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Modi e tempi troppo disinvolti

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 6 giugno 2005
NewspaperCorriere della Sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page52
Column-

L'uso dei modi e dei tempi verbali è oggi molto disinvolto. Lasciamo perdere la questione spinosa dei congiuntivi e dei condizionali, con la complessa formulazione dei periodi ipotetici, che per non andare a incontrare guai tutti (non solo gli studenti) cercano di evitare, puntando su frasi corte. Restiamo a cose più banali: al semplice indicativo, il modo più in uso nel parlato e, man mano che passa il tempo, pure nello scritto. Anche in questo caso c'è un impiego dei tempi molto allegro. Faccio solo qualche esempio. Specie nelle regioni settentrionali, si usa il passato prossimo al posto del remoto: «Sono nato (nacqui) nel 1960». Nel Sud accade l'esatto contrario: «Da lui andai ieri, non te lo ricordi?». Sono errori veniali, ma impoveriscono la lingua. Più gravi sono altre consuetudini che è meglio correggere decisamente. Primo. L'uso dell'imperfetto al posto del condizionale passato: «Potevi (avresti potuto) stare zitto»; «faceva (avrebbe fatto) meglio ad andarsene». Secondo. L' uso del passato prossimo al posto del presente o del futuro anteriore: «Quando ho finito (finisco, avrò finito) di lavorare, vado a casa». Terzo. L'uso del futuro semplice invece del futuro anteriore: «Quando finirò (avrò finito) questo libro, ne inizierò un altro». È che nell' adoperare i tempi verbali, nella fretta di comunicare d'oggi, si finisce con il dimenticare che le varie forme stabiliscono, nella convenzione della lingua scritta, rapporti di contemporaneità, anteriorità e posteriorità. Invece tutto viene appiattito in un perpetuo presente, con casuali scorribande nel passato e nel futuro. Esattamente ciò che accade per i modi verbali, dove l'appiattimento avviene in questo caso sull'indicativo, modo della realtà, a scapito del congiuntivo, modo della soggettività, e del condizionale, modo dell'eventualità. L'uso la vince sempre nella lingua: congiuntivi e condizionali sono destinati ad avere vita breve. Ma sarebbe bello tentare di resistere per restituire al nostro tempo, tutto proiettato su ciò che è oggettivo e reale, il molto che spaccia come tale ed è invece soggettivo ed eventuale.


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