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“Il Ministro” o “la Ministra”? Fra i due litiganti…

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 03 giugno 2009
NewspaperRepubblica Online
Publication place-
Publication countryItalia
Page-
Column-

Il 26 maggio scorso mi è stato chiesto da una utente: La preponderanza del maschile nella grammatica italiana mi crea sempre qualche perplessità: sono una ragazza ma anche un architetto, come definirmi correttamente (in genere uso il maschile)? Tra l’altro l’espressione un architetto necessita di apostrofo nel caso di una donna?. Ho risposto: Sono tre le possibilità: il Ministro, la Ministra, la Ministro. Personalmente preferisco quest’ultima, perché consente di mantenere l’accordo al femminile conservando la carica (La Ministro si è recata); si aggira così l’ostacolo di una femminilizzazione della professione che fa storcere il naso anche a molte donne. Se si segue questa strada si dovrà naturalmente scrivere un’architetto, perché quell’un starà per una.

Avendo optato, nella materia in oggetto (il femminile dei nomi delle professioni), per un’evidente soluzione di compromesso tra il maschile e il femminile, sono stato rimproverato da due diversi partiti di contrapposte visioni di non essermi schierato; aggiungo perciò, a chiarimento del mio pensiero qualche considerazione in dettaglio.

In casi del genere non è certo facile stabilire regole certe, anche perché il problema è molto serio. Non siamo davanti a una semplice questione di norma grammaticale; a essere investite della cosa, prima ancora di quelle linguistiche, sono componenti culturali e di pensiero. Il modello maschile (il Ministro), per il mio modo di vedere, è da accantonare se riferito a una donna; ne perpetua, infatti, il tanto deprecato, plurisecolare occultamento linguistico. Il diretto concorrente (la Ministra) può prestare invece il fianco, in determinate occasioni, a facili ironie: forse non sarà proprio il caso di architetta o Ministra, che sono abbastanza diffusi e sufficientemente accettati, ma potrebbe ben essere quello di assessora, questora, sindaca

L’ipotesi più economica, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, è in definitiva agire per ora sugli unici fattori che sopportano, senza alcuna difficoltà, la declinazione al femminile dei nomi coinvolti: i determinanti articolativi e attributivi. Dirò allora non solo la soprano e la contralto, senza che la regola patisca eccezioni, ma anche la sindaco e la questore, oppure una magistrato e una chirurgo. Accordi, me ne rendo conto, che potrebbero provocare rimostranze puriste o suscitare proteste da parte di molte donne. A me paiono però risolvere salomonicamente l’impasse di fronte ai casi nei quali la femminilizzazione non è ancora stata pienamente accolta nell’uso. Il quale, l’ho scritto più volte, è comunque sovrano. A nulla varrebbe tentare di opporgli una qualche resistenza, che ci piaccia o no. Sarebbe invece utile, perché contribuirebbe al confronto fra le diverse posizioni, che da tutto ciò scaturisse un dibattito: al riparo dalle ombre del pregiudizio e da pesanti cappe ideologiche.

Massimo Arcangeli

Scritto mercoledì, 3 giugno 2009 alle 23:46 nella categoria Senza categoria. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.

Commenti

Ivana Palomba scrive:

7 giugno 2009 alle 10:52

Alcuni ritengono di dirimere la questione aggiungendo al nome maschile il determinatore donna come avviene nell'inglese. A parte che questo già avviene per le professioni di più recente formazione, evidenziandone così l'eccezionalità in un ambito prettamente maschile, vedere "donna poliziotto" in concorrenza con poliziotta e "donna soldato" anziché soldatessa, la questione sollevata già da tempo appassiona fior di linguisti anche con esiti molto diversi fra loro. La ragione è molto semplice, è solo da un centinaio di anni che la donna ha conquistato il diritto di esercitare alcune professioni che prima erano considerate esclusivamente maschili. Basti pensare che la Corte di Cassazione nel 1884 annullò l'iscrizione all'ordine degli avvocati di Lidia Poet, la prima donna laureata in giurisprudenza, con una sentenza che parlava dell'impossibilità di modificare con leggi storiche quelle imprescrittibili della natura. Certo la donna da allora ha fatto passi da gigante ma ancora non siamo giunti ad un'univocità sull'uso dei nomi professionali al femminile. Per il Prof. Malesci sono idonee le forme femminili quali ministra, soldata ecc, per Aldo Gabrielli è sufficiente rifarsi alle norme grammaticali e quindi i nomi in -tore fanno il femminile in -trice: direttore, direttrice, scrittore, scrittrice, senatore, senatrice. Su quest'ultimo nome però non si trova d'accordo Cesare Marchi sostenendo che la desinenza -trice è propria dei sostantivi deverbali come lavoratrice, oratrice ecc. ma non è valido per senatrice perché senatore non è un deverbale, non essendo mai esistito un verbo senare e quindi è più corretto senatora. Personalmente propendo per l'uso maschile, anche per la donna, perché così facendo il significato della professione o della carica prevale rispetto alla distinzione di sesso.

