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Il faro della lingua

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 26 settembre 2005

La verifica delle parole che noi usiamo raramente si fa sulla lingua scritta degli autori. Il fatto che oggi la comunicazione avvenga piuttosto attraverso la lingua parlata a preferenza di quella scritta, ha condotto a una svalutazione della parola in e a una proliferazione di incertezze e contraddizioni. Il rimedio è quello di riscoprire, come sostiene Gian Carlo Oli, linguista raffinato, «il limpido e onesto potere di persuasione della parola», di «rivalutare la sua unicità e schiettezza». Il Dizionario è la medicina per questa cura. A patto che non diventi solo un oggetto di rapido consumo, ma sappia essere quello che è in realtà: un vero e proprio libro di lettura, uno strumento di conoscenza. L' importante è che la parola sia riportata, prima di tutto, al suo valore proprio. Poi ci si può divertire a vederne le deviazioni. Apro un vocabolario a caso. Incontro la parola «gancio»: è uno «strumento curvilineo di attacco». Diventa poi uno dei colpi più insidiosi del repertorio di chi pratica il pugilato oppure un tiro particolare eseguito da chi gioca a pallacanestro. Ma un buon repertorio, dopo averci ben informati sul valore proprio della parola e sui suoi significati più conosciuti, ci delle sorprese: «gancio» nell' uso popolare sta per pretesto o appiglio, mentre in quello gergale indica una persona senza scrupoli.

De Rienzo Giorgio


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