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Smania da nomi

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 18 marzo 2014
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Globalizzazione, desindacalizzazione, finanziarizzazione, walmartizzazione, robottizzazione: sono i fattori che hanno cominciato a erodere il benessere degli statunitensi negli ultimi trent’anni, secondo Harlod Meyerson (Internazionale 1041, pagina 40). Secondo i manuali di stile invece, sono le parole che alla lunga erodono la chiarezza e la vivacità della scrittura.

I grammatici le chiamano nominalizzazioni. Nascono dalla smania di trasformare i verbi (come in questo caso), gli aggettivi e altri pezzi del discorso in sostantivi. Un eccesso di nominalizzazioni in uno scritto giornalistico può essere un’indicazione della tendenza alla pomposità e all’astrazione. La frase che avete appena letto, adattata da un esempio dalla studiosa statunitense Helen Sword, dimostra quanto può essere oscura una frase piena di sostantivi. Non cattura certo l’attenzione: è lunga, vaga, tutta idee e poca azione.

Ma se ritrasformiamo le nominalizzazioni nei verbi e negli aggettivi da cui derivano, e attribuiamo l’azione a delle persone invece che a un concetto, la frase si rianima, diventa più dinamica e concreta: I giornalisti che riempiono i loro articoli di nominalizzazioni appaiono spesso pomposi e astratti. Come se parlare difficile servisse a darsi un tono.


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