Cordialità

Ivana Palomba

liana verney scrive:

19 giugno 2009 alle 14:13

Perché il significato della professione prevale solo se chi l'esercita é messo al maschile? Questo è un pregiudizio! Sono perfettamente d'accordo con Aldo Gabrielli, di rifarsi alle norme grammaticali, e nel caso di senatrice, se è sbagliato, eliminiamolo e teniamoci senatora, che suona benissimo. Insegno italiano in Brasile e continuerò a sostenere l'uso grammaticale corretto, senza interferenze inutili di idee preconcette. C'è una forte tendenza a imbastardire la lingua, e ce ne accogiamo di piú vivendo all'estero, perché quando si vive lontano si ha il desiderio di preservare. Quando invece non si sente la necessitá di preservare, si inquina con molta leggerezza, basta vedere l'uso assurdo di parole inglesi leggendo i giornali italiani. Il gossip, il budget ecc. Come se la nostra lingua ne avesse bisogno... Quindi cerchiamo di evitare disarmonie grammaticali che finiscono per storpiare la nostra lingua...e la nostra mentalitá maschilista , e usiamo il femminile quando si tratta di genere femminile. Liana Verney PsicologA

Ivana Palomba scrive:

23 giugno 2009 alle 09:04

Gent.ma Sig.ra Verney condivido il suo desiderio di preservare la nostra lingua, nostro grande patrimonio che non sarà mai difeso abbastanza, ma quando ho espresso il mio parere sull’uso maschile per alcune professioni, se lei ha notato molte ormai perché stabilmente nella nostra lingua già sono declinate al femminile, volevo riferirmi a quelle più di nuova acquisizione e che sono ancora ostiche e ciò lo denota il tanto schiamazzo attorno ad esse che se ne fa. La donna ancora, purtroppo, risente di alcuni pregiudizi ed alcune professioni non sono ritenute, ovviamente dal punto di vista maschilista, adatte al sesso debole ed è in quest’ottica che ho avanzato il mio parere nel senso che la professione, livellata in senso linguistico, attenui quella pregiudiziale di genere.

Cordialmente

Ivana Palomba

sofia corradi scrive:

23 giugno 2009 alle 18:05

possibile che non ci si renda conto di quale importanza abbiano gli usi linguistici nel favorire e perpetuare la discriminazione di genere ?

Giovanni scrive:

14 settembre 2009 alle 08:25

buongiorno, volevo avere una conferma su un fenomeno che ho cominciato a notare da qualche anno, cioè la diffusione di alcune espressioni (secondo me anche errate dal punto di vista gramamticale)che "vanno di moda".

Mi riferisco a quel "PIUTTOSTO CHE" che si sente ripetuto piu' e piu' volte all'interno di una stessa frase; credo si debba usare solo per contrapporre due opzioni, non oltre.....

altra espressione il cui utilizzo è inflazionato riguarda il modo di rispondere in modo affermativo o negativo aggiungendo al "si" e al "no" la parola ASSOLUTAMENTE....

La mia sensazione è che questi modelli si diffondano soprattutto grazie alla televisione e ai giornali, che vanno così ad influire sul modo di parlare della società e rendono il linguaggio italiano soggetto alle "mode"....

Che ne pensate?

linguista scrive:

14 settembre 2009 alle 08:40

"Ovvero" è una congiunzione usata ormai generalmente con valore esplicativo, ma in ambito giuridico e amministrativo continua ad avere quel valore disgiuntivo di esclusione che sappiamo essere del tutto tradizionale nella nostra lingua.

Marco Gargiulo

Giovanni scrive:

14 settembre 2009 alle 08:29

scrivo ancora riguardo al dubbio che mi assilla da anni: l'utilizzo della parola OVVERO.

