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Lo stile delle spie

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 26 agosto 2014
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Preferire la forma attiva a quella passiva, usare pochi aggettivi e avverbi, scrivere periodi e paragrafi brevi, limitare il linguaggio tecnico. Sono alcune delle indicazioni contenute nel Directorate of intelligence style manual and writer’s guide for intelligence publications, il manuale di stile della Cia. Il documento è stato pubblicato sul sito dei National security counselors, un gruppo di giuristi che si occupa di libertà d’informazione e sicurezza nazionale, e si è diffuso rapidamente in rete: tutti vogliono sapere come scrivono le spie.

Oltre alle solite norme grammaticali e di stile, contiene alcune indicazioni specifiche: non usare l’espressione si pensa perché suggerisce emozione e coinvolgimento, meglio usare si stima o si calcola; per casualties, vittime, s’intendono le persone ferite, catturate o disperse, non solo quelle uccise; la parola paura va usata solo per descrivere un’emozione forte, non una vaga preoccupazione, un senso di disagio o un timore indefinito.

Le informazioni che la Cia raccoglie e le analisi che produce servono a poco se non riusciamo a trasmetterle in modo efficace, ammonisce la prefazione. Il 6 giugno l’agenzia ha esordito su Twitter con una battuta molto efficace: Non possiamo confermare smentire che questo sia il nostro primo tweet.


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