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I segreti degli aggettivi

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 3 maggio 2004
NewspaperCorriere della Sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page57
Column-

Mi arrivano tre e-mail di studenti delle superiori che vorrebbero saper le regole di base dell'aggettivo. Partiamo dai principi base e poi magari in seguito vedremo di approfondire. Dunque l'aggettivo è una parte variabile del discorso e muta perciò la desinenza nel genere e numero. I guai ci sono subito, perché, anche nelle forme regolari, si hanno variazioni. Lasciamo quelle più correnti con escono in «-o» («bello») e passiamo alle altre frequenti di aggettivi che al singolare, sia maschile che femminile, hanno desinenza in «-e», la quale al plurale si trasforma (sia per il maschile che per il femminile) in «-i»: «un umile impiegato» e «un'umile casalinga», degli «arroganti avvocati» e delle «arroganti professoresse». Più rari ma presenti sono gli aggettivi che hanno desinenza in «-a» comune sia al maschile sia al femminile. I plurali però in questo caso variano la desinenza: se un uomo è «ottimista», anche una donna può essere «ottimista», ma gli uomini sono «ottimisti» e le donne invece «ottimiste». Infine esistono gli aggettivi invariabili, la cui desinenza resta tale sia per il maschile e il femminile, sia per le loro forme plurali. Ecco quelli con desinenza in «-i»: un numero può essere «pari», come una cifra, oppure si hanno numeri e cifre «dispari». Alcune locuzioni avverbiali assumono valore di aggettivo: ci accade di incontrare un giovane «dabbene» come una ragazza «dappoco», oppure donne «perbene» come uomini «dappoco». Così non mutano nomi usati come aggettivi che indicano colore: golfino «viola», gonna «fucsia», calzini «blu», camicie «marrone». Stesso comportamento hanno i nomi usati in funzione di aggettivi formati con il prefisso «anti-»: un faro «antinebbia», una chiave «antifurto», sistemi «antiscippo», porte «antipanico».


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