Io ho sempre saputo che serviva a spiegare nel prosieguo della frase cio' che veniva detto prima di tale parola (io seguo lo sport piu' nobile, ovvero la scherma). Invece in alcuni casi, specie nei testi legislativi viene utilizzato per indicare un caso diverso rispetto a quanto affermato prima (come se fosse la parola "o"). E' possibile un uso così diverso dello stesso termine o è un'anomalia del nostro linguaggio?

linguista scrive:

14 settembre 2009 alle 08:40

"Ovvero" è una congiunzione usata ormai generalmente con valore esplicativo, ma in ambito giuridico e amministrativo continua ad avere quel valore disgiuntivo di esclusione che sappiamo essere del tutto tradizionale nella nostra lingua.

Marco Gargiulo

GIAN LUCA TAMBURI scrive:

14 settembre 2009 alle 15:25

Salve...molto semplicemente..esistono differenze tra il verbo SCORDARE e DIMENTICARE?

se si quali?

Grazie in anticipo e comunque..

linguista scrive:

14 settembre 2009 alle 16:18

Direi che, per quanto riguarda il loro uso, scordare e dimenticare sono sinonimi. Diversa, ovviamente, l’etimologia: scordare, con cambio di prefisso, viene da ricordare, a sua volta dal latino RECORDARI, denominale di COR cuore’, inteso anticamente come sede della memoria; dimenticare deriva dal latino tardo dementicare che, insieme a dementicum (cioè che è fuori di mente’), va ricondotto alla composizione del prefisso de- e mens mente’. Non è da escludere che, in testi che abbiano una qualche ambizione letteraria, la diversa sfumatura semantica che l’etimo potrebbe evocare, facendo riferimento ora al cuore’ ora alla mente’, possa orientare la scelta sull’uno o sull’altro termina. Ma in questo caso si entra nell’àmbito della stile e si esce da quello della grammatica.

Marcello Ravesi

Gianmaria Italia scrive:

13 ottobre 2009 alle 00:00

Leggendo questo articolo mi sembra di vedere degradato l'italiano alle "non regole" del calcio dove è ormai in uso il "dubbio fuorigioco" o il "forse era goal".

Leggendo le Carte federali della FOGC si capirebbe subito se si è o no in fuori gioco, così come se la palla è dentro o no la porta.

Ancor più importante la lingua italiana che non può avere queste (assurde, e non si offenda l'autore) interpretazioni discrezionali che rendono difficile una cosa facile: il femminile di O è A, eccetera.

Ministro al femminile fa ministra, soldato (dal verbo assoldare) fa soldata.

Se la funzione di sindaco la svolge una donna è SINDACA. Chi lo ignora dimentica i fondamentali della grammatica.

Aberranti soldatezza e vigilessa. Non cambiano presidente e vigile (per fare due esempi), muta solo l'articolo in LA.

Avevo un comprensibile dubbio per studente, ma il participio presente di studiare è studiante, per cui, pur arricciando il naso, accetto la studentessa e non la forma più elegante LA STUDENTE, che sento tuttavia spesso e gradevolmente pronunciare.

Daniela scrive:

13 ottobre 2009 alle 00:22

Prima osservazione critica: perchè discrimina l'architetta (iniziale minuscola) dalla ministra (scritto con iniziale maiuscola)?

Già questo rende discutibile tutto il resto dell'articolo

Non sono una linguista ma mi sembra talmente logico che ministro al femminile faccia ministra che non vedo come si possa disquisire seguendo umori o proprie sensazioni. Bene assessora e sindaca, come "il presidente" e "la presidente". Se il femminile di pastore è pastora il questore donna sarà la questora. Ci vuole tanto?

Domandina semplice semplice: se dico il pilota e la pilota come posso stravolgermi lo stomaco con orrori del tipo soldatessa e vigilessa?

Cordiali saluti

Daniela

linguista scrive:

13 ottobre 2009 alle 02:13

In questi casi ognuno, da utente più o meno avvertito o consapevole della lingua italiana, è libero di pensarla come crede. A me forme come "sindaca" o "medica" o "professora" (che qualche mia collega usa volentieri) non piacciono, semplicemente, non perché siano esteticamente discutibili ma perché non si sono ancora consolidate nell'uso e si prestano così, talune volte, a facili ironie; peraltro la grammatica, fortunatamente, non si fa a tavolino e prevede salutari eccezioni alle regole. Quanto a "Ministra", evidentemente, l'uso della maiuscola (il che, volendo fare un altro esempio, può valere anche per "Presidente") è giustificato, anche se non va inteso come obbligatorio, dal valore altamente istituzionale della carica rivestita; la cosa, altrettanto evidentemente, non può valere per "architetta" (o "architetto") o per tanti altri mestieri e professioni.

