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Gli agguati della «i» ballerina

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 8 dicembre 2003
NewspaperCorriere della Sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page?
Column-

C' è una «i» ballerina, che va e viene, la quale turba Cristiano S., studente di un Istituto Tecnico per Geometri. Le parole che terminano in «-cia» e «-gia» al plurale vedono restare o scomparire questa «i» davvero dispettosa. Cristiano mangia «una ciliegia». Ma se non si ferma e ne mangia un' altra, dieci, venti finirà col fare una scorpacciata di «ciliegie». La «i» è rimasta, magari insieme all' indigestione. Lo stesso Cristiano ha una «faccia», ma se cambia continuamente espressione o si mette a fare smorfie d' ogni tipo può riuscire ad avere anche cento «facce». La «i» è scomparsa. Dunque quale antidoto adottare? C' è una regola semplice, con pochissime e trascurabili eccezioni. Se prima della sillaba conclusiva in «-cia» e «-gia» c' è una vocale la «i» resta nella forma plurale, se ne va se invece c' è una consonante. Camicia allora camicie, ma traccia diventa tracce; ciliegia - si è visto - ciliegie, frangia diventa invece frange. Se questa benedetta «i» non si trova alla fine ma all' inizio o nell' interno della parola, per esempio con i gruppi «scie» e «sce» (dove il suono è praticamente uguale), rimane in parole come «scienza», «coscienza» e affini («scienziato», «incosciente», ecc.) in «scie» plurale di scia e in «usciere». In tutti gli altri casi s' invola, come per magia: infatti abbiamo «scelta», «discepolo», «strisce» e così via. Altro intoppo. La «i» capricciosa è rigorosamente vietata dopo il gruppo consonantico «gn». Guai a scrivere «ingegniere»: sarebbe un errore grave. Ma ci sono un' eccezione solitaria e una collettiva. In barba alla regola generale, in perfetta solitudine, vivacchia «compagnia». In gruppo stanno tutte le forme dei verbi che terminano in «-gnare»: «sognare», «impegnare» e tanti altri. Allora, senza badare alla presenza di «gn» dovremo scrivere «voi insegniate», «noi bagniamo».

De Rienzo Giorgio


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