qualcosa.

È sbagliato usare il condizionale nella riproposizione della richiesta?? È obbligatorio il congiuntivo?

linguista_1 scrive:

8 maggio 2015 alle 23:41

, è giusto: bisogna infatti conservare lo stesso modo verbale della prima domanda diretta, di cui l'ultimo enunciato è la "versione" in forma indiretta (con un cambio di soggetto).

Alessandro Aresti

Paolo scrive:

9 maggio 2015 alle 22:34

Buonasera,

avrei due domande da sottoporvi:

1) "Ho fretta e non ho tempo di mangiare, quindi oggi digiunerò": "quindi oggi digiunerò" è subordinata alla principale o alla coordinata alla principale?

2)"Penso spesso a quanti sono in difficoltà": "a quanti sono in difficoltà" è subordinata oggettiva o relativa?

Grazie

linguista_1 scrive:

10 maggio 2015 alle 12:37

1) Una coordinata alla principale: è, più precisamente, una proposizione conclusiva.

2) La natura di relativa della proposizione si fa chiara se "sciogliamo" il pronome doppio quanti in quelli che (Penso spesso a quelli [princ.] che sono in difficoltà [rel.]).

Alessandro Aresti

Nando Lazzaro scrive:

11 maggio 2015 alle 08:45

Salve,

1. mi chiedevo se potesse essere interessato (oppure le scrivo per chiederle se potesse interessarle...)

2. mi chiedevo se potrebbe essere interessato (oppure le scrivo per chiedere se potrebbe essere interessato)

quale delle due è corretta?

linguista_1 scrive:

11 maggio 2015 alle 09:51

La seconda, in questo contesto, è preferibile.

Alessandro Aresti

Raffaele scrive:

11 maggio 2015 alle 16:27

Salve,vorrei dei chiarimenti sulle seguenti frasi:

1-Digli di avvisare Carlo.

2-Digli che avvisi Carlo.

3-Che mi critichi pure,tanto è ininfluente la sua opinione.

4-Faccia meno lo spiritoso.

5-Non si azzardi a toccarlo.

6-Non si azzardasse a fare una cosa così pericolosa.

7-Pensasse ai fatti suoi.

8-Lei pensi ai fatti suoi.

9-Non l'avessi mai fatto.

10-Invece di parlare a vanvera,pensasse a studiare.

11-Michele mi ha chiesto se avrebbe potuto prendere/potrebbe prendere in prestito la mia auto.

12-Michele mi ha chiesto se sarebbe un problema invitare anche Davide a pranzo.

13-Preferisco un giocatore che gioca/giochi bene dieci partite e non una sola su dieci.

14-Preferisco che un giocatore giochi bene dieci partite e non una sola su dieci.

Per quanto riguarda le prime 10 frasi,ho letto su Internet che in questo tipo di frasi,l'uso del congiuntivo imperfetto è errato e bisognerebbe di conseguenza utilizzare il congiuntivo presente; tuttavia,se nella maggior parte delle prime 10 frasi che le ho scritto mi sembra corretto l'uso del congiuntivo presente,al contrario,nelle frasi n.6,n.7,n.9 e n.10,mi sembra corretto l'uso del congiuntivo imperfetto. Di conseguenza,vorrei sapere se ci sono delle differenze tra le 4 frasi dove mi sembra corretto l'imperfetto e le altre frasi dove mi sembra corretto l'indicativo.

Grazie in anticipo.

linguista_1 scrive:

11 maggio 2015 alle 23:25

Il congiuntivo imperfetto, nella frase 9, è corretto. Nelle altre frasi (6, 7, 10), se ci atteniamo alla norma grammaticale standard (quella scolastica, per intenderci), dovremmo usare il congiuntivo presente: l'imperfetto è più caratteristico di alcune aree dell'Italia centro-meridionale, e quindi si configura come un uso caratterizzato regionalmente. Ma, tengo a precisare, non parlerei di errore in senso stretto.

Alessandro Aresti

Sabrina scrive:

12 maggio 2015 alle 14:23

Buongiorno

La frase "Mantienimi la borsetta" è corretta? Oppure è più giusto dire "tienimi la borsetta". Il verbo mantenere non riesco ad usarlo come sinonimo di tenere qualcosa. La prima frase mi sembra più un'espressione dialettale.

Grazie per la cortese risposta.

linguista_1 scrive:

12 maggio 2015 alle 15:54

, il verbo tenere è più appropriato.

Alessandro Aresti

Giulia.p scrive:

12 maggio 2015 alle 17:40

La ringrazio per la risposta precisa e puntuale al mio quesito precedente.

Ho sempre un dubbio in analisi logica:

" il giocatore che commetterà più di tre falli sarà punito con l'espulsione"

più di tre falli: è complemento oggetto?

con l'espulsione: comp. di pena?

"Per favore, puoi cambiarmi questo biglietto con cinque monete da un euro?"

Per favore: come si analizza?

da un euro: prezzo o limitazione?

Grazie infinite

linguista_1 scrive:

12 maggio 2015 alle 19:54

1) più di = attributo dell'attributo del compl. ogg.; tre = attributo del compl. ogg.; falli = compl. ogg.; con l'espulsione = compl. di pena.

2) Per favore è una locuzione interiettiva, e in quanto tale non viene in genere considerata nell'analisi logico-sintattica;

da un euro = è analizzabile, a mio avviso, come complemento di stima.

Alessandro Aresti

Tea scrive:

12 maggio 2015 alle 20:52

Buonasera!

Il mio italiano non e cosi buono, ma penso che sono in grado di farvi una domanda senza incomprensione :)

E' corretto scrivere in questo esempio "Ho visto la mia amica e L'HO DATO il tuo numero di telefono" o devo scrivere "... LE ho dato... "??

Quando si puo usare "l" con apostrofo?

linguista_1 scrive:

13 maggio 2015 alle 13:19

La formulazione corretta è la seguente: "Ho visto la mia amica e le ho dato il tuo numero di telefono".

La ragione è semplice: il pronome complemento l' sta per lo/la (pronomi complemento diretto rispettivamente maschile e femminile), non per le (pronome complemento indiretto femminile), che è quello richiesto dal contesto.

Alessandro Aresti

serena scrive:

13 maggio 2015 alle 20:25

Salve, avrei un quesito da sottoporvi, nelle frasi di questo tipo:

é tardi per domandare scusa;

è presto per uscire;

la locuzione è tardi o è presto forma un predicato verbale o nominale?

Nelle grammatiche scolastiche non ho trovato esempi specifici, per me si tratta di un predicato verbale , ma non sono sicura .

Grazie per l'attenzione

linguista_1 scrive:

14 maggio 2015 alle 14:07

Sono tali, se consideriamo "essere tardi" e "essere presto" due locuzioni verbali.

Alessandro Aresti

Carlo scrive:

17 maggio 2015 alle 19:33

Gentile professore,

riferendosi a un fiore, è più corretto dire "l'ape si c'è posata" o "l'ape ci s'è posata"?

Grazie per risolvere il dubbio.

linguista_1 scrive:

18 maggio 2015 alle 14:08

La seconda opzione è quella corretta.

Alessandro Aresti

Arnoldas scrive:

18 maggio 2015 alle 19:59

Gentili Linguisti, potreste spiegarmi che differenza c'è tra le frasi "Bevo più vino che vodka" e "Bevo più il vino che la vodka". Vi ringrazio in anticipo.

linguista_1 scrive:

19 maggio 2015 alle 14:09

Le due frasi sono sostanzialmente equivalenti sul piano del significato (articolo o no, il riferimento è in ambedue i casi alle due categorie "vodka" e "vino").

Alessandro Aresti

Lazar scrive:

21 maggio 2015 alle 09:35

1. mi chiedevo se potesse essere interessato (oppure le scrivo per chiederle se potesse interessarle...)

2. mi chiedevo se potrebbe essere interessato (oppure le scrivo per chiedere se potrebbe essere interessato)

Quale delle due?

linguista_1 scrive:

21 maggio 2015 alle 14:12

Ho già risposto (veda più indietro).

Alessandro Aresti

sergio scrive:

21 maggio 2015 alle 18:39

Salve, c'è un sostantivo specifico, o scientifico, per indicare le bolle d'aria che si formano al di sotto delle pelliccole protettive anti-graffio dei più moderni telefoni cellulari?

linguista_1 scrive:

21 maggio 2015 alle 19:16

Bella domanda: credo di no, ma non escludo di poter essere smentito.

Alessandro Aresti

Riccardo scrive:

21 maggio 2015 alle 22:58

Vorrei sapere gentimente che complemento è: preparare un RISOTTO AI FUNGHI. Il dubbio che è sorto discutendo con un amico è se esso sia un complemento di mezzo o di unione.

Ringrazio come sempre.

linguista_1 scrive:

22 maggio 2015 alle 08:22

È un complemento di unione: "un risotto ai/con i funghi".

Alessandro Aresti

Fabio scrive:

22 maggio 2015 alle 11:04

Salve, ho un dubbio su un accordo di genere.

In una frase tipo: "Sono stat* pubblicat* 100 milioni di copie della brochure e 50 milioni di altre pubblicazioni", l'accordo va al maschile o al femminile?

Dalle mie ricerche mi pare di poter concludere che ormai entrambi gli accordi sono accettati, ma qual è il più corretto dal punto di vista grammaticale? Grazie molte.

linguista_1 scrive:

22 maggio 2015 alle 17:25

Da un punto di vista grammaticale l'accordo deve essere al maschile, visto che il soggetto è 100 milioni.

Alessandro Aresti

Martina scrive:

23 maggio 2015 alle 10:35

Gent.mi ho un dubbio relativo all'analisi del periodo. Il periodo è questo "E' sbagliato pensare che le nostre idee siano sempre scevre da pregiudizi" Su è sbagliato e pensare non ho dubbi, si tratta rispettivamente di principale e di subordinata soggettiva, sono invece in dubbio sulla subordinata di secondo grado " che le nostre idee..." si tratta di soggettiva o di oggettiva? Grazie Martina

linguista_1 scrive:

23 maggio 2015 alle 13:11

Oggettiva.

Alessandro Aresti

Birba scrive:

23 maggio 2015 alle 20:32

Mi potreste chiarire l'analisi del periodo nel seguente esempio?

Hai esagerato nel dire quelle cose

Grazie

linguista_1 scrive:

23 maggio 2015 alle 23:13

Abbiamo un'unica proposizione:

tu = soggetto sottinteso

hai esagerato = predicato verbale

nel dire quelle cose = complemento di limitazione

Alessandro Aresti

Filena scrive:

24 maggio 2015 alle 10:13

Si dice leggere con espressione o con espressività?

La mia prof di italiano delle scuole medie diceva di leggere con espressione invece quella di italiano del 1 superiore(di quest'anno) dice con espressività

QUal è giusta?

GRazie in anticipo

linguista_1 scrive:

24 maggio 2015 alle 13:21

La parola espressione ha, tra i suoi vari significati, quello di "intonazione della voce corrispondente alle parole che vengono pronunciate: recita con molta espressione" (Devoto-Oli). La parola espressività (riferibile anche a uno sguardo o un gesto) è ugualmente usata nello stesso senso. Entrambe le soluzioni vanno dunque bene.

Alessandro Aresti

carmen scrive:

26 maggio 2015 alle 11:45

Buongiorno. In espressione come: "il pittore soggiornò a lungo a Roma negli anni t(?)renta del XVI secolo" la lettera iniziale di "trenta" richiede la maiuscola o la minuscola?

Grazie

linguista_1 scrive:

29 maggio 2015 alle 13:24

Sono accettate dalla norma ortografica entrambe le soluzioni: può pertanto scegliere quella che preferisce.

Alessandro Aresti

marinella candido scrive:

31 maggio 2015 alle 08:11

anali grammaticale della frase : per chi vuole assistere allo spettacolo ci sono io biglietti.

CHI in questo caso cos'è?

linguista_1 scrive:

31 maggio 2015 alle 23:51

È un pronome cosiddetto "doppio", perché ingloba in due diversi pronomi: colui (pronome dimostrativo) che (pronome relativo).

Alessandro Aresti

Nico scrive:

1 giugno 2015 alle 11:04

Salve qualcuno mi potrebbe dare una valutazione sul livello ortografico di questo testo, valutazione che va da 0 a 1

Negli ultimi tempi si sta sempre più parlando di progetti d’ investimento orientati allo sfruttamento dell’ energhia prodotta da fonti rinovabili. è uno strumento indispensabile per la valutazione di fattibilita per la realizzazione di questo impianto di questo tipo perché fornisce una panoramica, esaustiva dei costi e dei ricavi previsti nel tempo.

La nostra imprenditoriale idea consiste nel ralizzare una serra fotovoltaica a uso agricolo, dove le fonti di ricaverano provengono dalla vendita dell' energia prodotta dalla struttura fotovoltaica al GSE e dalla coltura di cedri all’ interno della serra stessa. Percui Tale business idea nasci dall’ analisi della contrapposizione di vantagi ed svantaggi legati al fenomeno del fotovoltaico. Affronte di una crescita rapidisima ed a prezzi decrescenti del comparto del fotovoltaico, ci sono, infatti, dei soggetti preoccupati ad accellerare per la realizzazione dei grandi impianti.

IL MIO PUNTEGGIO è STATO 0,9

SECONDO VOI?

GRAZIE

linguista_1 scrive:

2 giugno 2015 alle 11:41

Limitandomi al solo livello ortografico (punteggiatura compresa), riscontro i seguenti errori:

1) *energhia > energia

2) *rinovabili > rinnovabili

3) è (dopo il punto fermo) > È

4) fattibilita > fattibilità

5) la virgola dopo panoramica

6) *Percui > per cui

7) *Tale > tale

8) *vantagi > vantaggi

10) *Affronte > a fronte

11) *rapidisima > rapidissima

12) *accellerare > accelerare

Altri errori:

1) imprenditoriale idea > idea imprenditoriale

2) ricaverano > ricavo

3) business idea: o l'una o l'altra

4) nasci > nasce

5) ed > e

Alessandro Aresti

Rebecca scrive:

3 giugno 2015 alle 13:18

L'avverbio ''sempre'' nella locuzione ''per sempre'' significa per tutta la vita o per l'eternità?

''Io ti amerò per sempre'', per esempio, ha come limite di tempo la vita umana?

L'avverbio ''sempre'' indica sia continuità ininterrotta sia un qualcosa senza termine di tempo?

linguista_1 scrive:

4 giugno 2015 alle 11:59

1) La locuzione naturalmente può corrispondere sia a "per tutta la vita", sia a "per l'eternità": dipende dal contesto. Un innamorato, certo, la intenderà più in questo secondo significato, anche nel caso in cui non creda in una vita nell'aldilà: si tratterà però di un'iperbole.

2) , è così.

Alessandro Aresti

Marina scrive:

4 giugno 2015 alle 15:44

Salve,

vi scrivo per chiedervi se la seguente frase è corretta: "sarebbero passati anni prima che si sarebbero rivisti". Da quel che so, la locuzione temporale 'prima che' richiede obbligatoriamente l'uso del congiuntivo, quindi secondo me la frase è grammaticalmente scorretta. Una mia collega, però, ha consultato l'Accademia della Crusca che le ha risposto che l'uso del condizionale è possibile e che dipende dal contesto in cui la frase è inserita. La cosa mi lascia molto perplessa e vorrei chiarimenti in merito...

In attesa di una vostra cortese risposta, vi porgo i miei più cordiali saluti.

Marina

linguista_1 scrive:

5 giugno 2015 alle 12:25

La soluzione con il condizionale vuole porre l'accento sul fatto che abbiamo un'azione che si realizza in un momento futuro ma sempre passato rispetto al momento dell'enunciazione (il cosiddetto "futuro nel passato", normalmente espresso con il condizionale passato), ma si pone un po' ai limiti della norma. Io, anche per una questione di "orecchio" (la stretta vicinanza di due condizionali stride un po'), tenderei a preferire la soluzione tradizionale con il congiuntivo.

Alessandro Aresti

nina scrive:

6 giugno 2015 alle 09:40

Buongiorno!

Nella frase:

"Ci si rilassa giocando con il proprio telefonino"

"proprio" potrebbe essere sostituito da "suo"?

Grazie e cari saluti.

linguista_1 scrive:

6 giugno 2015 alle 15:39

, ma cambierebbe il significato: con "suo" il riferimento è al telefonino di una terza persona.

Alessandro Aresti

nina scrive:

7 giugno 2015 alle 09:48

Buongiorno, un altro quesito: si potrebbe dire al posto di "ci si deve meravigliare" anche "si deve meravigliarsi". La seconda opzione "suona" proprio scorretta!

linguista_1 scrive:

7 giugno 2015 alle 15:39

La prima soluzione è quella corretta.

Alessandro Aresti

Doralice scrive:

9 giugno 2015 alle 20:28

È preferibile parlare di «geometria non-euclidea» o di «geometria non euclidea»?

Grazie fin da ora.

linguista_1 scrive:

9 giugno 2015 alle 23:42

In italiano, solitamente, il trattino di separazione non è richiesto: la seconda opzione, pertanto, è quella preferibile.

Alessandro Aresti

Riccardo Imperiale scrive:

10 giugno 2015 alle 16:57

Buongiorno,

vorrei sapere se nella seguente frase 'comunque' ha valore concessivo, grazie:

È inutile che protesti, devi farlo comunque.

linguista_1 scrive:

10 giugno 2015 alle 19:49

Precisato che in questo contesto ha valore grammaticale di avverbio (non di congiunzione), ed equivale a 'in ogni modo, in ogni caso', si può dire che dal punto di vista del significato ha un valore concessivo-modale.

Alessandro Aresti

Paolo scrive:

11 giugno 2015 alle 19:52

Buonasera,

desidererei chiedere:

1)"Dipende da quale strada percorreremo":la subordinata è un'interrogativa indiretta?

2) "Il compito fu difficile per tutti": "per tutti" è complemento di limitazione o di svantaggio?

3) "è solo la metà di quanto stimato": "di quanto stimato" è una subordinata comparativa di minoranza o una relativa?

Grazie

linguista_1 scrive:

12 giugno 2015 alle 12:41

1) .

2) La difficoltà del compito va a svantaggio di tutti: quindi direi che si tratta di un complemento di svantaggio.

3) "è solo la metà di quanto [= ciò che] [è stato] stimato": abbiamo una relativa.

Alessandro Aresti

A. Vago scrive:

12 giugno 2015 alle 22:06

Egregi linguisti, le grammatiche italiane ricordano che è possibile esprimere la passività anche grazie ad ausiliari quali venire ed andare in unione con il participio passato. Le stesse, però, ricordano che venire può essere adoperato soltanto nei tempi semplici (La legge verrà approvata dal governo), mai in quelli composti (la finestra è venuta aperta). Nonostante ciò non è difficile leggere articoli (pubblicati dalle più importanti testate giornalistiche italiane) nelle quali compaiono espressioni quali "verranno fatte pervenire", "verranno fatte brillare", "verranno fatte conoscere", "verranno fatte approvare", "verranno fatte confluire", ecc., e devo dire che, ad orecchio mi sembrano tutt'altro che ripugnanti. La domanda, quindi, è la seguente: Son forse eccezioni tipo: "Nella notte alcune case sono andate distrutte per un improvviso uragano", espressione permessa in vista del fatto che l'ausiliare andare qui non esprime un dovere, o son - molto più semplicemente - errori a cui alcuni di noi si stanno, purtroppo, abituando. Vi ringrazio in anticipo per il prezioso contributo e per la Vostra disponibilità.

linguista_1 scrive:

13 giugno 2015 alle 12:51

In realtà negli enunciati "verranno fatte pervenire", "verranno fatte brillare", ecc., l'"ausiliare" è in un tempo semplice, non è in un tempo composto ("verranno", non "saranno venute").

Diverso è il caso del costrutto "è andato + participio passato" (impiegato con un ristretto numero di verbi, come perdere, smarrire, distruggere, dimenticare, ecc.), che esula dalla regola da Lei ricordata.

Alessandro Aresti

Giulia scrive:

14 giugno 2015 alle 21:52

Un saluto alla redazione,

vi pongo tre domande:

1) "Qualsiasi cosa faccia, perderà tutto": "Qualsiasi cosa faccia" è una relativa con valore concessivo?

2) "Andare a scuola è come avere un conto in banca": "è come avere un conto in banca" è una principale che regge una soggettiva?

3)"Non c'è bisogno di recuperare nulla": "di recuperare nulla" è un'oggettiva?

Grazie

linguista_1 scrive:

15 giugno 2015 alle 10:48

1) .

2) La reggente è la prima proposizione; la seconda è una proposizione comparativa ipotetica.

3) No, è una soggettiva.

Alessandro Aresti

Daniele scrive:

16 giugno 2015 alle 09:15

Buongiorno, volevo chiedervi se c'è una regola per determinare la preposizione che accompagna certi certi sostantivi. Prendendo ad esempio "invito", si deve usare la preposizione "a" o "di", oppure dipende dai casi o entrambe sono corrette? Esempi: "L'invito ad/di andare al mare con la compagnia è stato gradito"; "I cittadini hanno risposto all'invito di/ad andare a votare". La preposizione "di" si può usare con questo e altri sostantivi che nella forma verbale reggono preposizioni diverse?

linguista_1 scrive:

16 giugno 2015 alle 10:55

In generale, la preposizione di introduce una specificazione, la preposizione a un fine. Nel nostro caso si possono usare entrambe, senza differenze di significato.

Alessandro Aresti

Riccardo Imperiale scrive:

16 giugno 2015 alle 15:02

Mi scusi se "allargo" la mia domanda precedente. Da non madrelingua vorrei sapere se c'è una differenza semantica tra questi due usi:

a. Bisogna comùnque aspettare.

b. Bisogna aspettare comùnque.

linguista_1 scrive:

17 giugno 2015 alle 10:03

Per poter giudicare bisognerebbe avere un contesto di riferimento. Tuttavia, mi pare di poter dire che non ci sono differenze (cambia solo la posizione dell'avverbio, che in italiano può spostarsi facilmente all'interno della frase, senza differenze di significato).

Alessandro Aresti

Mile scrive:

17 giugno 2015 alle 10:50

Buongiorno. Ho un dubbio: utilizzo del congiuntivo o del condizionale in questa frase?

* Ho pensato di chiedere a voi se poteste procurare il libro di cui ho bisogno.