Massimo Arcangeli

antonio scrive:

6 febbraio 2010 alle 19:13

Con l'articolo ''la'' già fa riferimento al femminile, presumo che le donne non vogliono solo la parità, vogliono avere tutto come risarcimento di quello che hanno subito dagli uomini in passato... si noti dall'abbigliamento: portano pantaloni e gonne, noi non potremmo mai portare le gonne hehehehehehhee scherzavo! Comunque, linguisticamente è più corretto la '' ministro''

Annanaria scrive:

17 aprile 2010 alle 15:31

Soldatessa, vigilessa? ASSURDITA' Pensate che ho sentito un intervistatore RAI che, rivolgendosi a Carmen Consoli, la definiv

ta CANTANTESSA

Evviva! Basta che un altro lo replichi che diventa "vangelo".

Richiamiamoci alla grammatica italiana senza dubbi e senza ma.

laura scrive:

10 giugno 2010 alle 17:00

si devono sempre tradurre al femminile i nomi delle professioni? ad esempio:

si deve sempre dire "filosofa" e "storica"? oppure si puo' lasciare il termine al maschile?

linguista scrive:

10 giugno 2010 alle 17:23

Sul tema ci siamo soffermati più volte. Si tratta di una questione che investe anche la "sensibilità" dei parlanti. Chi è particolarmente attento alle problematiche di genere (maschile vs femminile) le risponderebbe che si dovrebbe, in linea di massima, femminilizzare sempre (salvo riflettere, magari, se è il caso di adoperare "medica" accanto a "medico"). Chi è più rispettoso di certe "norme", invece, le direbbe che non trova particolarmente attraente "sindaca" "avvocata". Nel caso di "filosofa" e "storica", però, non corre alcun rischio; può adoperare senz'altro entrambe le forme (non sarebbe comunque un errore, grammaticalmente parlando, lasciarle al maschile).

Massimo Arcangeli

ANTONIO scrive:

17 luglio 2010 alle 16:02

e' giusto portare al femminile tutti nomi maschili esempio se dico vigile al femminile fa vigilessa perche' magistrato non deve essere magistrata o avvocato /avocatessa ministro/ ministra ingeniere/ingeniera sindaco/sindaca architetto/architetta presidente/presidentessa nel Canton ticino lo fanno da tempo noi invece siamo ancora in questo campo nel secolo scorso

Filippo Decio scrive:

1 dicembre 2010 alle 11:10

Deputato, Vigile e Soldato derivano da verbi ben precisi per cui sono pienamente d'accordo con Daniela e Gianmaria. A Antonio, che condivido per il concetto generale, faccio preeete che vigile dovrebbe diventare "la vigile", boccio assolutamente vigilessa, presidentessa ed ancor più soldatessa. La desinenza "essa" è talmente abusato che, recentemente, il presidente di un'importante istituzione regionale lombarda si è pubblicamente rivolto ad una giovane atleta chiamandola ATLETESSA !!!

antonioi scrive:

1 gennaio 2011 alle 13:41

non sono daccordo con Filippo perche' gia 30 anni fa la donna vigile la chiamavano vigilessa che senso ha mettere "la vigile" allora dovremo di la "poliziotto"

andrea scrive:

11 gennaio 2011 alle 22:56

lasciando da parte considerazioni di merito (femminile si' femminile no) e lasciando altresì da parte pseudo teorie forgiate da questi pseudo linguisti della Crusca (hahaha), che tutto azzeccano fuorchè la lingua italiana, mi pare chiaro che "la ministro" e "la ministra" sono palesi e abnormi storpiature del lessico, tra l'altro suonano anche molto ma molto male. Questa è la dimostrazione che l'Italia sta andando allo sfascio. Della serie "Qual'è"

andrea scrive:

11 gennaio 2011 alle 23:02

x Antonio: per piacere lasciamo stare il canton Ticino, pensa che chiamano il meteo "La meteo" e chiamano la medicina "medicamento". A questo punto è il nostro o il loro il vero italiano arcaico? Ah, dimenticavo: l'italiano del canton Ticino ha forti influssi francofoni nonchè germanofoni (vedi "azione", che in italiano è lo sconto)

antonioi scrive:

