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Le paroline che creano grattacapi

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 14 marzo 2005
NewspaperCorriere della Sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
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Column-

Ci sono piccolissime parole che creano grattacapi. «Ne», «ci», «vi» generalmente sono pronomi personali, ma possono essere anche altro: pronomi dimostrativi ma anche avverbi di luogo. Talvolta sono pleonastici: cioè in teoria superflui, ma usati come rafforzativi. «Non lo conosco, ma ne ho sentito parlare male»: «ne» sta qui per «di lui», è dunque un personale. «Sono stato a Roma e ne sono scappato dopo due giorni». «Ne» diventa avverbio di moto da luogo. «Ho saputo della tua fortuna, ne sono lieto». La parolina equivale a un dimostrativo. Lo stesso vale per «ci» e «vi». «Non farci caso»: non badare a ciò (dimostrativo). «Amo la Toscana, ci torno appena posso»: vado in quella regione appena mi è possibile (avverbio). Ma attenti a queste due espressioni. «Nella mia camera ci sono molti libri»; «Nella tua stanza vi sono cd e poster». Le paroline «ci» e «vi» ripetono un complemento di stato in luogo che è già espresso nella frase: «nella mia camera», «nella tua stanza». Si dice che sono pleonastici, con un valore rafforzativo: ma se le togliete, le frasi non stanno in piedi saldamente. Ancora un' osservazione. Esiste un uso del «ci» e «vi» particolare. «C' era una volta un re», «vi sono ancora sigarette in giro». Qui i monosillabi, uniti al verbo essere, gli conferiscono un significato più marcato di «esistere» o appunto «esserci». Un classico tormentone è «gli», il quale, quando è pronome equivale ad «a lui». «Gli piace stare sotto le coperte». A lui - si vuol dire - piace poltrire. Ma può questo «gli» essere usato per un plurale? Secondo la grammatica no. È proibito severamente: occorre un «a loro». Eppure Manzoni nei «Promessi sposi» scrive: «La legge l' hanno fatta loro come gli è piaciuto». Come la mettiamo? Manzoni non conosceva la grammatica, proprio lui padre della nostra lingua? Non è così: fa esercizio di stile. Con questa frase fa tirare fuori a Renzo un' osservazione, vuole riprodurre insomma un modo di parlare popolare. A lui (Manzoni) è concesso questo uso disinvolto, a noi invece no.

De Rienzo Giorgio


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