* Ho pensato di chiedere a voi se potreste procurare il libro di cui ho bisogno.

Grazie.

linguista_1 scrive:

17 giugno 2015 alle 12:00

Il condizionale: "Ho pensato di chiedere a voi: Potreste procurarmi (non *procurare) il libro di cui ho bisogno?".

Alessandro Aresti

Riccardo scrive:

17 giugno 2015 alle 13:00

Un saluto a tutti.

Vorrei sapere se, nel brano che segue, tratto da un giornale, si sarebbe potuta usare una virgola subito dopo INFATTI. Lo chiedo per capire COSA CAMBIEREBBE se SI isolasse l’avverbio. Gradirei una vostra disamina per capire qualcosa di più sul rapporto che esiste fra avverbi e virgole, essendo queste ultime a volte presenti altre no.

Il piglio bullesco a molti piace, ma almeno altrettanti spaventa.

INFATTI Renzi, da aspirante leader del Partito della Nazione,

ha impiegato poco tempo a diventare divisivo. E l’Italia non l’ha spaccata in due

sull'asse destra-sinistra, ma sull'asse pro o contro Renzi.

Ringrazio per la consueta disponibilità.

linguista_1 scrive:

17 giugno 2015 alle 19:57

Normalmente non c'è differenza: è una questione di gusto (ortografico). Tuttavia, è sempre meglio evitare l'accumulo di segni interpuntivi: visto che abbiamo una virgola dopo Renzi, il giornalista ha fatto bene a non usarne una anche dopo infatti.

Alessandro Aresti

Daniele scrive:

18 giugno 2015 alle 10:31

Buongiorno, so che l'accordo di più sostantivi singolari va al maschile plurale (se almeno uno è maschile). Tuttavia, ci sono dei casi spinosi come l'esempio seguente, per i quali vorrei chiedervi qual è il modo (o i modi) di procedere con corretteza:

"Si possono comprare biglietti per un proprio figlio, genitore, fratello o sorella disabili entro la data indicata". È corretto usare "proprio" (maschile) all'inizio pur riferendosi anche a "sorella"? Inoltre, è corretto usare il singolare ("proprio") all'inizio dell'elenco e poi terminare con un plurale ("disabili")?

linguista_1 scrive:

18 giugno 2015 alle 20:24

Ha ragione: si tratta di un caso spinoso. Per ragioni di "coerenza" di numero tra i due aggettivi riferiti alla serie di sostantivi, sarebbe preferibile accordare al singolare anche l'aggettivo disabili: "un proprio... disabile". In tal modo però il rischio è che il lettore pensi che la determinazione valga solo per l'ultimo sostantivo della serie (sorella). Lascerei quindi la forma al plurale disabili senza eccessive preoccupazioni formali.

Alessandro Aresti

Emilio scrive:

19 giugno 2015 alle 12:45

Buongiorno,

vorrei sapere cosa si intende col termine ''indefinito''. Leggendo un testo, ho trovato più volte l'espressione ''ripetizione indefinita''. Più leggo la definizione di indefinito sul dizionario e più mi par di capire che significhi ''infinito''. O sbaglio?

Grazie in anticipo e cari saluti.

linguista_1 scrive:

19 giugno 2015 alle 19:01

Non posso giudicare se non riporta il contesto in cui compare.

Alessandro Aresti

Luca scrive:

20 giugno 2015 alle 17:50

Buongiorno,

ho due quesiti da sottoporvi:

a) Fu assolto da ogni accusa: su un manuale di grammatica che ho consultato di recente "da ogni accusa"è considerato complemento di colpa, ma a me pare piuttosto un complemento di allontanamento. Quale ipotesi è corretta?

b) La ragione, da sola, non basta a spiegare tutto: "da sola" è un'apposizione?

Grazie

linguista_1 scrive:

20 giugno 2015 alle 22:24

a) Ha ragione lei: è un complemento di allontanamento, ovviamente di senso figurato. Le grammatiche indicano proprio assolvere (e scagionare) fra i verbi che tipicamente reggono tale complemento.

b) Si tratta piuttosto di un attributo, visto che sola è aggettivo (potremmo avere anche "La sola ragione non basta a spiegare tutto").

Alessandro Aresti

Cecilia Sollai scrive:

21 giugno 2015 alle 08:41

Egr.linguista, vorrei sapere com'è più corretto scrivere

"chi la dura la vince" o "chi l'ha dura la vince"? Origine??

Grazie.

linguista_1 scrive:

21 giugno 2015 alle 22:32

La prima. Questo proverbio è abbastanza antico: lo troviamo già in una novella di Lorenzo De Medici (La ginestra): "perché nissuna cosa infine è difficile a chi vuole, et chi la (= la cosa difficile) dura (= 'sopporta') la vince". Ha, è evidente, il significato 'la perseveranza ottiene sempre buoni risultati'.

La confusione nasce dall'interpretazione della parola dura come aggettivo e non come voce del verbo durare, nel significato non comune 'sopportare'.

Alessandro Aresti

Daniele scrive:

23 giugno 2015 alle 11:06

Grazie della risposta data sopra! Vorrei ampliare per sapere il suo parere su un altro aspetto correlato. Cambiamo esempio (ma anche quello sopra potrebbe eventualmente ricadere in questa casistica): "Ci siamo imbarcati in questa impresa con tutto il cuore, mente, facoltà e forza". Nota qualcosa che non va in questa frase? Per economia linguistica, è possibile dire "tutto il cuore" e poi far seguire gli altri sostantivi femminili anche senza articolo? A orecchio a me personalmente suona corretta, ma vorrei un suo parere.

linguista_1 scrive:

23 giugno 2015 alle 15:24

Anche in questo caso la soluzione è accettabile e spesso praticata.

Alessandro Aresti

Laura scrive:

23 giugno 2015 alle 16:28

Mi pare di aver sentito per la prima volta l'espressione piuttosto colloquiale "E/O anche no" circa 10 anni fa. Non ho ricordi precedenti dell'uso di questo modo di dire. Sarebbe possibile risalire all'origine di questa espressione? Trattasi secondo voi di una sorta di forestierismo?

Molte grazie!

linguista_1 scrive:

24 giugno 2015 alle 09:43

No, è italianissima. Va ricondotta all'espressione ironica "ma anche no", un vero tormentone salito alla ribalta (mediatica) una decina di anni fa grazie ad alcuni comici, in particolare Maurizio Crozza, che ne ha fatto un tic linguistico del Walter Veltroni da lui impersonato.

Alessandro Aresti

Susanna Mancini scrive:

24 giugno 2015 alle 12:46

Buongiorno,

sto scrivendo una tesina sulle parole polisemiche, fin qui tutto bene.

dopodichè mi è chiesto di elencare i metodi SISTEMATICI della polisemia regolare ( Alternanza di significato nominale e verbale, es Contenitore/contenuto)

e quelli NON SISTEMATICI.

Non ho ben chiaro quali siano i non sistematici!

Grazie mille

Susanna Mancini

linguista_1 scrive:

27 giugno 2015 alle 22:31

Senza un contesto più ampio non mi è possibile rispondere.

Alessandro Aresti

Teodora scrive:

1 luglio 2015 alle 12:00

Buongiorno,

studio psicologia e sto impazzendo: naturalmente, non a causa della materia in , quanto per la sigla "s.s." riportata in un referto da introdurre nella tesi.

Copio integralmente:

"Il quadro clinico è compatibile con diagnosi di DA con sintomatologia mista in soggetto con tratti di personalità di categoria s.s."

Poiché i due unici acronimi "s.s", in psicologia, mi risultano essere "sensation seeker" e "sintomi somatici", entrambi qui concettualmente inapplicabili, chiederei a voi:

esiste un'abbreviazione "s.s." che significhi magari "sotto specificato"? (lo ipotizzerei dai numerosi reattivi, appunto, in calce a quest'enigmatica diagnosi)

linguista_1 scrive:

1 luglio 2015 alle 13:54

Probabilmente ha ragione lei: dovrebbe significare sotto specificato. L'abbreviazione è di grande utilità per evitare di ripetere più volte una locuzione che evidentemente compare con grande frequenza in questa tipologia di testi.

Alessandro Aresti

Sergio scrive:

1 luglio 2015 alle 14:21

Sono mesi che un amico tenta di convincermi che sia corretto scrivere "all'arrovescia" e non "alla rovescia". In internet non trovo niente al riguardo, mi darebbe un suo parere?

Grazie e saluti

Sergio F

linguista_1 scrive:

1 luglio 2015 alle 18:43

Su Google Libri si possono rintracciare alcune (pochissime) attestazioni di questa forma concorrente della molto più comune "alla rovescia": quest'ultima è però certamente da preferire.

Alessandro Aresti

Daniele scrive:

2 luglio 2015 alle 15:28

Buongiorno, vorrei sapere quale delle seguenti frasi è corretta:

1) Vogliono contattare quante più persone possibili.

2) Vogliono contattare quante più persone possibile.

Alcuni siti autorevoli e altre voci sembrano indicare che la versione giusta è quella con "possibili" (plurale). Tuttavia, c'è chi dice che sia meglio la seconda versione. Qual è la regola che determina la correttezza di accordo? Grazie mille come sempre.

linguista_1 scrive:

3 luglio 2015 alle 08:57

"Voglio contattare quante più persone (è) possibile (contattare)": la seconda dovrebbe quindi essere da preferire.

Alessandro Aresti

Daniele scrive:

3 luglio 2015 alle 10:11

La preposizione "di" è corretta in questa frase: "Conviene a tutti coloro che sono stati avvertiti di avvertire gli altri"? In teoria, "convenire di" ha l'accezione di "concordare", mentre il verbo "convenire" nell'accezione di "essere appropriato" non è seguito da alcuna preposizione. Oppure è comunque accettabile?

linguista_1 scrive:

3 luglio 2015 alle 13:58

Meglio senza preposizione.

Alessandro Aresti

Luca scrive:

6 luglio 2015 alle 17:26

Nella frase: "Disto 5 km da casa",

"5 km" è il complemento di distanza e "da casa" complemento di allontanamento?

Grazie

linguista_1 scrive:

6 luglio 2015 alle 22:09

Esatto.

Alessandro Aresti

Laura scrive:

9 luglio 2015 alle 11:42

Buongiorno,

si dice "ne ho comprati due chili" oppure "ne ho comprate due chili" quando per es. racconto di essere andata dal fruttivendolo e ho comprato 2 chili di mele.

L'accordo è sulla quantità o sull'oggetto?

Mille grazie!

linguista_1 scrive:

10 luglio 2015 alle 18:22

Darei la preferenza alla forma al femminile: "(di mele) ne ho comprate due chili". La forma maschile sarebbe più appropriata se ne stesse per chili di mele, non per mele: "(di chili di mele) ne ho comprati due".

Per evitare di "prendere partito", si può sempre ricorrere a una più "neutra" forma maschile singolare: "ne ho comprato due chili".

Alessandro Aresti

Luca scrive:

10 luglio 2015 alle 21:30

Buonasera,

leggo su un'autorevole grammatica descrittiva che "pur di" ("farei di tutto pur di vincere") introdurrebbe una subordinata ipotetica corrispettiva implicita del tipo introdotto da "purché"; altre fonti, parimenti fededegne, propendono (a mio modesto parere giustamente) per la subordinata finale.

Qual è il parere della vostra redazione?

Grazie

linguista_1 scrive:

11 luglio 2015 alle 18:33

Sono d'accordo: in un caso come questo la locuzione congiuntiva pur di assume valore finale.

Alessandro Aresti

Charlie scrive:

14 luglio 2015 alle 00:58

Buonasera, vorrei sapere come definire in unica parola "uomo di pensiero, o d'arte".

Grazie

linguista_1 scrive:

14 luglio 2015 alle 09:14

Un "uomo di pensiero" è, più brevemente, un "pensatore". Un "uomo d'arte", un "artista". Una parola che inglobi pienamente entrambi i significati non c'è. Si dovrà quindi necessariamente ricorrere a un giro di parole.

Alessandro Aresti

Barbara scrive:

14 luglio 2015 alle 13:12

Buongiorno,

ho un dubbio che vorrei risolvere...

è possibile omettere la preposizione davanti alla parola pomeriggio? ad. es:

pomeriggio vado al cinema

il corriere arriva pomeriggio...

grazie!

Barbra

linguista_1 scrive:

14 luglio 2015 alle 14:15

No, non è possibile. Si deve dire "di pomeriggio vado al cinema" e "il corriere arriva di pomeriggio".

Alessandro Aresti

Ginevra scrive:

14 luglio 2015 alle 15:10

Buonasera,

studio Lettere all'università e sto preparando l'esame di latino. Sono arrivata agli avverbi di tempo; ''semper'' sarebbe il nostro ''sempre'', il dizionario dice ''avverbio che indica continuità e ripetizione indefinita nel tempo''. Cosa significa ripetizione indefinita nel tempo?

Grazie

linguista_1 scrive:

14 luglio 2015 alle 16:46

Significa che la ripetizione non è determinata, non è quantificabile precisamente. Diverso è il caso di locuzioni avverbiali come ogni giorno, ogni ora, tre volte alla settimana, ecc.

Alessandro Aresti

sabrina scrive:

14 luglio 2015 alle 16:59

salve vorrei sapere in quali casi il se regge un condizionale. grazie

linguista_1 scrive:

15 luglio 2015 alle 16:58

Possiamo trovare più spesso se + il condizionale nelle interrogative indirette, semplici o disgiuntive (che cioè propongono un'alternativa); es.: Chiedigli se eventualmente verrebbe con noi oppure no.

Alessandro Aresti

Ivan scrive:

15 luglio 2015 alle 17:43

Buonasera.

Può considerarsi corretta l'espressione "E' inutile che continuate a lagnare" in luogo di "E' inutile che continuate a lagnarvi"?

linguista_1 scrive:

16 luglio 2015 alle 08:03

No, questo verbo è solo pronominale: lagnarsi.

Alessandro Aresti

Marco Gio. scrive:

16 luglio 2015 alle 10:08

Buon giorno. Ho sempre saputo che la parola capacità o incapacità debba essere seguita dalla preposizione "di" e mai da "a". Esempio: capacità di guidare una macchina, incapacità di capire un concetto. Insomma, pare che sia considerato errore piuttosto grave, non tollerato, scrivere "capacità a". Non riesco allora a spiegarmi il motivo per cui i codice di procedura, sia penale che civile, parli di "incapacità a testimoniare", o addirittura, in molte sentenze del Tribunale si legge di un reo che ha capacità a delinquere. Grazie infinite per il chiarimento.

linguista_1 scrive:

16 luglio 2015 alle 17:16

L'attuale norma grammaticale prescrive la reggenza di con capace (e i suoi derivati incapace, capacità, ecc.). La reggenza a è un uso di cui non mancano attestazioni nel passato, anche in ambito letterario: la lingua del diritto (che tende alla conservazione, come è noto) potrebbe continuare semplicemente un uso diffuso in passato, che oggi nella coscienza linguistica collettiva è invece considerato proprio di un registro basso, poco sorvegliato.

Alessandro Aresti

Fausto Raso scrive:

16 luglio 2015 alle 18:39

Mi permetto di aggiungere a quanto scritto dal dr Aresti, in merito al quesito posto da Marco Gio., che l'aggettivo 'capace' nell'accezione di "essere in grado di" quando è seguito da un verbo di modo infinito può essere accompagnato da due preposizioni: 'a' e 'di'. Quest'ultima è, senza dubbio, da preferire; la costruzione con la preposizione 'a' - anche se non si può considerare scorretta - è di uso più colloquiale e regionale. Bisogna adoperare tassativamente la preposizione 'di' , invece, quando l'aggettivo in questione è seguito da un complemento di specificazione: Giovanni è capace di gesti inconsulti (non *capace a gesti inconsulti).

Marina scrive:

17 luglio 2015 alle 10:36

Domanda sull'uso massiccio di inglesismi in lingua orale e scritta: sull'uso del plurale di questi ultimi, in che direzione la lingua italiana e il linguista si sta orientando? Posso continuare a correggere ogni, oramai, due parole su tre, l'uso del plurale inglese completamente caotico?

linguista_1 scrive:

17 luglio 2015 alle 14:43

La prassi invalsa è di considerare i nomi di origine straniera invariabili (il bar ? i bar, il foulard ? i foulard, il lager ? i lager). È anche vero che i casi di conservazione del plurale della lingua d’origine non sono rarissimi: un esempio è fans, di cui si possono rintracciare tanti esempi in rete. In questi casi dev'essere la bussola dell'uso (purtroppo poco stabile) a orientarci.

Alessandro Aresti

Alessandro scrive:

17 luglio 2015 alle 19:45

Buonasera

"La dichiarazione è sottoscritta e presentata unitamente a copia fotostatica di un documento di identità in corso di validità del sottoscrittore ai sensi degli articoli 35 e 38 del D.P.R. n. 445/2000.

Esenta da imposta di bollo ai sensi dell’art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445."

Volevo sapere se in questo paragrafo la voce "esenta", secondo me riferita a "la dichiarazione" (soggetto sottinteso) è usata correttamente o meno

linguista_1 scrive:

18 luglio 2015 alle 14:48

, è usata correttamente (al limite si potrebbe ripetere il soggetto).

Alessandro Aresti

Guido Bezzi scrive:

20 luglio 2015 alle 17:42

" Quando Mario aveva il suo compleanno gli si dava gli auguri". Prima domanda:si può dire "avere il compleanno" o è obbligatorio usare l'ausilare essere: " Quando era il suo compleanno..."?

Seconda domanda: è preferibile " gli si dava gli auguri" oppure " gli si davano gli auguri"?

Terza domanda: è preferibile " dare" o "fare" in riferimento agli auguri ?

Grazie.

linguista_1 scrive:

21 luglio 2015 alle 20:24

Meglio "quando era il suo compleanno", così come è meglio fare invece di dare (con il verbo al plurale: "gli si facevano gli auguri = gli venivano fatti [non *veniva fatto] gli auguri").

Alessandro Aresti

Guido Bezzi scrive:

23 luglio 2015 alle 07:14

Frase riferita ad un tempo passato:

Qualsiasi cosa proponessi, lui non era d'accordo.

Un mio amico mi ha detto che è preferibile dire: " Qualsiasi cosa avessi proposto, lui non sarebbe stato d'accordo".

Dissento: la prima frase implica un fatto avvenuto, la seconda un'ipotesi.

C'è poi una terza possibilità, un po' sciatta e assai colloquiale, ma che taglia la testa al toro:" Qualsiasi cosa proponevo, lui non era d'accordo".

Mi dia un giudizio, gliene sarei molto grato.

linguista_1 scrive:

24 luglio 2015 alle 12:01

Sono d'accordo con lei, anche se la seconda formulazione si differenzia dalla prima per una questione di rapporto temporale fra i due membri sintattici (e non per l'opposizione fra un fatto e un'ipotesi): "Qualsiasi cosa avessi proposto [PRIMA], lui non sarebbe stato d'accordo [DOPO]". Nel primo enunciato i due "piani" temporali sono azzerati.

Alessandro Aresti

Ilaria scrive:

29 luglio 2015 alle 15:21

Buongiorno,

Ho un dubbio sulla negazione dopo la parola " pena " Ad esempio quale delle due versioni della frase è corretta, considerando che se non verranno allegati i giustificativi dei costi NON verrà effettuato l'ordine?

"Ai consuntivi dovrannno essere allegati, pena l'effettuazione dell'ordine, i giuistificativi dei costi"

Oppure

" Ai consuntivi dovrannno essere allegati, pena la NON effettuazione dell'ordine, i giuistificativi dei costi "

Grazie

linguista_1 scrive:

30 luglio 2015 alle 11:59

La seconda opzione è quella corretta.

Alessandro Aresti

Giulia Lotti scrive:

30 luglio 2015 alle 18:11

Buonasera,

ho due questiti da sottoporvi:

1) "Tornerò il più preso possibile": "il più presto possibile" è un avverbio di grado superlativo relativo?

2) I superlativi assoluti di "molto" e "poco" sono solo "moltissimo" e "pochissimo"? E "grande", al superlativo assoluto, ammette entrambe le forme "grandemente" e "massimamente"?

Grazie

linguista_1 scrive:

2 agosto 2015 alle 13:07

1) .

2) Il superlativo di grande è grandissimo. Grandemente e massimamente sono "semplici" avverbi formati con gli aggettivi grande e massimo (quest'ultimo è superlativo di grande).

Alessandro Aresti

corrado scrive:

3 agosto 2015 alle 10:48

Buongiorno,

ho trovato in un articolo l'espressione "abusare nell'uso del riscaldamento". Volevo chiederle: come mai in questo caso il verbo 'abusare' regge la preposizione 'in/nel' e non la preposizione 'di/del'?

Grazie.

linguista_1 scrive:

3 agosto 2015 alle 13:11

La parola abusare contiene già in la parola uso (il verbo deriva da abuso 'uso eccessivo'), quindi l'espressione è ridondante. Meglio abusare del riscaldamento.

Alessandro Aresti

Alessandro scrive:

11 agosto 2015 alle 20:03

Buonasera,

ho una curiosità: sto compilando il mio CV, in particolare l'area relativa alle attività lavorative svolte. Nel momento in cui descrivo una delle mie esperienze professionali nel dettaglio, posso utilizzare il punto e virgola? A tal proposito riporto quanto da me scritto: (Gestione dello scadenziario dei pagamenti; contatto telefonico e per iscritto dei clienti insolventi per la presentazione e notifica/conferma della situazione debitoria; redazione di report; gestione contatti con il customer service per la risoluzione delle problematiche riscontrate dalla clientela; inserimento e manutenzione anagrafiche clienti con i relativi termini di pagamento.)

Grazie mille

Alessandro

linguista_1 scrive:

12 agosto 2015 alle 12:41

, può utilizzarlo.

Alessandro Aresti

caterina scrive:

18 agosto 2015 alle 11:54

è possibile usare il verbo chiamare come sinonimo del verbo telefonare? Mi spiego meglio: è corretto dire "gli ho chiamato" nel senso di "ho chiamato loro" o è più corretto "li ho chiamati/gli ho telefonato"?

Grazie mille.

linguista_1 scrive:

19 agosto 2015 alle 12:46

Chiamare può essere certamente usato come sinonimo di telefonare; tuttavia, mentre nel primo caso il verbo regge un complemento oggetto (è infatti un verbo transitivo: "chiamo Caterina" > "la chiamo"), nel secondo caso il verbo regge un complemento di termine (è un verbo intransitivo): "telefono a Caterina" > "le telefono" [= "telefono a lei"].

