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Attenti ai pronomi personali

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 19 aprile 2004
NewspaperCorriere della Sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
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Column-

Quando i pronomi personali hanno funzione di soggetto, in Italiano, a differenza di altre lingue, sono spesso sottintesi. Generalmente è infatti sufficiente usare la sola forma verbale per indicare la persona che fa l' azione. È bene invece usarli, quando se ne vuole mettere in rilievo la presenza e diventa obbligatorio adoperarli, per dare maggior rilievo al soggetto, quando questo sia collocato nella frase dopo il verbo: «L' avete rubato voi, non siamo stati noi di certo». Attenti però, in determinati casi, ai pronomi personali usati per soggetto «io» e «tu», a «egli» e «essi» (del resto questi ultimi di raro impiego, specie nella lingua parlata e in quella scritta non letteraria) si sostituiscono le forme, adoperate generalmente per i complementi: «me» e «te», «lui» e «loro». Ciò accade nei paragoni con «come» e «quanto»: «Un uomo forte come lui e uno astuto come me possiamo diventare malfattori più di loro». E così accade nelle esclamazioni («Beato te!»), o se i personali si uniscono con un participio passato: «Tutti, tranne te, sono venuti alla mia festa». Lo stesso avviene, ma solo per la terza persona, dopo «anche», «neanche», «pure», «neppure», «nemmeno» («Anche lei pareva contenta»; «neppure loro sembravano insoddisfatti») oppure in espressioni dove si contrappongono diverse azioni: «Lei urlava, lui stava zitto, gli altri si aspettavano da un momento all' altro lo scatenarsi di una baruffa». Ancora questi pronomi personali vengono usati in espressioni dove manca il verbo: «Chi l' ha detto? Lui». E infine quando il verbo a cui si accompagnano è al gerundio o al participio: «Gestendo lui l' azienda, tornò in pochi anni attivo il bilancio, ma ora, arrivati loro, temiamo tutti che si sprofondi, all' improvviso, in un totale fallimento».

De Rienzo Giorgio


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