19 gennaio 2011 alle 00:44

per Andrea ti voglio far notare che sbagliamo noi chiamare il meteo e' giusto la meteo perche' e per intero fa meteorologia quindi e' femminile quindi siamo noi in evidente errore e e poi se ti dico ministro penso subito ad un uomo e non vedo nessuna storpiatura dire ministra per evidenziare che e' una donna cerchiamo di essere al passo con i tempi e adattiamo la nostra lingua per essere piu' chiari

Roberto scrive:

26 marzo 2012 alle 03:44

immaginate che nel mio lavoro (pizzaiolo) il femminile sarebbe "pizzaiolo donna"...e mi sembra giusto...io non direi mai "la pizzaiolo"o "la pizzaiolo" rispettiamo una delle lingue piu antiche del mondo senza cercare di cambiarla!!!

linguista scrive:

26 marzo 2012 alle 13:20

La questione è delicata, perché la pizzaiola, in alcune regioni italiane, è un piatto a base di carne.

Francesco Bianco

ANTONIO scrive:

23 aprile 2012 alle 23:06

se dico pizzaiolo penso sempre che e' un uomo per distinguere giusto dire pizzaiola se e' una donna al linguista faccio notare che formica si scrive uguale ma se metto una accento sulla e (pochi lo sanno)e' una resina che serve per rivestire i mobili non un animale e poi il piatto si dice la pizzaiola non pizzaiola

Jacopo scrive:

2 settembre 2012 alle 16:41

Buongiorno, leggo con piacere i vari articoli pubblicati.

Leggendo mi sono chiesto "perché si dice Principessa e non si può dire Soldatessa?"; la mia domanda è posta senza provocazione e ironia alcuna ma più che altro sorta da ignoranza. Così come per questa domanda, non conosco la regola grammaticale per cui si debba dire LA vigile invece di la vigilessa. Da più di un articolo mi è parso di capire che la grammatica a volte possa essere "un' opinione" o comunque piena di eccezioni.

Ringrazio chiunque vorrà rispondere.

Jacopo S

linguista scrive:

2 settembre 2012 alle 17:22

Come avrà letto nell'articolo in questione, nei numerosi commenti e nei frequenti interventi di colleghi linguisti (e soprattutto colleghe linguiste) e altri/e intellettuali apparsi sulla stampa, la discussione di questi problemi non è riducibile all'applicazione di regole tradizionali; sono anzi queste stesse regole ad essere messe in discussione per ragioni di natura ideologica. La lingua, e con essa la sua grammatica, è uno specchio della società che l'ha prodotta, dei suoi costumi, delle sue tradizioni, dell'ideologia ad essa immanente: è un prodotto della cultura e della storia almeno quanto è una meccanismo governato da regole. Queste ultime cambiano e si piegano alle mutate esigenze della comunità dei parlanti, il che spiega, in parte le eccezioni e le oscillazioni cui Lei fa riferimento.

Francesco Bianco

Giulio Giacchetta scrive:

20 aprile 2013 alle 05:24

Buon giorno. Io penso che, considerato che la n/s grammatica prevede nomi femminili, maschili e neutri, non ci sia bisogno di cambiamenti. Se però si volesse seguire questa via, mi chiedo: Come definire, al maschile, la sentinella, la levatrice, la guardia, la scorta etc.? Cordiali saluti. Giulio Giacchetta

linguista scrive:

20 aprile 2013 alle 10:00

Il genere grammaticale e il genere naturale non necessariamente corrispondono. Un nome come la sentinella è femminile dal punto di vista grammaticale a prescindere dal sesso della persona designata da questo nome. Il genere grammaticale si limita, infatti, a definire alcune proprietà morfosintattiche del nome, che determinano ad esempio l'accordo con l'aggettivo: "La sentinella è attenta", non "*La sentinella è attento" (anche se la persona è un maschio).

Fabio Ruggiano

Fabio Guizzardi scrive:

1 agosto 2013 alle 21:05

Ma siamo tutti impazziti ?

Cos'è questa continua lotta tra maschile e femmilile ?

Io sono un uomo, ma anche una persona, o da oggi sono un persona o un persono ?

E una poltrona cos'è un mobile o una mobila ?

Il ministro è una carica che può essere ricoperta anche da una donna,

la ministra è un refuso che si mangia.

Trismagistus scrive:

19 ottobre 2013 alle 13:34

E se invece fossi un'architetta?!


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