Per rispondere precisamente alla sua domanda, le soluzioni corrette sono "li ho chiamati" e "gli ho telefonato".

Alessandro Aresti

Dario scrive:

20 agosto 2015 alle 20:46

Gentile professore, quale delle due espressioni è corretta? Grazie per la risposta!

1) Cercammo un'idea che nessuno avesse ancora avuto.

2) Cercammo un'idea che nessuno aveva ancora avuto.

linguista_1 scrive:

21 agosto 2015 alle 12:50

Entrambe sono corrette (ma quella con il congiuntivo è più ricercata).

Alessandro Aresti

Antonio scrive:

29 agosto 2015 alle 12:26

Nella zona di Pisa ed anche in quella di Roma ci si pregia di formulare frasi come questa: "Ieri sono andato da mamma, babbo leggeva il giornale e zia guardava la TV.". Questo tacciando apertamente di ignoranza coloro che si permettono di usare gli opportuni articoli

determinativi e/o gli aggettivi possessivi. Dato che queste forme in me sollevano una certa uggia chiedo a Lei se in questi ultimi decenni la lingua italiana è tanto cambiata da rendere del tutto obsoleta la mia preparazione liceale, in tal caso mi rassegnerò e inizierò di nuovo a studiare. RingraziandoLa anticipatamente, porgo i miei più cordiali

saluti.

linguista_1 scrive:

30 agosto 2015 alle 13:19

La regola, a proposito, non è cambiata: è sempre la stessa. Nell'esempio, però, ci si riferisce alla propria mamma, al proprio babbo e alla propria zia: quindi l'articolo non è necessario.

Alessandro Aresti

Antonio scrive:

31 agosto 2015 alle 18:15

Gentili Professori,

gradirei un chiarimento in merito alla divisione in sillabe della parola: scoiattolo.

1) sco-iat-to-lo

2) sco-i-at-to-lo

quel "oia" contenuto nella parola forma trittongo?

Nel ringraziarVi dell'attenzione, porgo distinti saluti.

Antonio

linguista_1 scrive:

1 settembre 2015 alle 13:23

La divisione corretta è la prima. Un trittongo è un gruppo di tre vocali successive che formano una sillaba, da sole o con altri suoni: qui non ne abbiamo perché o fa parte della prima sillaba (sco-), ia della seconda (-iat-).

Alessandro Aresti

Antonio scrive:

1 settembre 2015 alle 17:25

Gentile prof. Aresti,

La ringrazio della cortese risposta e del chiarimento in merito a quanto richiestoLe.

Antonio

Angelo scrive:

3 settembre 2015 alle 12:15

Buongiorno.

Vi propongo 2 frasi:

a) Una parte della popolazione, 2 persone su 10, non ha lavoro.

b) 2 persone su 10 non hanno lavoro.

Le due frasi esprimono lo stesso concetto ma in forma diversa, è stato cambiato il soggetto e quindi la coniugazione del verbo.

Se omettessi il soggetto nella prima frase sarebbe altresì corretto conservare la coniugazione della terza persona singolare? In questo modo:

"2 persone su 10 non ha lavoro"

linguista_1 scrive:

5 settembre 2015 alle 14:59

No: il soggetto è 2 persone, che in quanto plurale richiede il verbo ugualmente al plurale.

Alessandro Aresti

Ruggero scrive:

8 settembre 2015 alle 21:58

Salve, la frase in questione è la seguente:

"E glieli mandi pure sbagliati perché se io fossi nato nel 1994 verrebbe fuori che abbia 20 anni".

Al posto di abbia, avrei dovuto usare "avrei"?

Grazie

linguista_1 scrive:

9 settembre 2015 alle 20:24

Non necessariamente. E aggiungo anche una terza soluzione: "che ho 20 anni".

Alessandro Aresti

Rita scrive:

10 settembre 2015 alle 16:21

Buonasera, vorrei chiedere una conferma riguardo a un dubbio ortografico. Nella frase "Fa' che io porti l'amore" fa può anche non essere apostrofato? Non è un imperativo con funzione esortativa? Grazie mille

linguista_1 scrive:

11 settembre 2015 alle 20:39

Alcuni grammatici ritengono accettabile anche la forma non apostrofata. Altri tacciono al riguardo (si limitano a proporre la sola forma apostrofata). Non mi pare che qualcuno la condanni esplicitamente.

L'incertezza è riconducibile al fatto che le due soluzioni sono praticate (basterebbe una ricerca in Rete). Da parte mia direi che non si possa censurare - in barba a tanti suoi oppositori - la forma senza apostrofo.

Alessandro Aresti

Rita scrive:

17 settembre 2015 alle 14:55

Il dubbio è sorto proprio nel vedere entrambe le forme in Rete! La ringrazio molto!

Gabriella scrive:

19 settembre 2015 alle 15:45

Gradirei sapere il valore di "che" e il tipo di subordinata che introduce in frasi del seguente tipo:

- Sono in cucina che preparo il pranzo.

- E' in bagno che si sta lavando i capelli.

- E' a letto che dorme.

Grazie.

linguista_1 scrive:

21 settembre 2015 alle 22:40

Il "che" è spesso usato nel parlato informale con un generico valore subordinante (laddove il parlato formale preferisce congiunzioni più "precise"). Può assumere di volta in volta un valore causale ("Presto che è tardi"), finale ("Vieni che ti pettino"), ecc. Nei nostri esempi ha un valore "pseudo-relativo".

Alessandro Aresti

Caterina scrive:

23 settembre 2015 alle 12:43

Escludendo «l’1 novembre» scorretto, in quanto esplicitamente le grammatiche indicano il primo del mese come ordinale, possono essere considerati corretti sia «il novembre» (che in modo più esplicito chiarisce trattarsi di ordinale) sia «il 1 novembre» (che si uniforma al modo di indicare le altre date del mese), oppure ci sono altri motivi che possono portare alla scelta di una soltanto di queste modalità? Grazie!

Caterina

linguista_1 scrive:

23 settembre 2015 alle 22:52

Non ci sono ragioni valide che spingano a preferire una delle due soluzioni.

Alessandro Aresti

Claudio scrive:

27 settembre 2015 alle 16:22

Gentile Linguista,

Nella frase "Mario è dotato di grande moralità", " di grande moralità" è complemento di abbondanza o di qualità?

linguista_1 scrive:

28 settembre 2015 alle 09:52

In questo esempio il complemento partecipa di entrambe le tipologie.

Alessandro Aresti

Giovanni scrive:

28 settembre 2015 alle 15:17

Gentili linguisti,

nella frase "Si occupano di pollami e allevamenti", che tipo di complemento è "di pollami e allevamenti"?

linguista_1 scrive:

29 settembre 2015 alle 09:57

Può essere analizzato come complemento di specificazione. Non sono infatti solo nomi a reggere questo tipo di complemento, ma anche verbi e aggettivi ("Marco abusa della nostra pazienza", "Luca si è dimenticato di me", "Il sig. Scrooge è avido di denaro", ecc.).

Alessandro Aresti

francesca scrive:

1 ottobre 2015 alle 10:13

Gentile linguista, le sottopongo un quesito: perché le parole che contengono il suono gn non si devono scrivere con la i (per intenderci: montagna e non *montagnia, ingegnere e non *ingegnIere ecc)? Perché se la i si sente non la devo scrivere? Da questa domanda escludo ovviamente i verbi come sognare alla persona del plurale indicativo.

La ringrazio.

linguista_1 scrive:

1 ottobre 2015 alle 18:08

In realtà nelle parole portate come esempio il suono "i" non c'è: "gn" è un digramma, cioè un gruppo di due lettere corrispondente a un unico suono. Bisogna capovolgere la questione: perché in parole come scienza e figlio la "i" è presente pur non essendo pronunciata? Per due diverse ragioni: nella parola scienza la "i" è solo grafica, e quindi del tutto ininfluente foneticamente (la sua presenza si spiega semplicemente con il fatto che si è conservata nel passaggio dal latino scientia(m) all'italiano scienza); nel secondo caso la "i" è diacritica: ciò significa che, pur non pronunciandosi, senza di essa non otterremmo il suono "gli" (palatale) ma il suono "gl" con "g" velare (quella di gatto, per intenderci).

Alessandro Aresti

kuki scrive:

1 ottobre 2015 alle 22:55

Nella frase : Che bei fiori, me ne vende un mazzo? Che valore ha il "ne", è un complemento di specificazione oppure un partitivo? Grazie

linguista_1 scrive:

2 ottobre 2015 alle 10:17

La frase corrisponde a "Mi vende un mazzo di fiori (= ne)?". Si tratta di un complemento di specificazione: specifica di che cosa è composto il mazzo che si vuole comperare.

Alessandro Aresti

Claudio scrive:

11 ottobre 2015 alle 17:16

Gentile Linguista,

nella frase "ho tolto i vestiti dalla lavatrice", si potrebbe intravedere in "dalla lavatrice" un complemento di allontanamento o separazione?

linguista_1 scrive:

11 ottobre 2015 alle 19:17

Per quanto non si tratti di un caso "esemplare", direi di (se non altro perché non mi pare ci siano alternative).

Alessandro Aresti

Antonio scrive:

11 ottobre 2015 alle 20:24

Gentili Professori,

Il participio passato coniugato col verbo avere concorda sempre col soggetto?

- Le bugie che voi avete dette.

oppure è accettata "le bugie che voi avete detto".

-Le rose che aveva raccolto.

-le rose che aveva raccolte.

-grazie per averci seguito.

-grazie per averci seguiti.

Grato per l'attenzione, porgo cordiali saluti.

Antonio

linguista_1 scrive:

12 ottobre 2015 alle 12:22

Nel caso di complemento oggetto anteposto (negli esempi, il pronome relativo che e il pronome personale ci), sono possibili entrambe le soluzioni.

Alessandro Aresti

Vincenzo scrive:

12 ottobre 2015 alle 14:13

Salve, in una canzone ho sentito rimare queste due parole: pecorelle e palle.

Si può considerare rima? Se si, quale tipo sarebbe?

linguista_1 scrive:

13 ottobre 2015 alle 12:27

Non si può parlare di rima in senso stretto, perché fra le due parole non c'è identità della parte finale a partire dalla vocale tonica (cioè da quella su cui cade l'accento): -èlle / -àlle. Si può parlare comunque di "rima imperfetta".

Alessandro Aresti

Antonio scrive:

13 ottobre 2015 alle 12:49

Gentile prof. Aresti,

preliminarmente, grazie della cortese risposta.

In effetti, nella frase: "le rose che aveva raccolto" il compl. oggetto è le rose ?

aveva raccolto (raccogliere v. trans.) - chi che cosa ? le rose. (compl. oggetto)

Grazie dell'attenzione e cordiali saluti.

Antonio

linguista_1 scrive:

15 ottobre 2015 alle 11:35

In realtà il complemento oggetto vero e proprio è che, che comunque sta per le rose: nell'analisi dobbiamo infatti considerare la frase relativa "che (lui) aveva raccolto" ("le rose" fa parte di un'altra frase).

Alessandro Aresti

Antonio scrive:

15 ottobre 2015 alle 12:51

Gentile prof. Aresti,

quindi: aveva raccolto, chi ? "lui" (compl. oggetto)

Grazie ancora.

Antonio

linguista_1 scrive:

15 ottobre 2015 alle 17:35

che = complemento oggetto

(lui) = soggetto

aveva raccolto = predicato verbale

Alessandro Aresti

Antonio scrive:

16 ottobre 2015 alle 11:14

Gentile prof. Aresti,

La ringrazio, vivamente, per il chiarimento in merito alla mia richiesta e per il tempo che ha voluto dedicarmi.

Antonio

Simona scrive:

22 ottobre 2015 alle 06:58

Ho un dubbio: in analisi grammaticale, nella frase "hanno svolto il compito contemporaneamente"; contemporaneamente e' avverbio di modo o di tempo? Grazie. Attendo risposta. Cordialmente.

linguista_1 scrive:

23 ottobre 2015 alle 12:36

Avverbio di tempo, più che di modo ("quando hanno svolto il compito? Nello stesso momento").

Alessandro Aresti

Nicoletta scrive:

31 ottobre 2015 alle 15:30

Gentille linguista, avrei due dubbi da porte:

- nell'espressione "com'è" l''elisione è facoltativa o obbligatoria?

- qual è la regola relativa all'uso della virgola davanti al "che" inteso come pronome relativo?

Grazie mille.

linguista_1 scrive:

31 ottobre 2015 alle 16:54

1) L'elisione è facoltativa.

2) In genere che non è seguito da una virgola quando la frase relativa è di tipo restrittivo: ciò significa che la frase relativa fornisce un’indicazione indispensabile per precisare il significato dell’antecedente (cioè dell'elemento cui si riferisce che); es.: "Mi presteresti il libro che hai comprato ieri?".

Se invece la relativa è di tipo esplicativo, cioè fornisce un'indicazione aggiuntiva, non indispensabile per il significato dell'antecedente, che è seguito da un inciso collocato spesso tra virgole: "Mia sorella, che vive a Milano, ha avuto un figlio".

Alessandro Aresti

Simona scrive:

2 novembre 2015 alle 17:17

Gentile linguista, ho un dubbio: in analisi logica, nella frase "le rose sono fiorite"; sono fiorite e' predicato verbale o nominale? Grazie. Attendo risposta. Cordiali Saluti.

linguista_1 scrive:

2 novembre 2015 alle 21:58

Fiorito è sia aggettivo sia participio passato (chiaramente siamo di fronte a un caso di "aggettivizzazione" di un participio). Nondimeno, mi sembra prevalere leggermente il valore verbale su quello aggettivale.

Alessandro Aresti

Rita scrive:

3 novembre 2015 alle 18:32

Buonasera. Nella frase "Quali scegli tra questi colori"" che cosa è quali in analisi grammaticale? Direi pronome, ma se invertiamo l'ordine dei sintagmi ("Quali colori scegli tra questi?") è sicuramente aggettivo. Come determinare l'appartenenza a una o all'altra categoria? Grazie molte!

linguista_1 scrive:

3 novembre 2015 alle 22:02

In questi casi è l'attribuzione o non attribuzione a un nome che determina l'appartenenza all'una o all'altra categoria. Nel primo caso è un pronome perché per l'appunto funziona da nome, nel secondo è aggettivo perché accompagna un nome.

Alessandro Aresti

Simona scrive:

4 novembre 2015 alle 12:48

Gentile linguista, ho un dubbio:nella frase "uno dei giocatori e' partito", uno e' pronome?

linguista_1 scrive:

4 novembre 2015 alle 17:03

, è pronome.

Alessandro Aresti

Carmen scrive:

5 novembre 2015 alle 17:17

Buona sera,

ho due dubbi:

1- a quale coniugazione italiana appartiene "scomporre"?

2- si può dire che un verbo che regge una interrogativa indiretta è usato transitivamente?

Grazie

Carmen

linguista_1 scrive:

6 novembre 2015 alle 22:15

1) Alla seconda.

2) In senso stretto no, visto che il concetto di verbo transitivo/intransitivo è valido solo entro i confini di una singola proposizione, quando si condidera rapporto tra il verbo/predicato e l'oggetto diretto o indiretto.

Alessandro Aresti

Rita scrive:

9 novembre 2015 alle 19:15

Buonasera.Nell'espressione "due caramelle" l'aggettivo due va analizzato come invariabile o come femminile?

linguista_1 scrive:

9 novembre 2015 alle 21:24

Come invariabile.

Alessandro Aresti

Elisabetta scrive:

10 novembre 2015 alle 19:05

Buonasera.

Mi potrebbe fare l'analisi logica di: mi domando che cosa abbiano visto di buono nella tua scelta.

Grazie

linguista_1 scrive:

10 novembre 2015 alle 21:34

Abbiamo due proposizioni: la prima ("Mi domando") è la principale, la seconda è una subordinata interrogativa indiretta ("che cosa abbiano visto di buono"). Questo per quanto riguarda l'analisi del periodo. Dal punto di vista logico-sintattico, e quindi dell'analisi logica, le due frasi vanno analizzate in questo modo:

1) (Io) = soggetto non espresso; mi domando = predicato verbale;

2) che = attributo del complemento oggetto; cosa = complemento oggetto; (loro) = soggetto non espresso; abbiano visto = predicato verbale; di buono = complemento di specificazione; nella tua scelta = complemento di limitazione.

Alessandro Aresti

Alessandro scrive:

11 novembre 2015 alle 15:43

Ho un dubbio da alcuni giorni: l'espressione "scaffali dell'anima" si può intendere come una metafora? sto studiando un testo letterario dove ricorrono spesso espressioni del genere ("stazione dell'anima", "orinatoio dell'anima", "ananas d'amore") ma non so chiarirmi questi dubbi.

Ad esempio, se dico "orinatoio dell'anima", si intende che l'anima "è" un orinatoio oppure "ha" un orinatoio? E in entrambi i casi si può parlare di metafora?

grazie

linguista_1 scrive:

12 novembre 2015 alle 21:37

Si può parlare senz'altro di senso figurato (ovviamente l'anima non ha scaffali un orinatoio), e nello specifico di metafora.

Dicendo "orinatoio dell'anima" si intende dire che l'anima ha un orinatoio.

Alessandro Aresti

Anna scrive:

13 novembre 2015 alle 16:19

Buonasera,

vorrei sapere quale tra le due frasi è quella più corretta (anche come punteggiatura e spazi) e se è corretta:

frase 1:

Siete stati un grande esempio di vita... grazie!

frase 2:

Siete stati un grande esempio di vita. Grazie!

linguista_1 scrive:

14 novembre 2015 alle 06:43

Sono corrette entrambe, ma la seconda è stilisticamente più efficace. La presenza dei puntini di sospensione, nella prima, rende meno intenso il ringraziamento finale.

Massimo Arcangeli

Rita scrive:

15 novembre 2015 alle 18:11

Gentile linguista, la ringrazio per la sua risposta (che purtroppo solo ora riesco a visualizzare su computer). Le chiedo però un chiarimento: l'aggettivo non dovrebbe concordare in genere e numero con il nome a cui si riferisce? In questo senso i numerali non potrebbero essere invariabili per quanto riguarda la forma, ma concordare con il nome una volta inseriti in una frase? Che dire allora dell'aggettivo esclamativo/interrogativo "che"? Anch'esso va analizzato come invariabile? E l'aggettivo quale, che presenta la stessa forma per maschile e femminile? Mi potrebbe indicare una grammatica da consultare per dubbi di questo genere? La ringrazio ancora e mi scuso per il gran numero di domande.

linguista_1 scrive:

15 novembre 2015 alle 21:01

"Invariabile" significa semplicemente che la parola non è soggetta a variazioni, per l'appunto, nella forma (è il caso di due e che). Quale non è invariabile perché al plurale ha una desinenza diversa da quella del singolare.

Può fugare i propri dubbi semplicemente controllando la parola in oggetto su un dizionario, che in genere questo tipo di informazione.

Alessandro Aresti

Pier Giorgio Viberti scrive:

16 novembre 2015 alle 12:31

Buongiorno,

ricorro a questa rubrica per chiarirmi un paio di dubbi.

Il primo riguarda la proposizione dichiarativa. Leggo sui manuali scolastici che essa può essere introdotta da un pronome dimostrativo o da un nome, ma non da un aggettivo. La cosa mi sembra strana, perché dire, ad esempio, "Ho la certezza che tu sia innocente" non mi pare per nulla diverso da "Sono certo che tu sei (sia) innocente". Ancor più strana mi suona la proposta di Sensini di considerare questa seconda frase come un'oggettiva, per due ragioni: 1. non svolge la funzione di oggetto e non risponde alla domanda Chi? Che cosa?, bensì alla domanda Di chi? Di che cosa? 2. non può esistere un oggetto retto da un predicato nominale.

Secondo dubbio: nell'espressione "libro di storia", "di storia" può essere considerato un complemento di argomento?

Ringrazio per la cortese attenzione e saluto cordialmente.

linguista_1 scrive:

17 novembre 2015 alle 10:33

1) Non sempre l'identità di significato di frasi corrisponde a un'identità sul piano della classificazione grammaticale. Va anche detto, più in generale, che le classificazioni grammaticali, che si esercitano su un oggetto difficile da inquadrare in schemi descrittivi stabili come la lingua, mostrano spesso i loro limiti, come in questo caso.

2) , può essere considerato tale.

Alessandro Aresti

Elisabetta scrive:

17 novembre 2015 alle 12:13

Buonasera,

vorrei chiarirmi due dubbi.

1) Nel periodo: lo hanno eletto rappresentante e come rappresentante è molto bravo, 'come rappresentante' può essere complemento di limitazione?

2)Nella frase: la donna con i pantaloni è elegante, 'con i pantaloni' è complemento di qualità?

Grazie.

linguista_1 scrive:

18 novembre 2015 alle 10:45

1) No, è un complemento predicativo del soggetto, perché per l'appunto predica (dice, afferma) qualcosa a proposito del soggetto (potremmo sostituire come con in qualità di).

2) No, perché il complemento di qualità indica una qualità, quindi una caratteristica di una persona o di una cosa. Nel caso di capi d'abbigliamento si può parlare di complemento di unione.

Alessandro Aresti

Elisabetta Chetini scrive:

20 novembre 2015 alle 10:10

Salve avrei bisogno di sciogliere un dubbio. E’ corretta la frase Che tristezza notare quanto ancora, al giorno d’oggi ci sia gente che non conosca la lingua italiana?

oppure si scrive Che tristezza notare quanto ancora, al giorno d’oggi ci sia gente che non conosce la lingua italiana?

Grazie

linguista_1 scrive:

21 novembre 2015 alle 10:52

L'indicativo è corretto. Metterei però una virgola dopo d'oggi (altrimenti può eliminare quella dopo ancora).

Alessandro Aresti

Maria scrive:

23 novembre 2015 alle 17:54

Gentili linguisti, questa mattina mi sono trovata in difficoltà nel correggere i compiti di analisi logica delle mie alunne. Il dilemma è sorto dall'analisi del seguente periodo:

"Con gli occhi fissi sul libro, Eleonora ascoltava in cuffia il brano del suo cantante preferito, invece di studiare."

Ecco come l'esercizio è stato svolto alla lavagna:

ELEONORA: soggetto

ASCOLTAVA: predicato verbale

CON GLI OCCHI FISSI: complemento di modo + attributo

SUL LIBRO: complemento di stato in luogo figurato.

IN CUFFIA: complemento di modo

IL BRANO: complemento oggetto

DEL SUO CANTANTE PREFERITO: complemento di specificazione + attributi

INVECE DI STUDIARE (="invece dello studio"): complemento di sostituzione.

Nutro dei dubbi riguardo all'analisi del sintagma "con gli occhi fissi sul libro", ma soprattutto dell'espressione "invece di studiare" (dal momento che tenderei a considerare "studiare" come una forma verbale e non come un sostantivo).

Potreste dirmi come avreste svolto l'analisi logica del periodo in questione? Grazie infinite e distinti saluti.

linguista_1 scrive:

24 novembre 2015 alle 17:08

L'avrei svolta allo stesso modo, con la sola differenza che avrei analizzato "in cuffia" come complemento di mezzo (o anche come complemento di stato in luogo figurato).

Alessandro Aresti

Marina scrive:

29 novembre 2015 alle 16:26

Buongiorno, le propongo una frase:

"Questo lavoro è diventato un incarico faticoso"

Questo lavoro = sogg. + attr.

è diventato = predicato (verbo copulativo)

un incarico = complemento predicativo del sogg.

faticoso = attributo del compl. pred.

L'analisi è corretta?

Ringrazio per l'attenzione.

linguista_1 scrive:

29 novembre 2015 alle 21:05

, è corretta.

Alessandro Aresti

paolo scrive:

30 novembre 2015 alle 20:49

ho un dubbio su come interpretare il verbo all'infinito dopo i verbi modali potere o dovere, se sono parte integrante del verbo principale o sono invece delle completive:

Franco può partire

Francesca dovrebbe arrivare

lo stesso dubbio sui verbi all'infinito dopo quelli aspettuali:

Il concerto sta per finire

Continua a piovere

Grazie

linguista_1 scrive:

30 novembre 2015 alle 21:08

Insieme con il verbo reggente formano il predicato verbale (non danno luogo a proposizioni completive).

Alessandro Aresti

Geppetto scrive:

1 dicembre 2015 alle 08:51

Salve

Esiste la parola "necessarietà"? La trovo spesso scritta, anche in documenti importanti, ma non mi pare compaia in nessun vocabolario. Forse per averla letta e sentita spesso, mi sembra pure di avvertirvi una leggera sfumatura di significato rispetto a "necessità", ma è una differenza che non saprei spiegare. È solo un'impressione viziata dall'uso? Ma soprattutto è corretto l'utilizzo di questa parola? Grazie.

linguista_1 scrive:

2 dicembre 2015 alle 21:12

Si tratta di un nome - derivato dall'aggettivo necessario 'stabilito o previsto da una norma inderogabile' - frequente nel linguaggio giuridico. Meglio evitarlo al di fuori del perimetro specialistico.

Alessandro Aresti

Luca scrive:

3 dicembre 2015 alle 10:48

Buongiorno, ho letto la frase: "le nostre azioni sono tutte impulsive piuttosto che intraprese con consapevolezza, sono controllate da quei pensieri e impulsi perfettamente ordinari che attraversano la mente come un fiume in piena, se non come una cascata."

La mia domanda è questa: "se non come una cascata", è un rafforzativo del concetto già espresso con "come un fiume in piena"?

Grazie

linguista_1 scrive:

3 dicembre 2015 alle 21:16

È così.

Alessandro Aresti

Osvaldo scrive:

4 dicembre 2015 alle 11:02

Gentile linguista, ho un dubbio. Quale delle due forme è corretta?

1) Non sono potuto venire a lezione.

2) Non ho potuto venire a lezione.

Anticipatamente la ringrazio.

linguista_1 scrive:

4 dicembre 2015 alle 13:09

In genere si consiglia di ricorrere all'ausiliare del verbo retto dal modale: l'ausiliare di venire nei tempi composti è essere, quindi "non sono potuto venire". Ma anche l'opzione con avere è contemplata, se guardiamo all'uso passato e presente.

Alessandro Aresti

Wanda scrive:

6 dicembre 2015 alle 08:57

Si dice "sulla ribalta della cronaca" o "alla ribalta della cronaca".Grazie

linguista_1 scrive:

8 dicembre 2015 alle 17:40

L'espressione è "(salire) alla ribalta della cronaca".

Alessandro Aresti

linguista_1 scrive:

10 dicembre 2015 alle 17:56

Per l'utente che ha chiesto qual è l'analisi logica della seconda proposizione in "Il generale ordinò di attaccare immediatamente la fortezza", e se "ordinò di attaccare" possa essere considerato una locuzione verbale (il suo post è stato involontariamente cancellato), questa è la risposta:

1) "Il generale ordinò che la fortezza fosse attaccata": in forma esplicita si capisce meglio il valore di "soggetto" (non logico ma solo grammaticale) di "la fortezza" (non è un complemento oggetto, come erroneamente indicato).

2) Ordinare non è un verbo servile o fraseologico, quindi non forma un tutt'uno con il verbo che segue.

Alessandro Aresti

Paolo scrive:

12 dicembre 2015 alle 10:27

Buongiorno.

Visto l'approssimarsi dell'uscita nelle sale del nuovo episodio della saga di Star Wars, in qualche discussione è riemerso un vecchio dubbio: qual'è, in italiano, la versione corretta ? IL jedi o LO jedi ?

Grazie e Auguri

linguista_1 scrive:

12 dicembre 2015 alle 17:51

Le due forme sono entrambe diffuse, ma in genere con le parole maschili inizianti con j- (con suono iniziale uguale a quello di genio) l'articolo è il/i (come per jet, jingle, ecc.).

Auguri a lei.

Alessandro Aresti

Dario scrive:

15 dicembre 2015 alle 00:08

Buonasera,

gradirei sapere se il verbo "decollare" usato intransitivamente ammette anche l'ausiliare "essere". Ad esempio: "L'aereo è decollato puntualmente".

Grazie.

linguista_1 scrive:

15 dicembre 2015 alle 09:43

L'uso di essere è meno comune ma attestato nell'uso.

Alessandro Aresti

Paula scrive:

21 dicembre 2015 alle 01:04

Buonasera,

Ho un dubbio molto grande ma di un significato specifico. Cosa è "colpo di sonda" l'ho cercato tantissimo e non lo trovo per nessuna parte... :(

Scusate si ho errori al scrivere, non sono italiana, ma sto imparando la lingua.

Grazie milla! :) Saluti.

linguista_1 scrive:

21 dicembre 2015 alle 07:31

Nell'ambito di un'intervista, indica l'azione di stimolo da parte dell'intervistatore nei confronti dell'intervistato perché questi si "apra" di più.

Alessandro Aresti

rob roby scrive:

21 dicembre 2015 alle 10:43

"vi scrivo perché avrei un problema da risolvere e ho il sospetto che mi potrete aiutare."

Vorrei sapere se qui l'uso del futuro è accettabile o se assolutamente scorretto, a favore del congiuntivo (o di un condizionale, in caso di incertezza?).

Trovo comune l'uso del futuro nelle dubitative: la squadra potrebbe incontrare molte difficoltà e infatti ho proprio il sospetto che perderà; avrei tanti bei progetti ...e ho il sospetto che il weekend sarà bello! Concordanze inaccettabili?

linguista_1 scrive:

21 dicembre 2015 alle 11:40

Come le suggerisce la sua autocoscienza linguistica, il futuro in questi casi è usato ampiamente: ciò che è condizione sufficiente per la sua accettabilità.

Alessandro Aresti

Michele scrive:

27 dicembre 2015 alle 12:38

Salve buongiorno, chiedo cortesemente un vostro parere, in un discorso con un professionista, mi e' stata posta questa domanda:

Se potreste essere interessato al nostro servizio...

Il mio dubbio e': grammaticalmente la frase posta, e' corretta o no?

Grazie

linguista_1 scrive:

27 dicembre 2015 alle 23:14

Senza un contesto più ampio in realtà l'enunciato non può essere analizzato. Andrebbe usato il congiuntivo nel caso si trattasse di un'ipotesi; un esempio (faccio cadere il verbo potere): "Se foste interessato al nostro servizio... vi farei avere ulteriori informazioni a riguardo". Potrebbe starci anche il condizionale: "(mi chiedo) se potreste essere interessato...".

Alessandro Aresti

italitin scrive:

31 dicembre 2015 alle 20:50

Dopo l'espressione "sia l'uno che l'atro" si usa il verbo al singolare oppure al plurale? Quale forma verbale è corretta?

Sia il pescatore che sua moglie incontrano (oppure incontra) un problema.

grazie!

linguista_1 scrive:

1 gennaio 2016 alle 13:29

Il verbo va al plurale perché abbiamo due soggetti coordinati.

Alessandro Aresti

Anna A scrive:

7 gennaio 2016 alle 17:27

Gentili Professori,

nel leggere un libro ho trovato questa frase:

- "forse, aveva voluto morire"

Con i verbi servili non dovrebbe essere usato il verbo che si adopera, regolarmente, per il verbo servito? Nella fattispecie: era ?

Ad ogni modo, adoperando era nella frase predetta anche a me "suona" un tantino male.

Vi ringrazio dell'attenzione e porgo cordiali saluti.

Anna

linguista_1 scrive:

7 gennaio 2016 alle 18:06

La soluzione con avere è usata ampiamente, e più spesso di quella con essere, come anche una ricerca in rete conferma. Quest'uso è legittimo, benché in contrasto con la regola da lei ricordata.

Alessandro Aresti

Maria scrive:

7 gennaio 2016 alle 19:48

Gentile linguista, ho dei dubbi riguardo all'analisi logica delle seguenti frasi:

1) Briccone, vedrai cosa ti aspetta!

2) Coraggio, ragazzi!

Nella frase n°1, "cosa" è da analizzare come compl. oggetto di "vedrai" o come soggetto di "aspetta"?

Nella frase n°2, "coraggio" è da considerare compl. di esclamazione o forse sarebbe meglio analizzarlo come compl. oggetto di una frase ellittica del verbo ("[Abbiate] coraggio, ragazzi!")?

Grazie delle delucidazioni e cordiali saluti.

Simona scrive:

4 novembre 2015 alle 12:48

Gentile linguista, ho un dubbio:nella frase "uno dei giocatori e' partito", uno e' pronome?

linguista_1 scrive:

4 novembre 2015 alle 17:03

, è pronome.

Alessandro Aresti

Carmen scrive:

5 novembre 2015 alle 17:17

Buona sera,

ho due dubbi:

1- a quale coniugazione italiana appartiene "scomporre"?

2- si può dire che un verbo che regge una interrogativa indiretta è usato transitivamente?

Grazie

Carmen

linguista_1 scrive:

6 novembre 2015 alle 22:15

1) Alla seconda.

2) In senso stretto no, visto che il concetto di verbo transitivo/intransitivo è valido solo entro i confini di una singola proposizione, quando si condidera rapporto tra il verbo/predicato e l'oggetto diretto o indiretto.

Alessandro Aresti

Rita scrive:

9 novembre 2015 alle 19:15

Buonasera.Nell'espressione "due caramelle" l'aggettivo due va analizzato come invariabile o come femminile?

linguista_1 scrive:

9 novembre 2015 alle 21:24

Come invariabile.

Alessandro Aresti

Elisabetta scrive:

10 novembre 2015 alle 19:05

Buonasera.

Mi potrebbe fare l'analisi logica di: mi domando che cosa abbiano visto di buono nella tua scelta.

Grazie

linguista_1 scrive:

10 novembre 2015 alle 21:34

Abbiamo due proposizioni: la prima ("Mi domando") è la principale, la seconda è una subordinata interrogativa indiretta ("che cosa abbiano visto di buono"). Questo per quanto riguarda l'analisi del periodo. Dal punto di vista logico-sintattico, e quindi dell'analisi logica, le due frasi vanno analizzate in questo modo:

1) (Io) = soggetto non espresso; mi domando = predicato verbale;

2) che = attributo del complemento oggetto; cosa = complemento oggetto; (loro) = soggetto non espresso; abbiano visto = predicato verbale; di buono = complemento di specificazione; nella tua scelta = complemento di limitazione.

Alessandro Aresti

Alessandro scrive:

11 novembre 2015 alle 15:43

Ho un dubbio da alcuni giorni: l'espressione "scaffali dell'anima" si può intendere come una metafora? sto studiando un testo letterario dove ricorrono spesso espressioni del genere ("stazione dell'anima", "orinatoio dell'anima", "ananas d'amore") ma non so chiarirmi questi dubbi.

Ad esempio, se dico "orinatoio dell'anima", si intende che l'anima "è" un orinatoio oppure "ha" un orinatoio? E in entrambi i casi si può parlare di metafora?

grazie

linguista_1 scrive:

12 novembre 2015 alle 21:37

Si può parlare senz'altro di senso figurato (ovviamente l'anima non ha scaffali un orinatoio), e nello specifico di metafora.

Dicendo "orinatoio dell'anima" si intende dire che l'anima ha un orinatoio.

Alessandro Aresti

Anna scrive:

13 novembre 2015 alle 16:19

Buonasera,

vorrei sapere quale tra le due frasi è quella più corretta (anche come punteggiatura e spazi) e se è corretta:

frase 1:

Siete stati un grande esempio di vita... grazie!

frase 2:

Siete stati un grande esempio di vita. Grazie!

linguista_1 scrive:

14 novembre 2015 alle 06:43

Sono corrette entrambe, ma la seconda è stilisticamente più efficace. La presenza dei puntini di sospensione, nella prima, rende meno intenso il ringraziamento finale.

Massimo Arcangeli

Rita scrive:

15 novembre 2015 alle 18:11

Gentile linguista, la ringrazio per la sua risposta (che purtroppo solo ora riesco a visualizzare su computer). Le chiedo però un chiarimento: l'aggettivo non dovrebbe concordare in genere e numero con il nome a cui si riferisce? In questo senso i numerali non potrebbero essere invariabili per quanto riguarda la forma, ma concordare con il nome una volta inseriti in una frase? Che dire allora dell'aggettivo esclamativo/interrogativo "che"? Anch'esso va analizzato come invariabile? E l'aggettivo quale, che presenta la stessa forma per maschile e femminile? Mi potrebbe indicare una grammatica da consultare per dubbi di questo genere? La ringrazio ancora e mi scuso per il gran numero di domande.

linguista_1 scrive:

15 novembre 2015 alle 21:01

"Invariabile" significa semplicemente che la parola non è soggetta a variazioni, per l'appunto, nella forma (è il caso di due e che). Quale non è invariabile perché al plurale ha una desinenza diversa da quella del singolare.

Può fugare i propri dubbi semplicemente controllando la parola in oggetto su un dizionario, che in genere questo tipo di informazione.

Alessandro Aresti

Pier Giorgio Viberti scrive:

16 novembre 2015 alle 12:31

Buongiorno,

ricorro a questa rubrica per chiarirmi un paio di dubbi.

Il primo riguarda la proposizione dichiarativa. Leggo sui manuali scolastici che essa può essere introdotta da un pronome dimostrativo o da un nome, ma non da un aggettivo. La cosa mi sembra strana, perché dire, ad esempio, "Ho la certezza che tu sia innocente" non mi pare per nulla diverso da "Sono certo che tu sei (sia) innocente". Ancor più strana mi suona la proposta di Sensini di considerare questa seconda frase come un'oggettiva, per due ragioni: 1. non svolge la funzione di oggetto e non risponde alla domanda Chi? Che cosa?, bensì alla domanda Di chi? Di che cosa? 2. non può esistere un oggetto retto da un predicato nominale.

Secondo dubbio: nell'espressione "libro di storia", "di storia" può essere considerato un complemento di argomento?

Ringrazio per la cortese attenzione e saluto cordialmente.

linguista_1 scrive:

17 novembre 2015 alle 10:33

1) Non sempre l'identità di significato di frasi corrisponde a un'identità sul piano della classificazione grammaticale. Va anche detto, più in generale, che le classificazioni grammaticali, che si esercitano su un oggetto difficile da inquadrare in schemi descrittivi stabili come la lingua, mostrano spesso i loro limiti, come in questo caso.

2) , può essere considerato tale.

Alessandro Aresti

Elisabetta scrive:

17 novembre 2015 alle 12:13

Buonasera,

vorrei chiarirmi due dubbi.

1) Nel periodo: lo hanno eletto rappresentante e come rappresentante è molto bravo, 'come rappresentante' può essere complemento di limitazione?

2)Nella frase: la donna con i pantaloni è elegante, 'con i pantaloni' è complemento di qualità?

Grazie.

linguista_1 scrive:

18 novembre 2015 alle 10:45

1) No, è un complemento predicativo del soggetto, perché per l'appunto predica (dice, afferma) qualcosa a proposito del soggetto (potremmo sostituire come con in qualità di).

2) No, perché il complemento di qualità indica una qualità, quindi una caratteristica di una persona o di una cosa. Nel caso di capi d'abbigliamento si può parlare di complemento di unione.

Alessandro Aresti

Elisabetta Chetini scrive:

20 novembre 2015 alle 10:10

Salve avrei bisogno di sciogliere un dubbio. E’ corretta la frase Che tristezza notare quanto ancora, al giorno d’oggi ci sia gente che non conosca la lingua italiana?

oppure si scrive Che tristezza notare quanto ancora, al giorno d’oggi ci sia gente che non conosce la lingua italiana?

Grazie

linguista_1 scrive:

21 novembre 2015 alle 10:52

L'indicativo è corretto. Metterei però una virgola dopo d'oggi (altrimenti può eliminare quella dopo ancora).

Alessandro Aresti

Maria scrive:

23 novembre 2015 alle 17:54

Gentili linguisti, questa mattina mi sono trovata in difficoltà nel correggere i compiti di analisi logica delle mie alunne. Il dilemma è sorto dall'analisi del seguente periodo:

"Con gli occhi fissi sul libro, Eleonora ascoltava in cuffia il brano del suo cantante preferito, invece di studiare."

Ecco come l'esercizio è stato svolto alla lavagna:

ELEONORA: soggetto

ASCOLTAVA: predicato verbale

CON GLI OCCHI FISSI: complemento di modo + attributo

SUL LIBRO: complemento di stato in luogo figurato.

IN CUFFIA: complemento di modo

IL BRANO: complemento oggetto

DEL SUO CANTANTE PREFERITO: complemento di specificazione + attributi

INVECE DI STUDIARE (="invece dello studio"): complemento di sostituzione.

Nutro dei dubbi riguardo all'analisi del sintagma "con gli occhi fissi sul libro", ma soprattutto dell'espressione "invece di studiare" (dal momento che tenderei a considerare "studiare" come una forma verbale e non come un sostantivo).

Potreste dirmi come avreste svolto l'analisi logica del periodo in questione? Grazie infinite e distinti saluti.

linguista_1 scrive:

24 novembre 2015 alle 17:08

L'avrei svolta allo stesso modo, con la sola differenza che avrei analizzato "in cuffia" come complemento di mezzo (o anche come complemento di stato in luogo figurato).

Alessandro Aresti

Marina scrive:

29 novembre 2015 alle 16:26

Buongiorno, le propongo una frase:

"Questo lavoro è diventato un incarico faticoso"

Questo lavoro = sogg. + attr.

è diventato = predicato (verbo copulativo)

un incarico = complemento predicativo del sogg.

faticoso = attributo del compl. pred.

L'analisi è corretta?

Ringrazio per l'attenzione.

linguista_1 scrive:

29 novembre 2015 alle 21:05

, è corretta.

Alessandro Aresti

paolo scrive:

30 novembre 2015 alle 20:49

ho un dubbio su come interpretare il verbo all'infinito dopo i verbi modali potere o dovere, se sono parte integrante del verbo principale o sono invece delle completive:

Franco può partire

Francesca dovrebbe arrivare

lo stesso dubbio sui verbi all'infinito dopo quelli aspettuali:

Il concerto sta per finire

Continua a piovere

Grazie

linguista_1 scrive:

30 novembre 2015 alle 21:08

Insieme con il verbo reggente formano il predicato verbale (non danno luogo a proposizioni completive).

Alessandro Aresti

Geppetto scrive:

1 dicembre 2015 alle 08:51

Salve

Esiste la parola "necessarietà"? La trovo spesso scritta, anche in documenti importanti, ma non mi pare compaia in nessun vocabolario. Forse per averla letta e sentita spesso, mi sembra pure di avvertirvi una leggera sfumatura di significato rispetto a "necessità", ma è una differenza che non saprei spiegare. È solo un'impressione viziata dall'uso? Ma soprattutto è corretto l'utilizzo di questa parola? Grazie.

linguista_1 scrive:

2 dicembre 2015 alle 21:12

Si tratta di un nome - derivato dall'aggettivo necessario 'stabilito o previsto da una norma inderogabile' - frequente nel linguaggio giuridico. Meglio evitarlo al di fuori del perimetro specialistico.

Alessandro Aresti

Luca scrive:

3 dicembre 2015 alle 10:48

Buongiorno, ho letto la frase: "le nostre azioni sono tutte impulsive piuttosto che intraprese con consapevolezza, sono controllate da quei pensieri e impulsi perfettamente ordinari che attraversano la mente come un fiume in piena, se non come una cascata."

La mia domanda è questa: "se non come una cascata", è un rafforzativo del concetto già espresso con "come un fiume in piena"?

Grazie

linguista_1 scrive:

3 dicembre 2015 alle 21:16

È così.

Alessandro Aresti

Osvaldo scrive:

4 dicembre 2015 alle 11:02

Gentile linguista, ho un dubbio. Quale delle due forme è corretta?

1) Non sono potuto venire a lezione.

2) Non ho potuto venire a lezione.

Anticipatamente la ringrazio.

linguista_1 scrive:

4 dicembre 2015 alle 13:09

In genere si consiglia di ricorrere all'ausiliare del verbo retto dal modale: l'ausiliare di venire nei tempi composti è essere, quindi "non sono potuto venire". Ma anche l'opzione con avere è contemplata, se guardiamo all'uso passato e presente.

Alessandro Aresti

Wanda scrive:

6 dicembre 2015 alle 08:57

Si dice "sulla ribalta della cronaca" o "alla ribalta della cronaca".Grazie

linguista_1 scrive:

8 dicembre 2015 alle 17:40

L'espressione è "(salire) alla ribalta della cronaca".

Alessandro Aresti

linguista_1 scrive:

10 dicembre 2015 alle 17:56

Per l'utente che ha chiesto qual è l'analisi logica della seconda proposizione in "Il generale ordinò di attaccare immediatamente la fortezza", e se "ordinò di attaccare" possa essere considerato una locuzione verbale (il suo post è stato involontariamente cancellato), questa è la risposta:

1) "Il generale ordinò che la fortezza fosse attaccata": in forma esplicita si capisce meglio il valore di "soggetto" (non logico ma solo grammaticale) di "la fortezza" (non è un complemento oggetto, come erroneamente indicato).

2) Ordinare non è un verbo servile o fraseologico, quindi non forma un tutt'uno con il verbo che segue.

Alessandro Aresti

Paolo scrive:

12 dicembre 2015 alle 10:27

Buongiorno.

Visto l'approssimarsi dell'uscita nelle sale del nuovo episodio della saga di Star Wars, in qualche discussione è riemerso un vecchio dubbio: qual'è, in italiano, la versione corretta ? IL jedi o LO jedi ?

Grazie e Auguri

linguista_1 scrive:

12 dicembre 2015 alle 17:51

Le due forme sono entrambe diffuse, ma in genere con le parole maschili inizianti con j- (con suono iniziale uguale a quello di genio) l'articolo è il/i (come per jet, jingle, ecc.).

Auguri a lei.

Alessandro Aresti

Dario scrive:

15 dicembre 2015 alle 00:08

Buonasera,

gradirei sapere se il verbo "decollare" usato intransitivamente ammette anche l'ausiliare "essere". Ad esempio: "L'aereo è decollato puntualmente".

Grazie.

linguista_1 scrive:

15 dicembre 2015 alle 09:43

L'uso di essere è meno comune ma attestato nell'uso.

Alessandro Aresti

Paula scrive:

21 dicembre 2015 alle 01:04

Buonasera,

Ho un dubbio molto grande ma di un significato specifico. Cosa è "colpo di sonda" l'ho cercato tantissimo e non lo trovo per nessuna parte... :(

Scusate si ho errori al scrivere, non sono italiana, ma sto imparando la lingua.

Grazie milla! :) Saluti.

linguista_1 scrive:

21 dicembre 2015 alle 07:31

Nell'ambito di un'intervista, indica l'azione di stimolo da parte dell'intervistatore nei confronti dell'intervistato perché questi si "apra" di più.

Alessandro Aresti

rob roby scrive:

21 dicembre 2015 alle 10:43

"vi scrivo perché avrei un problema da risolvere e ho il sospetto che mi potrete aiutare."

Vorrei sapere se qui l'uso del futuro è accettabile o se assolutamente scorretto, a favore del congiuntivo (o di un condizionale, in caso di incertezza?).

Trovo comune l'uso del futuro nelle dubitative: la squadra potrebbe incontrare molte difficoltà e infatti ho proprio il sospetto che perderà; avrei tanti bei progetti ...e ho il sospetto che il weekend sarà bello! Concordanze inaccettabili?

linguista_1 scrive:

21 dicembre 2015 alle 11:40

Come le suggerisce la sua autocoscienza linguistica, il futuro in questi casi è usato ampiamente: ciò che è condizione sufficiente per la sua accettabilità.

Alessandro Aresti

Michele scrive:

27 dicembre 2015 alle 12:38

Salve buongiorno, chiedo cortesemente un vostro parere, in un discorso con un professionista, mi e' stata posta questa domanda:

Se potreste essere interessato al nostro servizio...

Il mio dubbio e': grammaticalmente la frase posta, e' corretta o no?

Grazie

linguista_1 scrive:

27 dicembre 2015 alle 23:14

Senza un contesto più ampio in realtà l'enunciato non può essere analizzato. Andrebbe usato il congiuntivo nel caso si trattasse di un'ipotesi; un esempio (faccio cadere il verbo potere): "Se foste interessato al nostro servizio... vi farei avere ulteriori informazioni a riguardo". Potrebbe starci anche il condizionale: "(mi chiedo) se potreste essere interessato...".

Alessandro Aresti

italitin scrive:

31 dicembre 2015 alle 20:50

Dopo l'espressione "sia l'uno che l'atro" si usa il verbo al singolare oppure al plurale? Quale forma verbale è corretta?

Sia il pescatore che sua moglie incontrano (oppure incontra) un problema.

grazie!

linguista_1 scrive:

1 gennaio 2016 alle 13:29

Il verbo va al plurale perché abbiamo due soggetti coordinati.

Alessandro Aresti

Anna A scrive:

7 gennaio 2016 alle 17:27

Gentili Professori,

nel leggere un libro ho trovato questa frase:

- "forse, aveva voluto morire"

Con i verbi servili non dovrebbe essere usato il verbo che si adopera, regolarmente, per il verbo servito? Nella fattispecie: era ?

Ad ogni modo, adoperando era nella frase predetta anche a me "suona" un tantino male.

Vi ringrazio dell'attenzione e porgo cordiali saluti.

Anna

linguista_1 scrive:

7 gennaio 2016 alle 18:06

La soluzione con avere è usata ampiamente, e più spesso di quella con essere, come anche una ricerca in rete conferma. Quest'uso è legittimo, benché in contrasto con la regola da lei ricordata.

Alessandro Aresti

Maria scrive:

7 gennaio 2016 alle 19:48

Gentile linguista, ho dei dubbi riguardo all'analisi logica delle seguenti frasi:

1) Briccone, vedrai cosa ti aspetta!

2) Coraggio, ragazzi!

Nella frase n°1, "cosa" è da analizzare come compl. oggetto di "vedrai" o come soggetto di "aspetta"?

Nella frase n°2, "coraggio" è da considerare compl. di esclamazione o forse sarebbe meglio analizzarlo come compl. oggetto di una frase ellittica del verbo ("[Abbiate] coraggio, ragazzi!")?

Grazie delle delucidazioni e cordiali saluti.

Julia scrive:

3 marzo 2016 alle 12:17

Gentile linguista,

È meglio dire "Penso che penso troppo" o "Penso di pensare troppo"?

Grazie!

linguista_1 scrive:

3 marzo 2016 alle 17:00

Le due frasi sono equivalenti da un punto di vista sostanziale. La differenza è invece formale: la prima è in forma esplicita, la seconda in forma implicita. Se teniamo conto dell'uso, la seconda è preferibile perché suona meglio all'orecchio di un qualsiasi parlante.

Tenga presente il fatto che, nel primo caso, il verbo della subordinata, in quanto retto dal verbo pensare, dovrebbe essere più correttamente al congiuntivo ("penso che [io] pensi troppo", così come diremmo "Penso che Marco pensi troppo", "Penso che voi pensiate troppo", ecc.).

Alessandro Aresti

gigi scrive:

4 marzo 2016 alle 05:10

salve secondo voi è corretto dire in uno spot radiofonico: ''revolution party il programma dance di dj marco , vienici ad ascoltare sulla pagina fecebook :radio dance o seguici alla pagina facebook :italia music

linguista_1 scrive:

4 marzo 2016 alle 12:18

Il pronome ci dovrebbe seguire l'infinito ascoltare ("... vieni ad ascoltarci..."), ma capisco che si tratta di un "errore" comune.

Alessandro Aresti

Nina scrive:

4 marzo 2016 alle 16:10

Perché si usa l'avverbio di tempo ''sempre'' anche nelle frasi al passato? ''Ho sempre studiato, ecc ecc...''

Il dizionario dice che ''sempre'' sta per ''senza interruzione, senza fine, senza limiti di tempo''. il passato, invece, ha dei limiti.

linguista_1 scrive:

4 marzo 2016 alle 16:24

Il riferimento può essere anche a un limite di tempo corrispondente, per esempio, alla vita di chi parla o scrive o un periodo di essa; è questo un uso che ritroviamo nel verso leopardiano "Sempre caro mi fu quest'ermo colle".

Alessandro Aresti

roberto scrive:

7 marzo 2016 alle 15:42

buondì' e un grazie anticipato .

sento dire e vedo scrivere spesso :

in delle case . in dei giardini . in delle grotte ecc. invece che

in alcune case , talora nei giardini ecc.

Io rabbrividisco ma mi dicono che non è errore.....?!

linguista_1 scrive:

7 marzo 2016 alle 16:11

Si tratta di una soluzione di cui abbiamo attestazioni oggi come ieri.

Alessandro Aresti

rita bortolato scrive:

13 marzo 2016 alle 19:52

Gentile linguista,

nella frase "Abbiamo conosciuto i fatti e ne abbiamo tratto le dovute conclusioni" la particella pronominale "ne" svolge la funzione di complemento di mezzo?

La ringrazio

Rita Bortolato

linguista_1 scrive:

14 marzo 2016 alle 07:02

ne = da essi (i fatti) = "a partire da essi" (più che "per mezzo di essi"): direi che forse possiamo parlare di moto da luogo figurato.

Alessandro Aresti

Fausto Raso scrive:

14 marzo 2016 alle 09:49

A mio avviso si potrebbe considerare anche un complemento di origine o provenienza: "ne"= "dalla provenienza di questi (fatti)".

MarcoG scrive:

15 marzo 2016 alle 14:10

Caro Professore,

in un mio breve racconto scrivo testualmente: "stavo leggendo gli annunci sul Messaggero".

Mi dicono che avrei dovuto scrivere su "Il Messaggero". Ora, so bene che si scrive così, ma essendo un racconto in prima persona, credo di essere in parte "esonerato" da certi formalismi cui invece è vincolata la c.d voce narrante. Che ne pensa? Grazie

linguista_1 scrive:

16 marzo 2016 alle 10:37

Penso che abbia ragione. La soluzione con l'articolo separato dalla preposizione semplice può essere considerato un inutile formalismo quando si citano giornali di diffusione nazionale, noti - si presume - a tutti.

Alessandro Aresti

Sam scrive:

17 marzo 2016 alle 16:00

Nella frase "l'insegnante ha distribuito a ciascuno un testo differente per il compito in classe", la funzione logica di "a ciascuno" è quella di compl. di termine? o potrebbe essere anche compl. distributivo? Grazie della risposta.

linguista_1 scrive:

18 marzo 2016 alle 11:10

L'analizzerei come complemento di termine, perché su di esso "termina" l'azione indicata dal predicato verbale. Il complemento distributivo indica l'ordine o la proporzione in cui si trovano o secondo cui sono distribuite persone o cose, non a chi/a quanti viene distribuito qualcosa.

Alessandro Aresti

Cecilia scrive:

18 marzo 2016 alle 12:25

In frasi come "Se sono venuto, è stato per farti un favore" o "Se cantai, fu solo per te", si può dire che il SE abbia valore ipotetico o si tratta di un caso particolare?

linguista_1 scrive:

20 marzo 2016 alle 15:43

Non ha valore propriamente ipotetico. Introduce un'azione (sono venuto, cantai) finalizzata a un certo scopo (per farti un favore, per te).

Alessandro Aresti

annarella scrive:

21 marzo 2016 alle 19:53

Gentile linguista, come analizzare "un po' giallo"? Aggettivo qualificativo di...

linguista_1 scrive:

21 marzo 2016 alle 22:08

Giallo è aggettivo qualificativo. Un po' è una locuzione avverbiale.

Alessandro Aresti

Guido Bezzi scrive:

4 aprile 2016 alle 11:46

Egregio Professore, i dubbi sul congiuntivo non finiscono mai. A me risulta che dopo " come se" è preferibile usare il congiuntivo imperfetto. Esempio: " Lui parla come se fosse un genio". Una conoscente mi ha mostrato una grammatica in cui dopo " come se" si consiglia il congiuntivo presente. Io non direi di certo " Lui parla come se sia un genio".

E lei?

Grazie.

linguista_1 scrive:

4 aprile 2016 alle 13:02

Neppure io.

Alessandro Aresti

Virginia scrive:

4 aprile 2016 alle 17:49

Gentile linguista,

potrebbe fare l'analisi logica della seguente frase: "Luca è il mio migliore amico"?

Grazie

linguista_1 scrive:

5 aprile 2016 alle 21:04

Abbiamo un soggetto e un predicato nominale (mio e migliore sono attributi del nome del predicato).

Alessandro Aresti

rita scrive:

6 aprile 2016 alle 09:50

Gentile linguista,

mi è sorto un dubbio in merito al pronome interrogativo CHE. Nelle frasi "Che cosa fai? e Cosa fai?" Che cosa e Cosa sono sempre pronomi interrogativi?

Grazie per la consulenza.

Rita

linguista_1 scrive:

6 aprile 2016 alle 19:58

Cosa è una forma ellittica (cioè "ridotta") di che cosa, pronome interrogativo che nasce dall'unione dell'aggettivo interrogativo che e il sostantivo cosa.

Alessandro Aresti

Cecilia scrive:

7 aprile 2016 alle 11:09

Si può dire "non ne avevo dubbi!"? La particella "ne" in questa frase è un errore?

linguista_1 scrive:

8 aprile 2016 alle 20:04

Non è un errore in senso stretto. Abbiamo una ridondanza, accettabilissima sia nel parlato sia nello scritto informale (in quest'ultimo caso si potrebbe mettere una virgola prima di dubbi, a sottolineare la probabile pausa, o il cambio di intonazione, della corrispondente enunciazione orale). Nello scritto di registro formale, invece, sarebbe meglio evitarla.

Alessandro Aresti

Guido Bezzi scrive:

10 aprile 2016 alle 08:35

Egregio Professore, ancora un dilemma sul congiuntivo. Ho letto su una grammatica che il "faccia" della famosa frase di Totò: " Ma mi faccia mi piacere", sia da considerare un congiuntivo. Vale a dire che si tratta di una esortazione. Io dissento: a mio avviso si tratta di un imperativo, tanto è vero che se Totò, o chi per lui, si fosse rivolto al suo interlocutore con la forma confidenziale, avrebbe detto: " Fammi il piacere". E "fammi" è inequivocabilmente un imperativo. Orbene, se si usa l'imperativo per la seconda persona, perchè mai si dovrebbe usare il congiuntivo per la terza? Alcuni sostengono che l'imperativo non esiste nella terza persona, per cui si deve fa ricorso al congiuntivo, denominato anche congiuntivo esortativo. Ma io, fin da bambino, ho letto che l'imperativo esiste, eccome, anche nella terza persona singolare. Esempio: taccia! E "taccia", a suo avviso, è un congiuntivo esortativo o un vero e proprio imperativo?

Se "taccia", come suppongo, è da considerare un imperativo, credo che la stessa valutazione si possa fare per "faccia", a prescindere dalla bonarietà con cui si esprimeva Totò.

Grazie.

linguista_1 scrive:

10 aprile 2016 alle 13:06

Le forme di cui stiamo parlando sono in origine forme del congiuntivo, poi usate per riempire una casella vuota (quella della terza persona) dell'imperativo.

Alessandro Aresti

Caterina scrive:

10 aprile 2016 alle 14:39

Gentile Linguista,

è più corretto o preferibile «dentro e fuori della Penisola» o «dentro e fuori dalla Penisola»? Inoltre: Penisola è meglio maiuscolo o minuscolo? Grazie fin da ora,

Caterina

linguista_1 scrive:

10 aprile 2016 alle 19:09

1) Sono corrette entrambe le forme.

2) Se per Penisola si intende l'Italia, allora è preferibile l'iniziale maiuscola.

Alessandro Aresti

MarcoG scrive:

13 aprile 2016 alle 16:08

Gentile Linguista, uso le virgolette per esprimere il senso ironico di una parola o una locuzione. Ho letto che anche il corsivo può avere questa funzione. Quale dei due lei consiglia di usare? Grazie.

linguista_1 scrive:

13 aprile 2016 alle 17:19

Sono più comuni le virgolette (alte): pertanto le consiglio di usare queste.

Alessandro Aresti

Rom4 scrive:

14 aprile 2016 alle 12:14

Gentile linguista,

la forma indeclinata "gli" é praticamente (oserei dire purtroppo) ormai accettata, anche se non ancora inserita nella norma linguistica. Viene usata quindi come pronome indiretto per la terza persona singolare maschile e femminile e per la terza persona plurale. La mia domanda è: questo vale anche per la forma femminile plurale? "Gli" sostituisce "loro" a tutti gli effetti?

"Gli ho detto" = ho detto alle ragazze?

Grazie

linguista_1 scrive:

14 aprile 2016 alle 21:32

Praticamente è così. Siamo innanzi a un uso evitato nei registri più formali, ma che in quelli informali è prevalente (se non esclusivo). Le dirò di più: è prassi nell'insegnamento dell'italiano a stranieri (soprattutto al livello di principianti) presentare gli come normale forma plurale ambigenere (al riguardo posso portare la mia personale esperienza).

Alessandro Aresti

annarella scrive:

15 aprile 2016 alle 18:29

Gentili linguisti, si può accettare, come faccio io, l'uso di LUI al posto di ESSO quandio si tratta di una descrizione di un animale in un testo scolastico? Io ho spiegato ai bambini che è preferibile usare ESSO, ma se si parla, in un testo descrittivo, di un rapporto affettivo con l'animale che si ha in casa è accettabile anche l'uso del pronome, come se si trattasse di una persona. Al contrario, invece, se faccio un testo oggettivo su un animale devo usare ESSO. hO FATTO BENE, SECONDO IL VOSTRO PARERE? Mille grazie, come sempre.

linguista_1 scrive:

15 aprile 2016 alle 20:38

Ha fatto benissimo.

Alessandro Aresti

Virginia scrive:

18 aprile 2016 alle 15:10

Gentile linguista,

nella frase "Mi sono lasciata convincere dai modi gentili di quella donna" "dai modi gentili" è complemento di causa efficiente?

Grazie

linguista_1 scrive:

18 aprile 2016 alle 16:46

Direi che si possa meglio interpretare come complemento di mezzo: "Per mezzo di che cosa mi sono lasciata convincere?" "Per mezzo dei suoi modi gentili". Abbiamo invece un complemento d'agente nella frase "Mi sono lasciata convincere da quella donna".

Alessandro Aresti

Anna A scrive:

18 aprile 2016 alle 18:07

Gentili Professori,

ho letto in una rivista la seguente frase:

... quel gruppo di individui che ci "governano"

Non sarebbe più corretta: quel gruppo di individui che ci "governa".

Potreste farmi l'analisi logica della frase corretta?

Nel ringrazarVi dell'attenzione, porgo cordiali saluti.

Anna

linguista_1 scrive:

18 aprile 2016 alle 20:54

Abbiamo un caso di accordo "a senso": a un soggetto singolare di valore collettivo (gruppo), soprattutto quando seguito da un complemento di specificazione con un nome plurale (di individui), può corrispondere, soprattutto nel parlato, un verbo al plurale.

Per fare l'analisi sintattica completa, bisognerebbe avere anche il segmento che precede: quel gruppo di individui dovrebbe comunque essere il complemento oggetto di una proposizione di cui manca, appunto, la prima parte; la proposizione seguente, che ci governano, è una relativa: che = soggetto, ci = complemento oggetto, governano = predicato verbale.

Alessandro Aresti

Marina scrive:

19 aprile 2016 alle 14:31

Angelo non ha rivali nel campo dell'elettronica.

"nel campo dell'elettronica" è complemento di limitazione oppure "dell'elettronica" va analizzato a parte come specificazione?

Grazie per il suo tempo.

linguista_1 scrive:

19 aprile 2016 alle 17:20

nel campo = complemento di limitazione

dell'elettronica = complemento di specificazione

Alessandro Aresti

Anna A scrive:

21 aprile 2016 alle 00:00

Gentile prof. Aresti,

La ringrazio, vivamente, della cortese risposta e del tempo che mi ha voluto dedicare.

Anna

Matteo C. scrive:

26 aprile 2016 alle 09:48

Ill.Mo Professore

mentre leggevo e tentavo di comprendere un testo di linguistica in lingua inglese, aiutandomi con un traduttore automatico mi sono arenato davanti al seguente (incomprensibile) passaggio: "It provides information on a subject’s performance allowing the researcher or clinician to target classes of structures for assessment and remediation." La traduzione automatica riporta: "Esso fornisce informazioni sulle prestazioni di un soggetto che permette al ricercatore e clinico di indirizzare classi di strutture per la valutazione e rimediazione". Secondo lei, come può essere interpretata o riscritta la frase "indirizzare classi di strutture per la valutazione e rimediazione?"

La ringrazio in anticipo per la risposta.

Matteo

linguista_1 scrive:

26 aprile 2016 alle 09:55

Provi a vedere se questa soluzione può andar bene: "Esso fornisce informazioni sulle prestazioni di un soggetto che consentono al ricercatore o al clinico di individuare modelli di riferimento per la valutazione e il rimedio".

Tenga conto, tuttavia, che i linguaggi specialistici sono densi di termini tecnici ed espressioni idiomatiche che non possono essere rese in modo letterale.

Rocco Luigi Nichil

Daniele scrive:

27 aprile 2016 alle 14:41

Buongiorno,

studiando approfonditamente l'accordo del verbo con due soggetti uniti dalla congiunzione "o", ho compreso che si possono usare sia il singolare sia il plurale a seconda che si voglia sottolineare l'esclusione di uno dei due soggetti oppure l'inclusione, cosa che spesso è data anche dal contesto stesso.

Tuttavia, le seguenti frasi in cui compare "nessuno" sono tutte egualmente accettabili o qualcuna è sempre sbagliata?

1) Nessuno stato o nazione può intervenire

2) Nessuno stato o nazione possono intervenire

3) Nessuno stato o nessuna nazione possono intervenire

Grazie.

linguista_1 scrive:

27 aprile 2016 alle 23:18

In questo caso la presenza di nessuno rende preferibile il verbo al singolare.

Alessandro Aresti

Marina scrive:

29 aprile 2016 alle 14:45

Avrei ancora un quesito:

"Per eleganza le ville neoclassiche emergono su tutte".

Come analizzo "su tutte"?

Ancora grazie.

linguista_1 scrive:

29 aprile 2016 alle 15:30

Nella frase "Per eleganza le ville neoclassiche emergono su tutte", il sintagma "su tutte" costituisce un complemento di moto a luogo figurato, legato al significato del verbo emergere, che indica in senso letterale un movimento dal basso verso l'alto (per quanto qui sia usato con il significato traslato di 'eccellere, primeggiare').

È chiaro, tuttavia, che il costrutto istituisce un paragone fra "le ville neoclassiche" e "tutte (le altre ville)": tale confronto sarebbe stato più evidente se il predicato della frase fosse stato, ad esempio, "sono più eleganti" ("le ville neoclassiche sono le più eleganti fra tutte (le ville)", "le ville neoclassiche sono più eleganti delle altre ville", "le ville neoclassiche sono eleganti più delle altre").

Rocco Luigi Nichil

Julia scrive:

3 marzo 2016 alle 12:17

Gentile linguista,

È meglio dire "Penso che penso troppo" o "Penso di pensare troppo"?

Grazie!

linguista_1 scrive:

3 marzo 2016 alle 17:00

Le due frasi sono equivalenti da un punto di vista sostanziale. La differenza è invece formale: la prima è in forma esplicita, la seconda in forma implicita. Se teniamo conto dell'uso, la seconda è preferibile perché suona meglio all'orecchio di un qualsiasi parlante.

Tenga presente il fatto che, nel primo caso, il verbo della subordinata, in quanto retto dal verbo pensare, dovrebbe essere più correttamente al congiuntivo ("penso che [io] pensi troppo", così come diremmo "Penso che Marco pensi troppo", "Penso che voi pensiate troppo", ecc.).

Alessandro Aresti

gigi scrive:

4 marzo 2016 alle 05:10

salve secondo voi è corretto dire in uno spot radiofonico: ''revolution party il programma dance di dj marco , vienici ad ascoltare sulla pagina fecebook :radio dance o seguici alla pagina facebook :italia music

linguista_1 scrive:

4 marzo 2016 alle 12:18

Il pronome ci dovrebbe seguire l'infinito ascoltare ("... vieni ad ascoltarci..."), ma capisco che si tratta di un "errore" comune.

Alessandro Aresti

Nina scrive:

4 marzo 2016 alle 16:10

Perché si usa l'avverbio di tempo ''sempre'' anche nelle frasi al passato? ''Ho sempre studiato, ecc ecc...''

Il dizionario dice che ''sempre'' sta per ''senza interruzione, senza fine, senza limiti di tempo''. il passato, invece, ha dei limiti.

linguista_1 scrive:

4 marzo 2016 alle 16:24

Il riferimento può essere anche a un limite di tempo corrispondente, per esempio, alla vita di chi parla o scrive o un periodo di essa; è questo un uso che ritroviamo nel verso leopardiano "Sempre caro mi fu quest'ermo colle".

Alessandro Aresti

roberto scrive:

7 marzo 2016 alle 15:42

buondì' e un grazie anticipato .

sento dire e vedo scrivere spesso :

in delle case . in dei giardini . in delle grotte ecc. invece che

in alcune case , talora nei giardini ecc.

Io rabbrividisco ma mi dicono che non è errore.....?!

linguista_1 scrive:

7 marzo 2016 alle 16:11

Si tratta di una soluzione di cui abbiamo attestazioni oggi come ieri.

Alessandro Aresti

rita bortolato scrive:

13 marzo 2016 alle 19:52

Gentile linguista,

nella frase "Abbiamo conosciuto i fatti e ne abbiamo tratto le dovute conclusioni" la particella pronominale "ne" svolge la funzione di complemento di mezzo?

La ringrazio

Rita Bortolato

linguista_1 scrive:

14 marzo 2016 alle 07:02

ne = da essi (i fatti) = "a partire da essi" (più che "per mezzo di essi"): direi che forse possiamo parlare di moto da luogo figurato.

Alessandro Aresti

Fausto Raso scrive:

14 marzo 2016 alle 09:49

A mio avviso si potrebbe considerare anche un complemento di origine o provenienza: "ne"= "dalla provenienza di questi (fatti)".

MarcoG scrive:

15 marzo 2016 alle 14:10

Caro Professore,

in un mio breve racconto scrivo testualmente: "stavo leggendo gli annunci sul Messaggero".

Mi dicono che avrei dovuto scrivere su "Il Messaggero". Ora, so bene che si scrive così, ma essendo un racconto in prima persona, credo di essere in parte "esonerato" da certi formalismi cui invece è vincolata la c.d voce narrante. Che ne pensa? Grazie

linguista_1 scrive:

16 marzo 2016 alle 10:37

Penso che abbia ragione. La soluzione con l'articolo separato dalla preposizione semplice può essere considerato un inutile formalismo quando si citano giornali di diffusione nazionale, noti - si presume - a tutti.

Alessandro Aresti

Sam scrive:

17 marzo 2016 alle 16:00

Nella frase "l'insegnante ha distribuito a ciascuno un testo differente per il compito in classe", la funzione logica di "a ciascuno" è quella di compl. di termine? o potrebbe essere anche compl. distributivo? Grazie della risposta.

linguista_1 scrive:

18 marzo 2016 alle 11:10

L'analizzerei come complemento di termine, perché su di esso "termina" l'azione indicata dal predicato verbale. Il complemento distributivo indica l'ordine o la proporzione in cui si trovano o secondo cui sono distribuite persone o cose, non a chi/a quanti viene distribuito qualcosa.

Alessandro Aresti

Cecilia scrive:

18 marzo 2016 alle 12:25

In frasi come "Se sono venuto, è stato per farti un favore" o "Se cantai, fu solo per te", si può dire che il SE abbia valore ipotetico o si tratta di un caso particolare?

linguista_1 scrive:

20 marzo 2016 alle 15:43

Non ha valore propriamente ipotetico. Introduce un'azione (sono venuto, cantai) finalizzata a un certo scopo (per farti un favore, per te).

Alessandro Aresti

annarella scrive:

21 marzo 2016 alle 19:53

Gentile linguista, come analizzare "un po' giallo"? Aggettivo qualificativo di...

linguista_1 scrive:

21 marzo 2016 alle 22:08

Giallo è aggettivo qualificativo. Un po' è una locuzione avverbiale.

Alessandro Aresti

Guido Bezzi scrive:

4 aprile 2016 alle 11:46

Egregio Professore, i dubbi sul congiuntivo non finiscono mai. A me risulta che dopo " come se" è preferibile usare il congiuntivo imperfetto. Esempio: " Lui parla come se fosse un genio". Una conoscente mi ha mostrato una grammatica in cui dopo " come se" si consiglia il congiuntivo presente. Io non direi di certo " Lui parla come se sia un genio".

E lei?

Grazie.

linguista_1 scrive:

4 aprile 2016 alle 13:02

Neppure io.

Alessandro Aresti

Virginia scrive:

4 aprile 2016 alle 17:49

Gentile linguista,

potrebbe fare l'analisi logica della seguente frase: "Luca è il mio migliore amico"?

Grazie

linguista_1 scrive:

5 aprile 2016 alle 21:04

Abbiamo un soggetto e un predicato nominale (mio e migliore sono attributi del nome del predicato).

Alessandro Aresti

rita scrive:

6 aprile 2016 alle 09:50

Gentile linguista,

mi è sorto un dubbio in merito al pronome interrogativo CHE. Nelle frasi "Che cosa fai? e Cosa fai?" Che cosa e Cosa sono sempre pronomi interrogativi?

Grazie per la consulenza.

Rita

linguista_1 scrive:

6 aprile 2016 alle 19:58

Cosa è una forma ellittica (cioè "ridotta") di che cosa, pronome interrogativo che nasce dall'unione dell'aggettivo interrogativo che e il sostantivo cosa.

Alessandro Aresti

Cecilia scrive:

7 aprile 2016 alle 11:09

Si può dire "non ne avevo dubbi!"? La particella "ne" in questa frase è un errore?

linguista_1 scrive:

8 aprile 2016 alle 20:04

Non è un errore in senso stretto. Abbiamo una ridondanza, accettabilissima sia nel parlato sia nello scritto informale (in quest'ultimo caso si potrebbe mettere una virgola prima di dubbi, a sottolineare la probabile pausa, o il cambio di intonazione, della corrispondente enunciazione orale). Nello scritto di registro formale, invece, sarebbe meglio evitarla.

Alessandro Aresti

Guido Bezzi scrive:

10 aprile 2016 alle 08:35

Egregio Professore, ancora un dilemma sul congiuntivo. Ho letto su una grammatica che il "faccia" della famosa frase di Totò: " Ma mi faccia mi piacere", sia da considerare un congiuntivo. Vale a dire che si tratta di una esortazione. Io dissento: a mio avviso si tratta di un imperativo, tanto è vero che se Totò, o chi per lui, si fosse rivolto al suo interlocutore con la forma confidenziale, avrebbe detto: " Fammi il piacere". E "fammi" è inequivocabilmente un imperativo. Orbene, se si usa l'imperativo per la seconda persona, perchè mai si dovrebbe usare il congiuntivo per la terza? Alcuni sostengono che l'imperativo non esiste nella terza persona, per cui si deve fa ricorso al congiuntivo, denominato anche congiuntivo esortativo. Ma io, fin da bambino, ho letto che l'imperativo esiste, eccome, anche nella terza persona singolare. Esempio: taccia! E "taccia", a suo avviso, è un congiuntivo esortativo o un vero e proprio imperativo?

Se "taccia", come suppongo, è da considerare un imperativo, credo che la stessa valutazione si possa fare per "faccia", a prescindere dalla bonarietà con cui si esprimeva Totò.

Grazie.

linguista_1 scrive:

10 aprile 2016 alle 13:06

Le forme di cui stiamo parlando sono in origine forme del congiuntivo, poi usate per riempire una casella vuota (quella della terza persona) dell'imperativo.

Alessandro Aresti

Caterina scrive:

10 aprile 2016 alle 14:39

Gentile Linguista,

è più corretto o preferibile «dentro e fuori della Penisola» o «dentro e fuori dalla Penisola»? Inoltre: Penisola è meglio maiuscolo o minuscolo? Grazie fin da ora,

Caterina

linguista_1 scrive:

10 aprile 2016 alle 19:09

1) Sono corrette entrambe le forme.

2) Se per Penisola si intende l'Italia, allora è preferibile l'iniziale maiuscola.

Alessandro Aresti

MarcoG scrive:

13 aprile 2016 alle 16:08

Gentile Linguista, uso le virgolette per esprimere il senso ironico di una parola o una locuzione. Ho letto che anche il corsivo può avere questa funzione. Quale dei due lei consiglia di usare? Grazie.

linguista_1 scrive:

13 aprile 2016 alle 17:19

Sono più comuni le virgolette (alte): pertanto le consiglio di usare queste.

Alessandro Aresti

Rom4 scrive:

14 aprile 2016 alle 12:14

Gentile linguista,

la forma indeclinata "gli" é praticamente (oserei dire purtroppo) ormai accettata, anche se non ancora inserita nella norma linguistica. Viene usata quindi come pronome indiretto per la terza persona singolare maschile e femminile e per la terza persona plurale. La mia domanda è: questo vale anche per la forma femminile plurale? "Gli" sostituisce "loro" a tutti gli effetti?

"Gli ho detto" = ho detto alle ragazze?

Grazie

linguista_1 scrive:

14 aprile 2016 alle 21:32

Praticamente è così. Siamo innanzi a un uso evitato nei registri più formali, ma che in quelli informali è prevalente (se non esclusivo). Le dirò di più: è prassi nell'insegnamento dell'italiano a stranieri (soprattutto al livello di principianti) presentare gli come normale forma plurale ambigenere (al riguardo posso portare la mia personale esperienza).

Alessandro Aresti

annarella scrive:

15 aprile 2016 alle 18:29

Gentili linguisti, si può accettare, come faccio io, l'uso di LUI al posto di ESSO quandio si tratta di una descrizione di un animale in un testo scolastico? Io ho spiegato ai bambini che è preferibile usare ESSO, ma se si parla, in un testo descrittivo, di un rapporto affettivo con l'animale che si ha in casa è accettabile anche l'uso del pronome, come se si trattasse di una persona. Al contrario, invece, se faccio un testo oggettivo su un animale devo usare ESSO. hO FATTO BENE, SECONDO IL VOSTRO PARERE? Mille grazie, come sempre.

linguista_1 scrive:

15 aprile 2016 alle 20:38

Ha fatto benissimo.

Alessandro Aresti

Virginia scrive:

18 aprile 2016 alle 15:10

Gentile linguista,

nella frase "Mi sono lasciata convincere dai modi gentili di quella donna" "dai modi gentili" è complemento di causa efficiente?

Grazie

linguista_1 scrive:

18 aprile 2016 alle 16:46

Direi che si possa meglio interpretare come complemento di mezzo: "Per mezzo di che cosa mi sono lasciata convincere?" "Per mezzo dei suoi modi gentili". Abbiamo invece un complemento d'agente nella frase "Mi sono lasciata convincere da quella donna".

Alessandro Aresti

Anna A scrive:

18 aprile 2016 alle 18:07

Gentili Professori,

ho letto in una rivista la seguente frase:

... quel gruppo di individui che ci "governano"

Non sarebbe più corretta: quel gruppo di individui che ci "governa".

Potreste farmi l'analisi logica della frase corretta?

Nel ringrazarVi dell'attenzione, porgo cordiali saluti.

Anna

linguista_1 scrive:

18 aprile 2016 alle 20:54

Abbiamo un caso di accordo "a senso": a un soggetto singolare di valore collettivo (gruppo), soprattutto quando seguito da un complemento di specificazione con un nome plurale (di individui), può corrispondere, soprattutto nel parlato, un verbo al plurale.

Per fare l'analisi sintattica completa, bisognerebbe avere anche il segmento che precede: quel gruppo di individui dovrebbe comunque essere il complemento oggetto di una proposizione di cui manca, appunto, la prima parte; la proposizione seguente, che ci governano, è una relativa: che = soggetto, ci = complemento oggetto, governano = predicato verbale.

Alessandro Aresti

Marina scrive:

19 aprile 2016 alle 14:31

Angelo non ha rivali nel campo dell'elettronica.

"nel campo dell'elettronica" è complemento di limitazione oppure "dell'elettronica" va analizzato a parte come specificazione?

Grazie per il suo tempo.

linguista_1 scrive:

19 aprile 2016 alle 17:20

nel campo = complemento di limitazione

dell'elettronica = complemento di specificazione

Alessandro Aresti

Anna A scrive:

21 aprile 2016 alle 00:00

Gentile prof. Aresti,

La ringrazio, vivamente, della cortese risposta e del tempo che mi ha voluto dedicare.

Anna

Matteo C. scrive:

26 aprile 2016 alle 09:48

Ill.Mo Professore

mentre leggevo e tentavo di comprendere un testo di linguistica in lingua inglese, aiutandomi con un traduttore automatico mi sono arenato davanti al seguente (incomprensibile) passaggio: "It provides information on a subject’s performance allowing the researcher or clinician to target classes of structures for assessment and remediation." La traduzione automatica riporta: "Esso fornisce informazioni sulle prestazioni di un soggetto che permette al ricercatore e clinico di indirizzare classi di strutture per la valutazione e rimediazione". Secondo lei, come può essere interpretata o riscritta la frase "indirizzare classi di strutture per la valutazione e rimediazione?"

La ringrazio in anticipo per la risposta.

Matteo

linguista_1 scrive:

26 aprile 2016 alle 09:55

Provi a vedere se questa soluzione può andar bene: "Esso fornisce informazioni sulle prestazioni di un soggetto che consentono al ricercatore o al clinico di individuare modelli di riferimento per la valutazione e il rimedio".

Tenga conto, tuttavia, che i linguaggi specialistici sono densi di termini tecnici ed espressioni idiomatiche che non possono essere rese in modo letterale.

Rocco Luigi Nichil

Daniele scrive:

27 aprile 2016 alle 14:41

Buongiorno,

studiando approfonditamente l'accordo del verbo con due soggetti uniti dalla congiunzione "o", ho compreso che si possono usare sia il singolare sia il plurale a seconda che si voglia sottolineare l'esclusione di uno dei due soggetti oppure l'inclusione, cosa che spesso è data anche dal contesto stesso.

Tuttavia, le seguenti frasi in cui compare "nessuno" sono tutte egualmente accettabili o qualcuna è sempre sbagliata?

1) Nessuno stato o nazione può intervenire

2) Nessuno stato o nazione possono intervenire

3) Nessuno stato o nessuna nazione possono intervenire

Grazie.

linguista_1 scrive:

27 aprile 2016 alle 23:18

In questo caso la presenza di nessuno rende preferibile il verbo al singolare.

Alessandro Aresti

Marina scrive:

29 aprile 2016 alle 14:45

Avrei ancora un quesito:

"Per eleganza le ville neoclassiche emergono su tutte".

Come analizzo "su tutte"?

Ancora grazie.

linguista_1 scrive:

29 aprile 2016 alle 15:30

Nella frase "Per eleganza le ville neoclassiche emergono su tutte", il sintagma "su tutte" costituisce un complemento di moto a luogo figurato, legato al significato del verbo emergere, che indica in senso letterale un movimento dal basso verso l'alto (per quanto qui sia usato con il significato traslato di 'eccellere, primeggiare').

È chiaro, tuttavia, che il costrutto istituisce un paragone fra "le ville neoclassiche" e "tutte (le altre ville)": tale confronto sarebbe stato più evidente se il predicato della frase fosse stato, ad esempio, "sono più eleganti" ("le ville neoclassiche sono le più eleganti fra tutte (le ville)", "le ville neoclassiche sono più eleganti delle altre ville", "le ville neoclassiche sono eleganti più delle altre").

Rocco Luigi Nichil

linguista_1 scrive:

27 giugno 2016 alle 22:12

Sono corrette entrambe le soluzioni.

Alessandro Aresti

Beppe scrive:

14 luglio 2016 alle 12:41

Gentile professore,

riferendosi a Roma e Bologna, com’è corretto scrivere? Grazie per l’aiuto!

1) Città Eterna, Città Dotta;

2) Città eterna, Città dotta;

3) città eterna, città dotta.

linguista_1 scrive:

15 luglio 2016 alle 11:07

In casi simili, in cui entra in gioco l'alternanza di maiuscole/minuscole, ci si regola guardando all'uso: il quale, in questo specifico caso, ci dice che tutte le soluzioni sono diffuse (e quindi vanno bene).

Alessandro Aresti

Lidia scrive:

15 luglio 2016 alle 20:34

Gentili professori,

è corretto dire "abituarsi prima possibile" o "abituarsi il prima possibile"?

Grazie in anticipo per la risposta!

linguista_1 scrive:

15 luglio 2016 alle 23:12

"Il prima possibile".

Alessandro Aresti

paolo scrive:

16 luglio 2016 alle 12:56

Buongiorno!

In: "Parigi è il centro della moda e Gautier ne è il suo massimo esponente" l'uso di "suo" in combinazione con "ne" è scorretto vero?

Grazie!

linguista_1 scrive:

17 luglio 2016 alle 20:37

Volendo evitare la ridondanza, farei a meno di suo.

Alessandro Aresti

julia scrive:

17 luglio 2016 alle 22:15

Gentile linguista,

nel racconto "Ladri in Chiesa", di Alberto Moravia, nella seguente frase:

"Ma siccome non voglio che rimani sola, verrai con me..."

Non si dovrebbe usare il congiuntivo "rimanga"?

Grazie!

linguista_1 scrive:

18 luglio 2016 alle 09:40

, è così. Probabilmente qui Moravia ha voluto riprodurre un uso tipico del parlato colloquiale.

Alessandro Aresti

Guido Bezzi scrive:

20 luglio 2016 alle 18:04

Gentili linguisti

recentemente ho scritto: " Mi è capitato sovente d'incontrare vecchi amici con i quali si è tornati a parlare di certi argomenti". Un mio amico mi ha corretto, asserendo che è meglio dire:"...con i quali si è tornato a parlare di certi argomenti".

È meglio dire: "Si è tornati" oppure " Si è tornato"?

Grazie.

Guido Bezzi

linguista_1 scrive:

20 luglio 2016 alle 19:41

Sono corrette entrambe le frasi, per quanto l'accordo del participio fosse più frequente in passato di quanto non lo sia oggi.

Rocco Luigi Nichil

Giulia Lotti scrive:

22 luglio 2016 alle 16:05

Buongiorno,

una postilla alla domanda posta dall'utente Francesco il 26 febbraio: si parla di dozzina, derivato da "douzaine", perché si tratta del massimo numero cui si può arrivare a contare usando le dita della mano; il pollice può infatti "scorrere" sulle 12 falangi delle altre dita.

linguista_1 scrive:

22 luglio 2016 alle 16:10

Ammeto che non avevo mai sentito questa teoria prima d'ora. La ringrazio quindi per la preziosa testimonianza.

Rocco Luigi Nichil

francesco totoro scrive:

25 luglio 2016 alle 13:03

è corretto dire l'elite liberali sono indecise in Europa o è meglio: l'élite liberale è indecisa in Europa?.In sostanza il francesismo élite è una parola femminile singolare o ammette il plurale alla francese e quindi si può anche scrivere élites?

linguista_1 scrive:

25 luglio 2016 alle 15:43

Il francesismo élite, che in francese al plurale fa regolarmente élites, è considerato in italiano un sostantivo femminile invariabile. Tuttavia, la frase "l'elite liberali sono indecise in Europa" risulta scorretta dal punto di vista ortografico, non solo perché non presenta l'accento grave sulla vocale iniziale della voce, ma anche dal momento che l'articolo femminile plurale (le) non si elide neanche di fronte a parole inizianti per e-, se queste non variano dal plurale al singolare; la frase andrà quindi riscritta nel modo seguente: "le élite liberali sono indecise in Europa".

Rocco Luigi Nichil

Giuseppe scrive:

25 luglio 2016 alle 18:14

Gent.mmi linguisti, quale frase è da ritenere la più corretta:

1) verifica di un test in Italia nel periodo 2000-2010

2) verifica di un test per l'Italia nel periodo 2000-2010

O ancora risultati empirici per l'Italia o in Italia?

In generale, in questo contesto, è meglio utilizzare "in" o "per"? Vi ringrazio anticipatamente e vi auguro una buona serata.

linguista_1 scrive:

26 luglio 2016 alle 07:10

Difficile rispondere senza un contesto adeguato. Ad esempio, le locuzioni potrebbero comparire nella frase "Abbiamo diffuso un test in Italia" oppure in "Abbiamo preparato un test per l'Italia". Dipende quindi dal contesto. Può indicare cortesemente le frasi in cui compaiono i sintagmi che ha indicato? A dover giudicare da questi dati, direi che vanno bene entrambe le varianti (in ambedue i casi).

Rocco Luigi Nichil

Giuseppe scrive:

26 luglio 2016 alle 14:08

La ringrazio intanto per aver risposto, le frasi incriminate sono le seguenti:

1) la verifica del test in/per l' italia nel periodo 2000/2010 ha prodotto risultati significativi.

Praticamente è stato svolto un test usando dati relativi all'economia italiana.

L'altro caso sarebbe analogo (in questo caso una sorta di tiolo), cambiando leggermente la forma:

2) verifica del test: risultati empirici in/per l'Italia nel 2000/2010.

Grazie ancora.

linguista_1 scrive:

26 luglio 2016 alle 14:30

La prima frase cambia leggermente significato se si usa una una preposizione al posto di un'altra: chiameremo le due soluzioni (A) e (B).

(A) - la frase "la verifica del test in Italia nel periodo 2000/2010 ha prodotto risultati significativi" presuppone che il test sia stato svolto "in Italia", ma probabilmente sia stato formulato anche per altri paesi;

(B) la frase "la verifica del test per l'Italia nel periodo 2000/2010 ha prodotto risultati significativi" presuppone invece che il test sia stato formulato esclusivamente "per l'Italia".

Si potrebbe superare questa (sottilissima) ambiguità invertendo gli elementi della frase: infatti, riscrivendo la stessa come "nel periodo 2000/2010, la verifica del test ha prodotto in / per l'Italia risultati significativi" si annulla ogni differenza fra le due alternative, ma si propende, di fatto, per la soluzione (B).

Al di di questa precisazione, tuttavia, entrambe le soluzioni vanno bene se si vuole sottolineare che "la verifica" è relativa al dato raccolto in Italia e non altrove.

Le medesime argomentazioni possono essere poi impiegate per il secondo esempio.

Rocco Luigi Nichil

Riccardo scrive:

26 luglio 2016 alle 14:31

Buongiorno,

avrei piacere di sottoporre alla vostra attenzione il testo che segue, e a correggerlo se necessario, con uno sguardo all'uso dei tempi dei verbi che ho riportato in maiuscolo.

Grazie come sempre per il vostro generoso impegno puntuali spiegazioni.

Buongiorno

la Regione XXXX per quanto sappiamo non ha mai diffuso la voce che avete sentito da altre agenzie XXX. Stranamente circola, sembrerebbe di , tuttavia non se ne COMPRENDEREBBE il senso se non si PENSASSE al riconoscimento di tale operazione in qualità di bonifica poi remunerata , contribuendo con ciò a generare un costo per la Regione. Che vantaggio ne avrebbe se poi sempre le stesse agenzie PROCEDEREBBERO all’annullamento dagli archivi di veicoli che correttamente e congruamente risiedono in altre regioni? Mi chiederei se tutto ciò abbia senso. A lei la risposta.

linguista_1 scrive:

26 luglio 2016 alle 15:11

Concordo nell'uso dei primi due verbi evidenziati ("comprenderebbe" e "pensasse"), che rappresentano rispettivamente l'apodosi e la protasi di un periodo ipotetico di secondo tipo. Lo stesso schema si ripete nel periodo successivo, in cui però all'apodosi correttamente espressa al condizionale presente ("avrebbe") dovrebbe seguire una protasi al congiuntivo imperfetto ("procedessero").

Rocco Luigi Nichil

Riccardo scrive:

26 luglio 2016 alle 15:49

Ringrazio il Dottor Rocco Luigi Nichil per la sua risposta puntuale, e comprendo esattamente l'analisi.Mi chiedevo però in che modo avrei dovuto usare correttamente il condizionale dopo il SE nella protasi ("procedessero"), dal momento che nelle mie intenzioni volevo usare un se che reggesse il SE concessivo.Uso, questo, saggiamente spiegato in altre occasioni, sempre nel vostro forum. Non so se sia stato chiaro. Provo a spiegarmi così:" che vantaggio avvrebbero nell'ipotesi non tanto remota che poi continuerebbero a fare così". Ringrazio davvero cordialmente

linguista_1 scrive:

26 luglio 2016 alle 16:09

In effetti, se la frase fosse letta in questo modo, il condizionale risulterebbe corretto. Resta però il fatto che nella prima formulazione il periodo conserva una forte ambiguità, tanto che lei stesso è stato costretto, nell'ultimo intervento, a riformularlo meglio per chiarirne il significato.

In fondo, tutto dipende da che cosa ci si prefigge con uno scritto, se ad esempio si vuole giocare con l'ambiguità delle parole e delle frasi, o al contrario si vuole esporre gli argomenti con assoluta chiarezza. Per questo motivo, perciò, io riscriverei il primo esempio in questo modo: "Che vantaggio ne avrebbe se poi sempre le stesse agenzie continuerebbero a procedere all’annullamento dagli archivi [...]".

Rocco Luigi Nichil

Riccardo scrive:

26 luglio 2016 alle 16:37

Carissimo dottore Nichil la ringrazio davvero di cuore per la sua preziosa spiegazione.

linguista_1 scrive:

26 luglio 2016 alle 16:52

Sono io che ringrazio lei per la cortesia e per l'attenzione che pone al nostro blog.

Rocco Luigi Nichil

Dario scrive:

26 luglio 2016 alle 19:57

Gentile professore,

non ho chiaro l’uso di maiuscole/minuscole riguardo agli aggettivi che fanno parte di nomi propri. Per esempio, si scrive BMW Serie Tre o BMW Serie tre? Banca Popolare della Sardegna o Banca popolare della Sardegna? Grazie in anticipo per la risposta!

linguista_1 scrive:

27 luglio 2016 alle 11:37

I nomi propri, com'è noto, esigono la maiuscola. Negli esempi che lei pone, tuttavia, per quanto di norma basterebbe segnalare la maiuscola solo sul primo nome (ad esempio, "Banca popolare pugliese"), si tende sovente a utilizzare la maiuscola su tutte le parole che formano la locuzione ("Banca Popolare Pugliese"): tale consuetudine (ma questo discorso non vale per "BMW Serie Tre") potrebbe dipendere dalla tendenza ad indicare questi nomi con un acronimo ("Banca Popolare Pugliese", in sigla "BPP").

Rocco Luigi Nichil

Guido Bezzi scrive:

27 luglio 2016 alle 17:23

Gentili linguisti,

quale frase è preferibile:

a) Quando si ascoltava, tutti assieme, le partite alla radio..." oppure

b) Quandi si ascoltavano, tutti assieme, le partite alla radio...".

Ascoltava o ascoltavano?

Grazie.

Guido Bezzi.

linguista_1 scrive:

28 luglio 2016 alle 10:21

Le due frasi rappresentano in realtà costruzioni differenti, che provo a evidenziare variando leggermente l'ordine dei costituenti:

1) "Quando (noi) si ascoltava (= ascoltavamo), tutti assieme, le partite alla radio",

2) "Quando le partite si ascoltavano (= erano ascoltate) alla radio, tutti assieme".

Nel secondo caso, abbiamo un esempio di "si passivante", mentre nel primo il si ha valore di noi, secondo un uso diffuso soprattutto in Toscana e giunto all'italiano attraverso la prosa letteraria (forse per questo suona oggi un po' retro).

Rocco Luigi Nichil

Beppe scrive:

28 luglio 2016 alle 18:16

Gentile professore,

c'è differenza di significato fra dire "siamo messi bene" e dire "stiamo messi bene"? E sono comunque corrette entrambe le espressioni?

Grazie per la risposta!

linguista_1 scrive:

28 luglio 2016 alle 20:15

Non direi. Si tratta di un modo di dire ("[essere / stare] messi [bene / male]") riscontrabile con entrambi i verbi, sebbene nell'uso prevalga leggermente la variante composta con il verbo "essere".

Rocco Luigi Nichil

Marco G. scrive:

30 luglio 2016 alle 17:08

Gentile linguista,

ho letto su un diffuso giornale italiano la seguente frase, scritta da un noto storico:

Alla fine non sarà un editoriale di un giornale, non sarà l’opinione di qualche illustre studioso e neppure, temo, le parole del Papa a decidere se quella che stiamo vivendo è una guerra di religione.

Ho il dubbio che quel sarà non sia corretto per indicare le parole del Papa. Avrebbe dovuto scrivere saranno. Non crede?

Grazie.Marco Giovannini

linguista_1 scrive:

30 luglio 2016 alle 18:46

In effetti, avrebbe dovuto scrivere "saranno": evidentemente la coniugazione al singolare è ancorata sul precedente soggetto ("l’opinione di qualche illustre studioso"). Di solito queste cose succedono quando si scrive una certa cosa e poi magari si corregge (ipotizzo - ma la mia è una sorta di divinazione - "non sarà l’opinione di qualche illustre studioso e (non sarà) neppure, temo, quella del Papa...").

Rocco Luigi Nichil

Gianni scrive:

30 luglio 2016 alle 23:55

Gentile professore,

quando un termine straniero entra nella lingua italiana, con quale criterio se ne stabilisce il genere? Per esempio, "soundtrack" (colonna sonora) è maschile o femminile? I pochi dizionari di lingua italiana che lo riportano non concordano.

Grazie in anticipo per la spiegazione!

linguista_1 scrive:

31 luglio 2016 alle 18:28

Non è facile rispondere alla sua domanda, poiché sono tante le variabili che possono incidere sulla scelta del genere di un prestito. Ad esempio, le varianti femminili di soundtrack (che tuttavia trovo soltanto nel GRADIT, come sostantivo maschile invariabile) possono essere condizionate dalla sovrapposizione della locuzione italiana "colonna sonora", ma non è detto che sia così.

Rocco Luigi Nichil

PS - Le chiedo una cosa anch'io: in quale dizionario ha trovato la voce? Io non ne trovo traccia nello Zingarelli (2014), nel Devoto-Oli (2014), nel Garzanti (2006), nel Sabatini-Coletti (2008).

Giuseppe scrive:

1 agosto 2016 alle 14:40

Gent.mo linguista, le vorrei proporre un dubbio che probabilmente sarà una sottigliezza, ma che mi incuriosiva in quanto è spesso adoperato nel lessico scientifico. È più corretto adoperare la forma "in figura" o nella "figura"? O le due forme sono equivalenti. Cordiali saluti.

linguista_1 scrive:

1 agosto 2016 alle 15:48

Vanno bene entrambe le varianti, ma personalmente preferisco la seconda ("nella figura").

Rocco Luigi Nichil

Gianni scrive:

2 agosto 2016 alle 15:19

Gentile professore,

ho trovato il termine soundtrack come n. femminile su garzantilinguistica.it; come loc. s. maschile (nella forma sound track) su dizionari.repubblica.it/Italiano.

Grazie per la spiegazione!

linguista_1 scrive:

2 agosto 2016 alle 15:22

Sono io che ringrazio lei.

Rocco Luigi Nichil

Osvaldo scrive:

3 agosto 2016 alle 13:09

Gentile Professore, un dubbio rispetto all'uso del congiuntivo / condizionale nelle frasi di seguito riportate:

1)Le ho telefonato in virtù del fatto che fossi andata da lei.

2)Le ho telefonato in virtù del fatto che saresti andata dai lei.

Quale delle sue è corretta in italiano?

Grazie

linguista_1 scrive:

3 agosto 2016 alle 15:34

Non so qual è il significato che intende dare alla frase, ma i due esempi hanno (almeno potenzialmente) significati differenti, che la locuzione "in virtù della provo che" rischia di mascherare. Provo a esplicitare i due esempi in questo modo:

1) Le ho telefonato in virtù del fatto che (= per sapere se) fossi andata da lei.

2) Le ho telefonato in virtù del fatto che (= per avvertirla che) saresti andata dai lei.

Naturalmente, a significato diverso corrisponderà una forma differente.

Rocco Luigi Nichil

Rossella scrive:

3 agosto 2016 alle 17:22

Buonasera,

ho un dubbio riguardo ai famigerati congiuntivi riguardo a questa frase:

"Non posso dire che ora, dopo quasi tre anni, il nostro rapporto SIA/E' come lo AVESSI/AVEVO IMMAGINATO, ma alcune cose sono migliorate"

Il dubbio mi è venuto perché la frase è al negativo (con il "non" davanti). Qual è la forma più corretta? Ne esiste una ancora migliore?

Vi ringrazio!

linguista_1 scrive:

3 agosto 2016 alle 18:50

Nel primo caso la soluzione fra indicativo e congiuntivo è libera, anche se il congiuntivo conferisce alla frase un tono dubitativo, che non si avverte se si sceglie l'indicativo. Nel secondo esempio, invece, è certamente preferibile l'indicativo ("avevo immaginato"). In sostanza, riscriverei la frase in questo modo, lasciando inalterata la prima coppia: "Non posso dire che ora, dopo quasi tre anni, il nostro rapporto [sia/è] come lo avevo immaginato, ma alcune cose sono migliorate".

Rocco Luigi Nichil

Lidia scrive:

6 agosto 2016 alle 17:55

Gentile professore,

sono entrambe corrette e hanno lo stesso significato le seguenti due frasi?

1) È stato bravo come mai.

2) È stato bravo come non mai.

Grazie per l'aiuto!

linguista_1 scrive:

6 agosto 2016 alle 18:02

Entrambe corrette.

Rocco Luigi Nichil

Lidia scrive:

6 agosto 2016 alle 20:19

Gentile professore,

si può scrivere "nessun scolaro" o bisogna evitare il troncamento?

Grazie in anticipo per la risposta!

linguista_1 scrive:

7 agosto 2016 alle 12:15

Il troncamento (o apocope) non si verifica mai se l'iniziale della parola che segue inizia - come nel nostro caso - con "s complicata" o "s preconsonantica" (es. sc-, sd-, sg-, sp-, st-, ecc.), ma anche con z, gn, ps, x, "i semiconsonantica" (anche se in quest'ultimo caso l'uso è altalenante): quindi "nessuno scolaro" (come "uno scolaro"), "nessuno zaino" (come "uno zaino"), "nessuno gnomo" (come "uno gnomo"), "nessuno psicologo" (come "uno psicologo"), "nessuno xilofono" (come "uno xilofono"), "nessuno juventino" (come "uno juventino"). Si tratta, come abbiamo cercato di evidenziare, dello stesso dominio che contraddistingue la forma piena "uno" dell'articolo indeterminativo maschile, complementare alla forma apocopata "un", che compare in tutti gli altri casi.

Rocco Luigi Nichil

Guido Bezzi scrive:

11 agosto 2016 alle 11:25

Gentile linguista,

ho letto su un libro quanto segue:

"Accadde più di una volta che i genitori, per punirlo, lo abbiano chiuso a chiave nella sua stanza o in soffitta, privandolo della cena".

Ora le chiedo: perchè il congiuntivo" lo abbiano" anziché " lo hanno"?

Grazie.

Guido Bezzi.

linguista_1 scrive:

11 agosto 2016 alle 23:17

Il congiuntivo è corretto, ma non quello presente ("abbiano"): per una ragione di "consecutio temporum", l'uso del passato remoto nella frase reggente implica l'uso del congiuntivo imperfetto ("avessero") nella proposizione retta.

Alessandro Aresti

Maria scrive:

12 agosto 2016 alle 11:04

Gentile linguista,

Le riporto quanto affermato da un manuale scolastico di grammatica riguardo al corretto svolgimento dell'analisi logica:

"1) La congiunzione, l'avverbio e le locuzioni avverbiali formano da soli un sintagma (e si analizzano nella sola parte morfologica).

2) L'avverbio di negazione si unisce al verbo che accompagna. Se si separa, va analizzato come avverbio di negazione e non come complemento avverbiale."

Quando andavo a scuola, invece, la mia docente di italiano mi ha inculcato le seguenti regole:

1) le congiunzioni si uniscono all'elemento che accompagnano e non vanno analizzate separatamente;

2) gli avverbi possono essere analizzati come complementi avverbiali oppure come complementi di luogo (es. "laggiù"), di tempo (es. "sempre"), etc.;

3) il "non" va sempre analizzato come complemento avverbiale di negazione.

Ora, io ho trasmesso alle mie alunne le stesse regole impartitemi dalla mia docente, anche per evitare di confondere il piano morfologico con quello della sintassi semplice. Ho fatto male?

La ringrazio molto e Le porgo cordiali saluti.

linguista_1 scrive:

14 agosto 2016 alle 14:48

Bisogna distinguere fra congiunzioni e avverbi. Le prime, in effetti, non corrispondono a una categoria logico-sintattica; non ha quindi senso considerarle se non a livello di analisi grammaticale. Gli avverbi invece possono costituire una categoria logico-sintattica (ma non il complemento di negazione non, che quindi considererei parte del predicato verbale): gli avverbi di tempo, infatti, corrispondono normalmente a un complemento di tempo, così come quelli di luogo a un complemento di luogo.

Alessandro Aresti

julia scrive:

18 agosto 2016 alle 19:40

Gentile linguista,

in un racconto di Moravia il protagonista viene descritto così:

"io magro scannato, il viso a coltello nero di barba, gli occhi incavati e scintillanti."

Cosa significa "il viso a coltello"?

Grazie!

linguista_1 scrive:

19 agosto 2016 alle 14:55

L'espressione è usata solitamente per indicare la posizione verticale di un oggetto a forma di parallelepipedo (come un libro, un mattone, ecc.). In questo caso è usata per indicare un viso molto magro e allungato.

Alessandro Aresti

Stefano scrive:

19 agosto 2016 alle 21:10

Buona sera,

Vorrei sapere se la parola "decumano" può essere considerata come sinonimo di "parallelo" ( nell'accezione di parallelo terrestre).

Grazie

Stefano

linguista_1 scrive:

20 agosto 2016 alle 15:03

Considerato nella sua accezione strettamente tecnico-geografica, il termine parallelo non è sinonimo di decumano.

Alessandro Aresti

Guido Bezzi scrive:

22 agosto 2016 alle 16:45

Gentile linguista, ancora dilemmi legati al congiuntivo. È meglio dire: " Credo che tu abbia pensato che si trattava di uno scherzo" oppure: " Credo che tu abbia pensato che si trattasse di uno scherzo"? Le pongo il quesito perchè a me sembra che la seconda frase, con due congiuntivi, risulti pesante.

Grazie.

Guido Bezzi

linguista_1 scrive:

24 agosto 2016 alle 09:46

Personalmente non la trovo pesante. Comunque, può anche optare per l'indicativo: la frase, però, risulterà meno elegante.

Alessandro Aresti

Emiliano scrive:

31 agosto 2016 alle 16:52

Salve, volevo chiedervi se secondo voi questa forma del periodo ipotetico é corretta:

"e se io fossi andato a stilare il preventivo e sarei in attesa di svolgere il lavoro?"

o bisogna usare quest'altra:

"e se io fossi andato a stilare il preventivo e fossi in attesa di svolgere il lavoro?"

linguista_1 scrive:

5 settembre 2016 alle 09:35

Senza dubbio la seconda frase. Non si tratta di un periodo ipotetico completo, ma di due interrogative coordinate (potenzialmente con valore di protasi di un periodo ipotetico mancante però dell'apodosi). Cosa diversa sarebbe stata se lei avesse scritto: "e se io fossi andato a stilare il preventivo e (se) fossi in attesa di svolgere il lavoro, che cosa avresti detto?".

Rocco Luigi Nichil

Guido Bezzi scrive:

18 settembre 2016 alle 17:24

Gentile professore, mi è capitato recentemente di leggere queste due frasi: " Ci hanno sparato addosso" e " Eravamo a terra e ci siamo subito levati in piedi". Ora le chiedo " addosso" è pleonastico e quindi inutile? Stessa domanda per "in piedi". Però è anche vero che se si scrive " Ci hanno sparato" forse manca qualcosa. Così come " Ci siamo subito levati" mi sembra incompleto. La ringrazio.

Guido Bezzi.

linguista_1 scrive:

19 settembre 2016 alle 10:54

Certamente si tratta di "rafforzativi" che, da un punto di vista logico, sono ridondanti.

Alessandro Aresti

Virginia scrive:

26 settembre 2016 alle 19:40

Salve,

può fare l'analisi logica della frase "Luca e Maria si sono sposati?" La particella "si" fa parte del predicato verbale o è un complemento?

Grazie

linguista_1 scrive:

26 settembre 2016 alle 19:53

La particella fa parte del verbo (sposarsi è un verbo riflessivo) e quindi del predicato. Luca e Maria sono ovviamente i soggetti.

Alessandro Aresti

Gianni scrive:

28 settembre 2016 alle 20:10

Gentile professore,

mi è capitato di leggere "regìa", con la "i" accentata. È lecito?

Grazie per la risposta!

linguista_1 scrive:

29 settembre 2016 alle 19:17

L'accentazione "interna" di una parola è legittima ogni volta ci sia il rischio, nel contesto specifico, di una confusione con una parola omografa (che si scrive nello stesso modo) ma non omofona (che non si pronuncia allo stesso modo). Sono tali le parole regìa e règia (femminile dell'aggettivo regio).

Altrimenti, l'accento è ingiustificato.

Alessandro Aresti

Emna scrive:

5 ottobre 2016 alle 21:22

Buongiorno, mi potete dire se il nome CIOCCOLATINO è derivato o alterato di cioccolato. La maestra dice alterato mentre il dizionario Devoto Oli opta per derivato.

Cordiali saluti

linguista_1 scrive:

6 ottobre 2016 alle 19:25

Gli alterati rientrano nella categoria dei derivati: dunque hanno ragione sia la maestra sia il dizionario.

Alessandro Aresti

Vittorio P. scrive:

7 ottobre 2016 alle 11:50

Buongiorno.

In un blog linguistico ho letto la seguente frase:

Non sapevamo che i capi delle facoltà universitarie si chiamano presidenti.

A vostro giudizio è corretto l'uso dell'indicativo presente (si chiamano) in luogo del congiuntivo imperfetto (si chiamassero)?

Grazie per l'eventuale risposta.

Vittorio P.

linguista_1 scrive:

8 ottobre 2016 alle 19:02

La presenza dell'imperfetto (sapevamo) nella reggente implica, secondo le regole della consecutio temporum, l'uso del congiuntivo imperfetto (si chiamassero). Tuttavia il presente è impiegato abbastanza spesso e in altri contesti (non nel nostro) è utile in una prospettiva funzionale, per distinguere fra uno stato attuale (non sapevo che si chiamano - ancora è così) e uno stato passato (non sapevo che si chiamassero - prima, ora non più). Ma la soluzione con il congiuntivo resta preferibile per una questione di eleganza di espressione.

Alessandro Aresti

Rita scrive:

11 ottobre 2016 alle 11:50

Gentile professore,

nella frase "Si sono viste le sorelle Rossi", "le sorelle Rossi" è soggetto o complemento oggetto? Direi soggetto, trattandosi di un si passivante (non ci sarebbero dubbi, infatti, nella frase "sono state viste le sorelle Rossi"), ma nel Sensini trovo scritto che "il passivante alla frase un valore impersonale"...può gentilmente chiarirmi le idee? La ringrazio molto!

linguista_1 scrive:

11 ottobre 2016 alle 17:10

Le sorelle Rossi è il soggetto. L'impersonalità di cui parla il Sensini andrà riferita al complemento d'agente (che è anche il soggetto "logico" dell'enunciato).

Alessandro Aresti

lorenzo scrive:

11 ottobre 2016 alle 21:54

Buonasera.

Posso scrivere "Ogni forma di discriminazioni" oppure invece é corretto: "Ogni forma di discriminazione"?

Grazie.

linguista_1 scrive:

12 ottobre 2016 alle 20:45

La seconda soluzione va bene, dal momento che il singolare ha valore "collettivo", cioè sta a indicare la categoria delle discriminazioni. Ma anche la prima soluzione può essere considerata corretta.

Alessandro Aresti

Giuseppina scrive:

13 ottobre 2016 alle 00:25

Vorrei la sua opinione in merito all'analisi logica della proposizione "Ho trent'anni ". Trent'anni è complemento di età, come sostengono molte grammatiche, o complemento oggetto? Grazie per l'attenzione

linguista_1 scrive:

14 ottobre 2016 alle 10:03

Il complemento di età è un complemento "circostanziale": in una frase come "Ho conosciuto un ragazzo di vent'anni" il complemento di età vent'anni un'informazione aggiuntiva importante per qualificare meglio l'elemento il ragazzo.

Nell'esempio da lei proposto vent'anni (che chiaramente fa sempre riferimento a un'età) non ha più un valore circostanziale, ma è un elemento "nucleare", di cui non possiamo fare a meno (pena il diverso significato o il non-significato della frase). Qui è complemento oggetto.

Alessandro Aresti

Jonny scrive:

15 ottobre 2016 alle 17:42

Come usare le parole parte integrante di...

Salve, ho lavorato a stretto contatto con una persona in un’azienda. vorrei scriverle un messaggio. Come posso continuare la seguente frase?

mi hai fatto sentire parte integrante di ...

Non posso aggiungere team/gruppo perché nell’azienda c’eravamo solo io e lei.

Grazie per l’attenzione

linguista_1 scrive:

15 ottobre 2016 alle 21:07

Si potrebbe dire, semplicemente, "... parte integrante dell'azienda". Altrimenti va detto in tutt'altro modo.

Alessandro Aresti

Caterina scrive:

16 ottobre 2016 alle 11:52

«Vi chiedo un aiuto in merito all’uso di un nome proprio in lingua inglese e al relativo articolo. È più corretto: dall’University of California Press / dalla University of California Press / dallo University of California Press? Grazie fin da ora, Caterina

linguista_1 scrive:

16 ottobre 2016 alle 13:01

Opterei per la seconda: la preposizione articolata al femminile perché, nella scelta di quale genere attribuire a un sostantivo inglese, in genere si riconduce tale sostantivo al corrispondente italiano (press corrisponde a stampa); la forma senza elisione (della) perché il suono successivo è [ju:], non [u].

Alessandro Aresti

3^D scrive:

16 febbraio 2017 alle 11:41

Siamo i ragazzi della 3^D. Durante la correzione degli esercizi di grammatica, siamo incappati in un dubbio che desideriamo sottoporle. Nella frase "il medico di famiglia ha deciso di ridurre il dosaggio dei farmaci che il nonno assumeva per i suoi problemi di pressione, perché fa molto caldo", l'espressione verbale "ha deciso di ridurre" può essere considerata alla stregua di un'espressione fraseologica o dobbiamo considerarli due predicati distinti?

Le siamo grati per la Sua cortese risposta,

3^D

linguista_1 scrive:

16 febbraio 2017 alle 15:58

Cari ragazzi della 3^ D (di quale scuola?),

capisco il dubbio, ma nell'analisi della frase in questione opterei per le due proposizioni: una principale ("il medico di famiglia ha deciso") e una secondaria oggettiva ("di ridurre il dosaggio dei farmaci"). Completano poi il periodo una casuale ("perché fa molto caldo"), dipendente dalla subordinata oggettiva, e una relativa ("che il nonno assumeva per i suoi problemi di pressione"), che esplicita di quali "farmaci" si tratta.

Rocco Luigi Nichil

Arno scrive:

16 febbraio 2017 alle 21:44

Gentili Linguisti, c'è un termine "messa in tavola" che, secondo me, dovrebbe significare la preparazione di un disegno tecnico però non ne sono sicuro e non ne posso trovare la conferma da nessuna parte. Che ne dite voi? Grazie.

linguista_1 scrive:

16 febbraio 2017 alle 21:51

Non sono un esperto del lessico specialistico dell'ingegneria (e dell'architettura), ma credo anch'io che in questo contesto l'espressione messa in tavola - non registrata dai dizionari - indichi il disegno tecnico che "mette" su "tavola" un certo progetto: lo confermano le numerose attestazioni della locuzione rintracciabili in vari testi specialistici (cfr., a titolo d'esempio, https://books.google.it/books?id=4Es8pm6GhOcC&pg=PA345&dq=%22messa+in+tavola%22&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwja0I7DuZXSAhWCWxQKHbr8Bk4Q6AEIHDAA#v=onepage&q=%22messa%20in%20tavola%22&f=false).

Rocco Luigi Nichil

Dylan Thomas scrive:

17 febbraio 2017 alle 11:47

(1) Mi dovrei mettere la sciarpa. Fa freddo.

(2) Dovrei mettermi la sciarpa. Fa freddo.

Credo che entrambe le forme siano grammaticalmente corrette, anche se personalmente preferisco la seconda.

Vi chiedo: mettermi in (2) è un riflessivo apparente o un vero e proprio riflessivo?

Mi dovrei mettere in (1) contiene una forma riflessiva?

Grazie

DT

linguista_1 scrive:

17 febbraio 2017 alle 11:53

Caro Dylan,

il problema che lei pone può essere ricondotto al fenomeno della risalita del pronome clitico con verbi modali (nel nostro caso il pronome -mi). Qualche esempio: "non mi devi far perdere tempo" (invece di "non devi farmi perdere tempo"), "non te lo posso dire" (invece di "non posso dirtelo"), "non ci voglio credere" (invece di "non voglio crederci"). Questo tratto - che rappresenta una manifestazione tipica dell'"italiano dell'uso medio" o "neostandard" e si colloca quindi al di sotto della norma grammaticale tradizionale - è un processo che rientra nella più vasta ristrutturazione del sistema pronominale italiano: il fenomeno della risalita del pronome clitico con verbi modali è stato ampiamente analizzato in diversi lavori scientifici, che ne hanno evidenziato anche il carattere diatopico (secondo Skytte/Salvi/Manzini [2001: 513], ad esempio, nei dialetti mediani e in Toscana esistono entrambe le strutture, nei dialetti settentrionali solo la costruzione senza risalita, nei dialetti meridionali solo quella con risalita) e diamesico (secondo Berretta [1986: 72], "(...) nel parlato i clitici "risalgono" nei contesti di possibile ristrutturazione (...) più che nello scritto", per quanto secondo Serianni (1988: 220-223) il fenomeno non sia tipico del parlato). Come vede, il discorso è molto lungo e dibattuto.

Di certo, però, il verbo "mettermi" (nella frase Dovrei mettermi la sciarpa") rappresenta un riflessivo apparente, giacché il sintagma "la sciarpa" costituisce il complemento oggetto che completa il significato dello stesso verbo.

Rocco Luigi Nichil

Maria Lucia scrive:

28 febbraio 2017 alle 20:51

Buonasera, sapreste indicarmi il plurale di pronto soccorso?

Vi ringrazio anticipatamente!

linguista_1 scrive:

2 marzo 2017 alle 08:42

Non esiste una soluzione univoca: come una ricerca su Internet può confermare, sono attestati nell’uso pronto soccorso, pronto soccorsi e pronti soccorsi. Se digitiamo sul motore di ricerca di Google i pronto soccorso, i pronto soccorsi e i pronti soccorsi otteniamo i seguenti risultati: 54.800 occorrenze per il primo, 8.690 per il secondo, 2.370 per il terzo. La forma invariabile è dunque quella più frequente.

Alessandro Aresti

Virginia scrive:

2 marzo 2017 alle 17:34

Salve,

nella frase "questo foulard è a righe" che complemento è "a righe"? modo o qualità?

Grazie

linguista_1 scrive:

3 marzo 2017 alle 20:46

Si tratta di un complemento di qualità, che tradizionalmente individua una caratteristica di qualcuno o di qualcosa (come una cravatta). Il complemento di modo fa invece riferimento al modo in cui si verifica il fatto o si compie l'azione indicati dal predicato.

Alessandro Aresti

Stefano scrive:

4 marzo 2017 alle 20:28

Gentile linguista, ho bisogno del suo cortese aiuto per chiarire un dubbio linguistico. Se può chiarirmelo, gliene sarei grato, glielo illustro nel dettaglio.

La particella "ne" può comportarsi come si comportano i pronomi diretti?

Nel senso che, i pronomi diretti, mi pare che si abbinino bene con un qualsiasi verbo della lingua italiana, in frasi positive e negative, costituendo frasi che sono di senso compiuto anche quando omettono il tutto che rappresentano:

+ pronome diretto + verbo./ No + pronome diretto + verbo.

Ad esempio: , lo voglio./ No, non lo voglio.

lo voglio. No non lo voglio; hanno un senso logico, e si possono pronunciare sia nel parlato che nello scritto.

Il pronome diretto, sottointende il tutto, la piena interezza, anche se la parola "tutto" non è espressa esplicitamente. Se un parlante mi chiede:

vuoi il vino?

Io, usando il pronome diretto, posso rispondere:

1 a. , lo voglio.

2 a. no, non lo voglio.

Queste due risposte sono corrette, hanno un senso compiuto pur avendo il tutto sottointeso, giusto?

3 a. , lo voglio [tutto].

4 a. No, non lo voglio [tutto].

E fin qui credo di non avere dubbi.

Ma per il pronome ne come è la situazione? Il pronome "ne", quando funge da partitivo (utilizzato perciò in quelle risposte che rispondono a domande aventi articoli partitivi) sottointende, allo stesso modo come sottointendono il tutto i pronomi diretti, quella parte indeterminata del tutto?

Il pronome ne può costituire frasi prive di elementi espliciti (prive del quantificatore e di qualsiasi altro elemento, referente che tende specificare) come quelle frasi 1a e 2b?

+ ne + verbo./ No + ne + verbo (quantificatore omesso e qualsiasi altro elemento esplicito).

Alla domanda:

vuoi del vino?

Le due tipologie di risposte saranno con il ne:

1 b. , ne voglio.

2 b. no, non ne voglio.

Tali risposte, e tali frasi, così come sono illustrate, prive esplicitamente della quantificazione, sono giuste oppure no?

Omettendo la quantificazione, sia per la risposta positiva che negativa, il ne, associato solo al verbo che lo segue, può costituire frasi grammaticali di senso compiuto, pronunciabili sia nel parlato che nello scritto?

Oppure per essere giuste queste frasi, bisogna riportare in modo esplicito la quantificazione, sia per la positiva che per la negativa?

E’ necessario per forza specificare il quantificatore nelle frasi con il ne perché queste abbiano un senso logico (nello scritto e nel parlato)?

Come le frasi qui sotto?

3 b. Si, ne voglio u?n? p?o?'?/?d?u?e?/?t?r?e?/? a?l?c?u?n?i?-?e?/?t?a?n?t?o?-?i?-?e?/?p?o?c?o?-?c?h?i?-?c?h?e?/?

4 b. No, non ne voglio n?e?s?s?u?n?o?-?a?/?a?l?c?u?n?o?-?a?.

Oppure nelle due risposte , ne voglio, no, non ne voglio pur non esplicitando la quantificazione, questa è già sottointesa comunque?

, ne voglio [un po’]. = , ne voglio un po’.

No, non ne voglio [nessuno-alcuno]. = No, non ne voglio alcuno.= No, non voglio alcun vino.

Si può dire allora che il pronome ne si comporta come si comportano i pronomi diretti?

Il pronome "ne", può essere seguito da qualsiasi verbo della lingua italiana? Dando così senso compiuto alle frasi come quelle frasi (1a) e (1b) in cui ci sono i pronomi diretti, e nelle quali l’interezza pur sottointesa è omessa?

Domanda: il ne, nelle due tipologie di risposte, si riferisce alla quantità indeterminata espressa dall’articolo partitivo nella domanda vuoi del vino?

E se inoltre pronuncio frasi affermative come queste:

Il latte te lo verso (tutti i giorni) ;

il pesce lo compriamo ( spesso);

latte te ne verso (tutti i giorni);

pesce ne compriamo( spesso);

omettendo ciò che è sbarrato tra parentesi.

Nel primo caso qui, in cui è presente il pronome diretto, le frasi, credo che comunque abbiano un senso logico. Ma il mio dubbio è: invece nel secondo caso in cui è presente il pronome ne? Hanno lo stesso, un senso compiuto?

Siccome il pronome diretto sottointende il tutto che rappresenta, non occorre scrivere la parola tutto, questo tipo di pronome si abbina con qualsiasi verbo italiano, e sottointendendo il tutto, le frasi che lo contengono, hanno un senso compiuto, sia nel parlato che nello scritto. Volevo capire se anche la particella ne può comportarsi in questo modo, volevo capire se vale lo stesso anche per la particella ne o se questa ha delle differenze. E’ qui che si incentra il mio dubbio.

Non so se il mio dubbio è chiaro. Confidando che sia così, le chiedo gentilmente se può chiarirmi la questione.

La prego mi chiarisca la questione con parole intente a dissipare il mio dubbio.

Sono molto confuso.

Attendendo le sue delucidazioni, la saluto cordialmente e la ringrazio.

Stefano

linguista_1 scrive:

5 marzo 2017 alle 15:41

Frasi come ", ne voglio" o "No, non ne voglio" (di risposta alla domanda "Vuoi del vino?") sono pienamente grammaticali e hanno un senso compiuto: ne infatti, usato con valore partitivo, corrisponde a "di esso (= di vino)".

Alessandro Aresti

Riccardo scrive:

7 marzo 2017 alle 11:59

Buongiorno vorrei sapere che ruolo ricoprono nell'analisi logica gli avverbi di valutazione.

Ad esempio nella frase "Paolo non è andato a scuola", non fa parte del predicato verbale o ha un altro ruolo?

E nella frase:" Sicuramente andremo al cinema"?

Infine per alcuni avverbi esistono i corrispettivi complementi avverbiali. Questo vale per tutti i tipi di avverbi e quindi anche per quelli di valutazione o solo per alcuni.

Grazie e cordiali saluti,

Riccardo

linguista_1 scrive:

8 marzo 2017 alle 12:36

L'avverbio di negazione non è in genere considerato parte del predicato verbale. In generale, non tutti gli avverbi possono essere fatti corrispondere a uno dei complementi tradizionali: è questo il caso di sicuramente nella frase proposta.

Alessandro Aresti

Claudia scrive:

8 marzo 2017 alle 16:36

Gentilissimo dottor Aresti, gentile Redazione,

vi chiedi indicazioni su tre forme di una stessa parola:

a) neodottore,

b) neo-dottore;

c) neo dottore.

Sono tutte accettabili? Una delle tre è da considerarsi preferibile?

Grazie infinite,

con un cordialissimo saluto,

Claudia

linguista_1 scrive:

8 marzo 2017 alle 22:02

Neo è un prefisso, e in quanto tale non può stare da solo. Va preferita la prima soluzione, ma anche la seconda non è sbagliata (in genere il trattino è usato negli accostamenti nuovi o occasionali).

Alessandro Aresti

Virginia scrive:

9 marzo 2017 alle 14:01

Salve,

nella frase "Partirò tra due o tre giorni" "due" è un aggettivo numerale o un pronome numerale?

Grazie

linguista_1 scrive:

9 marzo 2017 alle 18:04

È un aggettivo, riferito a giorni (come tre).

Alessandro Aresti

Tonia scrive:

12 marzo 2017 alle 22:23

Vorrei sapere la forma corretta di "I Simpson sono un cartone animato o i Simpson è un cartone animato...e poi avrei voluto morire o sarei voluto morire..secondo la regola che dice che l'ausiliare segue il verbo all infinito ...grazie

linguista_1 scrive:

13 marzo 2017 alle 19:55

1) A voler essere rigorosi, sarebbe da preferire il verbo al singolare, poiché "I Simpson" è il titolo del cartone animato (allo stesso modo si dirà, per fare un esempio letterario, "I Promessi Sposi è un romanzo di Alessandro Manzoni").

2) Secondo la norma grammaticale, si dovrebbe usare l'ausiliare del verbo retto dal servile (cioè morire): essendo questo essere ("sono morto"), si dirà "sarei voluto morire".

Alessandro Aresti

Sabrina scrive:

14 marzo 2017 alle 00:05

Salve professore, com'è l'analisi logica di questa frase?

"Nella cameretta di Luca sembrava che fosse passato un tornado"

La ringrazio anticipatamente.

linguista_1 scrive:

14 marzo 2017 alle 13:01

Abbiamo due proposizioni: "Nella cameretta di Luca sembrava" (proposizione principale), "che fosse passato un tornado" (proposizione subordinata soggettiva).

Nella prima, senza soggetto (tale funzione è rivestita a livello di periodo dalla proposizione soggettiva), abbiamo un predicato (sembrava), un complemento di luogo (nella cameretta) e un complemento di specificazione (di Luca).

Nella seconda abbiamo un soggetto (un tornado) e un predicato (fosse passato).

Alessandro Aresti

Marina scrive:

14 marzo 2017 alle 17:14

Gent.mo dottor Aresti, vorrei sapere come esprimere l'analisi delle proposizioni coordinate alle subordinate.

Esempio:

1) Ho deciso che uscirò e farò acquisti.

2) Ho deciso che uscirò ma non farò acquisti.

1) Ho deciso= principale

che uscirò=sub. di 1^grado, oggettiva esplicita

e farò acquisti= coordinata copulativa (alla sub. oggettiva)

2) Ho deciso= principale

che uscirò=sub. di 1^grado, oggettiva esplicita

ma non farò acquisti= coordinata avversativa (alla sub. oggettiva)

La procedura che ho seguito è corretta oppure ne esiste una più appropriata?

Ringrazio per l'attenzione.

linguista_1 scrive:

15 marzo 2017 alle 20:04

, è giusta, ma specificherei che anche "farò acquisti" e "ma non farò acquisti" sono oggettive.

Alessandro Aresti

Matilde scrive:

16 marzo 2017 alle 00:29

Gentile Dottore,

per eseguire l'analisi grammaticale di un nome proprio tipo "Roma", quale forma è corretta?

Roma= nome proprio geografico o nome proprio di cosa o

nome proprio di città

Grazie

linguista_1 scrive:

16 marzo 2017 alle 11:51

"Nome proprio di città" è preferibile.

Alessandro Aresti

Andrea scrive:

18 marzo 2017 alle 15:22

Gentili linguisti,

avrei alcuni dubbi sull'analisi logica di queste frasi:

1) Riccardo I d'Inghilterra venne chiamato Cuor di Leone.

Riccardo I = soggetto+attributo o il numerale è considerato parte integrante del nome, quindi del soggetto? Stessa cosa per "d'Inghilterra": è complemento di specificazione o di provenienza (interpretazione un po' forzata) o fa parte del nome, quindi non va specificato ulteriormente?

Anche in "Cuor di Leone": di Leone è specificazione o fa parte del predicativo del soggetto e non va analizzato separatamente?

Nel caso siano accettabili le due interpretazioni, quale sarebbe quella più ragionevole?

2) Nella frase "Chi è stato?", "Chi" è soggetto ed "è stato" predicato verbale, ma in "Chi sei?" abbiamo un "Tu" soggetto sottinteso e un "chi sei" predicato nominale?

3) In "Paolo si prende cura di te", "si prende cura" è un predicato verbale o "si prende" = predicato verbale e "cura" (non saprei, forse predicativo del soggetto o complemento oggetto?).

4) Nella frase "Oggi è caldo", "è caldo" = predicato nominale? Anche se non c'è il soggetto (l'espressione è impersonale), quindi l'aggettivo non può riferirsi ad esso?

E l'espressione "Oggi fa caldo" come si analizza (analisi logica)?

Ultimo dubbio:

5) Il verbo avere è transitivo?

Me lo chiedo perché, nonostante possa avere il complemento oggetto, la forma passiva suona un po' artificiosa: Io ho un gatto>un gatto è avuto da me.

Grazie per la disponibilità.

Andrea

linguista_1 scrive:

19 marzo 2017 alle 21:04

1) È più ragionevole considerare Riccardo I e Cuor di Leone come un tutt'uno. D'Inghilterra invece può essere analizzato a parte, come complemento di specificazione (perché potremmo avere, almeno in teoria, un Riccardo I di un'altra nazione).

2) .

3) Prendersi cura è una locuzione verbale, quindi i due elementi non vanno analizzati singolarmente.

4) Anche essere caldo e fare caldo possono essere considerate locuzioni verbali, e quindi predicati verbali.

5) , è transitivo. Anche se la frase non suona bene è comunque ben formata grammaticalmente.

Alessandro Aresti

Riccardo scrive:

20 marzo 2017 alle 11:18

Buongiorno,

nella seguente frase:oggi è una bella giornata, l'analisi logica che faccio è la seguente:

Analisi logica

Oggi = complemento di tempo

è una bella giornata = predicato nominale, costituito a sua volta da

è = copula e da

una bella giornata = nome del predicato + attributo.

Tuttavia, non riesco a trovare il soggetto. Potreste fornirmi una vostra analisi.

Grazie

linguista_1 scrive:

21 marzo 2017 alle 21:09

Il soggetto (+ attributo) è una bella giornata. Il verbo essere non è copula ma ha un valore verbale vero e proprio.

Alessandro Aresti


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